JLPT livello N5 – Grammatica – Aggettivi in -na

Questo post vuole chiarire gli esempi dati nella sezione di grammatica del JLPT N5 riguardanti gli aggettivi in -na. A differenza della tabella di ripasso su tutte le costruzioni grammaticali del livello N5, qui avete il roomaji e la traduzione… ed ogni riga è commentata e spiegata! Avendo finalmente a disposizione tutti i punti della tabella spiegati nel modo più chiaro possibile, il vostro studio dovrebbe essere molto facilitato… o almeno era questa l’intenzione. (^_^;;)

Se non capite qualcosa, semplicemente chiedete nei commenti che ne parliamo ^__^
Ah! A fine pagina, dopo le spiegazioni punto per punto, ritrovate la parte della tabella di ripasso che riguarda gli aggettivi in -na (ma con roomaji e traduzione).
Tenete ancora presente che…
NB! Un “argomento avanzato” è un argomento che appartiene a un livello del JLPT superiore al livello della lezione che state studiando (presumibilmente di poco). Se lo tratto però è perché mi sembra opportuno, non per cattiveria^^
Un altro paio di note. I kanji utilizzati sono solo quelli della lista kanji del livello JLPT N5, eccezion fatta per il “gen” di 元気 , genki (che ho tradotto “pieno/a di vita”, ma può significare banalmente “in salute” o può esser trasformato in un verbo, “stare bene”, nel tradurlo). Gli asterischi nelle tabelle indicano traduzioni estremamente letterali e/o punti in cui prestare attenzione alla traduzione (p.e. che vi ricordano l’invarianza per genere o numero: tradurre hana con “fiore” o “fiori” è una scelta legata al contesto). Ricordate che “de wa” suona più formale della contrazione “ja” (dunque di norma è molto meno usato). Ok, ora si comincia davvero!

Affrontando gli aggettivi in -i abbiamo detto che gli aggettivi in giapponese si coniugano, cioè equivalgono a forme verbali, quindi variano passando dalla forma affermativa a quella negativa, da quella presente alla passata. Inoltre hanno una forma cortese e una piana (che non possiamo chiamare “scortese”… semplicemente è “neutra” e va evitata in situazioni più cortesi e formali). Questo è ancora “parzialmente vero” per i nostri aggettivi in -na. Nell’insegnare giapponese agli stranieri, parliamo di aggettivi verbali (quelli in -i) e aggettivi nominali (o pseudo-nominali; ecco perché sono indicati come Adj-n), ovvero degli aggettivi in -na (vedremo dove e perché compare il -na). Detto per inciso, la dicitura giapponese crea confusione, quindi la ignoreremo.
Dicevamo… è ancora vero che gli aggettivi in -na si “coniugano”, ma lo fanno “in modo limitato”, usando il verbo essere come ausiliare (un po’ come gli aggettivi in italiano, p.e. “sono bello” = verbo essere+aggettivo). In sostanza l’aggettivo in sé non subisce alcuna modifica per divenire passato, negativo, ecc. Dunque mentre takai al negativo diventava taka-ku-nai (cioè perde la -i, prende -ku e aggiunge “nai”, il negativo di “aru”), un aggettivo in -na, p.e. “shizuka da” diviene “shizuka janai” (vi ricordo che janai è contrazione di “de wa nai”, il negativo del verbo essere… ma trovare “de wa” è davvero molto raro, perché risulta sempre più formale e/o letterario).
Vediamo tutti i punti che riguardano gli aggettivi in -na nel dettaglio. Prima però una precisazione. Di seguito si usa spesso l’aggettivo “kirei”: è un aggettivo in -na e significa “bello/a” o “pulito/a”. Una bella persona è 綺麗な人 o きれいな人, in romaji, “kirei na hito”.
Dunque anche se leggete kirei, NON si tratta di un aggettivo in -i come takai.
Ciò è evidente perché la “i” di kirei non è okurigana, è parte della pronuncia di un kanji. Viceversa takai si scrive 高い e come vedete la “i” è un kana, non è parte della pronuncia del kanji (a volte troverete la scrittura taka-i o taka.i, per evidenziare questo fatto).
Ciò significa che se “i” è okurigana allora ho sicuramente un aggettivo in -i? No, esistono sostantivi e forme verbali che terminano con il kana い (-i) …e anche degli aggettivi in -na, a dire il vero, come ad esempio きらい (な), o meglio 嫌いな “kirai na”.
Come fare a saperlo? Man mano che imparate vocaboli imparerete anche se quel vocabolo ha o no qualcosa di… “strano”.
Ma ora lasciamo perdere il “na”, ne riparleremo fra un po’

15 Adj-n+です このスカートはきれいです。
kono skaato wa kirei desu.
Questa gonna è bella.
19 Adj-n+だ このへやは しずか だ。
kono heya wa shizuka da.
Questa stanza è silenziosa.
この店は きれい。
kono mise wa kirei.
Questo negozio è bello.

Le forme al punto 15 e al punto 19 sono rispettivamente cortese e piana degli aggettivi al tempo presente. Come vedete l’aggettivo in sé è immutato, semplicemente alla forma cortese ha “desu”, in quella piana invece ha “da”, cioè la forma piana* di “desu”… insomma è desu, verbo essere, quello che subisce la variazione.

*In realtà questa affermazione è lievemente scorretta. Punto primo, da e desu sono due diversi verbi, per quanto imparentati e vicini in alcune forme. Punto secondo, la vera forma piana di un aggettivo in -na, come per gli aggettivi in -i, si ottiene semplicemente togliendo desu. E’ linguaggio colloquiale, ma dire “ano skaato (wa), kirei” o “ano skaato (wa), kirei ne” è perfettamente regolare e naturale. L’aggiunta di “da” dopo l’aggettivo rende la frase più assertiva (più decisa nell’affermare quanto detto, il proprio giudizio: “ano ko, kirei da” = “quella ragazza è bella (punto!)”). Non a caso l’uso di “da” è più tipico del linguaggio maschile, mentre non metterlo è più vicino al linguaggio femminile (anche se queste differenze d’espressione tra i sessi vanno via via sparendo)… e non a caso l’uso di “da” nelle domande (più o meno esplicite) è molto limitato (nb. argomento avanzato).

16 Adj-n+ではありません このスカートは きれい ではありません。/
このスカートは きれい ではないです。
kono skaato wa kirei de wa arimasen/de wa nai desu.
Questa gonna non è bella.
20 Adj-n+ではない あの人はきれいではない。
ano hito wa kirei de wa nai.
Quella persona non è bella.

Al punto 16 ci sono le due possibili forme presenti, negative e cortesi. Come vedete qui sta tutto alle possibili forme del verbo essere che si aggiungono alla base dell’aggettivo. Abbiamo la forma cortese “vera e propria”, che finisce in “de wa arimasen” (o meglio jaarimasen), e una seconda forma, che prende la forma negativa piana (“…de wa nai” o “janai” che dir si voglia) e la rende cortese sfruttando il fatto che il negativo di essere si crea usando il negativo del verbo “aru” (cioè “nai”) e che questo è un verbo irregolare (nai si comporta come un aggettivo in -i). Dunque banalmente la forma negativa piana del  punto 20 sarà kirei de wa nai (o kirei janai), mentre la seconda forma del punto 16, presente, negativa e cortese si creerà aggiungendo “desu”, perché questo rende cortese gli aggettivi in -i e “nai” si comporta proprio come uno di questi aggettivi (nonostante sia un verbo). Dunque avremo kirei de wa nai desu (o kirei janai desu) come seconda possibile forma cortese, oltre alla classica (ma ormai meno usata) forma “kirei de wa arimasen”. NB se questo punto presentasse problemi forse è bene che controlliate questo discorso all’interno del post sugli aggettivi in -i.

25 Adj-n+な+N あの人は元気な人です。
ano hito wa genki na hito desu.
Quella persona è una persona “piena di vita”*.
26 Adj-n+の きれいなのを買いました。
kirei na no wo kaimashita.
Ho comprato quello/a bello/a.

Al punto 25 ritroviamo l’aggettivo in posizione attributiva… ovvero precede il sostantivo e non costituisce più un predicato nominale (ano hito wa kirei da = quella persona è bella), ma chiarisce, specifica qualcosa su un sostantivo, gli attribuisce una qualità, senza necessariamente creare una frase a sé (kirei na hito = una bella persona). Se volete altri chiarimenti sul senso di “posizione attributiva” (che poi non è altro che la posizione prima di un sostantivo), leggete ancora il post sugli aggettivi in -i (punti 13 e 14).
Guardiamo invece a un’altra cosa… la vera particolarità del punto 25:
finalmente è saltato fuori il nostro -NA! Immagino non fosse bello continuare a chiedersi “perché kirei è un aggettivo in -na? Dove cavolo è -na?”.

Ok, eccolo qui, ma… Cosa è “-na”? Non è la sua reale origine, ma oggi giorno lo si considera “la forma attributiva del verbo essere, da”. Come detto la forma assertiva, meglio nota come “conclusiva” (perché va a fine frase), è proprio “da”. Invece la nostra forma attributiva, na, si ha solo se il verbo essere – alla forma affermativa! – deve precedere un sostantivo, cioè trovarsi in posizione attributiva. Questo discorso vale proprio sempre? No, ma vale per gli aggettivi in -na (N.B.: se volete un approfondimento sul verbo essere in posizione attributiva, cioè in una frase relativa, chiedete nei commenti).
Al punto 26 vediamo questa stessa situazione, ma al posto del sostantivo abbiamo “no” nella sua funzione “sostantivante” o “pronominalizzante”. In parole povere quel che precedete questo “no” diviene un “sostantivo/pronome”: kirei = bello/a, kirei no = quello/a bello/a. Come si distingue da un “no” qualsiasi? Di norma da quello che segue (di solito una particella: watashi no wa koko ni arimasu = il mio è qui). Con gli aggettivi in -i il discorso è semplice: non possono creare complementi di specificazione come i sostantivi, quindi confondere il no di specificazione (boku no kuruma) con quello sostantivante (kawaii no wa…) non è possibile… Ma il discorso è un po’ diverso per gli aggettivi in -na. Non posso fare confusione, perché, se creo un sostantivo, ho aggettivo+na+no+particella (kirei na no wa = quello bello). Se però abbandoniamo un attimo il discorso del “no sostantivante”, scopriamo che in compenso c’è un po’ di confusione tra sostantivi che possono essere seguiti da na (no) (in certe situazioni) e alcuni aggettivi in -na (non molti per la verità) che possono essere seguiti anche da “no” (invece che da “na”) e comportarsi come sostantivi. Potrà anche non sembrarvi importante, ma confondere “anzen no hi”, il giorno della sicurezza (la ricorrenza usata per sensibilizzare la popolazione verso i problemi della sicurezza), e “anzen na hi” (un giorno sicuro, i.e. in cui non può avvenire il concepimento) potrebbe essere fonte di gravissimi equivoci.

21 Adj-n+だった 花はきれいだった。
hana wa kirei datta.
I fiori* erano belli.
22 Adj-n+ではなかった。 あの人は元気ではなかった。
ano hito wa genki de wa nakatta.
Quella persona non era “piena di vita”*.

Al punto 21 abbiamo la forma passata piana. Anche questa si costruisce a partire dal verbo essere (il passato di “da” è “datta”). La forma passata negativa e piana (punto 22) si costruisce con il negativo passato del verbo essere (che si appoggia ancora all’ausiliare -nai, il negativo di aru). Dunque abbiamo “genki de wa nakatta” o, vi ricordo la contrazione (usata più spesso), “genki janakatta“. Anche il passato però ha la sua forma cortese, affermativa e negativa. Eccole qui:

17 Adj-n+でした おばあさんはきれいでした。
obaasan wa kirei deshita.
La nonna era bella.
18 Adj-n+ではありませんでした あの人のうたは上手ではありませんでした。
ano hito no uta wa jouzu de wa arimasen deshita.
Quella persona non era brava nel canto*.

Il punto 17 e, per il negativo, il punto 18 ci dicono due cose molto importanti.
Con gli aggettivi in -i potevo aggiungere semplicemente desu alle forme piane (p.e. ho “takakatta desu” e “takakunakatta desu”). Con gli aggettivi in -na non posso farlo, o meglio, non posso aggiungere “desu” dopo “datta” (e nessun altro verbo alla forma passata piana, affermativa o negativa), quindi (×) kirei datta desu e (×) kirei janakatta desu (così come, facendo un esempio per i verbi, kawanakatta desu) sono errori!
Sono errori, sì, ma capita di sentirli lo stesso, perché sono espressioni dialettali della zona di Tokyo.
L’unica forma passata cortese del giapponese standard per gli aggettivi in -na è quella del punto 17 (affermativa) e del punto 18 (negativa).
Come vedete si costruisce con il passato di desu, deshita (es.: “kirei deshita“; vi ricordo si pronuncia “desh-tà”), alla forma affermativa, e, alla forma negativa, de wa arimasen deshita (come sempre, eventualmente, con la contrazione di “de wa” in “ja”; per esempio: “kirei jaarimasen deshita“).
Questo discorso ci porta al secondo punto di cui parlavo… mentre gli aggettivi in na fanno il passato cortese con la forma base e deshita, ciò non vale però per gli aggettivi in -i.
Quindi “genki deshita” va bene, “takai deshita” è errore. Le forme negative sono rispettivamente genki janai e takakunai, ma siccome per entrambe ho quel -nai che si comporta da aggettivo in -i, come non posso dire takai deshita, così non posso dire né “genki janai deshita” né “takakunai deshita”.
Viceversa, come detto più su, il passato piano + desu va bene per gli aggetti in -i ma non va bene per gli aggettivi in -na.
Cioè “takakatta desu” va bene, “genki datta desu” non va bene. Similmente per i negativi abbiamo “takakunakatta desu” che va bene, mentre “genki janakatta desu” è errore.
Vi consiglio FORTEMENTE di farvi una tabella e studiare bene questi errori perché sono davvero MOLTO frequenti ed è necessario impegnarsi per evitarli.

23 Adj-n+で あの人は元気でやさしいです。
ano hito wa genki de yasashiii desu.
Quella persona è gentile e “piena di vita”*.

Al punto 23 troviamo la forma coordinativa degli aggettivi in -na, anche in questo caso mi appoggio al verbo essere, da, e ne aggiungo la forma coordinativa/sospensiva*, “de” (che non è la forma in -te del verbo essere, come dicono alcuni, ma potete vederla anche così).

In questo modo posso coordinare due (o più) aggettivi qualsiasi. Se voglio che il primo sia alla forma negativa, e questo aggettivo è in -na, invece di “de” uso “janakute” (o la versione non contratta, de wa nakute).

Cosa succede invece se, a prescindere dalla forma affermativa o negativa del primo aggettivo, il secondo è al passato? Se per esempio avessi “yasashikatta (desu)”, l’aggettivo in na che lo precede, come cambierebbe per essere al passato anche lui?
In nessun modo, sarebbe uguale a quando “yasashii” era al presente.
La frase di prima sarà (in “a” si afferma che “ano hito” era “genki”, in “b” lo si nega):
a) ano hito wa genki de yasashikatta (desu)
b) ano hito wa genki janakute yasashikatta (desu)

* Spesso (giustamente) è indicata semplicemente come て形 “te-kei” (forma in -te), ma ho visto definirla in mille modi, compreso “gerundio” (un pessimo modo di definirla).
Scoprirete poi che la forma in -te dei verbi, al negativo termina in -nakute o in -naide (a secondo dell’uso che faccio di questa forma). Ciò non vale però per il “(ja)nakute” nominato qui sopra, non esiste “(ja)naide”.

N.B. Argomento avanzato – Non è indispensabile usare “de” per coordinare due aggettivi. Potete verificare su google che si può dire ad esempio: “yuumei na suteki na hito” (una splendida persona famosa) o “yuumei na atarashii omise” (un famoso nuovo negozio).

24 Adj-n+に+V あの人はかんじを上手に書きます。
ano hito wa kanji wo jouzu ni kakimasu.
Quella persona scrive abilmente i kanji*.

Al punto 24 ho la forma avverbiale. O meglio l’aggettivo seguito da “ni” e usato in modo avverbiale. Dunque se shizuka (na) = tranquillo, silenzioso, allora shizuka ni = in silenzio, silenziosamente, tranquillamente, con calma, ecc. Questa forma può avere però anche altri usi (argomenti più avanzati). Ad esempio permette una sorta di “futuro” degli aggettivi. Non ho una specifica forma futura di “shiawase (na)”, p.e. per dire “sarò felice”, ma posso usare la forma avverbiale e di seguito il verbo naru (diventare). La costruzione “…ni naru” indicherà il “diventare…” (anche con i sostantivi, ad esempio “sensei ni naru” significa “diventare insegnante”), dunque “shiawase ni naru” sarà “diventerò/sarò felice” (p.e. “shiawase ni natte miseru” è “vedrai che sarò felice”). Attenzione! Naru è un verbo a tutti gli effetti, nulla vieta d’usarlo al passato: “shizuka ni natta”, cioè “si fece/divenne silenzioso”. Inoltre non è l’unico verbo che può seguire la forma avverbiale: “shizuka ni nasai” o “shizuka ni shite” significano “fa’/fate silenzio”.

NB: nella tabella di ripasso a seguire gli asterischi indicano traduzioni estremamente letterali e/o punti in cui prestare attenzione alla traduzione (p.e. che vi ricordano l’invarianza per genere o numero: tradurre hana con “fiore” o “fiori” è una scelta legata al contesto). Ricordate che “de wa” suona più formale della contrazione “ja” (dunque di norma è molto meno usato).

N°    Espressione                          Esempio

15 Adj-n+です
このスカートはきれいです。
kono skaato wa kirei desu.
Questa gonna è bella.
16 Adj-n+ではありません このスカートは きれい ではありません。/
このスカートは きれい ではないです。
kono skaato wa kirei de wa arimasen/de wa nai desu.
Questa gonna non è bella.
17 Adj-n+でした おばあさんはきれいでした。
obaasan wa kirei deshita.
La nonna era bella.
18 Adj-n+ではありませんでした あの人のうたは上手ではありませんでした。
ano hito no uta wa jouzu de wa arimasen deshita.
Quella persona non era brava nel canto*.
19 Adj-n+だ このへやは しずか だ。kono heya wa shizuka da.
Questa stanza è silenziosa.
この店は きれい。kono mise wa kirei.
Questo negozio è bello.
20 Adj-n+ではない あの人はきれいではない。
ano hito wa kirei de wa nai.
Quella persona non è bella.
21 Adj-n+だった 花はきれいだった。
hana wa kirei datta.
I fiori* erano belli.
22 Adj-n+ではなかった。 あの人は元気ではなかった。
ano hito wa genki de wa nakatta.
Quella persona non era “piena di vita”*.
23 Adj-n+で あの人は元気でやさしいです。
ano hito wa genki de yasashii desu.
Quella persona era gentile e “piena di vita”*.
24 Adj-n+に+V あの人はかんじを上手に書きます。
ano hito wa kanji wo jouzu ni kakimasu.
Quella persona scrive abilmente i kanji*.
25 Adj-n+な+N あの人は元気な人です。
ano hito wa genki na hito desu.
Quella persona è una persona “piena di vita”*.
26 Adj-n+の
きれいなのを買いました。
kirei na no wo kaimashita.
Ho comprato quello/a bello/a.

30 pensieri su “JLPT livello N5 – Grammatica – Aggettivi in -na

  1. Questo argomento non mi è chiaro TT_TT dato che non lo tratterai nel corso in sintesi, ho pensato di postare qui il mio quesito XD
    Aggettivi in -na, ma il -na dov’è?
    Sono forse un numero limitato di aggettivi che possono essere imparati a memoria? Perchè altrimenti come faccio a distinguerli da quelli in -i visto che terminano allo stesso modo?
    Non so se sono stata chiara >.<
    Se ho sbagliato a postare qui, o se hai già risposto a domande come queste da un'altra parte, gomen!

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  2. Gli aggettivi in -i finiscono tutti in -i. Alcuni, specie quelli che esprimo sentimento, finiscono in -shii.

    Gli aggettivi in -na non hanno una terminazione fissa, ma alcune volte si assomigliano nella parte finale. Spesso finiscono in -ka, a volte in -yaka, un po’ più raramente in -raka.
    安らかな yasuraka na
    滑らかな nameraka na

    しなやかな shinayaka na
    穏やかな odayaka na

    静かな shizuka na
    微かな kasuka na

    冷静な reisei na
    自由な jiyuu na

    La maggior parte delle volte però, come nell’ultimo gruppo, hai un kanji (o più d’uno) seguito da “na” (SE serve… ora mi spiego, tranquilla).

    Come si vede dal roomaji, il “na” c’è, ma non è parte diretta della parola, è in realtà il verbo essere (lo trovi scritto nell’articolo tra il punto 25 e il 26).
    Il “na” si usa solo in un caso specifico: quando l’aggettivo precede la parola a cui si riferisce.
    shizuka NA heya = una stanza silenziosa
    kono heya wa shizuka DA/DESU = questa stanza è silenziosa

    Una differenza sostanziale con gli aggettivi in -i (utile per distinguerli sempre) sta nel fatto che gli aggettivi in -i non possono essere MAI seguiti da “na”, né da “da” (al più da “desu”).
    Quindi se trovi
    kono heya wa kirei da
    kirei na heya
    …sai già che “kirei” non è un aggettivo in -i.

    E se trovo “kirei desu” scritto きれいです
    Come so che non è un aggettivo in -i?
    Lo sai per due motivi… abbastanza spesso lo troverai in kanji.
    Un aggettivo in -i ha la “i” in kana. Es.: 赤い è akai, rosso.
    Un aggettivo in -na, se anche finisce con una -i in genere questa -i non è in kana.
    Ad esempio kirei si scrive 綺麗 in kanji, il secondo kanji si legge “rei” e, come vedi, non c’è una “i” in kana.
    Un altro trucco da ricordare sta nel fatto che non ci sono aggettivi in -i che terminano con -EI quindi “kirei” non può essere un aggettivo in -i.

    Molto raramente (ricordo giusto 2-3 casi) hai situazioni davvero strane, come questa:
    嫌い = kirai
    …ma kirai (=odioso) non è un aggettivo in -i, è un aggettivo in -na.
    In questi casi… quando studi la parola scopri che è un aggettivo in -na e te ne ricordi… tutto qui.

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  3. Domanda, anzi due:

    La prima è: guardando la versione negativa passata piana al punto 22 nella frase:

    Ano hito wa genki de wa nakatta,

    chiedo: visto che nai si comporta come aggettivo in -i, oltre che al presente negativo al punto 16 in cui si hanno due forme cortesi, potrei fare la stessa cosa anche qui? E cioè aggiungere desu:

    Ano hito genki de wa nakatta desu al fine di ottenere una seconda forma “cortese” o in questa forma non si può?

    Altra domanda: anche se proprio una domanda non è. So che non c’entra molto chiederla, in quanto forse è un argomento avanzato o non so, ma anche solo per mia curiosità, mi piacerebbe sapere come mai Da e Desu anche se in molte forme vicine e “imparentati” tra loro, in realtà sono verbi diversi. ^-^

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  4. La prima domanda ha la sua risposta nell’articolo subito sotto dove ci sono le forme cortesi possibili, punti 17 e 18.

    Da e desu invece sono verbi diversi perché diversa è la loro origine.
    Desu deriva da “de arimasu” o “de gozansu”, ora non ricordo bene… in sostanza si è ottenuto per progressive contrazioni.
    La forma “da” in particolare, deriva (o almeno varie sue forme ne derivano) da “de aru”, dove però noto già “de” che è il verbo essere alla ren’youkei (cioè la base che normalmente viene chiamata -a torto- “base in -masu”).
    Ecco, se hai presente le diverse basi dei verbi (ne ho parlato nelle lezioni per il jlpt), possiamo partire da questo fatto…
    desu e da hanno diverse basi…
    Vai a questo link e guarda sotto “politeness” la tabella che riporta le vari basi di desu e da
    http://grammar.nihongoresources.com/doku.php?id=more_verb_grammar
    sono due verbi irregolari, non hanno tutte le basi e per certe basi hanno più d’una forma… ma sono palesemente due verbi diversi.

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  5. Quindi se non ho capito male, non si può. Si può fare per la forma negativa presente ma per quella passata no anche se, come hai scritto, capita di sentirla a volte.

    Te l’ho chiesto proprio per quello: perchè nonostante tutto, da qualche parte o dorama o anime l’avevo sentita 🙂

    Interessante la storia di Da e Desu, uno pensa sia no la stessa cosa e invece sono diversi, grazie del link, c’è un sacco da leggere quindi mi prenderò il tempo per leggerlo bene tutto 🙂

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  6. Chiaro e dettagliato come sempre. Grazie
    Una segnalazione, così, tanto pour parler: nella grammatica della Zanichelli nella tabella riassuntiva, vicino a “benri de wa arimasen deshita” mettono anche “benri dewa nakatta desu”. Vado di bianchetto?
    Adesso guardo se tra i link che hai messo nella sezione esercizi online trovo qualcosa per fare pratica, altrimenti, esiste qualcosa in cartaceo, tipo una raccolta di esercizi che riguardi più argomenti, ovviamente, non solo gli aggettivi?
    Grazie ancora per aver fatto questo blog così bello e ciao a presto, perchè tanto risbucherò sicuramente fuori in qualche altro post!

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  7. Scusa, ma la forma piana negativa passata non dovrebbe essere “benri dewa nakatta” senza desu? Probabilmente la seconda forma è talmente utilizzata nel parlato da “vincere” l’iserimento nella grammatica…
    Andare di bianchetto = cancellare, derivante dall’uso comunemente fatto della vernicetta bianca (appunto chiamata bianchetto) che si stende su una parola sbagliata… dubito che questo lo troveremo mai sul Devoto Oli… ahahah!
    Grazie per avermi risposto.

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    • >> Probabilmente la seconda forma è talmente utilizzata nel parlato da “vincere” l’inserimento nella grammatica
      Sono abbastanza certo di averlo scritto… mah, se non qui da qualche parte, forse ne ho parlato ne gli aggettivi in -i?
      Comunque, sì, ci hai preso… a parte il fatto che “de wa nakatta desu” è una stramba combinazione rispetto a “de wa arimasen deshita” e “janakatta desu”.
      La forma in de wa è davvero poco utilizzata al di fuori di contesti come la scrittura o il parlato formale.
      La forma in -ta desu per verbi e aggettivi in -na, oltre a non essere giapponese standard (i.e. insegnato a scuola, si parla spesso di 学校文法 gakkou bunpou, “grammatica scolastica”**) è da considerare meno formale (rispetto a -masen deshita) e quindi poco si sposa con la forma de wa. de wa nakatta e de wa arimasen deshita invece vanno bene come sono… negli opportuni contesti.
      Detto ciò, il giapponese è in continua evoluzione, sia per credo, sia per negligenza… i giapponesi commettono una marea di errori. Perfino gli insegnanti della mia scuola di giapponese, fai te, vanno di parlato colloquiale (es. le ranuki kotoba) e fanno errori (non è presunzione tutta mia… p.e. uso in un compito una frase corretta da una prof e mi ritrovo la frase cambiata da un’altra prof). Un’altra sensei invece se ne è uscita con xxx sensei, oraremasu ka? …mischiando kenjougo e sonkeigo.
      Se poi si scende d’un gradino scolastico va anche peggio…
      Qualunque commesso di negozio ricevendo 10 mila yen da cui dovrà dare un resto, dice qualcosa come ichi man’en KARA oazukari itashimasu, ma non si userebbe “kara” bensì “wo”. E oltre a questo ci sono mille altri errori (forse puoi trovarli cercando baito-keigo).
      Importa a qualcuno? No, nemmeno lo sentono, figuriamoci correggerlo. Probabilmente alla fine suonerà talmente naturale che lo useranno tutti… Lo stesso si può dire per chi proverà a essere formale ma usa di norma -ta desu in ogni occasione.

      **Questa può insegnare qualche “bugia di comodo”, p.e. dice che “na” è la forma rentaikei di “da”, verbo essere, mentre deriva da “naru” verbo essere classico (che a volte ancora si trova… per esempio si usano spesso aggettivi come 単なる tannaru o 聖なる seinaru al posto di tan na e sei na)

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  8. La frase 23 recita あの人は元気でやさしいです, ma nella traduzione scrivi “Quella persona era gentile e piena di vita”. Per essere così non dovrebbe essere あの人は元気でやさしかったです?
    Ho letto e riletto e non riesco a tradurla in altro modo che in “Quella persona è gentile e piena di vita”.
    Scusa la pignoleria, ma essendo una lingua con tante contraddizioni non un errore di battitura può farmi crollare il mio debole castello di carte!

    Grazie come sempre

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    • Avevo appena finito il discorso sul passato e ho messo al passato anche questa. Puoi mettere yasashikatta e va bene, puoi mettere é nella traduzione e lasciare yasashii.
      Comunque il tempo è deciso dalla principale, quindi che sia yasashii o yasashikatta, la parte della forma in -te, che è l’argomento del punto, non cambia (vd. gli ultimi 2 punti, segnati con a e b: sia che la principale sia al passato sia che sia al presente la forma in -te dopo genki sarà “de” se affermativa e janakute se negativa):

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  9. Ripassando mi sono sorti dei dubbi:
    1 – Qual’è la differenza nell’uso di 2 aggettivi uguali nelle forme in -i e in -na? Es. tra
    大きいかばん e 大きなかばん
    2 – Qual’è la differenza tra inserire o meno il -na come nell’esempio della frase sotto?
    彼と同じな本が欲しい e 彼と同じ本が欲しい

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    • Quando sono possibili due alternative la forma in na tende a essere più figurata.
      P.e. chiisai onna no ko è una bambina piccola, di età o di statura. Se dico chiisa na onna no ko, suona più come una bambina minuta, con una sfumatura di fragile o senza capacità di agire/reagire, cose di questo genere (dipende ovviamente dal contesto e sta a te capire in quale senso l’uso è un uso figurato). Similmente se voglio dire che ho “un grande sogno” tendo a dire “ooki na yume” e non “ookii yume”, perché un sogno non può essere grande se non in senso figurato, è “grande” nel senso di “ambizioso”, per esempio.
      …sempre che l’uso sia figurato per davvero. Con una borsa, forse ookii dice semplicemente che è grossa, ooki na kaban invece che è capiente… almeno è quel che suggerisce a me, secondo la mia sensibilità, ma c’è da dire che i giapponesi stessi si pongono queste domande (si trovano su internet ovviamente), quindi ciò significa che di norma c’è poca o nessuna differenza e molte persone non useranno questi aggettivi opportunamente.

      Sul secondo punto… “onaji NA” non si può dire. Sì, è vero…
      – esiste onaji da (kare to gakkou ga onaji da)
      – esiste onaji ni
      – puoi dire onaji na no
      …ma onaji non è ufficialmente un aggettivo in na e si usa senza niente: onaji gakkou = stessa scuola (non “onaji na gakkou”).

      Onaji è d’altronde l’aggettivo più irregolare che ci sia… ha anche una forma avverbiale onajiku (ma non esiste onajii, con due i) che in certe occasioni va usata al posto di onaji ni e in certi casi può essere sostituito da onaji you ni:
      kare to onajiku gakusei da
      kyuuryou wa onaji ni naru

      Se cerchi su internet trovi onaji na, ma, ripetp, è sbagliato. Ho trovato una pagina web che lo spiega… in giapponese ma anche non sapendo molto di giapponese sono certo che te la caverai, infatti dice semplicemente
      「同じな国」ではありません。「同じ国」です。
      Fonte:
      http://nihongopark.com/japanese_memo/goi_onaji.html

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    • Dimenticavo…
      Puoi trovare onaji na prima di no… onaji na no, onaji na node, onaji na no ni, ma solo in questi casi…
      Inoltre onaji può essere usato esso stesso in modo avverbiale, con il significato di “douse” (tanto).
      onaji taberu nara oishii hou ga ii
      se tanto/comunque devi mangiare, meglio che sia buono

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  10. Ma quando un aggettivo in -NA ha una funzione attributiva, posso coniugarlo in tutte le sue forme ? e conserva anche il -NA ? Per assurdo, posso dire :

    かれはげんきなじゃないひとです。
    Lui è una persona non sana.

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    • Puoi coniugarlo in tutte le sue forme anche se è in posizione attributiva MA non conserva il “na”. Quel “na” è la sua forma affermativa presente in posizione attributiva.
      ganko na ojiisan
      un nonno testardo
      zenzen ganko janai ojiisan wa
      il nonno, che non è per niente testardo, …
      ano koro ni konna ni ganko janakatta ojiisan wa…
      il nonno, che allora non era testardo quanto ora, …
      …e similmente lo stesso vale, è ovvio, per gli aggettivi in -i. Es.:
      watashi dake ni yasashikunakatta ojiisan wa…
      il nonno, che non era gentile solo con me, …

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  11. Innanzitutto grazie infinite per tutte le lezioni, sono chiarissime e utilissime!
    A proposito però degli aggettivi sia in -na che in -i mi chiedo, se il verbo della frase è al passato, l’aggettivo in posizione attributiva non deve per forza concordare al passato con il verbo? Cioè se ad esempio ho la frase ‘la macchina rossa era mia’ sarà: “Akai kuruma wa watashi no deshita” o “akakatta kuruma wa watashi no deshita”?
    Infine volevo chiedere un approfondimento sul verbo essere in posizione attributiva, cioè in una frase relativa, se possibile, e grazie mille in anticipo

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  12. Riguardando la lezione degli aggettivi in -i ho notato che, mentre per quelli (alla forma affermativa presente) c’erano le possibilità del DESU o di non mettere nulla, nel caso degli aggettivi in -na c’é anche la possibilità del DA: hanno quindi gli aggettivi in -i una limitazione in questo senso?

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    • Il giapponese ha uno strano rapporto con gli aggettivi, c’è chi distingue 3 classi (o più) e chi invece dice che non esistono aggettivi in giapponese.

      Gli aggettivi in -i sono molto diversi da quelli in na. Sono più simili a dei verbi.
      Un aggettivo che compare a fine frase in italiano deve appoggiarsi al verbo essere:
      Questo test è difficile
      In giapponese invece no:
      kono tesuto wa muzukashii
      Il desu serve solo per “addolcirlo”, renderlo più cortese.
      Il “da” non può mai seguire un aggettivo in -i perché gli aggettivi in -i sono come dei verbi e non hanno bisogno del verbo essere a fare da copula (come accade invece nella frase italiana “questo test è difficile”)

      Nel caso degli aggettivi in na il discorso cambia. Se l’aggettivo in -i è simile a un verbo, l’aggettivo in na è simile a un sostantivo. La sua coniugazione non è altro che aggettivo+verbo essere, quindi hanno bisogno di “da” o “desu”, a seconda del grado di cortesia. Insomma sono gli aggettivi che ci sono più familiari.

      Però, però… Anche il verbo essere in giapponese è un po’ strano… potremmo perfino dire che non esiste verbo essere in giapponese, solo “ausiliari affermativi”.

      A conti fatti nel linguaggio colloquiale posso sottintendere “da” e non scrivere nulla, così la frase risulta meno “decisa”, meno brusca rispetto alla frase con “da”.

      Risultato?
      Gli aggettivi in -i stanno su da soli, possono usare “desu” per addolcire il tono.
      Gli aggettivi in na hanno bisogno del verbo essere, vogliono da o desu… ma dato che “da” risulta molto deciso, fermo nell’affermare qualcosa, spesso si preferisce evitarlo, sottintenderlo e non scrive nulla.

      Quindi abbiamo due scelte per gli aggettivi in -i e tre scelte per gli aggettivi in na.

      Le forme negative sono 3 per gli aggettivi in -i e 2 per gli aggettivi in na (ufficialmente, poi in effetti se ne usano tre anche qui).

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