Il recente terremoto che ha colpito in particolare la prefettura di Kumamoto, nel Kyuushuu, è stato appena battezzato come 平成28年熊本地震 heisei nijuuhachi nen kumamoto jishin, il terremoto di Kumamoto del 28esimo anno dell’era Heisei. È triste a dir poco che il Giappone debba aggiungere l’anno al nome dei terremoti e non basti loro dire qualcosa tipo “il terremoto di Messina”, come possiamo fare noi per indicare un terremoto di cento anni fa.
Ad ogni modo, ho deciso di riportare la notizia perché in questi giorni ho notato una colpevole velocità nel trattare quest’ultimo terremoto in Giappone sui media… come a dire “No, va be’, ma se non è di un grado 9, con un paio di fusioni nucleari, non supera la notizia precedente e quindi sorvoliamo”.
Non c’è stato incidente nucleare, né tsunami, ma il terremoto di Kumamoto è stato un disastro terribile, di enormi proporzioni, come vedrete voi stessi dalle immagini. Il numero di vittime è fortunatamente molto basso, grazie alla grande preparazione dei giapponesi, da cui tutto il mondo dovrebbe imparare, ma i danni ad abitazioni, strade, ferrovie ed al patrimonio culturale (e naturale) sono stati sconcertanti e, come scritto nell’ultima immagine a fine articolo, così ingenti da lasciare senza parole.
Ecco dunque alcune immagini che penso diano la dimensione del disastro occorso in questi giorni (sono state infatti due le scosse, ravvicinate e di grande intensità, circa di settimo grado).
L’Asahi Shinbun dopo la prima forte scossa riportava 9 morti (al momento sono 41).
Un treno ad alta velocità giapponese, detto Shinkansen, è deragliato: tutte le carrozze sono uscite dai binari per effetto del sisma, ma per fortuna il treno non si è rovesciato. La circolazione di tutti i treni è stata interrotta. Per effetto delle scosse e dello scivolamento del terreno un pezzo della linea ferroviaria si è spostato sulla strada vicina.
I danni agli edifici sono stati enormi e il numero di sfollati è impressionante: oltre 90 mila.
I danni alle infrastrutture sono altrettanto ingenti e il “grande ponte di Aso” non esiste più.
Il patrimonio culturale è un’altra vittima di questo terremoto. I danni subiti dal castello di Kumamoto e dal tempio Aso sono ingenti, nel primo caso, e forse irreparabili, nel secondo.
A differenza di quanto visto in altri terremoti, come il grande terremoto del Touhoku, le frane, dovute anche alla particolare conformazione del territorio, hanno causato enormi danni.
La terribile forza della natura e del terremoto è testimoniata anche dalle spaccature nel terreno, visibili un po’ ovunque. Con addirittura delle faglie “attive” che sembrano essere “venute allo scoperto”, raggiungendo la superficie.
Purtroppo le faglie principali sono addirittura 2 mila in Giappone e nessun luogo può dirsi al riparo da terremoti (anche se l’ovest del Chuugoku, per la precisione la prefettura di Shimane, e il nord dell’Hokkaido sembrano essere relativamente più al sicuro).
Come sempre non resta che contare sulla indomabile forza dei giapponesi nel sapersi rialzare dopo ogni colpo, per quanto duro possa essere. Ancora una volta, sempre, がんばれ、日本。
