Kanji – Storia della scrittura cinese (parte 1)

Inizia oggi un excursus sulla storia della scrittura cinese suddiviso in 4 parti. L’ho apprezzato molto, personalmente, e spero che scoprire “cosa c’è dietro” questi famigerati kanji, vi affascini tanto quanto affascina me. In settembre, comunque, riprenderemo gli articoli di etimologia. Ma ora vi lascio a questa prima parte di questo splendido articolo tratto dal sito tuttocina.it

1. Le origini della scrittura cinese

La scrittura cinese appare come un sistema di scrittura pienamente sviluppato nella seconda parte della dinastia Shang (14°-11° sec. a.C.). Da questo periodo abbiamo numerosi esempi di scrittura su ossa e gusci di tartaruga, per la maggior parte in forma di brevi testi divinatori. Dello stesso periodo esiste anche un certo numero di iscrizioni su recipienti di bronzo di vario tipo. Il primo tipo di scrittura è conosciuto come scrittura su ossa oracolari, il secondo come scrittura su bronzi. La scrittura di questo periodo è già pienamente sviluppata, capace di testimoniare la lingua cinese contemporanea in maniera completa e non ambigua. La maturità di questa prima scrittura ha suggerito a molti studiosi che doveva essere trascorso un periodo di sviluppo abbastanza lungo prima di raggiungere questo stadio, ma i pochi esempi di scrittura che precedono il 14° secolo sono sfortunatamente troppo scarsi per permettere una qualsiasi sorta di ricostruzione di questo sviluppo. Sulla base delle prove disponibili, tuttavia, non sarebbe irragionevole assumere che la scrittura cinese nacque durante la prima parte della dinastia Shang o addirittura durante l’ultimo periodo della dinastia Xia o approssimativamente nel 17° secolo a.C.
Fin dagli inizi il sistema di scrittura cinese è stato fondamentalmente morfemico: cioè quasi ogni carattere rappresenta un singolo morfema. Poiché la stragrande maggioranza dei morfemi dell’Antico Cinese era monosillabico ciò significa che ogni carattere rappresenta una singola sillaba. La scrittura cinese differisce dalle scritture puramente sillabiche (ad es. il giapponese kana) per il fatto che le sillabe omofone sono rappresentate da differenti caratteri quando hanno un significato differente. Per esempio, shǒu “testa” e shǒu “mano” sono rappresentati da differenti caratteri anche se sono omofoni per quanto si riesca a risalire nel tempo.

La prima scrittura cinese mostra che aveva un’origine fondamentalmente pittografica. Nei primi stadi del suo sviluppo, è chiaro che il meccanismo principale per la creazione di caratteri era disegnare una raffigurazione di ciò che voleva essere rappresentato. Esempi di questo tipo di caratteri sono mostrati nella figura 1. Più il carattere era realmente rappresentativo e più era difficile e lungo da dipingere. C’è una naturale tendenza per tali caratteri a diventare progressivamente semplificati e stilizzati man mano il sistema di scrittura matura e diventa maggiormente usato. Il carattere per quăn “cane” mostrato nella figura 2 illustra bene questo tipo di sviluppo.

Non tutti gli elementi della lingua possono essere facilmente rappresentati in forma pittorica. Davanti a questo problema i primi creatori della scrittura cinese fecero ricorso a vari altri meccanismi. Uno fu quello di usare una rappresentazione più astratta; per esempio, per scrivere shàng “sopra” essi disegnarono una linea orizzontale e misero un’altra linea orizzontale più corta sopra di essa (tabella 1); xià “sotto” venne scritto in modo simile, con una linea breve sotto una linea orizzontale più lunga. La parola wéi “circondare” fu scritta ponendo quattro piccoli caratteri per “piede” attorno a un quadrato vuoto, probabilmente rappresentante una città cinta da mura. In tutti questi casi le rappresentazioni grafiche sono unite direttamente ai loro corrispondenti morfemi senza nessun riferimento al suono o pronuncia della parola in questione.

Ma questi meccanismi si dimostrarono inadeguati per rappresentare il primo cinese in maniera completa. Infine, come in tutti i sistemi di scrittura completamente sviluppati, bisognò prendere in considerazione la pronuncia degli elementi che dovevano essere scritti.
Un modo per fare questo fu l’uso del principio del “rebus”, cioè impiegare un pittogramma o un altro carattere rappresentativo non fonetico solamente per il suo valore fonetico; per esempio, la parola lái “venire” sarebbe stata difficile da rappresentare facendo ricorso a meccanismi pittografici o puramente rappresentativi. Una soluzione a questo problema fu di prendere in prestito il carattere di un omofono o quasi-omofono. In questo caso particolare venne scelto un pittogramma che rappresentava lái “grano”; nella storia della lingua, successivamente questa parola per “grano” divenne obsoleta e il carattere in questione ora sopravvive solo con il suo significato preso in prestito di “venire”. Gli elementi grammaticali erano particolarmente difficili da rappresentare in forma pittorica; di conseguenza, praticamente tutti i primi caratteri per questo tipo di elementi sono basati sul principio del “prestito fonetico”.

In aggiunta ai tipi di carattere descritti sopra, un piccolo numero di caratteri furono segni in apparenza puramente arbitrari che non avevano nessuna relazione rappresentativa o fonetica con la parola in questione. Un esempio di questo tipo di caratteri è “cinque” che veniva scritto con una “X”, o la parola per “sette”, scritta con una semplice croce. Nell’Antica Cina fu sviluppato un altro meccanismo per la formazione dei caratteri che divenne progressivamente sempre più importante: il meccanismo della composizione fonetica. Un carattere di questo tipo consiste di un elemento semantico combinato con un secondo elemento usato per indicare la pronuncia del nuovo carattere; per esempio, la parola láng “lupo” era scritta con il carattere di quăn “cane” alla sinistra e un carattere pronunciato liáng (con il significato di “buono”) alla destra. L’elemento fonetico qui è generalmente usato solamente per il suo valore di suono, indipendentemente dal suo significato. L’impulso originale per la creazione di caratteri di questo tipo può essere stato il bisogno di distinguere caratteri che si rassomigliavano e potevano essere facilmente confusi. I numerosi caratteri per i vari tipi di uccelli, per esempio, potevano essere distinti più chiaramente se ad essi fossero stati aggiunti tali elementi fonetici. Un altro impulso fu probabilmente l’aumentato numero di prestiti di semplici caratteri per il loro valore fonetico per scrivere parole altrimenti difficili da rappresentare. Con il progressivo maggior uso di questo meccanismo il pericolo di ambiguità e confusione indubbiamente decrebbe. Questa ambiguità potè essere risolta con l’aggiunta di indicatori semantici. Un esempio di questo è il primo uso del pittogramma “cesto per la vagliatura” per la parola , una particella modale che denota probabilità o futuro; poiché la parola grammaticale ha una frequenza testuale molto più alta rispetto a , a quest’ultimo venne aggiunto il carattere zhú “bambù” per distinguerlo da . La scrittura Shan conteneva quindi caratteri di due tipi: uno era rappresentativo semanticamente, senza alcuna indicazione della pronuncia delle parole rappresentate, l’altro tipo era in un certo modo legato alla pronuncia delle parole.
In entrabi i casi è essenziale sottolineare che i singoli caratteri del sistema di scrittura Shang rappresentavano specifiche parole nella lingua Shang, ognuna delle quali aveva le sue proprie caratteristiche semantiche e fonologiche. La nozione che qualche volta si incontra che i caratteri Cinesi in un qualche modo rappresentano idee piuttosto che specifiche parole cinesi è evidentemente assurda e porta a grossi fraintendimenti riguardo sia alla scrittura cinese che alla natura della scrittura in generale. Per questa ragione, il termine ideogramma, che è stato spesso usato per riferirsi ai caratteri cinesi, è meglio che venga evitato. I caratteri cinesi rappresentano parole cinesi e il fatto di capire il processo di formazione semantico e fonologico di queste parole è essenziale per capire come funziona il sistema di scrittura cinese.

I caratteri della tabella 1 illustrano alcune delle categorie dei caratteri Shang. Dopo ogni carattere, tra parentesi, troviamo la forma moderna del carattere con la sua lettura in Medio Cinese e la ricostruzione di F. K. Li in Cinese Antico.
L’esempio 1 della tabella è un chiaro esempio di un pittogramma originale; è la raffigurazione del sole. L’esempio 2 mostra il carattere rén “persona” vicino a “albero”; l’unione di questi due elementi è usata per esprimere la parola xiū “riposare” poiché presumibilmente la gente spesso riposa all’ombra di un albero. L’esempio 3 è la parola lái della quale si è parlato sopra; in origine un pittogramma per una parola con il significato di “grano” fu presa in prestito per scrivere lái, che a quel tempo era un omofono o quasi-omofono. Il carattere 4 è un carattere che offre un’indicazione grafica di un’idea; è la parola shàng “sopra”, e mostra un tratto orizzontale sopra un altro. L’esempio 5 mostra la parola la cui origine è stata descritta sopra. L’ultimo carattere della tabella è quello per “pollo”; questa parola venne scritta anche con un semplice pittogramma, ma qui è stato aggiunto un elemento fonetico alla sinistra per indicare la sua pronuncia; nello stesso tempo il pittogramma originale è stato in un qualche modo semplificato.

Mentre nella dinastia Shang le principali fonti per lo studio della scrittura sono le ossa oracolari e i gusci di tartaruga, nella dinastia Zhou Occidentale (11° secolo a.C.) e nel periodo delle Primavere e Autunni (770-476 a.C.) le fonti principali sono le iscrizioni su bronzo. Queste iscrizioni, trovate su recipienti di bronzo di varie forme e funzioni, variano da pochi caratteri a diverse centinaia. La scrittura di questo periodo nella sua struttura e stile è molto simile a quella dell’ultimo periodo Shang ed è chiaramente derivata da essa. Essa mostra una generale tendenza verso una maggiore linearità e regolarità di forma, come si può vedere nella tabella 2. Questa tendenza diventa ancora più pronunciata nel periodo Primavere e Autunni.

Da questi esempi rappresentativi appare ovvio che la scrittura, maturando, diventa più semplice, e progressivamente comincia a perdere alcune delle sue qualità pittografiche. Questo fu dovuto alla crescente importanza dell’uso della scrittura in una società che diventava più complessa, e al bisogno di semplificare e razionalizzare la struttura lineare dei caratteri con il loro sempre più diffuso uso. In generale si può osservare anche la tendenza a raddrizzare i tratti e a convertire tratti prima arrotondati in tratti con angoli più acuti. Nell’era seguente il periodo Primavere e Autunni, l’uso della scrittura si diffuse in quasi tutti i livelli della società; questa popolarizzazione della scrittura portò allo sviluppo di molti caratteri drasticamente semplificati, accelerando ancora di più l’allontanamento da forme pittografiche ovvie, e impartì alla scrittura un aspetto visuale interamente nuovo. Lo sviluppo di quello che uno potrebbe chiamare (dopo simili sviluppi nell’Antico Egitto) forme demotiche fu diffuso soprattutto negli stati della Cina Orientale. La scrittura dello stato occidentale di Qin, al contrario, tese generalmente a conservare più fedelmente l’aspetto pittorico. La tendenza principale osservabile nel periodo degli Stati Combattenti (dal 475 a.C. al 222 a.C.) è un ulteriore sviluppo verso la semplificazione, sebbene qui e là siano stati osservati alcuni esempi di grande elaborazione. Senza dubbio, principalmente come conseguenza di una frammentazione politica, può essere osservata anche una crescente diversità tra le scritture dei vari stati e regioni; così, alla vigilia del primo grande consolidamento imperiale sotto Qín Shĭ Huángdì nel 221 a.C., la scrittura cinese, nel corso della sua storia di più di un millennio, si era evoluta allontanandosi dalle sue primitive radici pittoriche e, grazie alle forze centrifughe create dalla mancanza di unità politica, si stava sottoponendo a un processo di rapida diversificazione.

da tuttocina.it – Frammenti d’Oriente, dicembre 2004

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5 thoughts on “Kanji – Storia della scrittura cinese (parte 1)

  1. Articolo molto interessante pubblicato al momento giusto. Infatti proprio in questi giorni mi era venuto in mente di cercare qualche informazione sull’evoluzione della scrittura cinese. Non vedo l’ora che arrivino i prossimi articoli.

  2. Pingback: Etimologia dei Kanji | Studiare (da) Giapponese

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