Quando si insegna la forma passata si dice che indica un’azione passata… E il resto è lasciato all’intuizione dello studente, che purtroppo a volte nemmeno si accorge di un fatto stranissimo: il passato può indicare, tra le altre cose, anche un’intenzione futura e perfino un imperativo!

Nel post di oggi vi parlerò di alcuni di questi strani usi del passato in giapponese. Strani, ma non assurdi, come vedremo. Siccome sono molti però, divido il discorso in due parti, per ora vediamo i primi tre e la prossima volta vedremo altri due “passati non passati” (i più strani!).

La forma passata, o “forma in -ta” (た形 ta-kei), come sarà ormai chiaro, ha vari usi. Partiamo da quelli ovvi. La forma in -ta indica…

  1. Un’azione passata, es. “Ieri ho mangiato al ristorante”
  2. Uno stato passato, es. “Era bello”
  3. Un’azione passata ripetuta, es. “Correva/Ha corso ogni giorno per 5km”
  4. Un “completamento”, es. “Io ho già mangiato”
  5. Un evento passato con effetti che perdurano nel presente, es. “Sei diventato grande, eh…”

Ci sono poi dei casi meno ovvi… ma resi comunque al passato in italiano. Dunque la forma in -ta permette anche di…

  1.  Chiedere conferma all’ascoltatore (o a sé stessi, se si parla tra sé e sé) di qualcosa che si è dimenticato, es. “Qual era di questi due?”
  2. Indicare che ci si è resi conto di una certa situazione di cui non eravamo a conoscenza, es. “Ah, eri qui!”
  3. Indicare che ci si è ricordati di una certa situazione o fatto in programma per un futuro prossimo, es. “Ah, domani c’era il test!”

I passati strani non sono finiti, ma oggi vediamo meglio questi tre casi, non casi “eclatanti” come quelli che vedremo in un prossimo post, ma assolutamente degni di nota perché a volte si possono rendere sì con il tempo passato ma anche con il presente se non addirittura con il futuro!

A. Cercare la conferma di un fatto dimenticato

Spesso la domanda termina in っけ -kke, una particella di fine frase che enfatizza il fatto che stiamo cercando di ricordare e vogliamo sapere come stavano le cose.

フルーツ牛乳って、こんな味だったっけ?
Furuutsu-gyuunyuu tte, konna aji datta kke?
Il latte alla frutta… era un sapore del genere? ( = aveva questo sapore?)

っけ -kke può essere usato col presente, senza che la frase cambi di senso. 

Nota inoltre che si può avere pronome+da/datta invece di nome+da/datta (NB il verbo essere può essere anche in forma cortese ovviamente).

Nella vignetta a lato troviamo…

引っ越しって、いつだっけ?/いつだったっけ?
Hikkoshi tte, itsu dakke?/itsu datta kke?
Il trasloco… Quand’era? ( = Quando sarà?)

Nell’esempio precedente il “fatto dimenticato” era il sapore che HA il latte alla frutta (uno stato quindi, perché si riferisce a “come stanno le cose”), in questo esempio invece il fatto dimenticato di cui cerco conferma non è uno stato, ma qualcosa che deve ancora avvenire; per questo viene bene anche tradurre con un futuro. Per certi versi potremmo far rientrare questo esempio nel caso C, che vedremo a breve.

Per inciso, volendo a っけ -kke si può aggiungere anche な na (qui sotto un altro esempio presente nell’immagine).

新築の場所はどこだったっけな〜
Shinchiku no basho wa doko datta kke na
Il posto della nuova casa… dov’è che era? ( = Dov’era?/Dov’è?)

Nota che il luogo, a differenza del trasloco, non è qualcosa che avverrà, è qualcosa di già scelto e quindi non uso il futuro.

Il っけ -kke è utile e permette di usare il presente senza che l’idea di fondo cambi… però non è semplicissimo da usare, ci sono alcuni casi da considerare (magari in un altro post se volete?). In compenso in certi casi il -kke non è necessario: togliendolo la frase suonerà più come una “normale domanda”. Nell’immagine a lato difatti troviamo

どっちだったか。
docchi datta ka.
Qual era [di questi due]?
( = Qual è di questi due?)

Ma nota che in questo secondo caso potremmo dire “Qual è che era di questi due?” o perfino, banalmente, “Qual è di questi due…?”, possiamo cioè evitare il passato, volendo, ed usare il presente nella traduzione.

Dunque tirando le somme, possiamo quindi avere un passato in giapponese reso con un presente in italiano… e a volte perfino un futuro!

B. Rendersi conto di una situazione

Nell’immagine il protagonista dice ここにいたんだ koko ni ita n’da, Erano qui. L’idea è che mentre io li cercavo o comunque non mi rendevo conto di dove fossero, loro erano qui.

Se parlo direttamente con una persona, pensateci, posso benissimo dire “Ah, eri qui!”, o “Ah, è qui che eri”, ma, come nel caso precedente, posso anche usare solo il presente: “Ah, sei qui!”.

C. Ricordarsi di qualcosa che deve ancora avvenire

Il terzo “caso strano” che vediamo riguarda il ricordare qualcosa che era ed è tutt’ora in programma.

あ、明日、休みだった!
A, ashita, yasumi datta!
Ah, domani era vacanza!
( = Domani è/sarà vacanza e io me ne ero scordato!)

ごめん、明日お弁当だった。
Gomen, ashita obentou datta.
Scusa, domani [c’]era [da portare] il pranzo da casa.

Il motivo per cui si usa il passato è semplice. È nel passato che quel qualcosa è stato programmato per un futuro prossimo (in genere in queste frasi si trova la parola “domani”, come vedi, o perfino “oggi”). Io mi sono dimenticato di quel qualcosa, ma per tutto il tempo che io non ci pensavo quel qualcosa era comunque in programma.

Va poi notato che se invece di un “nome” (sostantivo) + だった datta (o でした deshita), come nel caso di 休み yasumi e お弁当 obentou, ci ricordiamo che oggi o domani qualcuno doveva fare un’azione, ovviamente non possiamo avere verbo+だった datta, né usiamo il verbo al passato.

Nel caso di verbi (e aggettivi in -i) se ne usa la forma presente seguita da んだった n’datta.

明日彼氏が家に来るんだった〜!
Ashita kareshi ga uchi ni kuru n’datta!
Domani veniva (a casa mia) il [mio] ragazzo!
( = Domani viene/verrà il [mio] ragazzo… e io me n’ero dimenticata)

Per inciso anche se non c’è domanda, si può usare il っけ -kke ma seguito da な na, con un particolare tono di voce “conclusivo” (è un tono “a scendere”)… che sembra un concetto difficile, ma vuol dire solo che quando lo si legge non deve suonare come una domanda.

今日はお母さんいるんだったっけな〜
Ah, già… Oggi c’era la mamma [a casa] eh…

いる iru è uno stato, non un’azione, ma la bambina non è ancora tornata a casa, possiamo dire si riferisca comunque al futuro:
“Oggi c’era ( = ci sarà) la mamma a casa quando arrivo/torno“.

Con quest’ultimo esempio notiamo come i casi A e C sono tutto sommato simili. Posso ricordare qualcosa che doveva succedere, aggiungendo il -kke finale e sembrerà che io cerchi conferma di un fatto.

Anche uno degli esempi visti a inizio post non contiene un verbo d’azione, ma lo si può vedere come riferito al futuro…
(NB Essendo creato a partire da un pronome interrogativo, non da un verbo, abbiamo pronome+datta invece di verbo+n’datta)

引っ越しって、いつだったっけ?
Hikkoshi tte, itsu datta kke?
Il trasloco… Quand’era? ( = Quando sarà?)
Il trasloco… Quando doveva/deve avvenire?/Quando avverrà?

Lo avevo incluso nel caso de “la ricerca della conferma di un fatto” (la data del trasloco), ma è anche vero che il parlante si ricorda di un fatto (il trasloco) che doveva avvenire… e chiede conferma sulla data, quindi è un po’ un mix tra i due casi.

Tornando però a V +んだった verbo+n’datta… Va tenuto presente che può avere un altro significato se il soggetto è “io” (o “noi”) o al limite “tu” (o “voi”) se c’è “n’datta ne”. Se però il soggetto, come spesso accade, non è chiaro, si può capire solo dal contesto come stiano le cose. È (forse) il caso dell’immagine a inizio post.

秋田で鉱山の採掘[を]するんだった!
Akita de kouzan no saikutsu [wo] suru n’datta!
Ah, giusto, scavavano una miniera ad Akita!
Avrei dovuto scavare una miniera ad Akita!

Poiché n’da può essere usato come imperativo (se il soggetto è “tu”) o come espressione volitiva (se il soggetto è “io”) quando lo si mette al passato lo si può usare per parlare di cosa avresti dovuto fare o di cosa avrei voluto/dovuto fare (se le circostanze non me l’avessero impedito).

…E per stavolta è tutto, ma non è finita qui. Nel prossimo post vi presenterò altri passati strani e stranissimi!

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