Miti – Itadakimasu vuol dire “Buon appetito”?

itadakimasu1

いただきます itadakimasu è tradotto in ogni anime o drama che abbiate visto con l’espressione “Buon appetito”. Ovviamente questo fatto ha un suo perché: semplicemente, nella stessa situazione noi diremmo proprio “Buon appetito”.

Tuttavia questa traduzione non è letterale né accurata da un punto di vista culturale, anzi, c’è davvero molto che va perso nella traduzione e per questo spesso degli utenti notano delle “stonature” nell’uso di questa parola, quando compare in contesti meno consueti.

L’origine di itadakimasu

Itadakimasu è in effetti un modo umile di dire “(io) ricevo (qualcosa)”, quindi nel tipico contesto in cui lo vediamo usare, prima di mangiare, va a significare qualcosa tipo “ricevo (con gratitudine) questo cibo”.

La prima differenza che va sottolineata, quindi è che “Buon appetito” è una sorta di augurio alla/e persona/e che mangia/no insieme a noi, mentre “itadakimasu” può essere detto anche se si è da soli (come ci ricorda questo grafico).

itadakimasu5Dite “itadakimasu” quando mangiate da soli? ”
Sempre” dichiara il 36,6% degli intervistati (“a volte”, il 24,1%)

Un tempo era un’espressione di ringraziamento itadakimasu2agli dei per il cibo ricevuto, agli animali e alle verdure di cui ricevevamo la vita, a chi aveva catturato o allevato l’animale, a chi aveva preparato il pasto… O meglio, ancor più che un ringraziamento, possiamo dire che fosse una sorta di professione di umiltà di fronte a chi aveva fatto tanto per noi.

Tutto ciò si riflette in questo termine e appare ovvio se guardiamo alla sua etimologia. Itadakimasu è infatti sì, un verbo che significa “ricevere”, ma è scritto con il kanji 頂 (con il kanji scrivo infatti 頂きます). Questo kanji è composto da due parti, chou, che si trova nel kanji solo per attribuire il giusto suono al kanji, per ricordarne la pronuncia, diciamo. L’altra parte viene da 頁 cui ora attribuiamo un altro significato, ma in origine significava solo “testa”, e dunque capo, cima, parte alta… Non a caso 頂き itadaki significa “apice” o “cima”.

Dunque dicendo che “ricevo qualcosa” con il verbo itadakimasu, trasmetto anche l’idea che questo qualcosa viene dall’alto, cioè da qualcuno più importante di me.

Oggigiorno ovviamente l’espressioneitafakimasu-vuol-dire-buon-appetito-o-no itadakimasu, detta prima di un pasto, è poco più di una semplice frase fatta, è un grazie a chi ha preparato il cibo per noi; anche un giapponese però potrebbe risponderci che non ha mai riflettuto sull’origine di “itadakimasu” (mi riferisco al perché abbia il kanji di “apice”, “cima”).

Ad ogni modo, per la sua natura di “ringraziamento” è bene usarlo sempre, prima di un pasto, perché non è un semplice “augurio” come il nostro “Buon appetito” …e quindi non va usato allo stesso modo (per augurare agli altri un buon appetito), va usato per ringraziare chi si è dato da fare per noi, per prepararlo …o, nel caso di chi lo usa anche se pranza da solo, per ringraziare tutti quelli che hanno faticato perché il cibo fosse disponibile per noi, perlomeno, ma anche l’animale, le verdure, ciò che in un certo senso ha dato la vita perché noi potessimo vivere.

Guardate l’immagine qui a fianco e ditemi che l’espressione non vuol trasmettere “gratitudine”…

Può sembrare quasi forzato, ma se ci ricordiamo che il Giappone ha delle radici animiste, secondo le quali in giapponesi vedevano una divinità in ogni aspetto ed elemento della Natura, il discorso cambia.

itadakimasu3Inutile dire che tanto senso di gratitudine va ormai perdendosi. Anzi, c’è chi non dice itadakimasu al ristorante, ritenendo che “siccome pago, non ho di che essere riconoscente” (e qui si capisce che l’idea della riconoscenza, ad esempio, nei confronti dell’animale che ha dato la vita, dell’allevatore o del cacciatore, e così via, è ormai qualcosa che appartiene al passato).

I “nostalgici” ovviamente ci sono. Nell’immagine qui a fianco per esempio si parla di “itadakimasu” no kokoro, cioè lo spirito dell’ “itadakimasu” (ma “kokoro” trasmette anche l’idea di “cuore” e, per estensione, “sentimento”, oltre a quella di “animo”, “spirito”).

Ma i “nostalgici” per una volta potrebbero aver ragione. D’altronde secondo lo stesso ragionamento (nichilista?) la stessa persona che evita di usare itadakimasu dovrebbe anche evitare di dire gochisousama deshita , che suona come il nostro “Era tutto buonissimo”, ma in origine ringraziava chi si era dato da fare per noi, perché si era “affaticato” per prepararci il pasto. Tuttavia gochisousama – forse perché un minimo di cortesia non guasta, forse perché la gente ne ha scordato l’origine (ma comunque, per fortuna) – resiste meglio del nostro itadakimasu.

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Dalla parte di chi si dà da fare per gli altri

Poniamoci ora invece dalla parte di chi serve un pasto in tavola. Servendo qualcosa in tavola (a casa nostra o al ristorante) potremmo voler dire “Buon appetito”, augurare qualcosa per comunicare l’idea che “ok, potete/possiamo cominciare”. Cosa possiamo dire ai nostri ospiti?

Se proprio vogliamo dire qualcosa, considerando anche l’eventualità di servire un pasto ma di non mangiarlo anche noi, possiamo dire per esempio どうぞ、召し上がって下さい, in kana douzo meshiagatte kudasai, cioè “prego, mangiate pure”. In ogni altro caso può bastare un “douzo, douzo” (prego, prego), servendo la pietanza. Più informalmente capita di sentire たくさん/どんどん食べてください。 takusan/dondon tabete kudasai (mangiate un sacco), che, potete immaginare, va usato quando c’è la giusta atmosfera (p.e. un ragazzo invita degli amici e la mamma cucina?).

In alternativa, specie se lavoriamo nel settore della ristorazione, potremo dire ごゆっくりどうぞ go-yukkuri douzo, cioè “prego, fate con comodo” (nel senso di “prego mangiate con comodo”).

Dunque, se tra i miei cari lettori c’è qualcuno che lavora nel settore della ristorazione… per favore non fate come quel gelataio vicino piazza Navona che a due ragazze giapponesi ha detto “Anata, kawaii! Itadakimasu!”, intendendo “che bella che sei” e “buon appetito”. Non funziona così. Come vedremo nel prossimo paragrafo “itadakimasu” vuol dire “ricevere” e, a volte, per estensione, “prendersi qualcosa” (sebbene sia un verbo umile).

Inoltre va detto che “itadakimasu” si collega comunque all’idea di mangiare e, piccola nota culturale, l’idea del “mangiare una ragazza” (di solito con “taberu”), ha una connotazione sessuale. Insomma, è un po’ come se la persona in questione avesse detto alla turista “Che carina che sei, ora mi ti pappo io!”.

Con queste premesse, è ovvio che poi ci ritroviamo con la fama di inguaribili donnaioli!

Quando itadakimasu non c’entra nulla con il cibo

Non sempre, come accennato, itadakimasu ha a che fare con i pasti! In fondo itadakimasu significa “ricevere”, detto in un modo umile, appartenente al linguaggio cortese (questo è detto genericamente 敬語 keigo e nel nostro caso specifico, umile, 謙譲語 kenjougo).

Dunque quando ricevo qualcosa o chiedo se posso ricevere qualcosa entro questo registro particolarmente cortese (e umile nei confronti del mio interlocutore), userò proprio il verbo itadaku (forma piana) o itadakimasu (forma cortese); spesso lo userò alla forma potenziale nelle domande: itadakemasu ka? cioè Posso ricevere…? (un po’ come noi diciamo Posso chiederLe di… ecc.).

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In particolare esiste la costruzione ~ていただけますか -te itadakemasu ka, che sostituisce la forma non umile -te moraemasu ka (“posso ricevere…?”). Ancor più frequente, poi, la forma al negativo, che funziona proprio come il nostro “non potrei ricevere…?”.

Ciò che ricevo è l’azione di un’altra persona, scritta alla forma in -te (ecco perché prima del verbo itadakimasu ho scritto quel “-te”).

Dunque per esempio se uso il verbo 教える oshieru, “spiegare”, posso scrivere una frase come 教えていただけませんか oshiete itadakemasen ka, che letteralmente sarà “Non potrei ricevere il fatto che lei me lo spiega?” (Ovvero, “potrebbe spiegarmelo?”).

O posso andare perfino più sul complicato…

手伝わせていただけませんか tetsudawasete itadakemasen ka ovvero “Non potrei ricevere il suo lasciarmi aiutar(La)?” …modo molto contorto di dire “Posso aiutarLa?”.

Ovviamente l’espressione può non essere posta come domanda negativa. Se ci fosse un semplice presente/futuro o una forma volitiva (p.e. in -mashou) potremo tradurla con “Mi prendo la libertà di…” (anche se con -asete itadakimasu letteralmente sto dicendo “ricevo il suo lasciarmi fare…”). Ad esempio 実家に帰らせていただきます jikka ni kaerasete itadakimasu significa “Mi prendo la libertà di tornarmene a casa dei miei” …povero marito abbandonato!

itadakimasu6

A volte, per quanto umilmente, più che ricevere… prendo!

Come nel caso della ragazza giapponese in gelateria, che il gelataio voleva prendersi più che ricevere, itadaku può avere anche questo significato (come detto sopra, al futuro o in forma volitiva). L’idea del ricevere è solo un modo di rendere più cortese il proprio modo di esprimersi. Ad esempio in qualche anime potreste aver sentito un/a tizio/a dall’aria raffinata (o snob) dire:

欲しくなければ、私が頂きます。
hoshikunakereba, watakushi ga itadakimasu.
Se non lo vuole, lo prendo io.

La traduzione può essere solo resa con “prendere”, ma in effetti il verbo usato è proprio “ricevere”. Alla luce di questo fatto, capite sicuramente cosa ha finito per dire quel gelataio alla ragazza giapponese e perché lei ha riso…

A tal proposito, altra breve nota culturale.

Ho visto in giro per l’Italia, in città turistiche, vari italiani fraintendere le reazioni di persone giapponesi e cinesi… Ragazzi, le risatine che fanno le giapponesi di fronte al vostro atteggiamento troppo estroverso, non significano che vi trovano divertenti e simpatici, solo che sono imbarazzate di fronte a qualcosa di inaspettato …o che sono divertite e imbarazzate di fronte al fatto che “sì, gli italiani sono tutti donnaioli” (non che lo ammetterebbero mai, preferiscono dire che siamo “gentili con le donne”, ma non prendetelo nemmeno per un attimo per un complimento).

Ok, detto tutto ciò, quando prima del prossimo pranzo al ristorante giapponese vorrete dire “itadakimasu”, lo farete con molta più consapevolezza, sì? (Quindi, assolutamente, non ditelo alle turiste e se siete un Giappone attenti a non dichiarare di voler rapire la cameriera!)

9 pensieri su “Miti – Itadakimasu vuol dire “Buon appetito”?

  1. Sottoscrivo la risposta di Lino, è veramente interessante, aiuta nella vita di tutti i giorni, soprattutto per capire le stupidaggini che diciamo consciamente o incosciamente davanti agli altri.

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  2. Ho scoperto questo sito per caso cercando degli approfondimenti per lo studio del giapponese, ma devo dire che è qualcosa di spettacolare, utilissimo e ben curato, lo consulterò spesso…
    grazie per il tuo lavoro

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  3. Scusa Kaze ma perché mi chiudi l’articolo con “non ditelo alla cameriera”?

    Sarà il mio solito ragionamento contorto ma mi cozza un po’ con l’idea precedente di “ringraziare chi e/o cosa si prodiga per farti mangiare”, anche la cameriera alla fine si rompe di portarmelo a tavola no? 🙂

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    • Mi riferisco a quel che ho scritto a proposito dell’italiano che parlando alla giapponese dice “anata kawaii itadakimasu!”
      Hai ragione però era fraintendibile.
      Ps Comunque in effetti non l’ho mai sentito dire rispetto a chi ti porta il piatto perché va detto forse anche prima di iniziare a mangiare e quando te lo portano invece ringrazi … è un momento diverso. A dire il vero anche ringraziare non è diffuso ma lasciamo stare

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      • Ah ecco, sì onestamente sì, perché già prima si capisce quando sia stato genio il tipo! 😀

        Comunque a conti fatti, ringrazi la cameriera e, volendo, いただきます anche se sei da solo.
        Il che fa capire ancora di più che non sia un semplice “buon appetito” perché vedessi qualcuno dirsi buon appetito da solo… LOL (^_^)

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