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Mi sorge un’altra domanda…. XD mi stavo passando il tempo su face… sono andata in un’amica di mia cugina, che è giapponese, e mi sono messa a guardare il suo profilo, i suoi amici.. e ho notato tipo nella città natale o città in cui vive adesso c’è -shi o -ku dopo il nome della città. Non mi dire… ci sono i suffissi pure per le città???
-shi, con un dato kanji è suffisso per le persone, più formale di -san, si usa per documenti, ecc.
Lo -shi che hai trovato tu è suffisso per le città. In pratica non è diverso dal nostro:
– Dove abiti?
– Milano città.
Per dire “non abito in provincia di Milano, abito proprio entro i limiti del comune”.
Il prefisso -ku invece indica un quartiere.
– Dove abiti?
– A Milano centro… / A Milano Lambrate… ecc.
Non so da te, ma da noi è abbastanza normale esprimersi così per indicare la parte della città. Fossimo giapponesi potremmo dire Lambrate-ku, Milano-shi, cioè “quartiere di Lambrate, Milano”.
Detto per inciso “ken” è la prefettura, una cosa a metà strada tra le nostre provincie e le regioni. Quindi se uno dice “Hiroshima-ken” sta in provincia di Hiroshima (o meglio, nella prefettura di Hiroshima), ma non necessariamente entro i limiti della città di Hiroshima (noi diremmo “comune”).
Aaaah ok, allora è una cosa come noi, solo che per loro sono suffissi!
Dunque Milano centro diventa Milano-shi, Lambrate-ku è il quartiere e Milano-ken è in provincia di Milano?
Aloha!! Sensei mi può dire cosa significa questa citazione?
世界に勝つまえに自分に勝て !
Prima di sconfiggere il mondo, sconfiggi te stesso!
Mmmh… ok, arigatou!
Ciao, io volevo chiedere che cosa sono i suoni autoctoni e quelli non autoctoni e come riconoscerli/scriverli!! Grazie :))
autoctono vuol dire che è originario di quel dato paese… Quindi i suoni autoctoni nella lingua giapponese sono i suoni che rappresenti con l’hiragana
I suoni non autoctoni, in italiano sono suoni come J, K, W, X, Y …in giapponese sono parecchi di più e corrispondono ai “suoni di origine straniera” di cui ho parlato facendo il katakana.
Il katakana normalmente viene usato per trascrivere “PAROLE non autoctone” con “SUONI autoctoni”, ma da qualche decennio in qua sono state adottate delle combinazioni di kana del katakana per rendere anche suoni non autoctoni.
Ad esempio il suono TI (non la T, ma T+I), in giapponese non esiste, i giapponesi si ritrovano a dire “chi” (letto come il nostro “ci” di “ciao”).
Lo stesso vale per DI, SI, ZI… per tutte le combinazioni della V (va vi vu ve vo) e per tutte quelle della F, eccetto FU… e potremmo continuare.
Non è diverso dal fatto che in italiano manchi il suono TH di “thank you” (e gli italiani tendono a pronunciarlo semplicemente T o, a volte, F).
Ad ogni modo, forse proprio per l’importanza dilagante dell’inglese, i giapponesi hanno pensato che servisse un modo per adeguarsi (anche se nei limiti del possibile… a tutt’ora “thank you” viene trascritto “sankyuu”).
Da qui l’uso “particolare” dei kana del katakana di cui ti dicevo.
Ad esempio si è deciso che la U del katakana, con il nigori, avrebbe indicato il suono V
Quindi la serie VA VI VU VE VO adesso si può scrivere, usando il kana ヴ e facendolo seguire da una piccola vocale: ヴァ ヴィ ヴ ヴェ ヴォ …a parte che nel caso di VU dove non ho vocale a seguire.
Lo stesso vale per TI, che scrivo con il kana di TE seguito da una piccola “i” (ティ), idem per TU (TO+piccola u: トゥ) o per FA, FE, ecc. (ファ フェ…).
Tutti i suoni in questione si trovano nella tabella a questo indirizzo:
http://studiaregiapponese.wordpress.com/2011/10/07/prima-del-katakana/
Mi chiedevo… ma “mukashi, mukashi…” non ha un kanji?
Sì, solo che le favole in genere usano meno kanji e 昔 mukashi è già un kanji del terzo anno delle elementari, così di norma si preferiscono i kana ai kanji 昔昔 o alla scrittura alternativa 昔々
Eccomi.. mi chiedevo perchè nell’anime Oreimo si usa il suffisso -shi… ricordo che mi avevi detto che è usato per firmare documenti, forse… boh??
Non so se ti ricordi la storia, ma viene usato da Saori durante il “raduno” per parlare di videogame etc. quando si rivolge a Kirino, allo stesso protagonista e all’altra ragazzina dark, di cui mi sfugge il nome XD addirittura stracambia il nome in kiririn-shi O.o
ps: poi vabbè, ci sarebbe un’altra cosa sul -chan… non è propriamente una domanda, insomma è per vedere se ho capito XDD dunque l’amica d’infanzia del protagonista si rivolge al lui chiamandolo col -chan…quindi se lo può “permettere” perchè si conoscono da tanto tempo, altrimenti l’avrebbe chiamato con il -kun o solo per cognome.
E poi un altro personaggio della storia(il fratello della sua amica d’infanzia… quello con la testa rasata XD) chiama Kyosuke, An-chan O.o a parte il suffisso, che penso se lo possa permettere anche lui di usarlo, ha cambiato nome… Forse penso corrisponda tipo ai nostri “soprannomi”, nomignoli e così via.=)
Dunque, comincio dalla fine… anchan è difatti aniki+chan …nel senso che unisce le due caratteristiche di “aniki” e “chan”. Risulta più affettuoso di “aniki” …aniki tra ragazzi/e è più riservato a due che sono effettivamente fratelli (perché poi anche un teppistello o yakuza chiama il superiore aniki) …mentre “anchan” va già più vicino a niichan o “Nome-nii”, è usato anche tra due che sono amici d’infanzia di età diversa (il/la più giovane chiama l’altro “anchan”, Nome-nii(chan) o nei soliti modi… più difficilmente “aniki” che è un termine un po’ più cool, che magari uno usa quando è più grandicello …non è strano, no? tutti i bambini usano vezzeggiativi… il mio fratellino mi chiamava Tato^^).
Sull’amica d’infanzia, sì, esatto. Sono cresciuti insieme e hanno la stessa età. In oltre lei è molto dolce e lui non si imbarazza a sentirsi chiamare con un vezzeggiativo.
Nota che se lei fosse stata più piccola l’avrebbe chiamato Nome-chan o Nome-nii(chan), An-chan o modi simili… sempre perché il fatto che lui fosse più grande autorizza un bambino a usare “niichan” e simili anche se non è il vero fratello (se l’età è la stessa, le opzioni sono più limitate appunto).
Il suffisso -shi è quello che sai, più formale di -san, tipico dei documenti. Ho sentito che tra san e shi non c’è differenza, quanto a rispetto, ma a me sembra diversamente, a giudicare dalle situazioni in cui l’ho sentito… mi sembra che shi indichi maggior rispetto (o perlomeno forzi un contesto più formale e implichi maggior distanza… certo, a meno che non sia usato come presa in giro^^).
Saori nell’anime si atteggia ad otaku “dura e pura” (come si vede dal suo abbigliamento) e l’uso di shi fa parte del personaggio “tipicamente otaku” (anche se è un’esagerazione della storia… non è che tutti gli otaku si esprimano con “shi” invece di “san”).
Lo stesso termine “otaku” viene dal modo d’esprimersi particolarmente cortese e formale tipico dei “primi otaku” (il termine “otaku” equivaleva, anzi ancora oggi equivale al nostro dare del “Lei” o addirittura del “Voi”… proprio perché spessissimo gli otaku si esprimevano usando questo termine, “otaku” per dire “tu” e “boku” per dire “io”, l’uso del termine “otaku” si è appiccicato addosso all’intera categoria, anche se per chiarezza veniva scritto senza kanji, オタク, e/o con un diverso kana per la “o” iniziale: ヲタク).
A parte ciò è anche legato al fatto che gli otaku di qualche decennio fa prediligevano certi anime, militari con +/- robot, e in certi contesti il suffisso “shi” era usato per i superiori senza un vero grado militare… ad esempio in Sky Crawler, un recente film, il protagonista lo usa per rivolgersi alla protagonista che è il suo capo in una milizia privata (quindi non si rivolge a lei chiamandola maggiore o colonnello ecc.)
Mi sono messo a divagare un po’, ma spero che il succo sia chiaro e ci sia tutto il necesario^^
Ah si?? E io che pensavo che An fosse un nome ahah XD l’avevo sentito anche in sekaiichi hatsukoi… il protagonista chiamava la sua amica d’infanzia An-chan e credevo fosse un nome femminile!! Però in questo caso, giustamente, al femminile sarebbe aneki+chan.
Ma insomma… non potrebbe significare anche tipo che essendo che se 2 persone si conoscono da tanto tempo… cioè, non so come spiegarmi ahaha è come se una mia amica o un amico che conosco fin da bambina, un pò più grandi di me, li chiamo An-chan anche per significare: quell’amico/a è come un fratello/sorella per me?
Comunque questa di An-chan è andata, l’ho capita!! 😀
Sul suffisso -shi allora esso è legato esclusivamente al termine “otaku” che è(era) un termine molto formale e cortese(in questo senso dell’anime, intendo. Poi ho capito che si usa nei documenti =D). E questa la chiuso pure, grazie per avermi tolto la curiosità!!!! ^^
Ah e un’altra cosa… mi è venuta in mente sempre guardando tale anime, ma in effetti l’ho sentito anche in altri… Perchè il protagonista chiama “nonno” il nonno della sua amica? O.o Non è qua chiamiamo nonni i nonni degli altri XDD o almeno io no!!
Oppure nei discorsi di famiglia, è mia impressione se sento chiamare il marito dalla moglie: “papà”? Cioè, c’è una specie di identificazione, non saprei…
“Anchan” come “fratello” è solo maschile, rivolto a una ragazza è certamente il nome della ragazza+chan… non si usa come fosse aneki/ane+chan, non l’ho mai sentito riferito a una ragazza…
-shi NON è riferito al termine otaku. Solo che come gli otaku erano visti come dei tizi che esageravano a usare il termine “otaku” (un modo cortese di rivolgersi agli altri… come Lei, Voi, ecc.)… ed esageravano tanto da prendere il nome di “otaku”, che gli fu dato da un commentatore televisivo (come presa in giro), così hanno anche fama di esagerare nell’usare il suffisso -shi, che normalmente è usato quasi solo nei documenti e in situazioni formali. Per questo Saori lo usa.
Una vecchietta in Giappone mi ha chiamato “oniisan”. Questo perché equivale a dire “giovanotto”, così come ojisan (zio) equivale a “signore” e ojiisan equivale a “signore”, ma riferito ad un anziano. NB attenta all’accento: òjisan (zio) – ojìisan (nonno)
Allo stesso modo abbiamo: oneesan, òbasan (zia), obàasan (nonna)
Deriva dal fatto che usare “anata” per dire “tu”, non è propriamente cortese come i normali testi scolastici fanno credere… specie se ti rivolgi ad un estraneo è bene evitare qualunque riferimento che equivalga a un “tu” (il Giapponese permette di farlo).
Alla fine chiami un estraneo zio o nonno solo se sei un ragazzo… un adulto che chiama ojiisan un signore anziano che non ha mai visto prima non è certo cortese.
Ovviamente ci sono situazioni e situazioni e non ti consiglio, se andrai in Giappone, di usare questi termini (viceversa potrebbero chiamarti “oneesan” – che non sarebbe affatto scortese nei tuoi confronti se usato da una persona più grande – e magari un signore anziano potrebbe parlare di sé chiamandosi “ojiisan”, anche se non è certo tuo nonno).
Guardando al caso particolare dell’anime, la situazione è la stessa dei due bambini cresciuti insieme… uno è più piccolo, quindi chiama l’altro, ad esempio Takashi-niichan.
Allo stesso tempo, avendo frequentato fin da piccolo la casa dell’amico, chiama il nonno dell’amico ojiichan.
La madre di un bambino chiama il proprio “papà” (e chiama il proprio figlio maggiore “oniichan”) perché i rapporti famigliari sono visti in funzione del componente più giovane della famiglia. Insomma, tua madre chiamerebbe tua sorella “oneesan”, specie se sta parlando in tua presenza o se tu sei assente, ma presente nel discorso.
Mi sembra d’aver detto proprio tutto stavolta^^;;
Leggere queste cose a mezzanotte spaccata, appena tornati dalla cena/giochi/tombola del 26 a casa di amici mi ha fatto venire il mal di testa……………..
“neverending story” ……la storia dei suffissi che legge Luisa e che è stata scritta e vissuta da riccardo………
più o meno come sul libro in questione.
>>“Anchan” come “fratello” è solo maschile, rivolto a una ragazza è certamente il nome della ragazza+chan… non si usa come fosse aneki/ane+chan, non l’ho mai sentito riferito a una ragazza…
Ah allora, era giusto come pensavo io XDD
>>-shi NON è riferito al termine otaku.
Sì, ho capito che è legato a questa esagerazione. Infatti ho detto, NEL CASO DELL’ANIME -shi è legato esclusivamente al termine otaku. Per questo motivo dell’esagerazione con la formalità e la cortesia.
>>Una vecchietta in Giappone mi ha chiamato “oniisan”. Questo perché equivale a dire “giovanotto”.
E tu alla fine come la chiamavi questa vecchietta? XD e da qui è spontaneo che sorge la domanda: come ci si rivolge agli sconosciuti?? Per strada, in un treno, in un bar, etc. Noi usiamo un semplice “signore/a”, e ho letto da qualche parte che si usa il -san… ma il -san deve essere accompagnato da qualcosa, non si può mica usare da solo! E se non si sa nè il nome nè il cognome nè nient’altro di quella persona(allora perchè si direbbe sconosciuta?!!), che si fa?
Vabbè comunque, mi arrendo!! Cioè con tutti i mille modi che ci sono per dire una sola parola, i giapponesi si sprecavano a dire in un altro modo nonna/o/zia/o?? Cioè la differenza sta solo nell’accento e in un allungamento di vocale -.-“. Non c’è nulla di complicato qui, però guarda, era proprio il caso giusto per “scegliere” altri termini!
Cominciano seriamente ad irritarmi sti suffissi XDD insomma, non credevo ci fossero tutte ste mille sfaccettature e tante eccezioni! Guarda, meglio che non ci penso più… altrimenti non ci dormo nemmeno la notte!! AHAHAHA
Eh Diego, è una mazzata anche per me leggere queste cose… ed è già mattina inoltrata!! -.- ahahahah
Il giapponese permette di esprimersi anche senza “io”, “tu”, “signore/a”.
Cioè non dici “SIGNORE, MI scusi, può dirMI dov’è la stazione?”
ma…
“Scusi, dovrei andare alla stazione…”
…inoltre quel “LEI può dire A ME come fare per…” può essere sostituito dal verbo dire seguito da un ausiliare che fa intendere la “direzione dell’azione”, cioè fa intendere che “dire” è un’azione compiuta da un’altra persona nei miei confronti.
In pratica, “blablabla…oshiete kuremasen ka” è una frase che non richiede né “io”, né “tu”, ma grazie al verbo ausiliare “kureru”, so che il verbo dire (qui è oshieru) è un’azione svolta da qualcun altro nei miei confronti, così non devo dire “SIGNORE, potrebbe dirMI… blablabla” perché è già chiaro chi compie l’azione (il signore in questione) e chi la “riceve” (io, ovviamente).
E’ un argomento abbastanza avanzato, purtroppo semplificarlo di più è proprio impossibile, ma spero che a grandi linee sia chiaro. Quel che posso aggiungere è che è molto più facile di quel che sembra… per certi versi è molto più facile dell’italiano… solo che l’italiano ti viene naturale e il giapponese no, perché non sei giapponese, ma guardando la cosa obiettivamente, che so, dal punto di vista di uno straniero, né italiano né giapponese, costruire queste frasi in giapponese è sicuramente più facile che farlo in italiano.
Ah allora questo spiega perchè in giro per il web, sulla grammatica giapponese, vedevo esempi di frasi senza soggetto… però tradotte in italiano come se ci fosse! Come se fosse sott’inteso, insomma…!!!!
So che l’italiano è una lingua difficile… molto difficile per un giapponese come per altri che appartengono ad un’altra lingua, ed è solo questione di “entrare” nella mentalità di un altro popolo(come se avessi detto poco O.o). Uff, mi piacerebbe vedere queste differenze e capire che realmente vi sono alcuni punti in comune tra le 2 lingue o che addirittura qualcosa può sembrare più facile di quel che è…
Di sicuro in linea generale, ho capito tutto quello che mi hai sempre spiegato… mi hai tolto tanti dubbi che mi portavo da mesi… però restano sempre parole(per me) che prima o poi dovrò(spero) mettere in pratica studiando e andando in Giappone!:( ci vuole pazienza………..
Questo sì, indubbiamente… è molto più facile dell’italiano, ma è pur sempre una lingua da imparare… e non c’è lingua davvero facile, specie se si mira a saperla parlare davvero, che è una specie di “mission quasi-impossible” ^__^
Sora no manimani
Sora è cielo, no particella, manimani ho trovato indicazioni tipo:
“fare sì che la materia faccia il suo corso”
Potrebbe essere qualcosa come: “studiare il cielo”? “imparare a conoscere il cielo”?
nell’anime i ragazzi sono del club di astronomia, e stanno sempre a parlare/guardare stelle.
Puoi darmi indicazioni più precise? Grazie Riccardo.
p.s. Le immagini natalizie sono molto carine, sai che ho trovato un’altro forum che ha usato la stessa immmagine che hai usato tu per fare gli auguri di natale?
Quell’immagine è proprio bella!
まにまに, gen. in kana, ma secondo rikaichan è 随に quindi in effetti sarebbe trascritto “manima ni”. Il “ni” finale e staccato, ci dice che è un avverbio, o almeno si comporta da tale.
Significa “alla mercé del (cielo)” o “come vuole (il cielo)”… (dal dizionario jpn-eng “at the mercy of” o “as one is told by”). Riferito al mare o alle onde tradurremmo “in balìa delle onde” ecc. Quindi “in balìa del cielo”.
Ricordo però un’intervesta all’autore che spiegava come volesse intenderlo nel senso di “at the sky’s pace”, cioè “al ritmo del cielo”, con un doppio senso del tipo muoversi o essere, non al passo coi tempi o al passo col cambiare delle stagioni, ma “al passo col cielo”, che detta il ritmo della vita dei ragazzi (o i ragazzi ne seguono il ritmo / sono influenzati dal cielo …qualunque cosa significhi^^).
Mah, come interpetazione ci sta… purtroppo non ricordo bene e non ricordo nemmeno se ho letto l’intervista in inglese o in giapponese quindi non so dirti se sia corretta o se possa essere in parte frutto della fantasia del traduttore inglese…
Ah… si legge “sora” perché la lettura scritta in furigana è “sora”, ma il kanji usato è quello di “chuu” 宙 , spazio. Per esempio lo trovi in uchuu 宇宙 , spazio, universo, e anche in uchuu-jin, alieno. Così, tanto per curiosità ^__^
Ottima curiosità anche per me, che sono affascinata dal cielo e quindi dall’Astronomia, alieni e così via *____*
pssst….hei….mi sa tanto che anche riccardo è un alieno giapponese travestito da milanese (“milanese”con la “e” aperta !!)
AHAHAHAH XD oddio, da quando mi ha detto questa cosa della “e”(quando di parlava di oneechan/san) è diventato un pallino fisso! Tanto che mi sono cercata un libro di grammatica italiana x cercare questa cosa!
E comunque da una battuta, con Riccardo, c’è sempre da imparare!!! eheh
Devo capire perché questa cosa della “e aperta” mi vale una presa in giro… incidentalmente, non parlo milanese… semmai ho un paio di difetti di pronuncia dovuti alle mie ascendenze del centro-sud (una z sonora molto meridionale e alcuni vocaboli, umbro-marchigiani-laziali, nonché una “o troppo spesso chiusa”, cosa più tipicamente umbra).
Comunque, su E ed O chiuse/aperte, basta aprire wikipedia alla voce lingua italiana o vocali italiane per vedere che sono citate, non 5 vocali, ma 7!
http://it.wikipedia.org/wiki/Sistema_vocalico_italiano
Le 7 vocali dell’italiano sono la A, sempre aperta, la U e la I sempre chiuse. E poi la E e la O chiuse e aperte. La o in siciliano è quasi sempre chiusa, quindi non è facile coglierla per te, ma non è così per la E.
Parole come queste hanno la é chiusa, come si vede dall’accento che va verso l’alto a destra. Parole con questo accento, detto accento acuto, si pronunciano sempre con la E chiusa:
Perché
né
Mentre le seguenti parole si scrivono con l’accento che punta verso in alto a sinistra, l’accento grave, che indica sempre una E aperta.
cioè
c’è
Pronunciare parole accentate con l’accento acuto, ad es. “perché”, con la E aperta è un modo di fare molto milanese (e francamente orribile: un pugno in un orecchio…).
Ora mi leggo il link che mi hai postato…
Però, sono sincera: sono sempre stata un fiasco in grammatica italiana… fra l’altro non mi ricordo se abbiamo trattato le vocali aperte/chiuse(ti parlo degli anni delle medie e della prima superiore… per cui non è che ricordi granchè……). Fatto sta che, più ripeto le parole che mi hai scritto e più non ci vedo la differenza! O.o insomma, uno quando parla non se ne accorge… o forse sono io ottusa!
Il cambiamento di accenti nelle parole, l’ho sempre notato ed ho sempre pensato:”ci sarà un perchè se sono diversi -.-“… però proprio non comprendo la differenza… Forse sarà anche normale perchè non sono una linguista! E non ho mai studiato la grammatica italiana come si deve…(motivo per cui voglio cominciare!!!!!!). Ma… sono sincera di nuovo: quando si tratta di pronunce è difficile per me capirne le sfumature, le eccezioni etc. al massimo capisco le pronunce più marcate e quelle no XDDD(dici, almeno questo…….)
Sono programma scolastico, non da linguisti, non c’è nulla di strano. Capirle in sé sarebbe semplicissimo, il problema è che serve qualcuno presente dal vivo che te le pronunci correttamente, esagerando un po’ nella pronuncia per rendere l’idea,
Comunque vocali aperte e chiuse si possono trovare sui vocabolari, nell’alfabeto fonetico riportato a fianco alla parola (il lemma), e a volte anche nella parola stessa.
In buona sostanza, puoi ottenere le vocali aperte provando a pronunciare la A e bloccandoti quando la bocca è più aperta. Se con la bocca aperta in quel modo (cercando di muovere le labbra il meno possibile) pronunci una E o una O ottieni la E e la O aperte.
Viceversa ottieni la E chiusa se blocchi bocca e labbra come pronunciassi una “i” e poi invece pronunci la E. Ottieni la O chiusa se blocchi bocca e labbra come pronunciassi una “u” e poi invece pronunci una O.
Ti sentirai scema a farlo, ma è l’unico modo per riuscirci da sola, temo, senza sentirle dire prima da qualcuno ^__^
Ahaha oddio, sto facendo le prove proprio adesso! Ti ringrazio veramente per il consiglio, per quello che può bastare :D… visto che come hai detto tu, bisognerebbe che qualcuno mi dicesse le pronunce di presenza!
ps: sto per diventare la seguace dei tuoi consigli, sensei! XDD