Questo post vuole chiarire gli esempi dati nella sezione di grammatica del JLPT N5 riguardanti il verbo essere (e un paio d’usi della particella “no”, の).
Roomaji e traduzione non erano presenti nella tabella di ripasso su tutte le costruzioni grammaticali del livello N5, ma qui avete entrambe le cose… ed ogni riga è commentata e spiegata in dettaglio! Avendo finalmente a disposizione tutti i punti della tabella spiegati nel modo più chiaro possibile, il vostro studio dovrebbe essere molto facilitato… o almeno era questa l’intenzione. (^_^;;)

Se non capite qualcosa, semplicemente chiedete nei commenti che ne parliamo ^__^
Ah! A fine pagina, dopo le spiegazioni punto per punto, ritrovate la parte della tabella di ripasso che riguarda il verbo essere (ma con roomaji e traduzione).
Un’ultima nota: i kanji utilizzati sono solo quelli del livello JLPT N5.

Premessa su は (WA) e il TEMA – “watashi wa” è il tema di queste frasi. Dunque due cose: 1) premessa nella premessa, se guardate l’indice e la lezione 8 del corso, potrete dare un’occhiata più approfondita ai pronomi personali, come watashi, e capire quando usare quali pronomi. Ad ogni modo, 2) watashi è seguito dalla posposizione “wa” che serve a individuare “watashi” (cioè “ciò che precede wa”) come tema della frase. Non entrerò nei dettagli sull’argomento “tema in giapponese”, diciamo solo che la particella wa del tema (che vi ricordo si legge wa, ma si scrive は), “spezza in due” la nostra frase. Quel che abbiamo prima di wa è ciò di cui vogliamo parlare, quel che abbiamo dopo wa è ciò che diciamo.
In pratica se spezzo così la frase, “[xxxxxx WA] [blablabla]”, ho due parti con una “diversa natura”. La prima parte è l’argomento (“DI CHE COSA parlo“), mentre la seconda parte è un commento (CHE COSA dico …a proposito dell’argomento).
Dunque a tal proposito è bene ricordare che tema e soggetto non sono necessariamente la stessa cosa (anche altre parti della frase possono fare da tema), quindi meglio pensare al tema come se servisse a dire “Riguardo a…” (xxxx wa… = riguardo a xxxx…). Certo, non quasi mai potrete tradurre proprio così, ma pensatelo in questa maniera. Un’ultima cosa, che non si capisce certo da queste brevi frasi: spesso il tema è sottinteso, proprio come accade spesso al soggetto in italiano (Cara, io vado al super, serve qualcosa?). Ok, chiusa la premessa (se non vi è chiaro ditemelo nei commenti), procediamo con “desu”.

43 N+です 私はイタリア人です。
watashi wa itaria-jin desu.
Io sono italiano.
私は学生です。
watashi wa gakusei desu.
Io sono uno studente.
47 N+だ (e N+だ) 私はイタリア人だ。
watashi wa itaria-jin da.
Io sono italiano.
私は学生。
watashi wa gakusei.
Io sono uno studente.

Come quasi certamente sapete il verbo essere è です (desu). Tutto qui? Ovviamente no. Come vedete le nostre frasi sono tutte del tipo TEMA+commento. Ignoriamo la parte iniziale (che è sempre “watashi wa”, cioè “io”) e guardiamo solo il resto. A seguire abbiamo un sostantivo seguito dal verbo essere (gakusei desu = sono uno studente …ricordatevi che il giapponese non ha articoli – come “il” o “un” – e non distingue quasi mai tra singolare e plurale, né tra maschile e femminile). “Desu” (punto 43) è il nostro verbo essere in “versione più cortese” (un po’ come quando date del Lei a un prof… cercate di scegliere le parole e parlare meglio del solito per essere educati, no? E’ un po’ la stessa cosa). Quindi il verbo essere espresso con “da” è scortese? No, non esageriamo… non è certo sgarbato o volgare, si trova normalmente nei romanzi, si usa nella vita quotidiana, con gli amici… Rispetto a “desu”, il nostro amico “da” (punto 47) è soprattutto una forma conclusiva e assertiva… usarla è un po’ come mettere un punto alla frase, come dire “le cose stanno così.” …difatti, anche quando ragazzi e ragazze sono in un contesto colloquiale, non formale, “da” è più tipico del linguaggio maschile, mentre le ragazze (punto 47b) preferiscono finire le loro frasi senza “da” (questa differenza per sesso sta sparendo: capita che le ragazze usino “da” e i ragazzi non lo usino). NB Per approfondire l’argomento “da” leggete il punto 19 all’inizio della lezione sugli aggettivi in -na.
Allora la frase può finire lì, senza il verbo “da”? Sì, ma in genere no… perché comunque, che il “da” ci sia o no, il giapponese parlato usa molte particelle che trasmettono sfumature particolari tipo i nostri (…vero?, …sai?, …no?). Alcune di queste particelle (ne, na, yo, wa, saa, zo) sono “neutre”, altre preferite dalle ragazze, altre dai ragazzi. Ma non preoccupatevi! Non sono molte e non dovrete preoccuparvene prima d’un bel po’ ^__^

44 N+ではありません 私はアメリカ人ではありません。
watashi wa america-jin de wa arimasen.
私はアメリカ人ではないです。
watashi wa america-jin de wa nai desu.
Io non sono americano.
48 N+ではない 私は日本人ではない。
watashi wa nihonjin de wa nai.
Io non sono giapponese.
私は学生ではない。
watashi wa gakusei de wa nai.
Io non sono uno studente.

Al punto 48 troviamo il verbo essere alla forma negativa “piana” (più colloquiale… insomma, il corrispettivo di “da”). Punto primo, l’ho trascritto come “de wa nai”, ma troverete anche “dewanai” e soprattutto “ja nai” (o “janai”). Ho preferito la forma staccata per evidenziare come vi sia “contenuta”, in pratica, la particella del tema. Come vedete si scrive は ma si legge “wa”, proprio come la particella del tema. Tuttavia è giustissimo pensare semplicemente che dewanai …o il più usato, perché meno formale*, “janai”, sia il negativo del verbo essere.
*dewa è in generale sempre più formale della sua forma contratta, “ja”; anche se l’ho messo sullo stesso piano di “da”, vale anche per “dewanai”, che è anch’esso una forma “piana”, ma vi ricordo che questa la forma piana non è “scortese”, tutto è legato al contesto in cui la usate e, se ci pensate, vi ho detto che è anche tipica di testi letterari, come romanzi, saggi, ecc… no? Comunque non affannatevi troppo sulla cosa, cercate di imparare dall’esperienza. Nel frattempo se siete con un caro amico usate “janai” (o adeguatevi al suo modo di parlare).
Se però siete con una persona “più importante” (in una scuola, sul lavoro, con una persona anziana…) sarà bene essere più cortesi, quindi guardiamo al punto 44 e vediamo ben 2(!) forme per il negativo. La prima fa “de wa arimasen” (o jaarimasen). Questa è la più formale delle due. L’altra forma altrettanto cortese, ma un po’ meno formale, sta prendendo molto piede in tempi recenti… è “de wa nai desu” (o meglio “janai desu”).
Perché compare desu?! Be’, aumenta il grado di cortesia della forma piana… posso usarlo con questo scopo perché “nai” è un verbo (il negativo di aru), o almeno lo si usa così, ma la realtà è che “aru” è un verbo irregolare e “nai” si comporta come tutti gli aggettivi in -i (usate il link per dare un’occhiata alla lezione, visto che ho trattato l’argomento al punto 4).

45 N+でした きのうは火曜日でした。
kinou wa kayoubi deshita.
Ieri era martedì.
46 N+ではありませんでした きのうは休みではありませんでした。
kinou wa yasumi de wa arimasen deshita.
Ieri non era vacanza.
49 N+だった きのうは休みだった。
kinou wa yasumi datta.
Ieri era vacanza.
50 N+ではなかった きのうは休みではなかった。
kinou wa yasumi de wa nakatta.
Ieri non era vacanza.

Se avete già studiato da soli, o magari avete già letto la lezione sugli aggettivi in -na (che si appoggiano sempre al verbo essere) allora sapete che queste sono le forme passate del verbo essere e sapete che il precedente giochetto per fare una seconda forma cortese (prendo la forma piana e aggiungo desu) non vale più… non col passato dei verbi. Nell’ordine abbiamo le forme cortesi, affermativa (punto 45) e negativa (punto 46), e quelle piane, affermativa (punto 49) e negativa (punto 50). Come vedete le forme negative usano il negativo di “aru”. Nel caso della forma cortese “arimasen” (poi reso al passato, così nel complesso abbiamo “de wa arimasen deshita”). Nel caso di quella piana, il negativo alla forma piana di aru è “nai” e mettendolo al passato abbiamo “nakatta” (dunque il verbo essere alla forma negativa piana sarà “de wa nakatta”). Ah, come sempre ricordatevi che troverete più spesso “ja” che non “de wa”.
Le forme affermative invece sembrano nascere dal nulla* e sono “deshita” (cortese) e “datta” (piana).
*In realtà hanno un origine precisa, non nascono affatto come “forme a sé” (ad esempio datta viene da “de atta”, cioè si basa ancora sul verbo aru!), ma non è niente di così importante da sapere.
Attenzione! Non è come in italiano: non ci sono passato prossimo, passato remoto, imperfetto… c’è solo una forma che definisce tutte le azioni passate… nel caso del verbo essere, questa!
Argomento avanzato – Ne riparleremo al punto 54 in un altro post, ma tenete presente che creando una frase relativa (quelle con “che” riferito a un sostantivo: Noi che abbiamo visto Genova”), dobbiamo mettere un verbo prima di un sostantivo, per esempio: Genova wo mita watashi-tachi. Normalmente l’unica limitazione sta nel fatto che non posso mettere il verbo in questa posizione (il verbo di una relativa) alla forma cortese. Se però il nostro verbo è il verbo essere sono pieno di limitazioni: non posso usare “desu”, ma nemmeno “da”… dovrò usare “no” o “na” a seconda dei casi… ma ne riparleremo. Restando alla forma passata, semplicemente nelle relative dovete evitare la forma cortese e usare “datta” o “janakatta” a seconda che la frase relativa sia affermativa o negativa.

51 N+で 私は学生で 友だちはいしゃです。
watashi wa gakusei de tomodachi wa isha desu.
Io sono uno studente e (il mio) amico è un dottore.

Quella al punto 51 è la forma coordinativa del verbo essere (non importa il grado di cortesia, da o desu… Questa è una forma che cambia solo in casi “estremi” che non incontrerete prima di molti anni!).
La congiunzione “e” che lega due frasi (p.e. vado e torno), in pratica, non esiste in giapponese, serve sempre una diversa forma del primo verbo per legare due frasi diverse come quando noi usiamo la “e”. Come vedete nel caso del verbo essere questa forma è semplicemente “de“. In pratica se volete dire “io SONO xxxxxx E lui blablabla” (o anche “io sono uno studente e ho 18 anni”), cioè se volete coordinare due frasi di cui la prima ha il verbo essere, questa prima frase non finirà con “desu”, né con “da”, userà il nostro “de” (NB è lo stesso “de” visto con gli aggettivi in -na al punto 23).

52 N+の+N これは友だちの本です。
kore wa tomodachi no hon desu.
Questo è il libro di un (mio) amico.
53 N+の そのかさは私のです。
sono kasa wa watashi no desu.
Quell’ombrello è il mio.
私のはそれです。
watashi no wa sore desu.
Il mio è quello (/quello lì).

Per finire abbiamo due usi della particella “no”. Al punto 52 è semplice complemento di specificazione… in questo caso specifica il possesso, ci dice a chi appartiene il libro. Tomodachi no hon = il libro del (mio) amico …dove ovviamente ho introdotto l’articolo e “mio” per rendere più accettabile l’espressione in italiano, ma in giapponese difatti ho solo, nell’ordine: “amicodilibro“.
Poiché ciò che specifica viene prima so che “tomodachi no” = “di amico” e che hon alla fine vuol dire “libro”, quindi avrò “libro di amico” e tradurrò “il libro del mio amico” o, più genericamente, “il libro di un amico”… posso tradurre come mi sembra meglio dal contesto! Se volete approfondire c’è una lezione tutta sulla particella の (no).

Al punto 53 abbiamo il “no pronominalizzante”… un brutto termine per dire che, in questo caso, grazie a “no” ottengo un pronome possessivo. In pratica “no” sostituisce un sostantivo che manca. Ad esempio, in italiano, invece di dire “il mio gatto”, se stiamo già parlando di gatti, dirò semplicemente “il mio graffia sempre il divano, non so più come fare!”. “Il mio” ovviamente sostituisce “il mio gatto”. Questo uso giapponese del “no” è simile… anzi, più facile! In giapponese per dire “il mio gatto” scrivo “gatto di io“, cioè “watashi no neko“. Come faccio a dire “il mio” (sottintendendo che mi riferisco al mio gatto)? Tolgo “neko” perché tanto si capisce dal contesto che parlo d’un gatto… Ad esempio:
– Di chi è questo gatto?
– Il mio!
…anche in italiano sarebbe strano sentir dire:
– Di chi è questo gatto?
– Il mio gatto!
“gatto” qui è ovviamente di troppo! Lo stesso vale per il giapponese (ecco la traduzione):
– kono neko wa dare no desu ka(?)
– watashi no desu.

NB Del no-pronominalizzante (in quel caso no-sostantivante) ho già parlato trattando degli aggettivi in -i e poi di quelli in -na… potete rivedere lì l’argomento quando vi sembrerà opportuno.
Ultimissima cosa da dire, anche per tornare al verbo essere… sono pochissime le particelle che possono “toccare” il verbo essere (desu/da). La particella “no” è una di queste, ma non troverete mai “watashi wa desu” o “watashi ga desu” per dire “sono io”… Mi raccomando quindi, fate attenzione!

NB! Un “argomento avanzato” è un argomento che appartiene a un livello del JLPT superiore al livello della lezione che state studiando (presumibilmente di poco). Se lo tratto però è perché mi sembra opportuno, non per cattiveria^^

43 N+です 私はイタリア人です。
watashi wa itaria-jin desu.
Io sono italiano.
私は学生です。
watashi wa gakusei desu.
Io sono uno studente.
44 N+ではありません 私はアメリカ人ではありません。
watashi wa america-jin de wa arimasen.
私はアメリカ人ではないです。
watashi wa america-jin de wa nai desu.
45 N+でした きのうは火曜日でした。
kinou wa kayoubi deshita.
Ieri era martedì.
46 N+ではありませんでした きのうは休みではありませんでした。
kinou wa yasumi de wa arimasen deshita.
Ieri non era vacanza.
47 N+だ (e N+だ) 私はイタリア人だ。
watashi wa itaria-jin da.
Io sono italiano.
私は学生。
watashi wa gakusei.
Io sono uno studente.
48 N+ではない 私は日本人ではない。
watashi wa nihonjin de wa nai.
Io non sono giapponese.
私は学生ではない。
watashi wa gakusei de wa nai.
Io non sono uno studente.
49 N+だった きのうは休みだった。
kinou wa yasumi datta.
Ieri era vacanza.
50 N+ではなかった きのうは休みではなかった。
kinou wa yasumi de wa nakatta.
Ieri non era vacanza.
51 N+で 私は学生で 友だちはいしゃです。
watashi wa gakusei de tomodachi wa isha desu.
Io sono uno studente e (il mio) amico è un dottore.
52 N+の+N これは友だちの本です。
kore wa tomodachi no hon desu.
Questo è il libro di un (mio) amico.
53 N+の そのかさは私のです。
sono kasa wa watashi no desu.
Quell’ombrello è il mio.
私のはそれです。
watashi no wa sore desu.
Il mio è quello (/quello lì).

48 thoughts on “JLPT livello N5 – Grammatica – Il Verbo essere e la particella の

  1. Ti ringrazio tantissimo, mi stai aiutando davvero tanto! Per studiare uso quasi e solamente il tuo sito, davvero non saprei come fare senza! Continua così!**

  2. Sono io che ti ringrazio tantissimo! E’ per commenti così che mi vien voglia di continuare… Io so bene che sul web non c’è quel che voglio offrire qui, ma la mancanza di interazione con gli “utenti”… insomma, qualcuno che dica “ehi, ci sono, ti leggo!”… be’, fa vacillare un po’ la mia determinazione… Comunque, impegni permettendo, intendo andare a vanti a lungo. Non garantisco sulla velocità, ma sul fatto che andremo lontano… ci voglio scommettere ^__^

  3. Non ti azzardare a smettere prima di due anni almeno.
    questo è il tempo che mi sono”dato” per ottenere dei risultati soddisfacenti, parlare con te del più e del meno in giapponese, aiutare un turista o fare il fico al negozio con un cliente(scoprendo magari troppo tardi che è coreano!!) almeno a questo ci devo arrivare.
    Sono sempre stato un convinto fautore del “non si smette mai d’imparare” perciò:
    がんばれ!
    ファイート!。。。。。。。うっぱつ!。。。。。。

    P.S. Spero di averlo scritto bene

  4. Ciao
    Metto un commento anche qui. Stavo iniziando a guardare le varie lezioni dedicate al livello 5.
    Una cosa, ma nell’esempio 47 e cioè:

    私はアメリカ人だ。
    watashi wa itaria-jin da.
    Io sono italiano

    la traduzione non sarebbe “io sono americano”? Per lo meno in katakana “アメリカ人” io lo leggo così…. ^_^;

  5. Hai ragione… ho modificato gli esempi di un altro sito, ma partendo da un copiaincolla, mi sono scappati di sicuro simili errori di distrazione.

    Piccolo appunto personale… se “watashi…da” ti suonasse strano (per tanti studenti lo è, peché pensano che “watashi”, cortese, richieda “desu”, cortese), considera che invece non è sbagliato… Un uomo d’una certa età o importanza che parla a lavoro (i.e. non in famiglia) con un parigrado o inferiore usa “watashi” e la forma piana dei verbi.
    Fra un po’ dedicherò sicuramente un post a simili “miti da sfatare”.

    1. Non è che mi stupisce piu di tanto. Sono stato diverse volte in Giappone e ho amici giapponesi o oramai ho notato che tutte le belle regoline grammaticali che studiamo alla fine servono a poco dato che loro, come noi del resto, parlano in modo mlto “spicciolo” e le particelle mettono giusto quelle che servono, per non parlare dei dialetti. L’unico dubbio che mi è venuto verte sul fatto se sia necessario o meno studiarsi anche questa forma, chiamiamola “colloquiale”, per affrontare il JLPT 5. Ci sono test in cui viene usata questa forma al livello 5? Ovviamente non metto in dubbio il fatto che, comunque, studiare anche il giapponese “parlato” non fa affatto male, anzi, la mia è piu una domanda da “teorico” ^_^

  6. Non la definirei una forma… nel senso che è assai banale e non ha nulla di particolare. Semplicemente gli studenti tendono ad associare i pronomi alla forma cortese o piana, invece capita di sentire “watashi …da”, così come si sente “ore… desu”. Dipende dall’opportuno contesto, perché a seconda del contesto “watashi desu” può essere inadatta come può esserlo “ore …desu”.
    Quindi non è che sia una forma da “studiare” o no per il jlpt… perché non esiste alcuna forma “privilegiata”, rispetto ad altre “alternative”. Certo, devi sapere “da” e devi sapere “watashi”, per cui tanto vale tenere presente che, anche se molti testi fanno credere il contrario, si possono usare anche insieme.

    Credo poi che nell’N5 tu non debba scrivere proprio nulla di tuo, quindi non hai certo di che preoccuparti: più che altro avrai da mettere crocette e, non scrivendo frasi, non dovrai preoccuparti di nulla del genere (che pronome scelgo in questo contesto? Che forma verbale uso? Cose del genere, non scrivendo di tua mano, non serviranno, ma imho è bene pensarci)…
    S
    emplicemente tieni presente che “il contesto è tutto” e potrai trovare questo modo d’esprimersi nel parlato, come anche in un libro, posto che ci si trovi nell’opportuno contesto (uomo adulto, in un contesto generalmente non informale né colloquiale*, che parla con un parigrado o inferiore).
    *non è che non esistano uomini che usano “watashi” pure in famiglia… come c’è chi usa “ore” con un senpai a lavoro.

  7. Non so se sia prematuro chiederlo, magari è un argomento avanzato che verrà affrontato dopo a tempo debito quando ci saranno articoli su verbi diversi dal semplice verbo essere però, ho questo dubbio circa la forma De come congiunzione “e” e quindi chiedo.
    Se serve sempre una diversa forma del primo verbo per legare due frasi diverse e nel caso del verbo essere si usa la sua forma in “de”, questo significa che se il verbo era un altro allora la forma era differente?

    Cioè se si tratta di due frasi dove il verbo non è essere ma un altro, che so, mangiare bere leggere o altro, come si coniugano visto che la congiunzione “e” che lega due frasi non esiste? O.o

  8. E’ la forma in -te a svolgere quel ruolo… ne parlerò entro qualche settimana, ma puoi trovare su mangadreamworld una lezione interessante a proposito, anche se non completa.
    Es. tabete gakkou he ikinasai = mangia e va’ a scuola!
    E indovina… “de” è (si dice che sia) proprio la forma in -te del verbo essere.
    In realtà non è così, è la “ren’youkei” di “da”, mentre la forma in -te di desu è “deshite” e quella di “da” è “datte” (solo uno dei possibili datte esistenti)… ad ogni modo si usa come equivalente della forma in -te quando ho il verbo essere o gli aggettivi in -na (es. ironico: Yamato Nadeshiko wa shizuka de otonashii josei)

    1. Ah già la forma in -te!
      Comunque non immaginavo che “de” potesse, o almeno pare che lo considerino, la forma in -te del verbo. Io pensavo che fosse datte o deshite, non perchè lo sapessi ma lo avevo intuito dal fatto che negli anime diverse volte l’ho sentito e non sapendo bene che tipo di forma era, ho pensato sempre fosse la forma in -te di desu. Soprattutto Datte.

      Grazie per avermi tolto quel dubbio! 😀

  9. datte come “-te kei” (forma in -te) di “da” non si sente praticamente mai.
    Il “datte” che senti di frequente negli anime è un’altra cosa… anzi, più d’una. Ti consiglio di cercare sul dizionario per vedere quanti più esempi possibili.
    Es.:
    – zenbu tabechatta janai!?
    – datte~ onaka (ga) suita datta-n-da mon!
    Qui equivale a un “Eh, sì, ma…” o, a volte, a “Sì, ma uffa…”
    Oppure
    – sore wa, hontou?!
    – datte saa, saki ni dekaketa-n-deshou? Aitsu janakya dare ga hannin da to iu no?
    Qui è più un “Eh, sì, ma sai…” o “Be’, ma sì, dai…(lo sai che…)”

    L’idea è che sia contrazione di espressioni tipo “da to/da to itte/da to itte mo”. Viceversa la forma in te di “da” è data dalla contrazione di “de atte”… Come sempre, insomma, per le forme derivata di “da” l’origine è il verbo “de aru” o “dearu” che dir si voglia (ad esempio “darou” deriva da “de arou”, mentre “datta” viene da “de atta”, ecc.)

  10. Proprio un bell’articolo!
    Ho fatto un anno di lezioni di giapponese qui dove vivo, con un insegnante giapponese, ma non ci ha mai insegnato i kanji! ripassare il lavoro fatto con lui, grazie ai tuoi esempi e all’integrazione con i kanji, sta diventando proprio stimolante e utile! Ho un progetto: vorrei superare JLPT N5 l’anno prossimo… credo userò le tue spiegazioni e il tuo bellissimo lavoro.
    Spero di poterti consultare quando avrò dei dubbi e delle incomprensioni (sopratutto sui kanji, ahimè)!
    Grazie ancora…

    1. Puoi sempre chiedere nei commenti al post di cui non hai capito qualcosa… o se si tratta di domande in generale, sempre sulla lingua giapponese, c’è la sezione Domande che è fatta apposta (ce n’è anche una di Domande sulla cultura giapponese^^).
      Per qualunque altra cosa o dubbio, puoi sempre commentare nella sezione CHAT dove si può parlare di un po’ di tutto… il resto.

  11. Scusa la domanda stupidissima ma mi è venuto un dubbio leggendo gli esempi T^T come per 私はイタリア人だ。il “da” vale anche, volendo, per 私は学生だ。? è corretto ugualmente?

    1. L’uso di da con watashi, tieni presente, non è molto frequente…. sui libri perlomeno.
      Potrebbe usarlo una ragazza con le amiche (ma tenderà a sottintendere “da” dove possibile).
      Potrebbe usarlo anche un uomo, specie se di una certa età e abbastanza in alto nella gerarchia, sul posto di lavoro con un suo subordinato… o anche a casa, con la moglie.

      Chiusa questa parentesi… forse un po’ inutile, ma cerco sempre di contestualizzare certe cose, aiutare a capire l’uso dei pronomi ecc. …solo che non posso farlo in ogni post e…
      Va be’, lasciamo perdere e veniamo a noi!
      私はイタリア人だ。il “da” vale anche, volendo, per 私は学生だ。?
      Certamente. gakusei è un sostantivo e nonostante traduciamo itariajin come “italiano” in realtà è un sostantivo (come dicessi “persona italiana”)!
      Quindi nella frase 私はXXXだ。al posto delle XXX puoi mettere sia itariajin sia gakusei sia qualsiasi altro sostantivo tu voglia essere.
      Volendo parafrasare il titolo originale del romanzo di Natsume Souseki, Io sono un gatto, potremmo scrivere 私は猫だ watashi wa neko da (in effetti il titolo originale è wagahai wa neko dearu …ma il significato è lo stesso, se escludiamo alcune sfumature)

  12. Mi sono iscritta da poco e le lezioni del JLPT le ho trovate solo oggi (prima avevo solo dato un’occhiata a quelle normali, ma già sapevo più o meno tutto). Ho appena iniziato, sto studiando per mio conto e aver trovato questa sezione mi ha fatto fare i salti di gioia davvero! Non sono riuscita a trovare un altro sito simile a questo! Kazeatari, ti santificherei seduta stante. ありがとうございます!

    1. watashi no WA sore desu.
      Letteralmente è “Per quanto riguarda il mio, è quello lì”. Frase inusuale e insensata fuori contesto, ma grammaticalmente corretta.
      watashi no = il mio
      wa = particella del tema
      sore = quello
      desu = è (verbo essere)

      In pratica se prendo un pronome personale come watashi e gli aggiungo “no” posso avere due situazioni:
      watashi no neko wa sore desu = il mio gatto è quello lì
      watashi no wa sore desu = il mio è quello lì
      Esattamente come in italiana, anche in giapponese posso sottintendere “gatto” (in questo esempio) se è già chiaro dal contesto che sto parlando di un gatto (o di qualunque altra cosa io stia parlando e non voglio ripetere per forza).

  13. Grazie per il tuo lavoro e per averlo lasciato disponibile a tutti FREE!!! Avevo comperato il corso dell’Assimil, (al tempo era appena uscito!) ma non sono mai riuscito ad andare oltre la 40 lezione. L’unica cosa che mi e’ rimasta di quel corso é l’aver imparato a leggere hiragana e katakana e solo 150 kanji del 3 volume (che ne contiene peró 926). troppi concetti tralasciati che mi impedivano di continuare e risolvere gli esercizi. bisognava in pratica imparare a memoria, senza ragionare e porsi domande! cosa che io non sono mai riuscito a fare neanche a scuola. Anche io, così come hanno fatto altri, da quando ho scoperto il tuo sito uso solo questo per studiare! 😀 . Mi hai chiarito tanti dubbi e poi finalmente uno che spiega i vari modi di parlare, come e quando usarli. Complimenti ed ancora GRAZIE!

    1. Mi fa molto piacere che tu dica così perché temo sempre di essere troppo dispersivo, mentre vedo che c’è chi come me vuole risposte alle tante domande che naturlamente sorgono studiando.
      C’è una cosa che ho sempre notato (e odiato) sul 99% dei libri di testo… Prendono un argomento e fanno 3-4-5 esempi… del tutto equivalenti.
      Non gli viene in mente di fare degli esempi per far capire cosa succede se il verbo è al negativo, ad esempio, se il verbo è di diverso tipo, e così via… Così uno si tiene mille dubbi che non sa a chi chiedere -__-” Ecco perchè è nato questo sito… be’, almeno è uno dei motivi^^

  14. Ti devo ringraziare per il corso. E seppure sei “dispersivo”, questo è un pregio, perché fai venire curiosità e voglia di approfondire. E approfondendo ho visto che il numerale “moto” susa per i fili d’erba, i rami e i falchi?!? Comunque sei forte.

    1. Aru fa da ausiliare della forma in -te del verbo essere e quando aru o iru fanno da ausiliari non conta il soggetto animato o inanimato (es. omae ni nanimo wakatte inai …nb, nanimo è soggetto, come ho spiegato nel post su l’uso di wakaru).
      Notare però che dewanai viene nel complesso considerato forma del verbo essere per cui la domanda in quest’ottica non ha senso (“de-wa-nai” è una cosa unica e “nai” non è ausiliare)… ma se consideriamo che si incontra “dearu” – e quindi “de nai” senza “wa” – è chiara la reale natura del termine (nella grammatica scolastica “dearu” si considera come un diverso verbo essere: esistono “da”, “desu” e “dearu”, ma la mia idea resta la stessa “chi volete prendere in giro, è ovvio che “de wa nai”, “de nai” e “de aru” hanno un’origine comune).

      1. Vorrei riassumere in giapponese tutto quello che hai detto e finire con un bel “desu ne?”, ma al momento non ne sono assolutamente capace, quindi non mi resta che dirti semplicemente GRAZIE.

  15. Ahh, questo sito è meraviglioso, meraviglioso!

    il watashi no wa sore desu mi ha destabilizzata mentalmente, probabilmente perchè facendo la traduzione letterale sarebbe qualcosa come: io mio (wa) quello è..
    Devo ancora abituarmi a questo cambiamento, lo trovo così.. interessante °-°

    Ah, ti ringrazio infinitamente per le tue lezioni, e per i kanji che ho trovato in questo sito (dato che vagabondavo in siti e siti trovando materiale ..a metà (?))

    , とてもありがとう!

    1. Certo, forse l’hai già capito, ma per chiarezza… “watashi wa” corrisponde ad “io”, ma “watashi no wa” corrisponde a “IL mio”. Quel watashi no è quello di watashi no blablabla, cioè “il blablabla di me” e quindi “IL MIO blablabla”. Come in italiano posso omettere il sostantivo e usare “il mio come pronome”, quindi “watashi no xxxxx wa” si può sostituire con “watashi no wa”.

  16. Io te lo scriverei sotto ogni post che leggo: per quanto riguarda me, sei chiarissimo e mi fai capire tutto subito! Non so se sono io che apprendo facilmente, ma sicuramente sei anche te bravo a spiegare! Tantiiiiiissimi complimenti, e grazie di cuore per il tuo lavoro!

  17. Un piccolo “fuori tema”: é comunemente tradotto con <l’attacco dei giganti> , ma é davvero corretto?
    Se così fosse dovrei avere in teoria…
    A meno che non ci siano usi particolari di の che non conosco, l’unica cosa logica che mi viene da pensare é che il の in questo caso abbia il semplice valore di attribuire una caratteristica ad una parola: in questo caso mi troverei in una situazione del tipo , e, solo alla fine, come deduzione logica, .
    Tutto questo discorso può avere un senso?

    1. So che tutto il commento sembra una presa per il naso ma non era mia intenzione: i simboli tra cui ho inserito determinate frasi non solo non sono stati postati ma non lo sono state neppure le frasi tra essi comprese, gomen XDXDXD
      Adesso sistemo

    2. Allora, non puoi mettere niente tra i simboli di maggiore e minore o scompare il testo perché viene considerato HTML scritto male.
      Per il resto immagino cosa volevi dire…
      Il sottotitolo inglese è già sbagliato: attack on titan è sbagliato (attacco AI giganti).
      Shingeki no kyojin poi non è l’attacco dei giganti, ma “giganti all’attacco”… Poiché shingeki con il “no” caratterizza ciò che segue (e non deve per forza essere tradotto con “di”)

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