FAQ – Posso evitare di studiare xxxxxx ?

studying

Tra le domande che ricevo più spesso, quella del titolo è tra le più gettonate. Per la precisione, di solito si tratta di una di queste tre formulazioni…

  1. Posso evitare di studiare il katakana o l’hiragana?
  2. Posso evitare di studiare i kanji?
  3. Posso evitare di studiare le pronunce ON o le pronunce kun?
  4. Posso evitare di studiare i kanji se studio i vocaboli in cui i kanji compaiono?

Risposte esatte: (1) No (2) No (3) No (4) No

Oggi cercherò di dare una risposta a tutte queste domande… o meglio, le risposte le ho già date, per cui proverò a spiegarvi perché non si può evitare di studiare nessuna delle cose citate.

Prima di procedere però lasciatemi mettere in chiaro una cosa. Potrei dirvi di sì, potrei dirvi che potete evitare questo, quello e quell’altro… e, con la giusta dose di ironia e articoli motivazionali, questo sito diventerebbe popolarissimo tra tutti quelli che si avvicinano alla lingua giapponese…

…popolarissimo, sì, ma inutile quanto un blog di Khatzumoto, perché si tratterebbe di spudorate menzogne, che non farebbero altro che ritardare il vostro apprendimento e sprecare il mio e il vostro tempo… Ah, prima che qualcuno salti a conclusioni, chiarisco subito che “no, non sono un talebano dei metodi classici”, della vuota, infinita trascrizione di kanji, dei dialoghetti a inizio unità e delle frasi tipo “io ho due penne” ecc.

Non mi sono lanciato in una crociata per torturavi con lo studio del giapponese: vi assicuro che se volete seguire i metodi pubblicizzati con frasi tipo “senza mai aprire un libro” o “impara il giapponese in una settimana” o “non studiare, divertiti”, io non ne avrò alcun danno… ma voi sì.

Innanzitutto vorrei richiamare la vostra attenzione agli articoli 9 passi per trovare il tempo e Come studiare giapponese. In entrambi si sottolinea l’importanza dei vostri obiettivi. Dunque potreste tagliar corto su queste domande semplicemente chiedendovi se il vostro obiettivo è imparare il giapponese o piuttosto evitare di studiare il giapponese

Ma non voglio apparirvi troppo duro. E d’altronde non è che io cerchi di usare con voi il metodo del bastone e della carota …che tra l’altro non ho mai capito perché io odio le carote.

No, si tratta piuttosto di enunciarvi i fatti, così come sono. Di chiarire che sì, certi pomeriggi studiare è proprio dura, ma che il giapponese ha il suo fascino e che se scoprite quel fascino poi… be’, a volte sarà dura ugualmente, ma su tutto vi troverete a percepire il fatto che ne vale la pena, che scoprire una cosa nuova o capirne finalmente una vecchia può dare un’enorme soddisfazione.

…e nei momenti duri? Nei momenti duri provate a ricordarvi perché studiate giapponese. Ognuno ha il suo motivo e i suoi obiettivi, dopodiché dipende tutto da how bad you want it (da quanto fortemente lo volete!).

Ma mi sono dilungato fin troppo, vediamo la risposta alle domande del post di oggi…

1. Posso evitare di studiare il katakana o l’hiragana?

No! L’hiragana non si può evitare perché capita in qualunque testo giapponese. Chiedere se potete evitare l’hiragana non è logico e significa che avete bisogno di leggere l’Introduzione alla scrittura giapponese che ho scritto qui sul sito.

Il katakana non è frequente e utile quanto l’hiragana, ma lo incontrerete subito, fin dai vostri primi passi con questa lingua. Non solo, se considerate che il suo uso principale è la trascrizione di parole straniere e pensate a quante parole qualunque lingua sta importando dall’inglese ultimamente, nell’epoca di internet, capirete che può rivelarsi molto importante. Se a questo poi aggiungiamo gli altri usi del katakana (vd. introduzione alla scrittura giapponese), dovreste capire subito che vi può capitare di “incappare” nel katakana davvero in qualunque momento!

2. Posso evitare di studiare i kanji (i.e. la scrittura giapponese)?

Dipende dai vostri obiettivi. C’è chi lo fa, io però non lo consiglio. Non saper scrivere è la definizione più precisa di analfabetismo. Se questo non vi tocca, potete pensare a questa via, ma lasciatemi dire perlomeno che vi perdete una fetta del fascino del giapponese, non indifferente.

Lo so, mi rendo conto benissimo che i kanji fanno paura, che sono un po’ “la bestia che grida Studia! dal centro del mondo” (ogni riferimento al titolo dell’ultimo episodio di Evangelion è puramente voluto). Mi rendo conto, ma quella è solo la percezione iniziale, fidatevi.

I kanji sono ciò per cui maggiormente vale ciò che dicevo nell’articolo 9 passi per trovare il tempo, ovvero che basta veramente poco tempo al giorno, un quarto d’ora, per ottenere risultati di cui sarete i primi a stupirvi… Dovete solo trasformare quei 15 minuti in abitudine.

Perché i kanji non sono difficili. Possono costituire un lavoro lungo, noioso a volte (molto interessante in altri casi), ma assolutamente non difficile in sè, posto che vi applichiate ogni giorno nello studio.

3. Posso evitare di studiare le pronunce ON o le pronunce kun?

No, sono essenziali tutti e due i tipi di pronunce (se non sapete cosa siano leggete il post Le pronunce dei kanji sono on’yomi e kun’yomi). In una lingua ciò che non serve cade in disuso, se ci sono due tipi di pronunce è perché si usano.

E’ vero che nel linguaggio parlato c’è una sproporzione a favore delle pronunce kun (mediamente sono l’80% delle letture dei kanji presenti nel discorso, secondo uno studio), ma ciò non significa che potete ignorare il 20% delle restanti parole, vi pare?

Le pronunce ON derivano dalla pronuncia delle parole così come un tempo erano lette in cinese. Per questo motivo sono più tipiche del linguaggio colto, ricercato, ragione per cui nei testi scritti, i romanzi, ad esempio, ma in particolari i saggi e le tesi accademiche, le pronunce ON salgono in numero fino a costituire il 50% delle pronunce con cui sono letti i vocaboli del tipo di testo in questione (parliamo ancora di media, ovviamente).

Allora, se non leggo tesi accademiche, posso ignorarle?! Di nuovo no, mi spiace. Quel 20% del linguaggio parlato sarà probabilmente molto importante. Pensateci. Perché le pronunce ON sono tipiche del linguaggio colto, ma nonostante ciò costituiscono un 20% del linguaggio parlato? Alcune parole con pronuncia ON sono evidentemente diventate fondamentali, senza di esse non potreste mai capire il significato di un testo… e a tal proposito la parola significato si dice con pronuncia d’origine cinese: 意味 imi.

4. Posso evitare di studiare i kanji se studio i vocaboli in cui i kanji compaiono?

Ancora una volta, decisamente no. Potete, ma non ve lo consiglio. Tanto per cominciare diciamo che finireste per prendere la strada più lunga. Per il JLPT in tutto servono 2200 kanji e 18 mila parole. Se studiate i kanji potete evitare di studiare molte di queste parole (lo so per esperienza personale), perché incontrandole spesso le dedurrete al volo grazie al kanji; inoltre riuscirete a indovinarne, molto spesso, anche la pronuncia (un esercizio che è parte del test).

Vi cito un esempio visto di recente nell’articolo La formazione dei composti (i jukugo): quando ho incontrato per la prima volta la parola 移民 imin, non ho avuto bisogno di cercarne la pronuncia né il significato, perché le due cose mi erano chiare dai kanji.

Se avessi deciso di studiare solo i vocaboli, invece, mi sarei trovato a sapere solo le parole già viste, ignorando il significato reale dei singoli kanji, e mi sarei perso a chiedermi in che parole avevo visto quei kanji e con che pronuncia, per provare a ricostruirne il suono.

Invece sapevo benissimo che il primo aveva lettura “i” e il secondo “min”, che il secondo significa “popolo” e il primo richiama lo spostarsi, ma, vista anche l’assonanza con copiare (utsu.su è l’altra pronuncia di 移, ma anche di 写 copiare e 映 proiettare), così ho subito pensato a qualcosa tipo “popolo trapiantato (i.e. in un’altra terra)”, immaginando un riferimento, anche dal contesto, alla parola “espatriato/i” (cioè “qualcuno che si sposta e copia, riproduce altrove il suo stile di vita”, diciamo).

Ok, esempi del genere non vi diranno molto, ma mettiamola così… Imparare i vocaboli senza imparare i kanji è come imparare intere frasi senza conoscere il senso dei singoli vocaboli. Potete farlo, ma siete sicuri di volerlo davvero? Potete immaginare che può essere controproducente, no?

Ciò non vuol dire che lo studio dei kanji debba essere separato dai vocaboli o che, diononvoglia, potete evitare completamente di studiare i vocaboli. Anzi! Quello che è forse il migliore approccio nello studio dei kanji, richiede lo studio dei vocaboli! Nello studiare un kanji cercate di memorizzare anche un vocabolo (il più semplice possibile!) per ogni singola pronuncia.

A volte ciò è reso difficile da orrende scelte di vocaboli… per esempio se state studiando il kanji di “uno”, 一, e il vostro libro vi suggerisce la parola 一般的 ippanteki, buttate tutto e mandate a quel paese l’autore (mentalmente, eh! Non voglio querele da decine e decine di autori). Non è possibile che si chieda a chi è al suo primo o secondo kanji di ricordare una parola con un kanji così complesso e certa gente dovrebbe vergognarsi secondo me. Non rinunciate, comunque, se potete, a studiare qualche vocabolo che vi permetta di ricordare le pronunce… ma al tempo stesso non fatene un dramma, ovvero non fatevi frenare nel vostro studio dei kanji dallo studio dei vocaboli.

Per certi versi è assolutamente necessario studiare dei vocaboli per “contestualizzare” il significato di un kanji (capire le sfumature di senso che quel kanji ha, in che situazioni si usa…), ma una volta colto il senso nel suo complesso, l’obiettivo principale è raggiunto: come dire “non fatevi fermare nel vostro studio dal fatto che non ricordate la corretta scrittura del secondo kanji di ippanteki (般), lo imparerete poi!”.

Quel che importa è che il kanji in questione vi trasmetta qualcosa, che appena lo vedete, vi si affacci alla mente un significato, un’idea …non serve nemmeno ricordiate per filo e per segno tutte le pronunce, quelle possono venire con i vocaboli, ma avere quell’idea in testa è di vitale importanza per la continuazione dei vostri studi (è il motivo per cui i cinesi si trovano tanto avvantaggiati nello studio del giapponese, fatto su cui Heisig ha fondato il “suo” metodo).

Ecco, tutto qui. E come sempre, Buon studio! ^__^

6 pensieri su “FAQ – Posso evitare di studiare xxxxxx ?

  1. Sai, una delle cose che mi è piaciuta al primo impatto con questo sito è proprio aver letto non so in quale post che “il giapponese è una lingua difficile, ma potete farcela”. Questo dopo aver visitato diversi siti del tipo “parla subito” e aver comprato testi di “giapponese facile”.
    Parli chiaro, e dici cose sacrosante. Per questo continuerò a seguirti.

    Toglimi un dubbio però:
    “nei testi scritti, i romanzi, ad esempio, ma in particolari i saggi e le tesi accademiche, le pronunce ON salgono in numero fino a costituire il 50% delle pronunce con cui sono letti i vocaboli del tipo di testo in questione”.
    Credevo che l’uso nella frase determinasse univocamente la pronuncia. Tipo 日曜日 che usa due pronunce diverse per lo stesso kanji, non si spiega il perché ma comunque è così punto e basta, e così va memorizzato. Vuoi dire che la stessa cosa se la dico o se la leggo può cambiare pronuncia?? E 日曜日 che cosa potrebbe diventare in una tesi? じつようび????

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    • Non si tratta di usare la stessa parola con diversa pronuncia, si tratta di scegliere una diversa parola con pronuncia ON al posto di un’altra parola o espressione che rende la stessa idea ma usando pronuncia/ce kun.
      Ad esempio dire 来日する rainichi suru invece di dire 日本に来る nihon ni kuru per dire “venire in giappone”. 毒殺 dokusatsu invece di 毒で殺す doku de korosu per “uccidere con del veleno”. O ancora, quando possibile, usare 今後 kongo invece di これから kore kara… Adesso farsi venire idee su due piedi non è facile, ma spero di aver reso l’idea.

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  2. Articolo fantastico come sempre! Più chiaro di così…

    Per quello che mi riguarda, il fulcro dell’articolo è stato:
    “certi pomeriggi studiare è proprio dura, ma che il giapponese ha il suo fascino e che se scoprite quel fascino poi… be’, a volte sarà dura ugualmente, ma su tutto vi troverete a percepire il fatto che ne vale la pena, che scoprire una cosa nuova o capirne finalmente una vecchia può dare un’enorme soddisfazione.”
    Una volta scoperta davvero questa soddisfazione non si torna più indietro! Penso sia la cosa più gratificante che ci possa esser nello studio di un lingua nuova e complessa come il giapponese!

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  3. Io non ho mai voluto evitare di studiare qualcosa di giapponese (del resto lo faccio per hobby e mi diverte XD) quindi non mi sono mai posta gli interrogativi sopra, ovvero cosa posso evitare di studiare… il mio grande interrogativo è stato ed è tutt’ora: cosa studio prima e cosa dopo?
    Ovvio, si parte hiragana e katakana, ma poi? Meglio i kanji, la grammatica, che esercizi dovrei fare? In che misura mi dedico a queste cose? Il mio problema è evitare le cose più difficili ora (che mi farebbero perdere molto tempo) per imparare prima quelle più semplici, in ordine logico, in modo da creare un mondo di lingua giapponese ordinato ed efficace. Insomma, so dire e scrivere in kanji “elettricità” ma non “tavolo”. Essere autodidatta su internet mi porta a queste situazioni… XD

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