Siete spiazzati, spaesati, non sapete come cavarvela, ecc.?

Forse posso aiutarvi, però prima controllate l’elenco qui sotto!

✔ Avete una domanda da fare, di lingua o cultura?

  1. Controllate l’indice delle Lezioni e le Domande comuni (FAQ). N.B.: Tra le domande più comuni sono comprese…
  2. Cercate una parola chiave nella casella di ricerca. Forse c’è un post che ne parla già!
  3. Avete trovato un articolo in tema, ma non la vostra risposta? Chiedete nei commenti a quel post!
  4. Avete cercato ma non si trova niente?
    Domandina breve? C’è il gruppo Facebook, Imparare il Giapponese
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✔ Avete un suggerimento? Postate nella community di SdG e scrivete la parola “suggerimento” nel testo del post e/o nel titolo!

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Per tutti gli utenti: NON MI OCCUPO DI TATUAGGI perché oltre ad aver avuto “brutte esperienze” in passato, questo sito è dedicato a tutt’altro.

971 thoughts on “Domande

  1. Ciao, Kaze, premetto che non so se sto scrivendo nella sezione giusta, se non è così mi scuso.
    Comunque la mia domanda è questa: ho 16 anni e frequento un liceo linguistico, sono sempre stato affascinato dal giappone e la sua lingua. Ho iniziato a Marzo imparando i kana e le basi della lingua, ho poi comprato il libro famoso della Hoepli che ho finito in poco tempo.
    Qualche settimana fa ho chiesto quasi per scherzo ai miei genitori se sarebbero disposti ad accompagnarmi fino a Roma per il JLPT ed hanno accettato, quindi mi sono convinto ed ho inviato la richiesta per ‘Application Form.
    Ho letto i tuoi post sul JLPT e mi stavo dunque chiedendo, secondo te, se non avendo mai avutoun insegnante possomriuscire a superare l’N5.
    La grammatica la so, il problema è saperla nel particolare, soptutto l’uso esatto delle particelle.
    Per i kanji del N5 li so, non sono molti xD
    Sapresti consigliarmi un modo per riconoscere più facilmente le particelle de, ni ed he e se secondo te sono pronto per il JLPT?
    Grazie del tuo tempo,
    Flavio

      1. XD No, però sicuramente ha più esperienza di me col JLPT e studenti che provano a superarlo xD
        Volevo trovare un sito o libro con test degli anni passati, qualcuno ha dei consigli?? 🙂

      1. Grazie! L’altro giorno ho spedito l’application form quindi ora non si torna indietro! xD
        Mi eserciterò ogni giorno, ho trovato una prova del jlpt n5 credo che ad inizio novembre lo stampo e lo faccio anche per vedere quanto tempo ci impiego, ce la metterò tutta per il vero esame! 😀

  2. Sì, ci sono dei test in pdf, ma non sono completi e li ho già fatti xD vedrò quelli che consiglia in inglese, spero di poterli ordinare ad una libreria 🙂

  3. Ciao Kazeatari
    volevo come prima cosa ringraziarti per questo stupendo ed utilissimo blog :3
    poi. volevo chiederti. se i kanji e i vocaboli riguardo i vari livelli del JLPT sono completi ed aggiornati. A dicembre volevo sostenere l’N4 ma avendo poco tempo tra lavoro e altro volevo risparmiarmi l’attesa della consegna dei libri ufficiali >_<
    volevo anche chiederti se sai un pò in cosa consiste la parte dell' ascolto durante il test e nello specifico del livello N4.
    Purtroppo non ho ancora avuto occasione di visitare tutte le sezioni del blog però (in caso non lo avessi già linkato o in caso non lo conoscessi) volevo farti vedere questo sito che uso per integrare lo studio cartaceo e che secondo me potrebbe risultare utile a chi intraprende questa strada : http://jplang.tufs.ac.jp/it/ka/1/1.html
    Grazie del tuo tempo
    jaa ne
    Eli

    1. Ciao a tutti, risorgo dalle mie stesse ceneri per ringraziare Eli di questo sito, mi pare un cosa utile, almeno per me/noi che abbiamo poco tempo per fare esercizi.
      Kaze ci sono sempre, vi seguo ma non ho tempo per fare altro.
      un saluto a tutti e buon proseguimento.

    2. Non possono esserci elenchi aggiornati poiché elenchi non vengono più ufficialmente distribuiti. Così come non lo sono i test passati… e solo i test ufficiali e un paio di altri libri riportano dei test di prova simili all’originale.

      Gli elenchi che trovi qui vanno bene… per i kanji scarica però l’errata corrige che trovi nella colonna di destra nell’home page… ma è tanto per sicurezza e per precisione: non credo proprio che serva. Anche perché il test ti mette alla prova sulle pronunce più fondamentali di solito, non sul quelle particolari che potrei aver aggiunto dopo, né ti chiede nulla del significato di un kanji che potrei aver leggermente modificato nel tempo.

  4. Ciao Kaze volevo chiederti un aiuto, sto ripassando gli aggettivi, e mi è venuto fuori un dubbio in fase attributiva, o meglio, gli agg. in “i”tipo TAKAI HON va bene cosi o va messo sempre il DESU anche non vogliamo fare una frase formale, cioe TAKAI HON DESU. Ma al negativo possiamo scrivere TAKAKUNAI HON DESU senza mettere il DESU in forma negativo?
    E per il passato sia negativo che affermativo?
    E la stessa domanda te la faccio per agg. in “na”?

    1. Spero di non dire una stupidaggine, ma credo che la tua incomprensione nasca dal fatto che stai confondendo l’aggettivo usato con funzione attributiva (cioè proprio come aggettivo in italiano es. “il bel libro”) e l’aggettivo usato con funzione predicativa (alias predicato nominale in italiano es “il libro è bello”). 高いほんですsignifica “E’ un libro costoso. Se devi dire “E’ un libro non costoso” allora il verbo essere non cambia, ma cambia l’aggettivo. Se poi tu volessi dire “Non è un libro costoso”, allora cambia il verbo ma non l’aggettivo e quindi sarà 高いほんはじゃありません。Poi il discorso è ancora diverso se vuoi dire “Il libro è/non è costoso” perché in questo caso userai l’aggettivo 高い con funzione predicativa e quindi dirai 本は高いです/高くありません. In questo caso però, il ですnon è il verbo, ma vale solo per fare la forma gentile dell’aggettivo in forma predicativa (ed infatti al negativo ho messoありません e non じゃありません).
      Cambia tutto a seconda della “funzione” che dai all’aggettivo, anche se poi il senso è lo stesso.
      Ho detto bene kaze?

      1. Ferma un attimo forse LUCKA non è riuscito del tutto a convincermi ma tu stai facendo molto più di confusione.
        Come dici tu se devo dire ” E’ un libro non costoso” allora il verbo essere non cambia, ma cambia l’aggettivo” ma come hai detto ancora “Non è un libro costoso”, allora cambia il verbo.
        Se guardi bene è la stessa frase, e poi si coniuga sempre L’agg. nelle frasi giapponesi.
        Poi chi sta facendo l’azzione qui per usare il verbo ?
        Poi la coniugazione attributiva giapponese è uguale a una frase relativa italiana,
        es. TAKAI HON in italiano il libro che è costoso, il che pronome relativo,
        mentre frase predicativa KORE WA HON WO TAKAI quel è un costoso libro.
        Grazie ugualmente per averci provato

        1. KORE WA HON WO TAKAI quel è un costoso libro. = sbagliato sia in giapponese che in italiano…

          Forse volevi dire “Quello è un libro costoso” = credo “kore ha takai hon desu”

          come hai detto più in alto il desu si può omettere, serve solo per rendere la frase gentile… la parte sugli aggettivi (con tutte le casistiche è fatta molto bene su questo blog, se non riesci a trovarla dimmelo che ti do io i link)

  5. Ti rispondi io per quello che so.
    Forma piana affermativa-negativa//passata aff.- neg.
    Takai hon-takakunai hon// takakatta hon- takakunakatta hon

    Forma gentile aff.-neg.//passata aff.- neg.
    takai hon desu- takakunai hon desu// takakatta hon desu- takakunakatta hon desu

    Spero si capisca ^_^ e di non aver fatto errori

    1. Ok ma il DUSU sta li per formare la forma formale/gentile o per fare da predicato?
      Perche il mio dubbio è quando l’agg. è in fase attributiva, il predicato nelle frasi giapponesi chi lo fa in questo caso?
      E’ se l’agg. è al negativo lo sara anche il predicato ?
      Grazie dell’interessamento, come vanno i tuoi studi? Andrai a Roma o verrai a Milano per l’esame? ciao a presto

      1. – Sinceramente non so come risponderti e non voglio dire fesserie 😛
        – Sto studiando poco ma tutti i giorni per via della scuola e altri impegni, andrò a Roma. Te sai quando arrivano all’ incirca quei fogli di “risposta” all’ iscrizione?

        1. se hai compilato i moduli di iscrizione per tempo, ci contatteranno per novembre.
          Almeno l’anno scorso è stato cosi.

  6. Le risposte di René e Tenshi sono perfette… anche Lucka non sbaglia masenza traduzione forse si capiva poco? ^__^ (nb complimenti lucka si vede che hai fatto seri passi avanti rispetto a quando eri ancora agli inizi^^)

    Come dice René invece non confondiamo cosa è predicato e cosa no
    takai hon desu
    Cosa c’è alla fine? “hon desu” = “è un libro” (quindi “desu” è predicato). Posso avere per esempio:
    kore wa takai hon desu (questo è un libro costoso) (forma cortese)
    kore wa takai hon da (questo è un libro costoso) (forma piana)

    Cosa precede “hon”?
    takai /takakunai / takakatta / takakunakatta se vengono prima di “hon” sono in posizione attributiva. La posizione attributiva non vuole forma cortese, quindi non è seguita da desu.
    Idem per gli aggettivi in -na:
    kirei na/kirei janai/kirei datta /kirei janakatta …se precedono un sostantivo come “hon” o “heya” ad esempio, non saranno mai seguiti da desu (jaarimasen, ecc.). Il verbo essere è usato dall’aggettivo in -na nella sua forma piana (perché così fanno gli aggettivi in -na, quelli in -i non lo usano proprio, come visto poche righe fa).

    Se l’aggettivo fa da predicato il discorso cambia.
    kono hon wa takai desu (questo libro è costoso)
    kono hon wa takai (questo libro è costoso)
    Alla fine ho “takai” o “takai desu”. In breve “desu” fa la forma cortese di takai (forma piana dell’aggettivo in -i …che in quanto aggettivo in -i non vuole mai vicino “da”).
    Questa volta ho un predicato aggettivale, non nome + desu (es. “hon desu”), cioè predicato nominale, come prima.
    Con takai il discorso cambia. Se voglio negativo o passato cambio “takai”, non desu. Desu lo aggiungo dopo per la forma cortese se voglio (ripassa le forme cortesi per gli aggettivi in -i ai link suggeriti da Tenshi).

    Ciao, buono studio

    1. Ok ma voglio fare un riepilogo veloce, il fatto è che in forma di predicato non ho dubbi, solo in fase attributiva.
      Quindi gli aggettivi in forma attributiva vanno messi sempre in forma piana, Quindi se devo parlare con qualcuno che non conosco e usare il formale non uso la forma attributiva ? o metto il DESU finale ?
      Altra domanda o meglio è corretto
      TAKAI HON DESU
      TAKAKATTA HON DESU
      TAKAKUNAI HON DESU
      TAKAKUNAKATTA HON DESU
      mentre è sbagliato
      TAKAI HON DESU
      TAKAKATTA HON DESHITA
      TAKAKUNAI HON DESU
      TAKAKUNAKATTA HON DESHITA
      Però in F. piana posso omettere il DESU ma in forma cortese no, questo senpre per la posizione attributiva.
      Mentre per gli aggettivi in NA
      KIREI NA HITO DA/DESU
      KIREI NA HITO DATTA/DESHITA
      KIREI NA HITO DEWANAI/ dewanaidesu
      KIREI NA HITO DEWANAKATTA/ dewa arimasen deshita
      cioe Da forma piana e DESU forma cortese
      Anche perche con gli aggettivi in NA in forma piana senza il verbo alla fine non capirei se è al neg. al pass. o al pass. neg.
      Scusate tutti ma purtroppo delle volte alcune cose non mi entrano in testa subito.

  7. Non ci sei Massimo, scorda il discorso sopra e seguimi in questo ragionamento.
    Punto primo.
    La POSIZIONE attributiva è la POSIZIONE dell’aggettivo nella frase, non una forma. Non ha a che fare con la cortesia o meno della frase. Se devo dire blablabla un libro costoso = blabla takai hon wa blabla, allora takai non è seguito da “desu”, cioè non ho MAI “takai desu hon”.
    Tutto qui.
    Takai hon desu è corretta (me la dai prima corretta e poi sbagliata), così come lo sono le altre forme.
    takai può diventare passato ed essere alla forma affermativa o negativa, l’importante è che tu non abbia dopo “desu hon” (es. takakunai desu hon), perché prima del sostantivo non ho la forma cortese degli aggettivi.
    takai / takakunai / takakatta / takakunakatta hon
    indica
    un libro costoso / non costoso / che è costato (molto) / che non è costato (molto)
    Dopo hon posso avere “da”, per la forma piana, oppure posso avere desu per la forma cortese.
    Da o desu esprimeranno la stessa cosa, il verbo essere.
    quindi
    takai hon = un libro costoso
    takai hon desu = è un libro costoso (forma cortese)
    takai hon da = è un libro costoso (forma piana)
    Queste forme, cortese e piana, non hanno nulla a che fare con l’aggettivo e la sua posizione (attributiva), sono lì perché il verbo della frase è il verbo essere (takai hon, aggettivo + sostantivo, da soli non fanno una frase).
    Di conseguenza il verbo della frase (il verbo essere, da o desu) può assumere tutte le forme che vuole, presente, passata, affermativa e negativa, cortese e piana.
    Avrò le forme aff./neg. presenti (cortesi e piane)
    …hon desu
    …hon da
    …hon jaarimasen
    …hon janai desu
    …hon janai
    …e le forme aff./neg. passate (cortesi e piane):
    …hon deshita
    …hon jaarimasen deshita
    …hon janakatta desu
    …hon janakatta
    Prima di hon, al posto dei puntini, posso avere takai in tutte le forme NON cortesi… o anche kirei, in forme non cortesi (eccetto il “da” che diventa “na” prima di un sostantivo come il nostro “hon”).
    Quindi posso fare combinazioni qualunque in base a quel che voglio dire (sempre che abbia senso dirlo).
    Ad esempio posso dire
    takai hon DESHITA
    ERA un libro costoso
    Oppure
    takakatta hon DESHITA
    ERA un libro che era costato
    takakunai hon JAARIMASEN DESHITA
    NON ERA un libro non costoso
    …e così via.

    Spero sia più chiaro. Considera però che è il caso tu rilegga gli articoli linkati da Tenshi per capire meglio la questione: non posso riassumere tutto in un commento…

    1. Si ora è chiarissimo, io collegavo L’attributo al verbo, l’attributo definisce il sostantivo e il verbo fa l’azzione,takakunai hon JAARIMASEN DESHITA
      NON ERA un libro non costoso.

  8. Ciao a tutti! Ho una domanda che mi ronza in testa da molto tempo, ho chiesto a persone Giapponesi e persino loro non mi sapevano bene spiegare.
    Quello che non capisco e come alcune parole siano a volte scritte coi kanji e altre volte in hiragana, sul serio, sto impazzendo, parole come 本当 lo vedo a volte così ma spesso anche così: ほんとう come per esempio sul libro della Hoepli, sul serio, sono disperato perché quando arrivo a queste parole non so come scriverle!
    Per esempio ‘kimi’ – tu – lo vedo scritto sia 君, sia きみ e sia キミ!!
    Anche per esempio il super usato ください, si scrive così, o col kanji?! 下さい
    Anche ombrello ‘kasa’ sul mio libro è scritto かさ, ma spesso lo vedo: 傘
    Persino il semplice ‘dare’ che fino a poco tempo fa ero convinto non avesse kanji, ho visto che a volte lo usano: 誰.
    Non riesco a capire quando usarli, spero che qualcuno mi sappia aiutare! 🙂

      1. Dimenticavo… Forse nell’articolo sopra non l’ho scritto, ma certe parole hanno più scritture in kanji, es. wakaru si può scrivere:
        分かる、判る、解る (sebbene solo la prima scrittura sia ufficialmente riconosciuta)… ma a volte non si usa il kanji per non dare una precisa sfumatura alla parola (cosa che le scritture in kanji fanno… Ovvero le tre scritture di wakaru hanno connotati leggermente diversi).
        A volte poi se parla un bambino non si usa il kanji perché il bambino non lo conosce… ecc. Per approfondire puoi vedere il link più sotto.

        Esistono anche delle linee guida per alcune parole, decise dal ministero. Si trovano nell’elenco ufficiale dei jouyou kanji. Tuttavia forniscono degli esempi e basta, quindi non sono troppo utili e ovviamente non valgono a qualunque livello… per esempio un mangaka non se le filerà nemmeno di striscio queste regole…

        Per sapere vita morte e miracoli sulla scrittura giapponese, puoi vedere anche questo mio topic su un altro forum
        http://www.jappop.com/forum/index.php?showtopic=11050&#entry187682

  9. Dipende da te!
    Se conosci i kanji usali fai più bella figura davanti ai giapponesi.
    Un esempio se leggi un manga per ragazzi avrà meno ideogrammi rispetto a un seinen e viceversa, perchè dipende dall’ età media dei lettori.
    In certi casi vedi scritto キミ apposto di 君 perchè viene usato per sottolineare il soggetto come un urlo (Ne kimi!!) rispetto a una frase “neutra”.
    Mentre altri, sono diventati col tempo meno utilizzati e più formali.
    Ci sarebbe altro da dire ma il concetto è questo.

    1. E’ in genere vero, ma non sempre: un uso eccessivo dei kanji può risultare controproducente… “ah, questo straniero non sa che si usano i kana per questa parola”…
      Spesso dipende anche dal contesto, più o meno “acculturato”, “pomposo”… o che so io… allora uso il kanji anche se di norma non lo fa nessuno.

      1. ありがとうございました! 今、もうわかります! O dovrei scrivere 分かります? xD Grazie, adesso mi è più chiaro, se sono in dubbio cercherò di capire dal contesto come scrivere le parola – però mi piace di più usare i kanji, sono masochista? (笑) xD

  10. Ho una domanda sulla grammatica a cui non riesco a dare una spiegazione!
    Riguarda due tempi verbali, il presente (食べます/食べる) e la forma te+imasu/iru (食べています/いる)
    Ho sempre pensato che la prima corrispondesse al nostro presente e la seconda al presente progressivo (tipo sto mangiando) ma mi rendo sempre più conto che non è proprio così… Ho scritto una storia che mi ha corretto un giapponese, ma cambiando quasi tutti i verbi, non ci trovavo un senso logico, per esempio, perché si dice 「このアニメを知っていますか?」invece di「知りますか?」
    Voglio dire, in Italiano diciamo “conosci questo anime?” non “Stai conoscendo questo anime?” Sicuramente non ho capito bene quando usare uno e quando l’altro, per questo se qualcuno può schiarirmi le idee o linkarmi una pagina dove è bene spiegato gli sarei moto grato! 😀

    1. Intendo scrivere a breve un articolo su wakaru (e shiru) e toccare questo aspetto dei verbi (e poi riprenderò le lezioni sulla te-kei dove le ho lasciate).

      Per ora, per capirci qualcosa, sappi solo che alcuni verbi (detti istantanei perché la loro azione non si ritiene abbia una durata* e spesso “intransitivi”, o meglio jidoushi) giapponesi non esprimono quel che chiami presente progressivo quando sono nella forma -te+iru, bensì uno stato attuale, risultato di un’azione ormai compiuta.
      shiru = venire a conoscenza
      shitte iru = essere a conoscenza, conoscere
      kekkon suru = sposarsi (con)
      kekkon shite iru = essere sposato
      aku = aprirsi
      aite iru = essere aperto (non intendo il passivo, ma uno stato, es.: la porta è aperta = doa ga aite iru).

      1. Mmh, capisco, quindi sono proprio questi verbi ad essere diversi, diciamo che in linea di massima quando l’azione ha si svolge ancora nel presente si usa te+iru? Magari quando ho bisogno di dire adesso, userò ‘ima’ o ‘kotoshi’ o ‘konshuu’ ecc…

        1. Quel “l’azione si svolge nel presente” è impreciso.
          L’azione in sé, SENZA la forma -te+iru, è istantanea, avviene in un attimo. Non avendo una durata non posso dire che sta avendo luogo (quindi non posso costruire frasi tipo, es. STO FACENDO X, I’m doing X come faccio in italiano o inglese) e quindi non posso dire che si svolge nel presente.
          Posso dire quindi che “kekkon suru”, cioè che “mi sposo”, intendendo da un momento all’altro mi sposo, magari, o anche che fra 6 mesi mi sposerò (“sposerò”, come vedi, è un futuro). In entrambi i casi uso kekkon suru e un’espressione di tempo, come “presto” o “fra sei mesi”.
          Se uso la forma in -te+iru l’azione NON STA AVVENENDO. Perché non ha una durata. Si tratta di un’altra espressione che usa lo stesso verbo, ma per intendere una cosa diversa, uno stato d’essere: lo “stato” implica “immobilità”, non c’è un’azione che avviene.
          Ad esempio se dico “kekkon shite iru” significa “sono sposato”, ma non c’è un’azione in corso al presente… Nessuno si sta sposando al momento, l’azione “sposarsi” potrebbe essere avvenuta 10 anni fa. “kekkon shite iru”, cioè “sono sposato” è lo stato, la condizione in cui mi trovo (quella di “uomo sposato”).

  11. Ciao ragazzi volevo chiedervi un parere riguardo un’incertezza che ho sulla forma compositiva di queste frasi.
    se mi viene posta come domanda:
    レイさんのかばんは安いですか。
    è corretto rispondere:
    はい、レイさんの安いです。
    o. devo aggiungere la particella ”ha”.? :
    はい、レイさんのは安いです。
    si può anche solo rispondere ? :
    はい、安いです。

    se invece mi viene posta questa domanda:
    黒いかばんは誰のですか。
    quale delle due risposte è scritta in forma corretta?:
    1- 黒いのはキムのです。
    2- 黒いかばんはキムのです。
    3- 黒いはキムのです。

    non so se sono stata abbastanza chiara nello spiegare quali sono i miei dubbi 🙂

    1. Splendida domanda per chiarezza espositiva (dico assolutamente sul serio, non hai idea di quanto spesso, dopo aver letto una domanda, il mio primo pensiero sia “Ehm… Eeh?!”).

      devo aggiungere la particella ”ha”.? :
      はい、レイさんのは安いです。

      Sì, non puoi farne a meno (“Rei-san no yasui desu” non ha senso), ma puoi (“devi”) fare a meno di tutta la prima parte (Rei-san no wa)…

      si può anche solo rispondere ? :
      はい、安いです。

      Sì, anzi è meglio così… e vedi quanto segue per una spiegazione.

      se invece mi viene posta questa domanda:
      黒いかばんは誰のですか。
      quale delle due risposte è scritta in forma corretta?:
      1- 黒いのはキムのです。
      2- 黒いかばんはキムのです。
      3- 黒いはキムのです。

      キムのです。 è la migliore poiché il tema è espresso nella frase precedente (come nel caso prima “REi-san no wa…”). Ripeterlo non è un errore ma non risulta naturale se quel che intendi dare è una semplice risposta (cioè se vuoi dire solo “La borsa nera è di Kim”). E’ banale anche in italiano.
      A: La borsa nera di chi è?
      B1: La borsa nera è di Kim.
      B2: Quella nera è di Kim.
      Se usi la prima frase senza un particolare tono di voce risulta innaturale perché ovviamente non serve ripetere “la borsa nera”.
      Se aggiungi un particolare tono di voce, identico in italiano e in giapponese, puoi usare B1 o B2 indifferentemente. Il tono di voce in questione è quello di un contrasto.
      Molto semplicemente, pensa che siano presenti due borse e tu sai a chi appartengono o sai solo a chi appartiene quella nera. A questo punto pensa a come diresti “Quella nera è di Kim” (intendendo, con il tuo tono di voce che “limiti il discorso a quella nera”, che quanto dici non vale per l’altra borsa): ecco che hai creato un contrasto… ed ecco quando è il caso di usare le frasi B1 e B2 (o specificare Rei-san no wa)

      1. Ho compreso perfettamente ora! 🙂
        Anche la questione del contrasto che. difficilmente. viene spiegata nei libri di testo. è risultata molto utile per capire alcune sfumature che prima mi suonavano un po’ nebbiose.
        Grazie mille per la tua risposta e il tuo tempo 🙂

  12. Ah, dimenticavo, ma penso sia ovvio a queto punto. La terza frase proprio non va usata perché non puoi far seguire “wa” all’aggettivo.

    Specifico altre cose per completezza e perché sia chiaro a tutti (rileggendo la mia risposta non sono soddisfatto di alcuni punti).

    B2 è leggermente meglio di B1 se vuoi creare un contrasto poiché ripetere “borsa” non serve.
    Sia B1 che B2 servono più che altro a creare un contrasto: se NON vuoi farlo dici solo “Kim no desu” o al limite usi B1 o B2 e ti affidi al tono di voce per evitare di far pensare al contrasto…
    Ripetere il tema però, “la borsa nera” o “quella nera”, in assenza di altre borse (cioè in assenza di contrasto) suona strano quanto in italiano. Quanto detto sulla ripetizione del tema “non contrastivo” vale più che altro per altre frasi. Ad esempio se avessi avuto solo “kaban” e non “kuroi kaban” (oppure “kono kaban” nella domanda e “sono kaban” nella tua risposta), avresti avuto le due alternative: ripetere “kaban wa” come tema (usando il giusto tono di voce “neutro”, non contrastivo) o anche presentare la borsa in contrasto con altre cose presenti: la borsa è di Kim (mentre non dici nulla del cappotto perché non sai di chi sia).

  13. Salve Kaze
    scusa se scrivo qui ma non so quale sia la sezione giusta. sicuramente perché sono alquanto svampita xD
    Ho un dubbio riguardo una composizione verbale. Nello specifico mi riferisco a: (一緒に)V+ましょう

    Nella lezione che ho appreso è stato ripetuto più volte che. cito: ”La forma Vましょう si usa per fare proposte a fare qualcosa insieme.”
    Negli esercizi di conversazione. però. mi pongono come esempio ciò che segue:
    ” A: 私は明日銀行へ行きます。ローラさんも一緒に行きますか。
    B: はい、行きます。何時頃行きますか。
    A:2時頃行きましょう。”
    In base a quello appreso a lezione avrei utilizzato ”ましょう” anche nella seconda e terza frase:
    ”ローラさんも一緒に行きましょう。”
    ”はい、行きましょう。”

    Le mie domande sono:
    1- Entrambe le forme sono corrette?
    2- nel qual caso lo fossero. quale è quella più corretta e perché?

    Non so se sono stata molto chiara stavolta. 😛

  14. Ciao. Inanzi tutto grazie per il blog 🙂
    La mia domanda è alquanto stupida, e riguarda forse un’argomento che avrai già affrontato.
    Vorrei sapere quelle che in inglese si chiamano “Wh questions”, cioè i pronomi interrogativi 🙂
    Grazie per la risposta e per il blog 😀

    1. I pronomi interrogativi sono tanti in base al grado di cortesia che si vuole adottare.
      Ad esempio si usa “dare desu ka”, “donata desu ka”, “dochira-sama desu ka” per dire semplicemente “Chi è?” in un crescendo di cortesia XD
      Che cosa è “nani”
      Dove è doko
      Quando è itsu
      Perché è doushite (con “naze” più cortese e/o letterario e “nande” più colloquiale)

      A queste dovremmo aggiungere altre sfumature. Es., “quale è?” – rif. a cose – è “dore desu ka”, mentre “che tipo/genere di” si chiede premettendo “donna…?” ecc.

      Alle 5 Wh-questions in inglese si aggiungono in genere how e how much, cioè Come? e Quanto.
      Il primo è douyatte (per dire “in che modo”), ma in altre circostanze il semplice “dou” rende “how”… e altre cose, come “what”. Due lingue non coincidono mai perfettamente (anzi non ci vanno nemmeno vicine a “coincidere”), quindi se in inglese dico…
      What do you think (about it)?”
      in giapponese dico…
      Dou omou? (lett.: in che modo pensi?)
      Ovviamente intendo la stessa cosa, Che ne pensi? ma la resa non potrebbe essere più diversa e mi ritrovo a dire che “What” = “Che” = “dou”.
      Lo stesso vale per “Se… che faresti?” (…-tara, dou suru?, a volte meglio reso da “Come la mettiamo se…?”) e per “Che fai/farai?” (dou suru?)

      Per dire quanto se ne usano vari: ikura (gen. “quanto”), ikutsu (gen. “quanti/e”), i 2 principalmente insegnati, ma anche doregurai (che può sempre sostituire i primi due), dorehodo, donna ni… e altri meno usati.

  15. Ciao. Vorrei sapere se esiste un kanji per riferirsi alla propria madre in maniera quasi solenne, per renderle onore. Tempo fa ho trovato qualcosa che suonava come “madre mia” ma non riesco più a reperirne la fonte. Grazie fin d’ora.

    1. Due espressioni sono particolarmente comuni all’orecchio di chi vede anime. Il primo è okaasama, il secondo è hahaue. Il primo è più femminile come termine, ma il secondo è pure più antiquato del primo. Nessuno dei due si sentirebbe più da nessuna parte oggigiorno (però puoi trovare ancora il primo dei due nelle lettere scritte… o potresti incontrarlo se qualcuno scrivesse ancora lettere). Tuttavia mi hai chiesto un modo solenne e io ti ho detto i modi più onorifici che mi sono venuti in mente ^__^

        1. “Madre mia” (vecchia espressione invece è “Signora Madre”, che si usava sì, così come Signor Padre… ma perlomeno un 50 anni fa).
          Dimenticavo… okaasama non si usa – come dicevo – ma solo nel caso in cui si tratti della propria madre. Si sente ancora dire normalmente invece, in riferimento alla madre di qualcun altro, per esprimere il dovuto rispetto.

  16. Ciao Kaze^^
    avrei una domanda, è una cosa che mi confonde un po’, certe volte mi sembra di aver capito altre no. Qual’è la differenza tra 間 e 間に?
    Grazie in anticipo C:

    1. Quando usi “ni” vai a indicare un punto preciso.
      Se vuoi dire che mentre qualcuno faceva qualcosa tu ne hai fatta un’altra (notare che i soggetti delle due frasi sono diversi perché se lo stesso soggetto compie le due azioni usi nagara) allora usi semplicemente aida. Lo stesso vale se per un intero arco di tempo (quello indicato dall’azione o da un sostantivo), è avvenuto qualcosa.
      Esempio
      Natsuyasumi no aida, ie de zutto gorogoro shiteita = Durante le vacanze estive (dall’inizio alla fine) sono stato a casa a ciondolare tutto il tempo (i.e. a non fare un bel nulla, a svaccarmi dalla mattina alla sera XD)

      Se invece vuoi dire che a un certo punto dell’azione della prima frase è avvenuto qualcosa allora usi aida ni.
      Esempio
      natsuyasumi no aida ni hikkoshi shita
      Durante le vacanze estive ho traslocato
      Qui non hai traslocato dall’inizio alla fine delle vacanze, ma durante le vacanze, un certo giorno imprecisato.

      Gli esempi sono con sostantivo + no + aida/aida ni, ma il discorso è identico se scrivi …verbo + aida/aida ni.
      Ricorda solo che con soggetti identici puoi usare il nagara o aida, ma se il soggetto cambia, soltanto aida(ni).

      Si può fare un discorso più approfondito volendo, ma non penso sia necessario, rischio solo di ingarbugliarti le idee con troppe informazioni. Fammi sapere se è chiaro e, eventualmente, se vuoi sapere di più che nel qual casp ne faccio un post.

      1. Grazie mille Kaze,
        sei stato chiarissimo come sempre, finalmente credo di aver capito T______T dopo secoli ♥ ♥ ♥
        Ora vado a rileggermi tutti gli esempi del libro per vedere se riesco ad applicare ciò che mi hai spiegato XD
        Grazie ancoraaaa<3
        Buona giornata (*^ ・^)ノ⌒☆

  17. Ciao Kazeateri,
    stavolta ti scrivo per dei consigli pratici sullo studio.
    Sono un po’ nei casini con il giapponese. Ti spiego, lo sto studiando all’università e con tutto il materiale che c’è tra kanji, grammatica, lettura, role-play e conversazione non so proprio come organizzare la giornata di studio. Ho provato con tutti i metodi che si trovano in internet, ma nessuno di questi fa per me. L’unica cosa che riesco a fare è dedicarmici per giornate intere, poi com’è logico, stufarmi perché satura, e perché non posso dedicare tempo alle altre materie che devo studiare, quindi irrimediabilmente lo accantono.
    Dato che studi da anni e porti avanti con successo il tuo blog, potresti darmi dei consigli utili e pratici su come organizzarmi il materiale in modo che con costanza riesca a fare un po’ di tutto ogni giorno?
    Grazie in anticipo

    1. C’è poco che possa dire. Usa ankisrs per kanji e parole, ricopia a mano i kanji quando sei al bagno (è tempo prezioso e se ti eserciti lì è certo che lo farai ogni giorno).
      Vedi anime o drama. Usa i karaoke delle sigle per esercitarti, gli episodi già visti per fare dello shadowing (ripetere le parole di un dialogo appena sentito come fosse un karaoke) e usa l’anime stesso per imparare nuove parole.
      In questo modo migliorerai in lettura e roleplay anche se non stai facendo “i compiti” ma qualcosa che ti piace.
      Infine non pensare che quel che ti danno da fare sia troppo: è poco e lo so per esperienza, perché ho dato gli esami di giapponese nella mia università e ho proseguito ben oltre… I corsi di lingua sono estremamente sbilanciati verso il trascurare la lingua quindi se non ti sbatti in prima persona avrai sprecato vari anni che da autodidatta ti avrebbero permesso di andare molto più avanti.
      Ultima cosa è il metodo, anzi, la gestione del tempo. Lunghe giornate intervallate da pause sono un errore: lo studio di una lingua deve sedimentare, poco alla volta, strato per strato, quindi stabilisci X ore al giorno e non saltare un giorno, piuttosto riduci il tempo giornaliero.
      Infine non perder tempo a cercare metodi o libri: lo fanno tutti, me compreso, ma la verità è che l’unico modo è aprire UN libro e studiare… Ce ne sarà sempre uno migliore; ti permetterai di leggerlo quando avrai finito quello attuale (a quel punto avrai le basi e finirai in fretta).
      Se ti sono sembrato brusco è perché ci sono dentro i rimproveri che vorrei poter fare al me stesso di qualche anno fa, poi vedi tu come vuoi, se vuoi, stemperare il tutto per adattare il metodo alla tua personalità. Può anche essere che l’unico buon metodo per te sia seguire la tua curiosità e fare come me (ne ho scritto qui http://studiaregiapponese.com/iscriversi-al-corso/comment-page-4/#comment-14574 ) ma non te lo auguro: non sposa molto con i programmi di un corso universitario.

      Un sentito in bocca al lupo
      Kaze

  18. Ciao Kaze, volevo chiederti una spiegazione con degli esempi sul verbo essere: o meglio con i pronomi interrogativi.
    Studiando sulla Hoepli mi sono inbattutto in alcuni esempi:
    Roma daigaku wa doko desu ka
    Jimushitsu wa dochira desu ka
    io qui avrei usato il verbo ARU invece del verbo DESU.

    1. Secondo me:
      – per la prima la forma “Roma daigaku wa doko ni arimasu ka” è semplicemente analoga/alternativa (Dov’è l’Università di Roma?)
      – per la seconda non credo si possa usare ARU: “Qual è la maglia di Jim?” a meno che non cambi proprio la frase in qualcosa tipo “Tra queste c’è la maglia di Jim?”

    2. il motivo è che pensi a “doko” ecc. come avverbi: “doko” = “qui”.
      Invece doko è pronome, cioè equivalente a un sostantivo.
      Non è quindi strano dire doko desu ka, koko desu… o ancora “dochira desu ka”.
      Si possono sostituire i desu con “ni arimasu” per il semplice motivo che quei pronomi, doko e dochira, diventano riferimenti di luogo, luogo in cui qualcosa “si trova” (e quindi hai l’uso di “ni arimasu”).
      L’uso insolito di “desu” si ha semmai in certe altre costruzioni.
      Se parlo di un luogo e chiedo dov’è, non è troppo strano costruire la frase così:
      luogo WA ASOKO DESU
      il luogo xxx è (in) quel posto /// il luogo xxx è laggiù
      E’ più strano quando hai una persona:
      nome WA KOKO DESU
      il tizio xxxx è questo posto
      così suona strana, no?
      E’ una costruzione particolare, detta unagi-bun (frase (dell’)anguilla). Il nome viene da un esempio in cui il cameriere, portando i piatti, chiede alla gente cosa ha ordinato:
      Unagi wa? = E l’anguilla?
      watashi desu = (lett.) sono io (quello che l’ha ordinata).
      Allo stesso modo
      Takeshi wa koko desu
      Per quel che riguarda Takeshi, (il luogo in cui si trova) è questo posto.
      Insomma, dopo il tema c’è un soggetto sottinteso e il tema è solo un tema.

      Inutile dire che più che scervellarsi su questa spiegazione, basta ricordarsi che ci sono delle particolari eccezioni che valgono per l’uso dei pronomi che indicano un posto (koko, soko, asoko, doko, kochira, sochira, achira, dochira…).

      p.s. @ Tenshi:
      jimushitsu, non jimu shatsu^^ jimushitsu si scrive così 事務室

        1. mmh ho letto un po’ in fretta e mi sono confusa…
          恥ずかしい。。。。。。。。。。。。。。。

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