N5 in sintesi – La forma -te aru dei verbi durativi

hon ni kaite aru

I verbi durativi

In Giapponese esistono due tipi di verbi principali, durativi e istantanei. Sì, immagino che avrete pensato tutti a godan e ichidan, ma ci sono più modi di classificare i verbi, tra questi c’è il riferimento alla durata dell’azione.

Un verbo è durativo se l’azione che comporta ha una sua durata. Ad esempio scrivere, mangiare… sono verbi che possono richiedere del tempo, no? 20-30 minuti per un pranzo, 10 minuti per un’email… giusto? Quindi sono durativi.

Poiché queste azioni hanno una durata, posso dire “io sto scrivendo”, “lui sta mangiando” e così via. Su queste espressioni ci torneremo la prossima volta, per ora basti sapere che in giapponese solo i verbi detti “durativi” possono avere questa forma “io sto…” (il present continous inglese).

Dunque, nell’ordine posso annunciare che scriverò, descrivere l’azione che sto facendo e infine dire che azione ho già compiuto:

Tra poco scrivo → Ora sto scrivendo → Un attimo fa ho scritto

In italiano ogni verbo può costruirsi anche così, però è vero che in certi casi non serve a dire cosa stiamo facendo. Prendiamo ad esempio la frase seguente: “ho capito, ho capito, mi sto sedendo, non serve urlare”. È chiaro che non dico “mi sto sedendo” nel momento preciso in cui abbasso il sedere verso la sedia, lo dico per annunciare che lo sto per fare, no?

Certo, volendo, potrei dire “mi sto sedendo” proprio mentre abbasso il sedere, nulla da ridire, ma questo solo perché l’italiano la vede così… in giapponese ci sono dei verbi, come il verbo “sedersi”, che sono considerati “istantanei” e per i quali non si può descrivere l’azione mentre è in corso… perché sono istantanei, non hanno una durata e quindi non possono essere “in corso”.

La lezione di oggi però si occupa solo dei verbi durativi… e della forma in -te+aru.

意味: Aが V-て + ある・あります indica lo stato in cui si trova A come risultato dell’azione V (V-て è la forma in -te di un verbo durativo). I verbi non durativi (istantanei) non possono usare questa forma!

I verbi durativi di questa costruzione sono verbi transitivi (ma attenzione, non tutti i transitivi sono verbi durativi! Ad esempio 忘れる wasureru, dimenticare, si considera istantaneo).

Un verbo transitivo sarebbe normalmente costruito così:

(私は)まどをあけます。
(Watashi wa) mado wo akemasu.
(Io) apro la finestra.

La forma in -te+aru ci permette di usare il verbo akeru per dire qualcosa sulla finestra. Per spiegare lo “stato” in cui la finestra si trova dopo l’azione che io ho compiuto (aprire la finestra). Insomma, ci permette di usare il verbo “akeru” per dire “la finestra è aperta”.

まどがあけてあります。
mado ga akete arimasu.
La finestra è aperta.

Per la precisione questo tipo di espressione lascia a intendere che qualcuno ha aperto la finestra. Quindi attenzione, stiamo parlando della finestra: notare il “ga” dopo “mado” che ci dice che la finestra è soggetto!

Stiamo dicendo “come la finestra è”, punto, ma usando un verbo transitivo lasciamo anche a intendere che qualcuno ha agito. In italiano possiamo ottenere lo stesso effetto con la forma passiva “La finestra è stata aperta.” (attenzione però, senza specificare da chi è stata aperta).

Perché insistere su questo punto? Perché ci sarà anche il caso, con un’altra forma, in cui non lasceremo a intendere che “qualcuno ha agito”.

例文:

  1. テレビがつけてありますよ。
    terebi ga tsukete arimasu.
    La tv è accesa! (è rimasta accesa/è stata accesa).
  2. 文化祭のおしらせは黒板に書いてあります。
    bunka-sai no oshirase wa kokuban ni kaite arimasu.
    L’annuncio del festival della cultura è scritto alla lavagna.
  3. 答えはすべて本に書いてある。
    kotae wa subete hon ni kaite aru.
    Le risposte sono scritte tutte nei libri.
  4. 個人情報は消してあります。
    Kojinjouhou wa keshite arimasu.
    Le informazioni personali sono state cancellate.
  5. れいぞうこにビールが入れてあります。
    C’è la birra in frigo (/la birra è stata messa in frigo)

注意:

  • Come si può notare dalle frasi 2-4, il ga può essere sostituito da wa. D’altronde, come dico sempre: al contrario di quanto spesso si legge, ga e wa si possono quasi sempre sostituire l’uno con l’altro, tutto dipende da quel che si vuole dire, perché con ga si ha una sfumatura e con wa un’altra. Ad esempio nella frase 2 se avessimo voluto far presente che c’era un annuncio alla lavagna o all’improvviso ci fossimo accorti sella sua presenza, avremmo usato il ga… Invece abbiamo usato wa perché stiamo parlando “a proposito dell’annuncio del festival della cultura”, supponendo che chi ci ascolta sappia di cosa parliamo.
  • Come dimostrano le frasi 4-5, non sempre la traduzione è facile. D’altronde si passa da un verbo che indica un’azione svolta su qualcosa a una caratteristica di quel qualcosa… Non è facile usare lo stesso verbo nella traduzione italiana. A volte bisogna scendere a compromessi, usare il passivo, eliminare il verbo (come nella frase 5 dove traduco con “c’è” invece di usare il verbo ireru, mettere dentro).
  • Come si vede nell’immagine sotto, poi, possiamo ritrovare questa costruzione anche in frasi più complesse… xxx wa doko ni kaite aru no? significa “Dove è scritto xxx?” (xxx = come fare a leggere la scadenza della carta di credito). Ma d’altronde avendo visto “oshirase wa kokuban ni kaite aru”, dovremmo saper leggere anche questa frase: in fondo l’unica differenza sostanziale è che non abbiamo il luogo in cui è scritto, ma si chiede “dove”… quindi invece di “kokuban ni” abbiamo “doko ni”, ma non mi pare una tragedia, no? ^^;;

kigenn

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2 pensieri su “N5 in sintesi – La forma -te aru dei verbi durativi

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