Libri (in italiano) per lo studio del giapponese (4)

Dopo molto tempo continuiamo oggi questa rubrica sui libri in italiano per lo studio del giapponese e lo facciamo per occuparci di dizionari di kanji (ovvero 字典 jiten).

Innanzitutto però, se qualcuno si fosse perso i primi articoli sappia che può trovarli qui:

  1. Libri (in italiano) per lo studio del giapponese (1) – Corsi di lingua
  2. Libri (in italiano) per lo studio del giapponese (2) – Libri di grammatica
  3. Libri (in italiano) per lo studio del giapponese (3) – Dizionari di vocaboli (appena aggiornato!)

Ok, veniamo ora ad occuparci delle recensioni dei dizionari di kanji in italiano. Innanzitutto scommetto che molti di voi saranno curiosi di sapere cos’è un “dizionario di kanji”, sbaglio?

Sì, perché un dizionario di vocaboli è una cosa, ma un dizionario di kanji… Cos’è? Ovviamente è un dizionario che raggruppa i caratteri cinesi (traduzione lett. di “kanji”), spiegandoli e riportandone le pronunce, ma non è solo questo, perché riporta anche i vocaboli in cui il dato kanji in esame compare. Possiamo dunque dire che un dizionario di kanji è anche un dizionario di vocaboli, raggruppati in base ai kanji in essi contenuti. Sotto ogni kanji non compariranno tutti i vocaboli in cui quel kanji compare, spesso avrete solo degli esempi di parole… ma saranno comunque più dei vocaboli che avrete bisogno di imparare.

Il lato negativo, per cui non può funzionare da vostro unico dizionario, è l’assenza di esempi per i suddetti vocaboli. Il lato positivo è invece la spiegazione del kanji, l’avere, spesso, i significati di ogni singola pronuncia, ma soprattutto la possibilità, grazie anche alla presenza delle parole d’esempio, di comprendere meglio il dato kanji, di ottenerne “un’immagine precisa”.

Ottenere un’immagine precisa di un kanji, un’idea che vi si trasmette all’istante ogni volta che lo vedete, è assolutamente necessario e proprio quel che volete dallo studio dei kanji, molto più importante di imparare ogni data pronuncia e perfino più di memorizzare la scrittura del kanji stesso. Proprio per questo non è consigliabile lo studio dei singoli vocaboli, ignorando lo studio dei kanji (ne ho parlato nell’articolo FAQ – Posso evitare di studiare xxxxxx?)… a meno che conosciate già il cinese, e allora è un’altra storia.

Ma veniamo alle recensioni. I dizionari di kanji (con traduzioni in italiano) disponibili in circolazione sono due, quello edito dalla Vallardi e quello edito dalla Zanichelli, e ciascuno ha la sua ragion d’essere. Vediamoli in dettaglio.

Dizionario maxi. Giapponese. Dizionario degli ideogrammi

dizionario maxi 00

di Marina Speziali, edito da Vallardi (link ad Amazon). Prezzo 29,90€ (25,42€ su Amazon).

Contiene 2136 kanji, cioè il numero preciso degli attuali jouyou kanji (kanji di uso comune secondo il ministero giapponese dell’istruzione), ovvero il numero minimo per poter parlare di un dizionario di kanji. Da un punto di vista didattico può quindi risultare utile (non avere troppi kanji e troppi esempi significa non disperdere la propria attenzione e i propri sforzi), ma solo quando si è agli inizi e fino a un certo livello. Come dizionario in sé e per sé, infatti, lascia molto a desiderare in quanto non sono pochi i termini che presentano kanji non d’uso comune (secondo il ministero, perlomeno) e che sono comunque comunemente molto usati.

Le sue pagine si presentano così

Notiamo subito che i significati sono dati per singola pronuncia, quando distinguibili, e le trascrizioni sono in roomaji (il che è utile alla memorizzazione …a prescindere da quel che vi dicono certi fanatici che vorrebbero abolire i roomaji). Abbiamo l’ordine dei tratti, il radicale e un numero progressivo (i kanji sono ordinati per numero di tratti)… e nient’altro (a parte l’ovvio presenza dei composti). Un dizionario senza fronzoli, quindi, sicuramente adatto a chi è “studente di giapponese” (un universitario italiano arriva tipicamente a un livello N4-N2 a seconda del corso e dell’università).

Visto il suo “taglio” minimale non mi soffermo sulle sue carenze: potrete dedurle leggendo la recensione del prossimo testo. Vi basterà vedere le carenze di quello e considerare che alcuni suoi pregi qui mancano del tutto, ma, appunto, non c’è un testo migliore in assoluto. Ce ne sono di più o meno completi, ma bisogna sempre considerare i propri obiettivi.

Ora vediamo il dizionario di chi punta oltre questo orizzonte, ad una conoscenza davvero approfondita del giapponese (N1 del JLPT e oltre).

Kanji – Grande dizionario giapponese-italiano dei caratteri

dizionario zanichelli 00

di Simone Guerra, edito da Zanichelli (link ad Amazon). Prezzo 38,00€ (32,30€ su Amazon).

Contiene 5495 kanji, cioè molti di più di quanti ve ne serviranno mai. Può dirsi quindi un dizionario davvero completo. Non solo, contiene 43 mila composti (cioè parole d’esempio), oltre il doppio del dizionario precedente. Ecco come si presentano le sue pagine

dizionario kanji zanichelli

I kanji sono ordinati per radicale (qui vediamo kanji che condividono il radicale 子), quindi per numero di tratti dell’ulteriore componente presente nel kanji. Viene riportato il tipo di kanji in esame (le scritte 形声 e 会意 che vedete nell’immagine), a che gruppo di kanji appartiene (i.e. a quale lista redatta dal ministero), codici vari… e ovviamente pronunce e composti.

A fianco ad ogni pronuncia troviamo il suo significato (anche se questo porta a ripeterli spesso perché in genere pronunce diverse non hanno significati diversi). Le pronunce ON hanno l’indicazione del tipo (vari kanji hanno “accumulato” pronunce da diverse epoche cinesi), e, cosa più interessante, le pronunce più importanti hanno il significato in neretto. Inoltre i vari vocaboli, trascritti in kana, non in roomaji, presentano perfino un’indicazione del loro ruolo grammaticale.

Insomma, un ottimo dizionario, migliore del precedente. Ma poteva essere fatto meglio? Sì, certo.

Per esempio nelle poche pagine scaricabili dal sito della Zanichelli si ritrova il vocabolo 知的所有権 chitekishoyuuken tradotto come “legge sulla proprietà intellettuale”…

chitekishoyuuken

…ma come suggerisce l’ultimo kanji, 権 ken (che ritroviamo in 権利 kenri, diritto) andrebbe invece tradotto come “diritto alla proprietà intellettuale”. I nomi delle leggi di norma terminano in 法 hou, p.e. 著作権法 chosakuken-hou è la “legge sul diritto d’autore” (tanto per restare in tema). Tutto ciò mi fa pensare che il testo potesse giovarsi di qualche ulteriore controllo prima della pubblicazione, anche se con una rapida occhiata potrei aver trovato, per una coincidenza, l’unico errore in 500 o 700 pagine… non credo molte alle coincidenze, ma resta una possibilità.

Sembrano mancare, inoltre, riferimenti alle pronunce irregolari: anche se dovrei poter dare un’occhiata più approfondita al testo, ho notato la presenza del vocabolo 読経 dokyou tra gli esempi per il kanji 読 ma nessun riferimento al fatto che “do” sia una pronuncia irregolare per il kanji 読 …mentre i vocaboli in cui il kanji compare con una lettura speciale andrebbero perlomeno segnalati in qualche modo. A proposito di letture, però, non sono certamente presenti le nanori, ovvero le letture usate solo nei nomi di persona o luogo.

Infine sarebbe stato utile suddividere i composti per pronuncia, come su The Kodansha Kanji Dictionary (diretto rivale di questo) e sul Kanji Learner’s Dictionary (forse il dizionario più versatile e adatto agli scopi di molti, con i suoi 3000 kanji circa che lo rendono nel contempo completo e compatto). Questi sono sicuramente tra i dizionari migliori, se non i migliori, in circolazione… la loro unica pecca è non avere i significati divisi per pronuncia, in compenso però viene dato prima un significato sintetico per il kanji e poi i vocaboli sono divisi per significato: un metodo altrettanto valido, quindi, se non migliore. Purtroppo però questi dizionari sono, ovviamente, in inglese e quindi restano fuori da questa nostra “mini-classifica”.

22 pensieri su “Libri (in italiano) per lo studio del giapponese (4)

    • Il primo dizionario usa il maiuscolo per le ON e il minuscolo per le kun come è consuetudine. Il secondo usa il katakana per le ON, l’hiragana per le kun.
      Sull’ordine dei tratti… vero, ma leggi il mio articolo sull’ordine dei tratti
      https://studiaregiapponese.com/2015/02/12/la-forma-dei-kanji-calligrafia-ordine-e-numero-dei-tratti/
      …alla fine della fiera per noi stranieri contano solo due cose:
      – usare sempre lo stesso ordine nello scrivere un kanji (aiuta a ricordarlo)
      – conoscere le regole con cui si tracciano i tratti, così da poterli contarli all’occorrenza (questo può tornare utile cercando un kanji su un dizionario o ridisegnandolo su un dizionario elettronico o al PC, dove è importante non sbagliare il numero di tratti più che scrivere seguendo l’ordine ufficiale)

      Insomma, non è necessario conoscere il numero dei tratti o seguirne l’ordine ufficiale… solo ricordare una decina di regolette su come e in che ordine tracciare i vari tratti di un kanji. Mah, per una “trattazione più convincente” puoi vedere l’articolo linkato sopra ^_^

      Tutto ciò se non puoi rinunciare all’italiano… se ti va bene anche il testo inglese, puoi buttarti sul Kodansha che preferisci, più o meno ricco (io suggerisco il KLD perché più compatto e maneggevole e perché 3000 kanji bastano e avanzano, i 6000 dell’altro sono quasi un’esagerazione. Detto tra parentesi io li ho tutti e due^^

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      • Ho un’altra domanda: questi dizionari possono essere utilizzati come materiale per imparare i kanji, ovvero, si possono studiare i kanji dalla prima all’ultima pagina oppure si consultano qualche volta e basta ( e quindi è necessario altro materiale per lo studio dei kanji)?

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        • No dalla prima all’ultima pagina no, perché il loro ordinamento dei kanji non avrebbe senso per uno studente. Possono però essere utilizzati per lo studio dei kanji tutto quello che ti serve una lista come quelle che trovi su questo sito, ovvero le liste dei kanji suddivisi per anno scolastico o quelle dei kanji suddivisi per livello del JLPT… Dopodiché cerchi sul dizionario i nuovi kanji che studi (consiglio 4 al giorno).
          In alternativa devi affidarti a un corso , un testo che gestisce in tutto e per tutto il tuo apprendimento, visto che stabilisce l’ordine in cui studi i kanji, quali vocaboli studi e, possibilmente, ti fa svolgere degli esercizi

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  1. Scusa se rompo ma ho un dubbio riguardo ai dizionari di kanji..
    Volevo sapere se studiando un kanji, le parole di esempio che il dizionario ti mostra in cui è presente sono composte anche da kanji non ancora studiati oppure ti mostra le parole con quel kanji insieme a kanji che hai già studiato? E se ti mostra le parole con kanji non ancora studiati, come faccio a studiare le parole se non conosco i kanji che compongono quelle parole?
    Non so se mi sono spiegata bene..
    Comunque, grazie mille per le tue risposte!

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    • Assolutamente, ti sei spiegata e hai centrato un punto importante. Un dizionario in quanto dizionario non è pensato per lo studio e quindi ti mostra anche parole con kanji che non hai ancora studiato perché non sa in che ordine tu hai studiato e l’ordine del dizionario è un ordine stabilito da loro che può essere per tratti per radicale che non è quello dello studio normalmente inteso.
      La brutta notizia è che nemmeno i corsi pensano a tal punto agli studenti e quindi un libro pensato per insegnare solo i kanji spesso presenta vocaboli con kanji che non hai ancora studiato.
      Ti direi di aspettare il mio libro ma siccome si tratta di vari mesi forse un anno ti consiglio qualcos’altro.
      Conosco però solo due testi fatti come vorresti… E uno è fuori commercio. L’altro è The Kodansha Kanji Learner’s Course

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      • Non capisco perché libri importanti come questi non vengano tradotti in italiano, è davvero un peccato perché purtroppo non tutti hanno una buona conoscenza dell’inglese tanto da comprarne addirittura un libro o dizionario (in questo caso di kanji). Come dici tu, noi italiani non abbiamo molta scelta, quindi credo che prenderò uno dei dizionari di kanji che hai presentato in questo articolo in attesa del tuo libro (che salverà noi italiani dallo scervellamento sui dizionari di kanji in inglese).

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        • Hai ragione, è un peccato, ma non posso nascondere che mi fa molto piacere sapere che aspetterai l’uscita del mio libro.

          Tra parentesi… Se prendi uno di questi dizionari, usa un link qui sul sito se possibile: una parte dei ricavi di Amazon viene data al sito e va a sostenere le spese del sito.

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      • Ciao, ci ho riflettuto un po’ e un’altra possibile soluzione potrebbe essere quella di imparare semplicemente il kanji che si sta studiando mentre, per quanto riguarda le parole, si possono studiare in hiragana e poi quando si ha finito di studiare tutti i kanji, si andrà a vedere con quali kanji sono scritti i vocaboli che si ha già studiato. Come ti sembra? Si potrebbe fare?

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        • (✽ ゚д゚ ✽) Nuoooo, non farloooo…!! ((((;゚Д゚))))))))

          Scherzi a parte… Alla fine sta a te decidere, io posso solo dirti in base alla mia esperienza perché secondo me non è il caso, e poi vedi tu.

          Secondo me non è il caso perché lo studio dei vocaboli rinforza quello dei kanji e ne è rinforzato a sua volta. Così come dici, in un certo senso, studieresti tre volte: kanji, suono dei vocaboli in hiragana e scrittura dei vocaboli in kanji… come fossero cose diverse.

          Invece quando li studi insieme magari ti ricordi solo il suono, ma pensandoci ti viene in mente il kanji perché da qualche parte nella tua testa sono associati (avendoli studiati insieme)°. Allo stesso modo, magari trovi dei kanji, sai il significato, ma non ti viene il suono lì per lì… ci pensi e ti torna in mente, sia perché li hai studiati insieme, sia perché nei kanji è spesso compresa una componente che decide il suono (quindi 召, 紹, 招, 詔, 昭 e 照 si leggono tutti SHOU perché comprendono tutti 召).

          ° NB può sembrare strano, o campato in aria… ma ti assicuro che io ricordo sfilze di kanji tipo quella qui sopra, proprio perché le ho studiate di seguito, tutte insieme. L’associazione mentale è un potentissimo mezzo per memorizzare le cose. Basta pensare a chi ricorda una valanga di numeri associando a ciascuno un’immagine… o a chi ricorda una lista della spesa associandogli un’immagine che comprende i vari elementi, e così via… Un trattato di oratoria latina suggerisce di memorizzare un discorso associandone ogni parte alle varie “tappe” di un percorso che si fa spesso, come quello dal cortile di casa alla propria camera da letto.

          P.s. Per favore la prossima volta le domande che non riguardano direttamente il post che stai leggendo o dove avevi scritto, proponile su Nihongo no kuni, così restano meglio fruibili da tutti. Grazie! ^__^

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  2. Ciao, “Colpo di Vento”!
    Non per fare il pignolo ^_^ ma hai dimenticato di mettere il link sul numero 4 a questa pagina:
    https://studiaregiapponese.com/giapponese/materiali-e-metodo-di-studio/
    in “3. Libri e Materiali da leggere, Libri in italiano per lo studio del Giapponese: parte 1 ~ 2 ~ 3 ~ 4 ~ 5 ~ 6″
    (Se non sono troppo chiaro – Cosa che è praticamente ovvia ^^ – in pratica, basta che metti il link al numero 4 di quella pagina per questa 4^ parte… )
    Ciaooo 😀

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  3. Ciao, volevo chiedere.. Perché “legge sulla proprietà intellettuale”o meglio “diritto alla proprietà intellettuale” è scritto in due modi diversi? Cosa cambia dire l’uno o l’altro? Ce n’è uno più corretto o uno più comune?

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    • Non cambia nulla a dire il vero, è solo un modo diverso di chiamarla. Sia chiteki shoyuu-ken sia chiteki zaisan-ken indicano il diritto di proprietà intellettuale.

      Il termine shoyuu significa possesso, proprietà, mentre zaisan è traducibile con ricchezza o ricchezze, possedimenti …e in questo senso anche “proprietà”: “le sue proprietà” = “le sue ricchezze”, no?
      Diciamo che il primo, shoyuu, indica la proprietà come concetto (ownership, se mi permetti di usare l’inglese, il possesso), mentre il secondo, zaisan indica una proprietà (di un certo rilievo, in fondo vuol dire “ricchezza”) nel senso fisico, tangibile del termine.

      Noi però non utilizzeremmo mai nell’espressione in questione termini come possesso o ricchezza: “diritto di ricchezza intellettuale” non suona naturale, giusto? Ecco perché tutte e due le espressioni sono tradotte allo stesso modo.

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  4. Possiedo il primo dizionario mostrato in quest’articolo, e non me ne pento affatto d’averlo preso. Se però avessi saputo prima che il Dizionario della ZANICHELLI avesse un numero così grande di Kanji, avrei di certo preferito e preso quello, ma ormai che possiedo quello della Scalise mi terrò quello per adesso, ma in futuro vorrei prendere anche l’altro.

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