Per ordinare qualcosa al ristorante, dal menù, al konbini… o in un negozio tipo una pasticceria (ovunque si possa ordinare indicando qualcosa), di solito i testi insegnano la frase

これ(を)下さい
kore (wo) kudasai

Perlopiù tradotta con “Questo, per favore” e… 🤦‍♂️  C’è molto che non va con questa traduzione!

Per carità, avrebbe senso come traduzione in un romanzo, ma non è per nulla “didattica” come traduzione.

Il problema con kudasai

Il problema principale è che la classica traduzione proposta dai libri porta a confondere “kudasai” con “per favore”, ma 下さい (o in kana, ください) kudasai vuol dire “mi dia”, che è un ordine, per quanto in una forma cortese. Ciò si vede bene nell’esempio qui sotto…

お嬢さんを私にください!
Ojousan wo watashi ni kudasai!
(lett.) Dia a me Sua figlia! (manco fosse un rapitore)
(libera) [Per favore] mi conceda [la mano di] Sua figlia.

Essendo una forma cortese e umile possiamo usarlo come “per favore” quando si tratta di ricevere qualcosa… Ma resta pur sempre un ordine quindi non è il caso di esagerare e bisogna usarlo solo dove ha senso dire “Mi dia”… Se non si riceve niente non va bene! Prendiamo ad esempio la frase…

Silenzio, per favore.
✖️お静かにください oshizuka ni kudasai (è errore)
◯お静かに、お願いします oshizuka ni, onegai shimasu (è corretta)

Questo お願いします onegai shimasu è il vero “per favore”… o almeno ciò che ci va più vicino (in effetti è anch’esso un verbo: in genere significa “Le chiedo il favore” o “Le chiedo come favore”).

È molto importante conoscerlo, perché specie ordinando qualcosa 下さい kudasai, sì, si usa, ma non è usatissimo. Mentre お願いします onegai shimasu è molto comune.

Inoltre お願いします onegai shimasu è molto usato anche da solo, in tutte quelle situazioni in cui noi risponderemmo ad una domanda dicendo “Sì, per favore” o “Sì, grazie”… In pratica può sostituire “sì” in questi casi! Chiaro che se si considerano tutte queste situazioni, per un turista è un’espressione davvero fondamentale!

Questo articolo è sull’ordinare, quindi non aggiungo altro, ma se ti interessasse saperne di più su la differenza tra kudasai e onegai shimasu, puoi leggere il relativo articolo appena linkato.

Come ordinare una cosa

これ(を)下さい
kore (wo) kudasai
Mi dia questo [per favore].

La を wo viene spesso sottintesa, ma serve ad indicare il “complemento oggetto”, cioè l’oggetto che subisce l’azione espressa dal verbo… Insomma, in questo caso segue la cosa che voglio che l’altra persona mi dia. La si ritrova, volendo esplicitarla, anche nella frase con お願いします onegai shimasu.

これ(を)お願いします。
Kore (wo) onegai shimasu.
Questo, per favore.

Ciò è possibile perché il verbo 願う negau, da cui deriva l’espressione umile お願いします onegai shimasu, si può intendere anche come verbo “desiderare” o “richiedere”.

Quando non si può indicare… o non è il caso di farlo

Spesso per maggiore chiarezza sarà il caso di dire espressamente ciò che vogliamo (e ovviamente se non abbiamo perlomeno un menù sottomonano, sarà inevitabile). Quando ci si trova in questa situazione basterà sostituire これ kore con il nome di ciò che vogliamo.

あげどり(を)ください。
Agedori (wo) kudasai.
あげどり(を)お願いします。
Agedori (wo) onegai shimasu.
(Mi dia) Del pollo fritto, per favore. 

Come specificare una quantità (e i classificatori)

Quando vogliamo specificare una quantità dobbiamo inserire la “coppia numero+classificatore” subito dopo la particella を wo (che può comunque essere sottintesa).

これ(を)1つお願いします
kore (wo) hitotsu onegai shimasu
Uno di questo, per favore

Se vuoi sapere cosa sono i classificatori, continua a leggere, altrimenti rinizia a leggere dopo il prossimo esempio.

Questo perché in giapponese i numeri non si usano quasi mai “da soli”, sono seguiti da un classificatore, ovvero una parolina che indica la tipologia di ciò che viene contato. Ciò vale sempre, a meno che si stia contando in modo astratto (come quando si gioca a nascondino, per intenderci: quel 1, 2, 3, ecc. non indicano delle cose, no? Sono letteralmente solo dei numeri) o si stia facendo della matematica (es. 1 + 1 = 2).

In italiano non abbiamo nulla di identico ai classificatori, ma possiamo dire che le unità di misura e qualche altra parola ci vada vicino.

P.e. se devo dire quanta acqua, non dico “2 acque”, dico “2 litri d’acqua” o “2 bottiglie d’acqua”… Le parole “bottiglia” e “litro”, mi permettono di contare l’acqua, che altrimenti non sarebbe numerabile. Posso invece parlare di un certo numero di torte, ma se voglio dire “quanta torta voglio mangiare” userò la parola “fetta” per indicare una certa quantità di torta, no?

In giapponese però si va oltre. Per dire “quante bottiglie”… attenzione, non “quanta acqua” ma “quante bottiglie” …che possono essere anche vuote, quindi non ha più senso pensare alla parola bottiglia come qualcosa che ci permette di “contare l’acqua”… In italiano non devo fare altro che aggiungere il numero, p.e. dirò “due bottiglie”, ma in giapponese devo comunque usare una parola! Si tratta di una parola che permette di contare gli oggetti stretti e lunghi: 本 hon. Potrei per esempio dire

ビン(を)2本ください
Bin (wo) nihon kudasai.
(lett.) (Mi dia) Bottiglie nel numero di due, per favore.
(libera) Due bottiglie, per favore.

Nella maggior parte delle situazioni un turista straniero potrà cavarsela usando sempre lo stesso “classificatore”, ovvero il classificatore generico つ -tsu. Ragion per cui per dire quante cose vuoi dovrai solo inserire dopo la particella i numeri (solo quelli da 1 a 9) letti con la pron. kun seguita da -tsu, che in genere si imparano studiando i primi kanji. In genere non servirà saper usare i numeri con il classificatore コ -ko (per oggetti concreti, generalmente piccoli e spesso rotondi o come una sorta di “blocco”, come la scatola di un bento), ma potresti sentirli utilizzare per cui te li inserisco tra parentesi)

 

(1) hitotsu (ikko) (6) muttsu (rokko)
(2) futatsu (niko) (7) nanatsu (nanako)
(3) mittsu (sanko) (8) yattsu (youko)
(4) yottsu (yonko) (9) kokonotsu (kyuuko)
(5) itsutsu (goko) (10) too (jukko)

 

Ad esempio, dato che l’agedori nei konbini Seven-Eleven è una specie di “snack” in una vetrinetta cui ha accesso solo il commesso, potremo prenderne alcuni pezzi… Siccome è buonissimo lo ordiniamo per tutta la classe…

あげどり(を)9つお願いします。
Agedori (wo) kokonotsu onegai shimasu.
9 [pezzi di] pollo fritto, per favore.

Per inciso, se mai volessi comprare dell’agedori, probabilmente dovrai cercarlo scritto in kanji: è 揚げ鶏. Viene da 揚げる ageru, friggere (per immersione nell’olio, deep-fry) e da 鶏 niwatori, pollo… Il pollo però spesso è chiamato solo “tori” nel nome dei piatti, nonostante la parola tori (in genere scritta 鳥) sia il termine generico per “uccello”.

Come ordinare una cosa e anche un’altra cosa

Abbiamo due strade. La prima è sostituire la particella を wo con も mo, che significa “anche”.

これお願いします。
Kore mo onegai shimasu.
Anche questo, per favore.

Può essere più volte (a volte si traduce bene con sia… sia…). P.e. potrei dire, indicando dopo la prima di volta in volta cose diverse…

これも、これも、それも、お願いします。
Kore mo, kore mo, sore mo, onegai shimasu.
Anche questo, e (anche) questo, e (anche) quello, per favore.
NB それ sore indica una cosa vicina alla persona con cui stiamo parlando.

L’altra strada è data dall’uso di espressioni come それから sore kara, e dopo, あと ato, e poi, e それに sore ni, e in aggiunta, それと sore to, quello e… Il primo è quello più insegnato perché più cortese. あと ato è più usato dai giovani… e il meno adatto quando si parla usando un linguaggio cortese e con un superiore, ma al konbini non c’è problema.

あげどり(を)9つください。あと、ナナチキ(も)2つお願いします。
Agedori (wo) kokonotsu kudasai. Ato, nanachiki (mo) futatsu onegai shimasu.
9 [pezzi di] pollo fritto, per favore. E poi (anche) due nanachiki, per favore.
NB il ナナチキ nanachiki è sempre pollo fritto del 7/11, ma è fatto con la coscia e varie spezie.

Queste espressioni sono usate verso la fine, come se ci fossimo dimenticati di quell’ultima cosa, altrimenti la cosa più normale è fare un elenco, come vedremo meglio a breve. Tuttavia possono essere ripetute, esattamente come in italiano posso usare più volte “e poi”. Certo, più volte lo si usa, più suona strano, proprio come in italiano.

Come ordinare più d’una cosa insieme

Come si vede dalle immagini possiamo “complicare le cose” aggiungendo una seconda cosa. Lo possiamo fare usando la particella と to, che è come la nostra “e” quando si tratta di unire due sostantivi (un caffè e un tè, per favore) o pronomi (questo e quello, per favore). Quest’ultimo caso è esattamente quello che ritroviamo nella prossima immagine. Nota che viene usato それ sore, perché una delle due cose che sta ordinando non è abbastanza vicina a sé stessa, è più vicina alla commessa.


これとそれ(を)下さい
kore to sore (wo) kudasai
Mi dia questo e quello [per favore].

…e possiamo anche sostituire “kudasai” con “onegai shimasu”, come sempre…


これとこれ(を)お願いします
kore to kore (wo) onegai shimasu.
Questo e questo [per favore].

Infine possiamo aggiungere una quantità per ciascuna cosa che decidiamo di ordinare. Per farlo dobbiamo mettere insieme i punti già imparati.

これ(を)1つとそれ(を)2つください。
Kore (wo) hitotsu to sore (wo) futatsu kudasai.
Mi dia uno di questo e due di quello.

Ovviamente possiamo inserire dei nomi propri al posto di “questo” e “quello”. Torno ad onegai shimasu perché, come al solito, lo preferisco.

ナナチキ(を)1つとあげどり(を)2つ、お願いします。
Nanachiki (wo) hitotsu to agedori (wo) futatsu onegai shimasu.
Mi dia un nanachiki e due pezzi di pollo fritto.

L’elenco si può allungare ad una terza, quarta, quinta cosa, ecc. seguendo lo stesso schema. Ricorda che gli elenchi a seguire finiranno con ください kudasai o お願いします onegai shimasu.

AとBとCとD(を)…
A to B to C to D (wo)…

Ovviamente si può inserire la quantità…

A1つとB2つとC3つとD4つ(を)…
A hitotsu to B futatsu to C mittsu to D yottsu (wo)…

E infine, solo se si inserisce la quantità, si possono mettere tutte le particelle を wo, altrimenti come hai visto nel primo elenco, si può inserire solo l’ultima (non useremo “wo to” una dopo l’altra).

Aを1つとBを2つとCを3つとDを4つ…
A wo hitotsu to B wo futatsu to C wo mittsu to D wo yottsu…

Se d’una cosa se ne ordina una sola, 1つ hitotsu si può evitare (anche se spesso verrà usato per chiarezza):

A2つとB(を)…
A wo futatsu to B (wo)…

Infine potremo, volendo, anche inserire un’altra cosa, che magari ci siamo dimenticati, usando それから sore kara (o espressioni simili) prima dell’ultimo termine.

ナナチキ(を)1つとあげどり(を)2つ、それから、アメリカンドッグ(を/も)1つ、お願いします。
Nanachiki (wo) hitotsu to agedori (wo) futatsu, sorekara amerikan doggu (wo/mo) hitotsu onegai shimasu.
Mi dia un nanachiki, due pezzi di pollo fritto… E poi un american dog, per favore.

Per inciso… L’american dog è un corn dog (questo il nome negli USA), cioè un wurstel su uno spiedo avvolto in una pastella fritta… pastella che in Giappone è dolce! Ma poi lo si mangia con ketchup e senape. Un consiglio? Evitatelo come la peste. Io vi ho avvisati.

E anche per stavolta è tutto!

Fatemi sapere se l’articolo vi è piaciuto! 😉 E se avete curiosità, o c’è qualcosa a cui non ho pensato e volete che lo inserisca, ditemelo e provvederò! 😁

★★★★★

Il nostro lavoro ti piace?
Sostienici acquistando i nostri libri!

6 thoughts on “COME ORDINARE QUALCOSA

  1. Ci stavo pensando da un po’…alla differenza di significato/utilizzo tra kudasai e onegai shimasu (tra due mesi il mio primo viaggio in Giappone e vorrei interagire “al meglio”), ed ecco esce questo super post! Complimenti per la spiegazione super dettagliata, con tanto di esempi…

    1. Ottima osservazione. Dunque… intanto にする, lo dico per sicurezza, ha più d’un uso (ne ho parlato ampiamente nel mio libro, sulla grammatica).
      Nel caso cui ti riferisci si usa per dire che uno è arrivato ad una scelta tra una serie di opzioni. Funziona quindi quando hai davanti varie opzioni sul menù, ma non lo useresti davanti al commesso di un negozio che non ti sta offrendo/mostrando delle opzioni… P.e. se vai dal commesso del konbini non puoi dirgli all’improvviso “nikuman ni shimasu” perché appunto suona come “scelgo il nikuman”. Viceversa puoi dire al tuo amico o amica cosa hai scelto dal menù usando sempre にする… eppure non suonerà come un’ordinazione perché è un tuo amico, non il cameriere.

      Perciò, sì, in certe situazioni lo puoi usare per ordinare… Come anche, non so, 私も同じので, watashi mo onaji no de, (prendo) la stessa (cosa) anch’io… Ma appunto, trattandosi di situazioni specifiche, per evitare confusione, le ho lasciate fuori. In questo articolo ho voluto trattare solo casi in cui uno sta dicendo, sostanzialmente, “xxxxxx, per favore”

Rispondi a Riccardo "kazeatari" GabarriniAnnulla risposta

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.