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  2. Cercate una parola chiave nella casella di ricerca. Forse c’è un post che ne parla già!
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971 thoughts on “Domande

  1. Ciao Kaze, scusami se ti rubo un po di tempo, 本当に hontooni ho capito che è una specie di conferma cioe vuol dire DAVVERO, ma mi ha sorpreso quanti modi hanno i Giapponesi per dire MA, quello più usato è DEMO anche se non vuol dire proprio MA e poi ho scoperto KEDO, trovo ancora difficolta ad associare bene SO DESU, SO KA, SO DESU NE. Ora mi chiederai cosa volevo sapere, sinceramente non lo so, magari una tua conferma con spiegazione da ampliare magiormente questo discorso, grazie comunque solo per ascoltarmi, lo so che sei preso con il tuò studio e a breve avrai l’esame, perciò ti faccio i migliori auguri perchè grazie a te che vado avanti con lo studio, i tuoi aiuti mi sbloccano cosi da poter andar avanti, il bello di questo blog è che prendo spunto anche dalle domande e dalle risposte di tutti, ciao a presto.

    1. Hontou ni è la forma avverbiale dell’aggettivo hontou (a volte, nel linguaggio colloquiale è abbreviato in “honto”, con la vocale breve). Un aggettivo in -na irregolare, che usa “no” invece di “na”.
      Quindi watashi no hontou no kimochi significa i miei veri sentimenti (hontou no = vero/i), mentre se scrivo hontou NI allora traduco “veramente”, “realmente” o “davvero”, come hai giustamente notato.

      I modi per dire “ma” sono anche di più.
      Uno è “ga”, “demo” è un altro. kedo è l’abbreviazione più colloquiale di keredo e di keredomo.
      Espressioni che possiamo tradurre con “ma” secondo i nostri gusti sono anche “daga”, “desu ga”, “dakedo”, “desukedo”, “shikashi”, “tada”, ecc. ma in certi casi dipende molto dal contesto (ad esempio “tada” spesso è reso bene da “no, è solo che…”

      soU desu, soU ka, soU desu ne.
      Gli allungamenti contano moltissimo, altrimenti koukou, scuola superiore, diventa koko (qui), e kyoukasho = libro di testo, diventa kyokasho = permesso scritto.
      Quando impari una parola devi pensarne il suono come fosse allungato se è davvero allungato …in modo da impararla così e non dimenticare mai l’allungamento che non è affatto trascurabile (i giapponesi non capiscono proprio che vuoi dire se sbagli un allungamento… o addirittura se confondi un tono alto con uno basso… ad esempio “otto” con intonazione della voce a scendere è “marito”, se è a salire invece è “oops”…
      Se anche il tono è pretendere molto, l’allungamento è essenziale come concetto, più del significato di quelle parole: tanto a furia di sentirle negli anime prima o poi si imparano… non è che io abbia preso un libro di testo e le abbia imparate, le ho semplicemente assorbite dagli anime

      1. ありがとう, come sempre mi hai fatto conoscere particolari importanti, specialmente su Hontou, il dizionario avvolte non mi aiuta, e ora che lo studio come un aggettivo cambia davvero. studiero anche tutti i ma che mi hai mostrato e faro più attenzione con gli allungamenti vocali, Ti auguro buon studio e がんばれ

  2. Ciao Kaze! Io sono Federica e frequento l’ultimo anno di liceo..E’ da circa un anno che studio giapponese da autodidatta, certo non ho ancora grosse skills ma mi rendo conto di migliorare a piccoli passi e questo mi rende felice. Tra un paio di mesi sarò catapultata nel mondo dell’università e io sono nel panico più totale perchè non so come conciliare il mio obiettivo supremo, ossia lavorare in Giappone, con la scelta del corso di studio da intraprendere. La prima ipotesi è la più prevedibile: dipartimento di lingue orientali. Tuttavia tutte le lingue (nonostante la loro infinita bellezza e armonia) sono uno strumento per comunicare e se io mi specializzassi solo nell’apprendimento dell’idioma temo che non avrei niente di utile da poter particolare.. in altre parole ho paura di arrivare alla fine del mio percorso di studio per sentirmi dire ”すみません、私たちは興味を持っていません。” e tornare con la coda fra le gambe in italia dopo aver stampato centinaia di biglietti da visita. Dunque pensavo di iscrivermi ad un altra facoltà,continuare con lo studio del giapponese da autodidatta che mi permetta di arrivare a livelli medio-alti del JLPT e magari intergare con qualche viaggetto nella terra del Sol Levante per migliorare le mie abilità.. Ora, dopo averti tediato con questo commento/romanzo volevo chiederti consiglio su cosa sarebbe più adatto fare per coronare il mio sogno. Meglio dedicarmi solo al giapponese oppure provare ad allargare l’orizzonte di sbocchi lavorativi? E per caso se la tua opinione vertesse più verso la seconda opzione, sapresti consigliarmi facoltà che meglio si addicono ad una futura e brillante (si spera!) carriera in Japan?
    Grazie per l’attenzione
    (づ ̄ ³ ̄)づ~chu!

    1. Ciao Federica ^__^
      La mia opinione è quella abbastanza condivisa e ragionevole, che bene immagini. La laurea in lingue non basta per lavorare qui. Tanto per cominciare il livello di lingua a cui ti portano è davvero basso (N4 o N3 del JLPT in 4-5 anni di studio).
      La laurea in lingue insomma ha senso se sei interessata alla linguistica o alla letteratura ed eventualmente vuoi venire a studiare qui in Giappone queste cose. Unica eccezione è forse la Ca’ Foscari che ha provato a creare dei corsi ibridi tra lingue (studi giapponese e cinese, una lingua a tua scelta tra le due è secondaria) ed economia poiché in futuro i rapporti con l’Oriente saranno sempre più importanti… ma questo è vero soprattutto per i rapporti con la Cina.

      Per trovare lavoro QUI il discorso cambia.
      Cosa vogliono i giapponesi… una laurea da 3, ma preferibilmente 5 anni (cioè triennale + magistrale) in una facoltà scientifica (o una facoltà qualunque ma in una buona università giapponese).
      L’interesse per il campo scientifico è dimostrato da un progetto come il progetto vulcanus che offre corso di lingue e posto di lavoro in un’industria giapponese a chi passa la selezione… Certo, il numero di posti è basso, ma il fatto che esista significa che questo campo interessa.
      Leggendo un articolo poi ho scoperto che hanno un disperato bisogno di medici in medicina alimentare poiché in pochissimo tempo il Giappone si è fissato con la magrezza e il numero di problemi come bulimia e anoressia è talmente alle stelle (rispetto ai pochi medici che si sono specializzati in una materia prima non particolarmente utile) che a volte “la lista d’attesa supera l’aspettativa di vita del paziente”.
      Certo, una laurea in medicina richiede tempo e in quel tempo le cose cambiano.

      Ad ogni modo, questi sono i consigli per studiare in Italia e poi venire qui a lavorare avendo studiato da sola il Giapponese.

      Tuttavia hai la via di mezzo (tra il precedente e il prossimo punto)…. Studi 3 anni, poi vieni qui in una scuola di giapponese con il visto da studente… hai 1 o 2 anni di tempo per portare il tuo giapponese al livello necessario per essere presa in una università giapponese per la laurea magistrale (un master) o un’altra triennale.

      E infine puoi fare la stessa cosa, cioè venire qui a studiare giapponese per farti prendere all’università, già adesso, appena finito il liceo. E’ un’impresa, ma se alla fine dovessi pure tornare in Italia, nel curriculum una ragazza che è andata a vivere da sola a 18 anni in un paese straniero… be’, lo capirebbe perfino un selezionatore che si tratta di un’esperienza che forma molto una persona…

  3. Grazie mille! Che sogno sarebbe poter frequentare l’università in Giappone.. Ma temo che rimarrà solo un sogno, almeno per il momento. Credo che punterò principalmente ad apprendere meglio il giapponese adesso, e intanto iscrivermi a una facoltà che possa aiutarmi a trovare lavoro lì in futuro.. Certo credo dovrò scartare alcuni dipartimenti, di sciuro non potrei mai scegliere..chessò storia e filosofia o psicologia.. Uscendo da un liceo classico sarà difficile anche solo il pensiero di buttarmi in una facoltà scientifica, però posso provare..devo!

  4. Kaze, ho cercato di tradurre una frase con il verbo avere dall’Italiano al Giapponese con dei risultati catastrofici, non so se hai già fatto una lezione su questo ma… puoi spiegarmi il verbo avere?

  5. Ciao Kaze, volevo chiederti un libro per imparare l’inglese da autodidatta, vorrei tanto migliorarlo il mio inglese e magari partire dalle basi fino ad arrivare a qualcosa di più specifico, anche se fossero più di un libro.

    1. Mi spiace non ne ho mai usati, non saprei… Prova sul sito uz-translations.net se trovi qualcosa che ti ispira e poi casomai lo compri altrove… In bocca al lupo per la nuova sfida linguistica ^__^

        1. Non è molto pertinente qui , avresti dovuto scrivere in chat credo… cmq se proprio vuoi un libro ci sono libri specifici sulla grammatica (ne ho uno bello a casa dei miei ma adesso mi sfugge il nome) ma ovviamente studiare solo la grammatica sebbene sia la cosa migliore è noioso…. credo che in fin dei conti i migliori (sono anche i più usati e forse l’unica tipologia che ho usato..) della casa editrice oxford… sono tutti più o meno uguali ma quello che mi hanno dato nell’ultimo corso si chiama “new english file” e ha anche un cd con esercizi interattivi e comprensione orale…

          Tuttavia per l’inglese (a meno che tu non sia a zero, ma hai detto che vorresti solo migliorare) ci sono tanti metodi per imparare senza spendere… considera che è la lingua internazionale e quindi puoi trovare di tutto e di più on line e gratis…
          trovo che questo sito da dei buoni consigli: http://www.mindcheats.net/2011/04/come-imparare-inglese-gratis.html

          alla fine puoi leggere e scrivere su blog e forum di argomenti che ti interessano ed è in assoluto il miglior esercizio… e per l’ascolto guarda tanti telefilm americani, ce n’è per tutti i gusti, se li guardi con i sottotitoli in inglese (o senza se ci riesci) è un ottimo esercizio!!

  6. Chideo scusa ma mi permetto di dissentire, telefilm americani…..non sono il massimo per l’inglese. Ricordo che la mia insegnante di inglese diceva che un americano non è altro che un inglese con una piccola patata in bocca…….
    Se li sentite parlare(un inglese e un americano) ve ne renderete conto.
    La conversazione con qualcuno o da solo, il seguire i testi delle canzoni di gruppi inglesi che ti piacciono(per la pronuncia chiaramente) è un esercizio ottimo, l’ascolto come dice Tenshi e la ripetizione di ciò che si ascolta(come per il giapponese) sono due punti di forza dello studio delle lingue.
    forse qui la grammatica è più facile perchè abbiamo delle basi scolastiche che ci possono aiutare, ma è comunque importante e non va tralasciata.
    Massimokun in bocca al lupo!

    1. E’ un discorso che valeva un tempo, quando l’inglese “giusto” era quello del regno unito, ora quel che serve è l’inglese americano, quindi direi che non c’è nessun problema… anzi, storia proprio di alcuni giorni fa, quando parlo con una ragazza francese in inglese e noto il suo accento britannico (p.e. la cosa più immediata è che dice sempre “con’t” invece di “can’t” ecc.), dovuto alla sua passione per band britanniche, l’ho trovato subito buffo, a dire il vero, come gli americani trovano buffo il britannico (e i britannici trovano fastidioso l’accento americano). Anch’io ho studiato a scuola l’inglese britannico (es. colour e non “color”) ma ormai direi che è la norma e ci si può solo “rassegnare”… per certi versi è pure più facile (per esempio il present perfect e il simple past sono in sostanza la stessa cosa) per cui può perfino essere preferibile.

  7. Non è che ho preferenze per uno piuttosto che per un’altro, è che a volte non si riesce a capire proprio quello che dicono! Comunque l’importante è parlarlo e contemporneamente usare la grammatica, più passa il tempo e più mi rendo conto che le mie mancanze sono da imputare sempre a questo problema.
    Ieri sera dopo che avevo risposto a te mi sono imbattuto in una pagina con un test d’inglese, ti va di provare a farlo?
    http://www.universita.it/category/test-di-inglese/?action=start&offset=1
    è lungo ma si può fare, magari per te è troppo facile ma chissà cosa potresti scoprire…….

  8. Ho visto delle domande a caso e per me è troppo facile… non penso di averlo mai detto, ma il mio inglese è ottimo (decisamente meglio del mio giapponese^^). NON sono al livello di un native speaker, ma non ho problemi a parlarlo o ad ascoltare un native speaker… nella foga della conversazione posso infilare degli errori anche banali (di cui mi rendo conto appena li ho fatti), certo, ma tutto lì… poi seguo film e leggo libri in inglese… e ho passato dei periodi all’estero parlando solo inglese… ho discusso il contratto d’affitto qui in Giappone e ho fatto amicizia con un paio di francesi e un ragazzo di Singapore, parlando inglese.

    Detto ciò, se dicevi a Massimo e non a me… gomennasaaai ^____^
    Avevo il dubbio, ma ho pensato di rispondere per non lasciarti -eventualmente- in sospeso.

  9. sì ognuno ha la sua opinione e non devi scusarti ma l’argomento è controverso… pensa che addirittura un’insegnante di recente mi ha detto di non focalizzarmi troppo sulla pronuncia che viene con l’esperienza (e soprattutto se hai occasione di parlare con madrelingua con cui confrontarsi)
    Alla fine se impari una pronuncia più inglese o più americana o più australiana non conta poi tanto… l’importante al giorno d’oggi è farsi capire visto che ancora sono in così tanti a non parlarlo proprio!!!
    Secondo me la cosa fondamentale è che l’inglese a differenza di altre lingue hai l’opportunità di impararlo con poco sforzo, facendo cose che ti piacciono, proprio perchè è internazionale puoi trovare qualunque cosa on line in inglese. puoi farti un amico con cui scrivere messaggi (a differenza della chat e della conversazione hai tempo per pensare a quello che devi scrivere finchè non diventi veloce con l’esperienza) ed è proprio vero una volta che diventi veloce a scrivere (magari anche con qualche errore non importa) sei anche in grado di parlare…

  10. @Kaze
    come pensavi tu la cosa era rivolta a massimokun, non certo a te, sapevo perfettamente che il tuo livello di inglese era perfect!
    @tenshi
    io ho imparato la pronuncia dai testi delle canzoni, andando dietro ai brani cantati, poi l’inglese tecnico della scuola superire, quello dei vari lavori fatti e mooolte conversazioni fatte con clienti, persone incontrate per strada o fatte per finta tra me e me, come dici tu l’importante è parlare…..parlare……ma se non lo scrivi, ti scordi tutto e soprattutto ti scordi la grammatica che è la base che sostiene il tutto.
    @per tutti
    la nostra amica ichigofollie (luisa) ha passato alla grande un esame, un bel 30, applausi a scena aperta alla sua forza di volontà.

  11. chiedo scusa a tutti, ma con la mia domanda non pensavo di mettere tutti in confusione, comunque grazie a tutti per l’interessamento e per l’aiuto.
    P.S. per me la cosa difficile nei telefilm in inglese e l’abbitudine di contrare le semplici parole di uso quotidiano, ma una volta imparate uno supera il problema

  12. C’è una cosa che non riesco a capire. Talvolta, in qualche testo /frase, ho trovato “ni wa” mentre mi aspettavo di trovare solo “ni”. Come mai c’era anche il wa?

      1. ok, allora la frase che avevo ad esempio era questa (so la traduzione, solo non capisco perché è stato messo il は)
        わたし の クラス には スウェーデン人 の がくせい が 一人 います

        Nel libro in cui l’ho trovata c’è scritto che spesso si usa per le espressioni di luogo, ma niente di più. Magari tu sapevi anche il perché (o se si va, un po’ come in inglese, a “sound”).
        Cmq è solo una mia piccola curiosità che magari riesci a spiegarmi =)

        1. Di questo argomento ho parlato nelle lezioni del JLPT, dove vito aru e iru:
          http://studiaregiapponese.wordpress.com/jlpt/n5-grammatica/
          e nelle lezioni del jlpt in sintesi…
          http://studiaregiapponese.wordpress.com/jlpt-n5-in-sintesi-indice/
          punti 7, 12 e 13

          L’uso, o meno, di wa dipende dal contesto (es. se si era già parlato della classe, ad esempio, se l’interlocutore ha ben presente di cosa parlo, o ancora se la si pone in contrasto con la classe di un altro, ad esempio) oppure dalla scelta di chi scrive di introdurre qualcosa – la classe in questo caso – come tema della frase…
          In altri casi ci sono altre situazioni, ad esempio dovute all’astrazione o alla generalizzazione… o ancora NON si usa wa se ho una percezione (quando capita il soggetto e il verbo italiano sono invertiti… es. “ehi, è arrivato mio padre!” e non “mio padre è arrivato”). Ad ogni modo non hanno a che fare con la tua frase^^

  13. ごめんねぇ, in questi ultimi giorni ti sto riempendo di domande/richieste! Proprio ora che si avvicina l’esame.. quindi non preoccuparti per i tempi, posso aspettare ^^
    La domanda è questa: guardando dorama ho notato che ci sono (almeno) due modi per dire “non preoccuparti”, kinishinaide e shinpai nai. Immagino ci sia qualche sottile differenza/sfumatura. Grazie in anticipo!

    1. Shinpai nai significa che non c’è di che preoccuparsi, mentre ki ni shinaide significa più “non pensarci”, non preoccupartene. La vera differenza è grammaticale, visto che ki ni shinaide è un imperativo.
      La seconda… è nel contesto… Di certo “shinpai nai” lo usa qualcuno che vuole rassicurare fermamente sulla situazione. che è sotto controllo.
      La seconda invece vuole rassicurare/consolare qualcuno che si sta preoccupando.
      Ci sono vari altri modi per dire la stessa cosa e varie altre forme grammaticali utilizzabili… shinpai shinaide è la prima. Ma anche anshin shite, ad esempio… fino ad arrivare ad “anzuru na!”… ma non mi dilungo oltre perché saperle non è di particolare utilità al momento^^

  14. Ciao, mi chiamo Daniele. Sto studiando il giapponese per passione da autodidatta e da una settimana ho iniziato a studiare i Kanji. Non sapendo da che parte iniziare, ho voluto fidarmi del tanto discusso metodo di Heisig.
    Posso affermare che con questo metodo riesco ad imparare davvero molti kanji in pochissimo tempo, anche se per ora studio solo il significato e non la pronuncia.
    Volevo chiederti se a tuo avviso è un metodo valido e soprattutto, corretto in questo tipo di studio.

    Ti ringrazio di cuore per le mille guide ed insegnamenti che hai messo su questo fantastico sito. Incredibilmente utile!

      1. Grazie infinite per avermi risposto così celermente!
        Anche io ho dei dubbi su questo metodo e, come te, mi sono chiesto il perchè non imparare anche le pronunce ai kanji che sto memorizzando.

        Farò tesoro dei tuoi consigli!
        Grazie ancora

  15. はじめましてジャンパオロです。どうぞよろしく。
    僕妻は日本人ですだから日本語を勉強しています。
    Ciao,
    Dunque, ho corretto la frase tralasciando la “ripetizione” DESU DA KARA perche’ ho una domanda in merito.
    Avrei forse dovuto mettere un punto o una virgola?
    Tu la consideri come una ripetizione del verbo essere ma io mettendo だから intendevo “percio'”.

    Come avrei dovuto scrivere esattamente?

    1. DA è la forma non formale (scusa il gioco di parole) di desu. KARA di solito si usa nelle risposte e vuol dire “perchè” (insomma il because inglese) dakara quindi vuol dire “perciò” ma se dici desu dakara è una ripetizione desu + da…. in questi casi il desu non si mette e si mette solo dakara….

    2. Come ha detto Tenshi. Kara esprime la causa quando la si dichiara, cioè non ha che fare con il “perché” che noi usiamo in una domanda (ma questo non significa che si usi SOLO nelle risposte… ecco cosa intendeva Tenshi con “di solito”).
      Dunque dakara è un composto di due parole, da e kara. desukara esiste pure, ha lo stesso senso ma si usa in diversi contesti, più formali.
      Dakara e desukara si possono usare anche a inizio frase, con due sensi possibili.
      “Quindi”, “e per questo” in riferimento a qualcosa di appena detto oppure “E proprio per questo” o “per l’appunto” o “è quello che ti sto dicendo”… Più difficile da incontrare. Mettiamo che uno mi faccia ripetere due volte lo stesso concetto, e mi rifà la stessa domanda ancora una volta… io dirò, esasperato:
      Da-ka-ra… Kore wa blablabla tte itte-n-no!
      Uffa, insomma! Ti sto dicendo che è blablabla.
      …ma di questo uso ti frega poco o nulla, se lo trovi lo capisce a senso.
      Nella tua frase puoi inserire un punto (non una virgola, a meno di dire “nihonjin de,” ma a quel punto il dakara non serve), ma va ricorretta così:
      Boku wa tsuma ga nihonjin desu. Dakara nihongo wo benkyou shimasu.
      Ripeto, boku non serve se dici tsuma., ma se lo metti, il wa va a su boku, ga va su tsuma (riguardo a me, mia moglie è giapponese).
      Ed è per questo che studio giapponese.
      La frase come in italiano fa pensare che tu mi abbia già detto che usi giapponese (come dicevo a inizio frase fa riferimento a qualcosa di già detto).
      La cosa migliore è scrivere
      boku wa tsuma ga nihonjin da kara nihongo wo benkyou shimasu.
      La scelta di kara è poi un po’ brusca e credo sia meglio, sebbene perfettamente grammaticale, usare node.
      boku wa tsuma ga nihonjin na node nihongo wo benkyou shimasu.
      Notare che unendo le due frasi lascio boku come tema di secondaria e principale, altrimenti non so chi studi giapponese (anche se può essere facilmente inteso, poiché tua moglie è giapponese, in un’altra frase, con un altro contesto, non sottintendere il tema è la cosa migliore, quindi per spiegare come funziona in linea di principio ho scritto così).

  16. Ciao, mi chiamo Guglielmo. Ti contatto per chiederti una cortesia, cioè una traduzione in kanji, ma piccola piccola. Ti spiego: a breve dovrei prendere la cintura nera di Karate e, come forse già saprai, si usa farci ricamare sopra il nome, la federazione alla quale si appartiene, etc. Io avrei intenzione di farci ricamare la seguente frase: Nel Karate-do c’è la pace del mio dolore” oppure “Il Karate-do è la pace del mio dolore”. Potresti mettermela in kanji? Grazie e complimenti per il tuo sito!
    Guglielmo

    1. Pace del dolore è un’espressione nostra, non traducibile. Devi rinunciare al termine pace.
      Ad esempio
      karatedou wa kokoro no itami no iyashi
      空手道は心の痛みの癒し
      il karatedou (è) il conforto/cura del dolore dell’animo
      Che ne dici?

      1. È esattamente quello il senso che intendevo dare alla frase. Ti ringrazio tanto, mi hai fatto felice!!! Non vedo l’ora di vederla ricamata sulla mia Kuro obi! Ancora grazie per la gentilezza.
        Guglielmo

  17. Ciao Kazeatari sensei.
    Con lo studio del giapponese sto facendo progressi (infatti ieri sono stato da solo in un izakaya e…sono riuscito ad intrattenere una conversazione con lo staff ed alcuni clienti (chissa’ se hanno capito tutto…E’ stata una faticaccia ;-D)).
    Ora, vorrei un tuo parere.
    Studiando la grammatica, singole parole ed i kanji (questi in realta’ li trascuro un po’, infatti, li riconosco ma non ne so le singole letture) lo studio e’ preciso ma lento.
    La mia idea sarebbe di prendere un taccuino ove scrivere le varie frasi che compongo (conversazioni su facebook, Line, Mail, etc.).
    Tu cosa ne pensi?

    1. Il rischio è imparare frasi sbagliate. Se hai un minimo di dimestichezza con l’inglese (i “pensierini” che si fanno alle medie) ti consiglio un libro di “sentence patterns” cerca quest’espressione insieme a “japanese” su amazon e vedrai che trovi al volo (japanese sentence patterns for effective communication …mi pare) …E’ un ottimo metodo di studio se le frasi sono ben scelte da un “professionista” -__^

      1. Dimenticavo… come dice Lucka la cosa non può essere a sè stante. Le spiegazioni nel libro in questione sono poche, non reggono il confronto con una grammatica… figuriamoci se reggono il confronto con le approfondite spiegazioni che trovi qui sul sito! ^___^

  18. Ciao.
    Forse mi puoi aiutare.
    Con alcuni amici stiamo codificando un metodo di Arte Marziale che ci è stato tramandato da un grande maestro che a sua volta l’aveva appreso da un’ istruttore militare giapponese in Indocina nel 1950 circa. Vorremmo dare un nome a questa Arte in onore del nostro maestro utilizzando la lingua giapponese per ricordare da dove proviene.
    Sappiamo che il suo nome di battaglia era Lupo, quindi pensavamo a qualcosa come “L’orma del Lupo” o “La via del Lupo” oppure “L’Arte del Lupo”. Qualcosa di simile.
    Puoi aiutarci?
    Ti ringrazio.

    1. “L’orma del Lupo”
      狼の足跡
      ookami no ashiato

      “La via del Lupo”
      狼の道、oppure 狼道
      ookami no michi, oppure roudou (pron. roodoo)

      “L’Arte del Lupo”
      狼の術 oppure 狼術
      ookami no jutsu oppure roujutsu

      jutsu significa semplicemente arte, tecnica, via, modo… è adatto, per esempio il juujitsu è in effetti (trascrizione errata) il juujutsu.
      Tuttavia ho trovato una parola che non conoscevo, 武術 (ぶじゅつ): the martial arts, Wushu, military arts.
      Quindi potresti scrivere 狼武術 roubujutsu se ti piace il significato della parola.

      Se vuoi il mio parere io sceglierei roujutsu. Anche roudou non è male, ma suona come un’altra parola, lavoro manuale, e quindi mi stona un po’.

      In bocca al lupo (lol ^___^)
      NB la scrittura “ou” si legge come una o lunga, “oo”. “shi” si legge “sci” e “chi” si legge dolce, come il nostro “ci” in “ciao”.

  19. Ciao Kazeatari,

    ti scrivo dato che da un mesetto ho iniziato a studiare giapponese da autodidatta, un pò con il grande aiuto che dà il tuo sito, e un pò girovagando su internet dove mi sono imbattuto su un paio di testi sui quali volevo sapere, gentilmente, il tuo parere. Si tratta di libri che ovviamente avrai già sentito nominare, e cioè “Remembering the kanji” e “A dictionary of basic japanese grammar”. Pensi siano utili per lo studio della lingua?
    Grazie per la consulenza!!!
    Guglielmo

    1. Di remebering the kanji ne ho parlato in questo commento:
      http://studiaregiapponese.wordpress.com/kanji-anno-1/comment-page-2/#comment-6667

      Dell’altra grammatica, è buona come libro da consultare, ma non per uno studio “in sequenza”, da pagina 1 in avanti, poiché è organizzato come dizionario. La parte introduttiva però mi piace molto, specialmente dei due testi più avanzati, l’intermediate e l’advanced sempre di Makino e Tsutsui.

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