Pillole di Giapponese 07 – I pronomi sono inutili?

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Eccomi qui per una nuova, brevissima lezione del corso Pillole di Giapponese: la lingua giapponese a piccole dosi! (⌒▽⌒)

La volta scorsa abbiamo visto che esiste più d’un modo per dire “io”, non vi stupirà quindi sapere che esiste più d’un modo per dire “tu” o “lui” e “lei”. Noi vediamo però solo quei modi che ci interessano per il momento.

Pronome italiano Termine giapponese in kana, kanji e roomaji Per fare il plurale (noi, voi, loro) si aggiunge…
Io
/Noi
わたし【私】
watashi
わたしたち
watashi-tachi
Tu
/Voi
あなた【貴方】
anata
あなたたち
anata-tachi
Lui
/Loro
かれ【彼】
kare
かれ
kare-ra
Lei
/Loro
かのじょ【彼女】
kanojo
かのじょたち
kanojo-tachi

Il primo è il modo più cortese possibile per dire “tu” (ma, come in italiano, usare il “tu” di per sé non è cortese e va evitato… vedremo dopo come). I modi di dire “lui” e “lei” che vediamo qui sopra ritornano spesso nelle frasi d’esempio perché a volte l’autore del libro vuol dire che “un tizio gioca con il suo cane” senza scendere in maggiori dettagli, ma non si ritrovano molto nelle normali conversazioni: se stiamo parlando in due e tutti e due conosciamo la persona in questione, non è bello usare questi pronomi. Insomma, i pronomi vanno saputi, perché ogni tanto li si incontra, ma la verità è che nella vita reale, in situazioni “sociali”, è molto raro usare i pronomi!

Cosa posso usare in giapponese al posto dei pronomi?

Di solito al posto di tu/lui/lei si usa il titolo, se la persona in questione ha un particolare titolo per via del suo lavoro (es. 社長 shachou, direttore d’azienda, o 先生 sensei, per insegnanti, dottori, avvocati, artisti), oppure cognome+titolo (es. 田中部長 Tanaka-buchou, capodipartimento Tanaka).

In alternativa se quella persona non ha un suo titolo lavorativo o il mio rapporto con quella persona non è di tipo lavorativo, posso usare cognome+san (o nome+san se siamo amici). È molto raro che si sia abbastanza in confidenza da non dover attaccare subito dopo un -san (o perlomeno un “-chan”, come vezzeggiativo).

Fatto curioso… Aggiungendo -tachi a cognome-san/titolo (es. Tanaka-san-tachi o Tanaka-buchou-tachi) è un po’ come se dicessimo “Tanaka e gli altri” e quindi funziona in un certo senso da plurale.

E anche per oggi è tutto. Se volete leggere altro sul tema, c’è una lezione più approfondita, dal titolo Tutti i pronomi che servono (altri pronomi, boku, kimi e anta, sono trattati tra i Miti da sfatare, perché spesso sui tanti modi di dire io, tu, ecc. si incontra molta confusione).

Gli articoli di questa rubrica sono raccolti nella pagina Pillole di Giapponese.

5 pensieri su “Pillole di Giapponese 07 – I pronomi sono inutili?

  1. Ma…. se dico Tanaka-san-tachi intendo “gli altri che sono lì insieme a Tanaka”, oppure “gli altri della famiglia Tanaka”? Cioè “the Tanakas”…

    Mi sembra poi di capire che è obbligatorio fare un grosso sforzo di memoria per ricordare tutti i nomi delle persone, visto che i pronomi sono “scortesi”. Meno male che non frequento giapponesi, non ho memoria nemmeno per i nomi italiani….. 🙂

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    • Vuol dire “Tanaka-san e gli altri”. Può trattarsi anche della famiglia di Tanaka, certo, o di Tanaka e qualcuno della sua famiglia, ma la traduzione resta qualcosa tipo “Tanaka e gli altri (tu sai a chi mi riferisco)”.
      Tanakasa-chi invece è abbreviazione di “Tanaka-san no uchi”, cioè “la casa di Tanaka”, “da Tanaka” (come nella frase “andiamo da Tanaka”), o anche “La famiglia di Tanaka”… nella misura in cui anche “Tanaka’s home” può essere inteso come “La famiglia di Tanaka”; immagino tu sappia che home è la casa come luogo degli affetti, diverso da “house”… ecco, la stessa differenza esiste tra uchi (=home) e ie (=house).

      p.s. se provi a contare tutti i pronomi esistenti, forse ti ricredi pensando che limitarti ai nomi sia molto più facile XD Be’, ora scherzo, i pronomi esistenti, compresi i meno usati, saranno pure 200… ma come detto, alla fine quelli che servono sono davvero pochi^^

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        • È uno di quei casi che i cinesi criticano dicendo che i giapponesi “non hanno studiato bene i kanji”.
          Il senso di “casa” è solo nel primo dei due kanji in questione (ie). Quindi anche se gli si attribuisce la pronuncia uchi, se si vuole usare il senso di “casa”, si dovrebbe usare il kanji di “ie”. È proprio quello che succede di solito, ma se andiamo a vedere un dizionario, troviamo che anche con il kanji 内 e la pronuncia uchi ci sono dei significati simili
          ③(「家」とも書く)自分の家、また、家庭。「―では母がいちばんの早起きです」「―に帰る」
          3) (Si scrive anche “家”) la propria casa o famiglia. “Da noi la prima a svegliarsi è la mamma”, “Tornare a casa“.
          ④(「家」とも書く)転じて、家。家屋。
          4) (Si scrive anche “家”) per estensione, “casa”, “abitazione” (kaoku).

          Vedendo i significati successivi capiamo meglio cos’è successo (attenzione, è una mia speculazione, ma appare sufficientemente ovvio e in linea con altri casi del genere che non sento nemmeno di dover andare a controllare).
          ⑤自分の夫または妻。うちの人。うちの者。
          5) il proprio marito (o moglie). “uchi no hito” o “uchi no mono” = mio marito/mia moglie
          ⑥自分の属するもの。「―の会社」
          qualcosa di nostro, cui siamo correlati, affiliati (“la mia/nostra azienda”)
          Insomma, uchi, parola giapponese, dall’idea di “interno” è andata ad assumere anche altri significati, per estensione. 家内 kanai, lett. l’interno della casa, significa in effetti “moglie” (poiché le donne vivevano nelle stanze nel cuore della casa… ed ecco perché abbiamo anche 奥さん con il kanji di “dentro”).
          Una volta associata l’idea di interno/dentro all’idea di casa si è iniziato a scrivere il kanji 家 ma pronunciandolo “uchi”… dopodiché si è “tornati indietro”, proiettando l’idea di casa più “tipica” del kanji 家 sul kanji 内 (come da significati 3 e 4).

          Guardando solo ai kanji quest’operazione è sbagliata… quel “disegno” (内) non contiene quel significato (casa), ma poiché entrano in gioco le pronunce giapponesi e il loro uso “stilistico” (p.e. come quando si scrive 女 onna, donna, ma gli si mette il furigana “hito”, persona) e tutta l’evoluzione storica della lingua… come dire, “è andata a finire così”. Quello che un tempo era errore o “licenza stilistica” diventa accettato.

          P.s. personalmente io uso sempre il kanji 家 per i significati 3 e 4 (è comunque il più usato, di gran lunga) e ti consiglio di fare altrettanto. Senza considerare che spessissimo si trova semplicemente l’hiragana… anche perché si tende ad abbreviare.
          P.p.s. nell’abbreviazione Tanaka-san no uchi → Tanaka-san-chi si può usare il kanji e attribuirgli la pronuncia “chi”, non “uchi”
          Se invece non ho il -san il “no” non scompare e diviene una “n”: ore no uchi → ore-n-chi …anche in questo caso posso avere l’hiragana o usare il kanji di “ie” con la pronuncia “chi” (es.: 俺ん家). L’ime non te lo dà come opzione di scrittura (ovviamente “chi” non è una pronuncia accettata ufficialmente) ma si trova.

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