Una delle prime domande che molti tra quelli che si avvicinano al Giapponese pongono o si pongono è:

Come scrivo il mio nome in Giapponese?!?

I nomi propri “stranieri” (e quindi anche quelli italiani), in Giapponese vengono resi utilizzando i simboli del “katakana”. I kanji, come vedremo dopo, si possono usare, ma si tratta d’un discorso un po’ a parte.

Anche usare il katakana però non è male, certo, bisogna conoscere i dovuti accorgimenti nel rendere la pronuncia del proprio nome sfruttando i simboli del katakana. Per esempio, sapete che si dice spesso “in Giapponese non esiste la L”. E’ certamente vero, ma è anche vero che non esiste la R… non come noi la intendiamo.  Esiste la cosiddetta “R monovibrante” che si trova a metà tra i due suoni (la lingua deve andare sul palato come per dire la R, ma “vibrare” un’unica volta). Dunque se nel vostro nome c’è una L, dovete andare a guardare la serie dei kana in R. Per cui se vi chiamate “Luca” userete i kana necessari per scrivere “Ruka”: ルカ o anche ルーカ .
Se incontrate dei gruppi consonantici (alcune consonanti di seguito; non contano le doppie e la N) allora dovete considerare che non esistono consonanti singole in giapponese (a parte la N, appunto), quindi dovrete usare i kana della colonna della U. Se per esempio il nome è Fabrizio, notate subito la presenza di B e R consecutive. Dovrete usare il kana per BU. Il discorso non vale con la T e la D che sfruttano i kana di TO e DO. Quindi Patrizio diventerebbe PaTOrizio (anche “zi”è un problema, ma dimentichiamolo per ora).
Come dicevo la N fa eccezione, esistendo come consonante a sé, quindi “Antonello”, non ci crea alcun problema per quel che riguarda la prima R, ma ce ne crea invece “in coda”. “LO” diviene “RO”. Inoltre, almeno in teoria la R non andrebbe raddoppiata (per stare a vecchie regole), quindi si scriverà: アントネロ (A-N-TO-NE-RO).
Il modo convenzionale di raddoppiare le consonanti consiste nel mettere un piccolo “tsu”, ッ , prima del kana del quale si vuole raddoppiare la consonante. P.e. Riccardo sarà Rikkarudo, scritto: リッカルド (o anche senza la doppia k… non ci sono regole scritte nella pietra, poiché tutto dipende da come suona a un giapponese e da come entra nell’uso -più o meno- “quotidiano”).
Tuttavia i suoni N e M raddoppiano ponendo una N prima del kana di cui volete raddoppiare la consonante. Anna è アンナ
Non c’è altro da dire, direi, trovate i vari kana nella tabella che vi ho linkata… comunque potete sempre domandare nel topic delle domande.Proseguiamo… Secondo le regole dette, “Paolo Grosso” diventa “Paoro Gurosso” e sarà trascritto: パオロ グロッソ .
Tuttavia, se il nostro nome ha anche un significato… Se, per esempio, è “Margherita Castelli”, entrambi, tanto il nome quanto il cognome, sono parole con un preciso significato.
Dunque potremo tradurlo con i kanji corrispondenti al significato.
Nel caso di Margherita Castelli scrivendo Hinagiku Shiro (margherita e castello/i, rispettivamente): 雛菊 城
Qualche nota:
– ricordatevi che non dovete fare distinzione tra singolare e plurale (si può, ma qui è superfluo)
– ricordatevi che per dirlo “alla Giapponese dovete prima porre il cognome e poi il nome
– se andate in Giappone e dovete dare il vostro nome e cognome, (anche nel caso in cui possiate) non potete certo permettervi di tradurlo, sarebbe assurdo! E’ solo un gioco o un’informazione carina che potreste dare ad un amico, nulla più…
– …il vostro nome andrà scritto in katakana, nell’ordine cognome-nome, separati da un puntino a mezza altezza nella riga. Dunque il “Paolo Grosso” dell’esempio precedente sarà in effetti: グロッソ ・パオロ

Ma tornando al nostro gioco dei significati, anche Paolo Grosso potrebbe diventare Paoro Ookii, scritto パオロ 大きい dove, ovviamente, ookii significa “grosso”… ma scherzo, un aggettivo in -i inserito in un nome è impensabile…^^
Però si può usare il kanji di “grosso” come cognome (leggendolo “dai”) e usare dei kanji che si leggano “pa”, “o” e “ro” per il nome… P.e. potremmo avere: 大羽尾路 (più o meno via delle code d’uccelli… che pretendevate? Sto improvvisando!)
O più banalmente conservare il katakana per il nome… 大パオロ


Vivendo in Giappone per un tempo ragionevolmente lungo diventa necessario avere un timbro personale o 判子 hanko* con cui “firmare” i documenti… sopra vengono incisi dei kanji in riferimento al vostro nome (grosso modo come appena fatto per paolo grosso, scegliete e si mettono quelli). E’ un timbro che hanno tutti, non è certo solo per stranieri… ne vedete uno nella foto a inizio articolo (sia l’oggetto, un cilindretto di qualche centimetro, sia il timbro che lascia).

In effetti, poi, se si arriva (miracolo!) a prendere la cittadinanza giapponese (se non erro ci vogliono più di dieci anni vissuti in Giappone per poterla chiedere), si riceve un nome giapponese assegnato dall’anagrafe (credo possa anche essere scelto), che sicuramente non avrà a che fare con il nostro nome originale, ma sarà decisamente molto più “giapponese”.
Ad esempio un personaggio occidentale molto amato dai Giapponesi è stato Lafcadio Hearn. E’ conosciuto anche come Koizumi Yakumo ( 小泉八雲 ), proprio perché ottenne la cittadinanza giapponese. Era uno scrittore statunitense (naturalizzato giapponese, appunto), famoso per i suoi scritti sul Giappone, insegnò all’Università Imperiale di Tokyo e fu così stimato che oggi a Matsue c’è un Museo a lui dedicato, una sua statua e perfino la sua casa è stata trasformata in monumento nazionale.

Perché vi ho detto ciò?
Perché voglio un nome giapponese anch’io… ダメ?

p.s. se volete divertirvi a creare il vostro hanko personale (solo un’immagine per la verità e con fonts non proprio appropriati, ma è tanto per farvi un’idea della cosa… in modo simpatico^^), potete andare a questo sito! Copincollate i kanji/kana che volete, ma solo fino a 4, e premete il pulsante nero… Gli altri pulsanti variano la forma ed il font. Infine col pulsante destro (o premendo a lungo sulllo smartphone) potete salvare l’immagine.

p.p.s. se volete il vostro nome o cognome e nome trascritto in katakana, scrivetelo nei commenti e io ve lo trascrivo. Se volete restare anonimi, ditemelo ed io subito dopo cancellerò il vostro commento -_^

698 thoughts on “Come scrivo il mio nome in giapponese?

  1. Laura è ラウラ (che trascrivo “raura” perché i giapponesi non distinguono L e R)
    Steven invece è スティーヴン (traslitterato sutiivun …la pronuncia però corrisponde perché le “u” in giapponese si sentono molto poco. Il tratto orizzontale indica un raddoppio della vocale precedente – ecco perché ho scritto una doppia “i” – e, di norma, la presenza dell’accento)

    1. Scusa se mi intrometto ma se non sbaglio dovrebbe essere チッコニ・パオロ.
      Spero di non aver sbagliato altrimenti che figuraccia (- -“)!

      Se ti può interessare per il futuro puoi utilizzare microsoft ime che permette di scrivere i caratteri giapponesi usando una normale tastiera occidentale, ti basta scrivere quello che vuoi in roomaji e il computer converte automaticamente il tutto; qui trovi il post di Kazeatari sull’argomento:
      http://studiaregiapponese.wordpress.com/2011/12/11/come-usare-ime/

      PS. @ Kazeatari spero di non averti infastidito “rubandoti” il lavoro.

      1. Figurati^^ Purtroppo non ho visto che avevi già risposto perché ho risposto ai commenti tramite il pannello d’amministrazione del blog e non dal post, ma va be’, ripetere non fa mai male^^

        1. Sì, mi spiace per Paolo non aver notato la cosa, ma l’ime fa di questi scherzi, spezzando una parola dove crede se trova una combinazione più “probabile”… funziona un po’ come il T9 dei cellulari. Digitando chikkoni la combinazione chikko in katakana e ni in hiragana è la prima, quella tutta in katakana è l’ultima… da qui il problema.

  2. Ciao ^^
    Io mi chiamo Giuseppina ma tutti mi chiamano Giusy.. potresti tradurmi entrambi i nomi? Grazie ^^
    Comunque complimenti per il sito, davvero bello 😀

  3. Giuseppina è ジュゼッピーナ (juzeppiina)

    Prima di parlare di Giusy devo dirti una cosa… e cioè che non si tratta di “tradurre”, ma di “trascrivere”. Questa finezza significa una cosa in particolare, molto importante. NON c’è un preciso modo di trascrivere un nome. Quando pronuncerai il tuo nome a un giapponese (possibilmente una persona che conosca come trascriverlo correttamente perché c’è molto caos in materia), lui lo trascriverà con i suoi simboli fonetici, le sue “lettere” (o meglio i “kana” del katakana) in base a come l’ha sentito. Ciò significa che se lo stesso nome è pronunciato, per esempio, da un settentrionale o da un meridionale (Giusy cambia pronuncia), il giapponese trascriverà in modo diverso.

    Giusy, appunto …dipende da come lo pronunci. Ora ti spiego come trascrivelo correttamente in base a come lo pronunci tu
    (nb S sorda e sonora sono spiegate più giù)
    Se leggi “Giusy” con la S sorda, allora è ジュスィ (jusi) o ジュシ (jushi),
    Se lo leggi con la S sonora, allora si trascrive ジュズィ (juzi) o ジュジ (juji).
    Per ciascun caso ci sono due possibilità perché la trascrizione in Giapponese non è una “scienza esatta” e per di più si “evolve” nel tempo… i giapponesi stessi commettono una valanga di errori e certi suoni proprio non riescono a pronunciarli (juzi è un buon esempio, anche se jusi -con la s sorda- è altrettanto difficile e la “tentazione” per loro sarà quella di dire jushi… dove, attenzione sh si legge sc in italiano, come shampoo si legge sciampoo).

    Ad ogni modo, il suono più prossimo al naturale, per quanto difficile da pronunciare per un giapponese, è certamente quello di..
    ジュスィ (jusi) …pronuncia più probabile nell’Italia meridionale
    o
    ジュズィ (juzi) …pronuncia più probabile nell’Italia settentrionale
    L’alternativa è dovuta a come pronunci la S di Giusy, appunto. Il primo caso vale se la pronunci come la S di “masso”, “Serbia”, “borsa” e “passerotto”, il secondo vale se la pronunci come la S di “sbaglio”, “smacco” o “asma”. Per sicurezza puoi confrontare questa pagina di wikipedia che considera anche le pronunce dialettali/regionali.
    http://it.wikipedia.org/wiki/S_sorda

    Un’ultima cosa riguarda la U… se la pronunci lunga o no. Se è detta “velocemente”, allora tutto a posto, se invece “si sente bene” distintamente e “a lungo”, allora è meglio “allungarla” anche in giapponese. Di solito comunque i Giapponesi tendono ad allungare tutte le vocali che noi accentiamo, guardano alla durata solo se ce n’è più d’una…. per esempio Giùseppìna ha due vocali accentate, u e i, ma la i è più lunga (per loro che di solito la pronunciano appena), così la allungano (come vedi nella prima riga del commento, usano un trattino). Nel caso di Giusy, direi che la U si sente di più (ma è una cosa che dipende dal mio orecchio), quindi userei una di queste due scritture.
    ジュースィ letto juusi
    o
    ジューズィ letto juuzi
    (ah, ricorda che la Z di juuzi non è la nostra Z, è la S sonora di “sbaglio”, “sgambetto”, ecc.)

      1. Non che ci sia nulla da “perdonare”, è solo che se mi lascio credere che si tratti di “tradurre” (anzi, i più vogliono la “traduzione in kanji”) e poi io do addirittura 4, 6… 8 modi diversi (!!) di scriverlo, chi legge crede che sia assurdo… e invece c’è un motivo ben preciso dietro.
        p.s. insomma non è per pignoleria che specifico cose del genere… anche perché sarei un “pessimo pignolo”, visto che anche “trascrivere” non è il termine corretto. Io però lo uso lo stesso perché è il più comprensibile… e perché se mi intestardissi a dire che si tratta di “traslitterare”, anche i lettori più assidui del blog scapperebbero a gran velocità.

  4. Nome da incubo per un giapponese, tipo Laura, Grazia e alcuni altri…^^ Mi spiego…
    Ilaria è イラリア
    …che si trascrive iraria, perché i giapponesi non hanno una vera L o una vera R, solo una via di mezzo (detta R monovibrante) che per convenzione si trascrive “R” quando si passa dal giapponese ai nostri caratteri latini…
    Da adulti inoltre si diventa tutti “insensibili” ai “suoni stranieri” che non sono stati imparati da piccoli, così se un giapponese provasse a pronunciare il tuo nome… be’, probabilmente avrà qualche problema a pronunciarlo e potrebbe dire iRaRia, iLaRia, iRaLia o iLaLia^^

    1. Capisco, lo avevo pensato.. Addirittura, in una lingua che non mi ricordo quale, ci sono solo le consonanti e il mio sarebbe fatto solo da due caratteri. Nome complicato.
      Grazie lo stesso. *^*

    1. Emanuele, se leggi l’articolo vedrai che ho scritto che non si può “tradurre” un nome in giapponese, salvo nel caso in cui il nome italiano indica una cosa, come Margherita Castello… allora è ovvio che posso usare la parola “margherita” e la parola “castello” e tradurle in giapponese.
      Tuttavia “Emanuele” non è una cosa, quindi non si può tradurre e non posso ottenere un vero nome giapponese da Emanuele.
      Ci sono dei siti che fanno cose del genere, dicono di inserire il tuo nome e ti danno una “traduzione”, ma non fanno altro che associare un nome italiano a un nome giapponese in modo casuale.
      Quindi Emanuele si scrive come ho detto o non si scrive, non c’è Shinji Kaworu o Takeshi che possa tradurre il tuo nome.
      Ciao ciao (╹◡╹)

    1. Giglio si dice yuri, scritto ユリ in katakana.
      Nella maggior parte delle occasioni si scriverà in katakana come i nomi stranieri… a differenza dei nomi stranieri si scrive anche in kanji, ma dato che usa dei kanji a cui si associa una pronuncia irregolare, per l’appunto, trovare semplicemente i kana è più normale, a occhio. Ad ogni modo i kanji con cui si scrive sono questi:
      百合 (e appunto la lettura è sempre “yuri”).
      Attenzione però. Sebbene “yuri”, oltre ad indicare il fiore, sia una tipica componente di nomi femminili (come Yuriko, Sayuri, Yurie, Miyuri, Oniyuri… ecc.) e di alcuni cognomi …ha anche un altro significato che trovi su wikipedia… vedi tu, quindi, se ti va di usarlo o no^^
      http://it.wikipedia.org/wiki/Yuri

  5. Io ho una domanda un po’ strana: studio cinese, pur conoscendo qualcosina sul giapponese; mi piacerebbe sapere come trascrivere in Katakana il mio nome cinese, che è Bai Jiali (白嘉立). La pronuncia – in italiano – è simile a Bai Già Lì.
    Quindi バイ・ジャリー va bene?

    1. Ogni volta che un utente mi dice che studia cinese ho un po’ più voglia di impararlo… d’altronde la mia vera passione sono i kanji e la loro etimologia, quindi è naturale arrivarci prima o poi… però spero più prima che poi XD

      Vengo alla domanda…
      Se sono suoni distinti, Bai – Già – Lì, allora usi due puntini, バイ・ジャ・リー , ma di norma così come hai scritto va bene perché con i nomi cinesi non si usa, di solito un secondo punto…
      Per esempio Deng Xiao Ping è
      邓小平, in jpn: 鄧小平 (とう しょうへい), ダン・シャオピン
      Hai messo però un accento su “Già”, se si sente effettivamente in modo netto l’accentazione (e non è questione di “tono”), fossi in te scriverei:
      バイ・ジャーリー (2° puntino sì o no, come da discorso fatto sopra).
      Col nome cinese però hai l’occasione di fare come visto sopra per Deng Xiao Ping, cioè trascrivere il nome con kanji tradizionali/giapponesi, se serve, e pronunciarlo secondo la pronuncia giapponese. Per esempio Deng Xiao Ping è letto, in base ai kanji tradizionali, Too Shoo Hei… Sun Tzu si scrive 孙子, ma in kanji tradizionali è 孫子 e in base a questi i giapponesi lo chiamano Son Shi.
      Nel caso di 白嘉立 dovresti poter conservare la pronuncia Bai (la più comune sarebbe haku poi byaku, bai, pai, beku, peku…) e leggere il resto come “Karyuu” o anche “Karitsu”.
      Una via di mezzo che ho visto usare è l’uso dei kanji tradizionali, ma con il katakana a indicare (come furigana) la pronuncia dei kanji usati.

      Altro discorso, invece, è come tu faccia ad avere un nome cinese… se sei italo-cinese, perfetto, nulla da dire, ma se sei del tutto italiano/a passare da un nome italiano a uno cinese, come per il giapponese, è una questione puramente fonetica… p.e. se uno si chiama Mario prende 3 kanji con il suono ma-ri-o.
      Ok, sì, mi hai detto che studi cinese e si suppone non sia possibile questa confusione per te, ma ho avuto discussioni con utenti che studiavano giapponese e avevano un loro “nome giapponese” (deciso a caso da un sito), quindi per sicurezza (e pignoleria) lo chiarisco^^;;;

      1. Il mio nome cinese mi è stato dato dal mio insegnante, e conto di usarlo in Cina (dove è obbligatorio averlo).
        Solo una piccola precisazione (perdonabilissima da parte di un non-studente di cinese).
        孙子, il famoso stratega, si trascrive Sunzi, e non Sun Tsu, che è una trascrizione obsoleta; in ogni modo, la pronuncia è Sunz.
        Grazie mille!

        1. Ah, e per la precisione:
          il cognome (白) è la traduzione del mio cognome, Bianchi.
          Il nome (嘉立) è la trascrizione abbreviata in soli due caratteri (perché in cinese il nome ha sempre, o quasi, due caratteri) di ‘Gabriele’.
          Al limite potrei scrivere il nome con i Kanji e poi mettere in Katakana ガブリエレ・ビアンキ
          Così sarebbe giusto?
          Anch’io adoro l’etimologia dei Kanji; purtroppo molta gente pensa che ogni carattere sia un disegno di ciò che rappresenta, quando quasi tutti hanno una parte semantica e una fonetica…

  6. Ok, va bene tutto, ma resta un nome scelto a tavolino, non è “il tuo nome cinese”, nel senso che potevi benissimo scegliere altri kanji… magari non per il cognome, ma per il nome sì, specie visto che no si avvicina proprio alla pronuncia di Gabriele.
    Anche in Giappone capita di dover usare il proprio nome in kanji, se è necessario prepararsi un sigillo per firmare qualcosa… e i kanji si scelgono, non c’è nulla di ufficiale.
    Discorso diverso è se ti conferiscono la nazionalità, ho sentito (e sicuramente vale almeno in Giappone) che nei paesi dell’estremo oriente ti conferiscono un nome “nativo”.

    Tra l’altro, domanda personale, non esiste kanji che si pronunci “GA” in cinese? Perché scrivere Ja(bu)rii(ele)? In Giapponese ce ne sono un po’ letti “ga”, almeno uno dovrebbe avere un corrispettivo letto con la G dura anche in cinese, no? Questo 賀 o questo 雅 ad esempio, come si leggono?

    Ho notato la trascrizione Sunzi copincollando i kanji semplificati da wikipedia, ma l’ho evitata apposta… Sun Tzu resta Sun Tzu in Italia, perché Sunzi è la trascrizione senza accenti del pinyin, Sūnzǐ… e i metodi di trascrizione sono tutti solo convenzioni, non univoche e in evoluzione, a cui tra l’altro i madrelingua non tengono affatto di norma (spesso mi devo affannare a spiegare che i giapponesi non sanno usare il roomaji e che due giapponesi che trascrivono un nome straniero non scriveranno “mai” la stessa cosa)…
    Inoltre, dall’altro lato, se vai in libreria, cerchi l’arte della guerra e quindi chiedi un libro di Sunzi o Sun Wu, nessuno ti troverà mai un libro con questo autore.
    Spero si capisca che intendo… Mettiamola così, se vai in Gran Bretagna, dici che atterri a “London” o a “Londra”?

    p.s. il cognome va bene, il nome prende l’allungamento per via dell’accento:
    ガブリエーレ (ga-bu-ri-e-e-re)
    Se metti quell’alfabeto fonetico che esiste in Cina e non ricordo come si chiama sopra i kanji, ok, trascrivi come puoi il tuo cognome, se usi i kanji del nome cinese in Giappone, non ci metterei sopra il katakana di Gabriele Bianchi, perché la correlazione tra le due cose apparirebbe molto fumosa.
    Leggendo i kanji del tuo nome cinese un giapponese leggerebbe Haku Karyuu, probabilmente, mettendo il katakana di quello, Bai ja rii, segnali il nome stesso come “nome cinese”, mentre mettendo il katakana del nome italiano la gente si chiederebbe cosa c’entri con i kanji che nulla hanno a che fare col suono indicato.
    Mah, naturalmente se vuoi fare diversamente, non ti posso fermare 😛

    p.p.s. anche scoprire come si è arrivati ad avere quella precisa parte fonetica è assai interessante, molte volte. E’ vero che avere un 2/3 di kanji 形声 keisei (sui kanji comuni del giapponese, altrimenti sono il 90%… specie se consideri il cinese semplificato, dove ogni radicale semplificato è, ovviamente, solo fonetico) “toglie un po’ il divertimento” e rende più difficile lo studio (rende i trucchi mnemonici più faticosi da trovare). Però ha i suoi vantaggi, come sai.
    Tra le altre cose il fato che in pochi conoscano questo fatto viene utile perché più persone si avvicinano incuriosite alla lingua, anche con l’idea “capito il disegno, poi so che significa”… insomma, i keisei moji sono secondo me “un ottimo tranello” per avvicinare alle lingue che usano kanji, kanzi e sistemi simili/derivati.

    1. No, infatti con “il mio nome cinese” non intendevo dire che era “la versione cinese di Gabriele”, ma solo il mio nome personale – cioè che vale per me come persona, e non per ogni Gabriele del mondo.
      E, sì, è stato deciso a tavolino.

      1. Ah, e riguardo al nome di Sunzi, non sono completamente d’accordo con te. Se dici che Sunzi è incompleto, non avendo i toni, allora vale lo stesso per Sun Tzu. E quest ultimo non può essere considerato il nome italiano di 孙子, ma è solo la lettura sbagliata della vecchia trascrizione. Non è, per esempio, il caso di Confucio, che è proprio un nome italianizzato, o Mencio. Se italianizzassero 孙子 come ‘Sunzo’, o ‘Suncio’, allora quel nome andrebbe benissimo. Il fatto che nei libri italiani non ci sia la trascrizione Pinyin non significa molto: in Italia non abbiamo pubblicazioni decenti dei classici cinesi – che vengono trattati come libercoli New Age – e sono tutti traduzioni dall’inglese, e per di più vecchie. Se guardi un catalogo inglese, invece troverai anche Sunzi. I nomi cinesi sono internazionali, e ora si usa il Pinyin, anche se molti nomi Wade Giles sono duri a morire (Lao-tsu, Tao, Kwan-Yin, Sun Wu-k’ung, Mao Tse-tung).
        I due caratteri che mi hai fatto vedere si leggono He e Ya; esiste qualche carattere con la pronuncia ‘ga’, ma, per convenzione, non si usano nelle trascrizioni dei nomi. E poi il mio insegnante non ha voluto semplicemente trascrivere il mio nome, ma darmi un nome cinese ex-novo, con caratteri dal significato positivo. In secondo piano, ha anche cercato di avvicinarsi leggermente alla pronuncia del mio nome, ma non era questo il suo scopo principale.

  7. Voglio solo dire che nessuno qui capirebbe il riferimento se non dicessi Sun Tzu ma Sunzi… a meno che per una coincidenza abbia visto la pagina di wikipedia, come nel mio caso.
    Quando un termine, errato o no, entra nel linguaggio comune è parte della lingua (in questo senso direi che Sun Tzu è “italianizzato”, tra virgolette, eh) e se vuoi essere capito purtroppo devi agire di conseguenza.
    Certo, se apri un sito di letteratura cinese, allora farai benissimo a scrivere il termine corretto (come io correggo chi mi scrive combini invece di konbini) perché tramite il sito vorrai “educare” e quindi anche correggere quella che è una “cattiva abitudine”… ma qui io dovevo innanzitutto farmi capire (da chiunque legga quel commento in futuro, non da te che già lo sai, ovviamente).
    Tutto qui… capisco che, a chi studia seriamente una lingua difficile, vederla “storpiata” possa “far male”, ma giustifica la cosa in nome di una mia “necessità editoriale”, diciamo^^

    Un piccolo favore…
    Colgo l’occasione per chiederti qualcosa che mi sta molto a cuore… E’ un po’ che vorrei iniziare col cinese… ho un libriccino, di certo inadatto, ma io credo alla “stratificazione” nello studio di una lingua, quindi prendo un libro semplice, poi uno più difficile che riparte da zero, e così via… Così ripasso e approfondisco al tempo stesso.
    Dunque il mio libro facile (Chinese demystified), ce l’ho, ma vorrei chiederti due cose…
    Che libro SERIO potrei usare dopo? Me ne servirebbe uno buono davvero (non “impara il cinese in un mese!”^^), ma che possa seguire da autodidatta se possibile
    Seconda cosa…
    Sapresti indicarmi un sito (anche inglese) dove guardare? La cosa a cui terrei è soprattutto l’audio… So che la grammatica cinese è semplice, ma i toni mi sembrano un vero delirio… quindi vorrei vagonate di audio per capirci qualcosa.
    Se anche non conosci siti “con audio in abbondanza”, mi sapresti dire forum o siti con materiale gratis e/o una community disponibile ad aiutare chi si avvicina alla lingua?

    1. Sono molto contento di una cosa che mi hai detto.
      Sai cosa?
      Non ti piace quella schifezza che è “imparare il cinese in un mese”.
      L’hai già sfogliato?
      In pratica, questo corso cerca di insegnarti il cinese in un mese, usando dei trucchi mnemonici. Il fatto è che a volte i trucchi mnemonici sono più difficili del semplice memorizzare!
      Esempio? Per memorizzare MINGBAI (明白), che significa “capire”, si dice “non CAPISCO cosa sia questa MINi BAIta”. Ragionamento artificiale e senza senso. Senza contare che “capire” è formato da “brillante” e “bianco”, facilmente collegati al concetto di capire.
      Poi, i trucchetti dovrebbero essere personali, mentre lì occupano più della metà del libro.
      Altra cosa che odio (questa è quella che più mi manda in bestia). Uno dei motivi per studiare la lingua cinese è la sua presunta utilità nel futuro.
      Ok, ho capito che è una lingua utile, ma questa semmai è la SCUSA per studiarlo, non il MOTIVO. Non puoi studiare una lingua, impegno che ti prenderà tutta la vita, solo per uno stupido ambito economico; al massimo sarai felice che lo studio della lingua potrà esserti utile!
      In pratica, per chi non studia queste lingue:
      1) Chi studia giapponese lo fa per leggere i manga.
      2) Chi studia cinese lo fa per il lavoro.
      Comunque ho capito che il tuo interesse è più che serio e profondo.
      Il libro che io ho utilizzato – e finito – è “CORSO DI LINGUA CINESE ELEMENTARE” di Clara Bulfoni; dovrebbe esserci anche un secondo volume. E’ un buon libro, ma non so se consigliartelo, perché io ho dovuto fare diverse domande alla mia insegnante di cinese.
      E poi all’inizio è un po’ scoraggiante, perché le parole sono un po’ noiose, e tocca a te studiarne anche qualcuna più interessante (i temi trattati sono tempo meteorologico, salute, divertimento, qualche accenno di cibo ed economia).
      Penso che la grammatica della Hoepli sia buona, e approfondisca anche tematiche più curiose, ma non ho mai avuto l’occasione di darci un’occhiata attenta.
      A proposito, il motivo per cui mi piace la lingua cinese è la sua semplicità: senza farti troppi problemi sulla grammatica, ti basta buttare fuori i concetti che pensi (con meno formalità rispetto al giapponese, e anche all’italiano); trovo più facile parlare in cinese che in inglese.
      Se i toni ti spaventano, pensa che anche in italiano sono usati: l’accento tonico italiano corrisponde di solito a un tono discendente in cinese.
      Posso chiederti cosa ne pensi se uno valuta lo studio di una lingua solo per la convenienza economica?
      E di te hanno mai pensato che studi il giapponese per i manga?

      1. “Studio giapponese”
        “Perché?”
        “Perché mi piace”
        “E perché?!?!”

        Questa di solito è la conversazione… Senza riferimenti diretti ai manga, ma più a interrogarsi sul perché io sia un pazzo masochista che fa una cosa assolutamente inutile (ma detto da gente che non sa nemmeno l’inglese, per me è un complimento).

        Sì, capitano ogni tanto dei risolini di condiscendenza con + o – palesi riferimenti a “ah, sì, per quei fumetti da bambini” oppure a “ah, sì, per quei fumetti porno” (decidetevi: o sono da bambini o sono porno… accetto pure il pregiudizio, ma che sia coerente… è chieder troppo?)

        Studiare per convenienza economica… se qualcuno vuole farlo, provi, ma non ci riuscirà. Punto.
        Se qualcuno pensa che sia possibile impararsi tutti quei kanji (a Taiwan, mi pare, che usa i tradizionali ed è un’economia emergente se non sbaglio i kanji “comuni”, che i ragazzi devono imparare entro fine liceo sono 4000, se non erro) …be’, gli faccio i miei auguri, ma se c’è da scommettere gli punterei tutto contro perché secondo me è IMPOSSIBILE imparare per puro ragionamento di convenienza economica… puoi fare un corso perché la tua azienda te lo chiede, puoi arrivare a conversazioni quotidiane… ma non padroneggerai mai una lingua se non hai una passione per la cultura di quel paese E per la lingua stessa.
        Sono un fan dell’idea che le cose… un lavoro, ad esempio, non si fa SOLO per passione, ma ci sono cose che non si faranno mai BENE se le si fa SENZA passione.

        Venendo al libro… no, non ho quel libro, ho sparato il titolo a caso per esagerare! XDDD
        Andiamo, il cinese in un mese è un’idea talmente ridicola che fa sbellicare…
        Si possono fare esami universitari durissimi in un mese, ma le lingue sono un discorso diverso… lo studio deve sedimentare, servono montagne di esercizi e di ascolto…
        Grazie mille per il consiglio sui libri, la prossima volta che vado in libreria li guarderò bene ^__^

        Per i toni… Sì, è vero, l’italiano ha i suoi toni, ma li si usa senza rendersene conto… Non è che mi spaventa l’idea, ma so che servirà molto lavoro per ottenere una pronuncia naturale… molto più che con il giapponese.
        D’altronde il giapponese ha due toni, il cinese ne ha 5 toni, più qualcuno, mi pare, che cambia a seconda di dove la “sillaba” si trova nella parola, no? Non solo, anche senza badare a queste cose, io non riesco a riprodurli, temo, a voce… ascendente e discendente, ancora ancora, ma il tono 3, se non sbaglio… quello cioè che scende e poi risale? E il tono neutro rispetto all’assenza di tono?
        Sono pieno di domande… L’unica certezza per me è che devo sentire il più possibile. Con il giapponese ho imparato moltissimo solo ascoltando… vorrei fare lo stesso con il cinese, ma ho bisogno prima di capire la differenza e poi di “cercarla” nei film che vedrò… se no, non la noterò mai da solo…
        Per esempio, per anni ho creduto si dicesse sensEI, solo quando mi hanno detto che la pronuncia era sensEE ho iniziato ad accorgermi del fatto che era proprio così! Prima il mio cervello filtrava il suono per “sentire quel che gli era più familiare”, quindi sentivo chiaramente una “i” che invece è appena appena accentata.
        Per questo mi chiedevo se ci fossero community di appassionati di cinese come il mio sito, dove trovare un po’ d’aiuto e di audio, possibilmente^^

        p.s. hai presente questo articolo che avevi commentato… http://studiaregiapponese.wordpress.com/2011/06/25/i-kanji-sono-caratteri-cinesi-ma-attenti-al-significato/ …se ti capita per caso di trovare cose simili… curiosità sui kanji, paragoni tra cinese e giapponese… me le segnaleresti che ne faccio un post? ^__^

        1. Ma certo… dato che sono cose che mi interessano.
          Anzi, anche se non vorrei fare pubblicità, starei tenendo una rubrica settimanale sul blog “Hanami Blog”, che è un blog molto interessante.
          La mia rubrica si chiama “alla scoperta dei caratteri cinesi”, e domani dovrebbe uscire l’ultima puntata della serie che ho dedicato ai miei caratteri preferiti, ossia quelli con il radicale moltiplicato (ad esempio 火炎焱燚). Gli articoli escono ogni lunedì.
          Mi puoi far sapere se li trovi interessanti?
          P.S.: Se questo commento non dovesse rispettare una regola di questo sito, cancellalo o modificalo pure; in ogni caso, il blog citato non mi appartiene, e non è quindi auto-promozione.

        2. Li leggerò senz’altro ^__^

          p.s. Non hai linkato il blog, quindi proprio non c’è alcun problema per me… sono per una condivisione libera della conoscenza e per l’idea di “non fare soldi sulla pelle di chi vuole imparare”, per cui proprio non avrei motivo di prendermela… l’unico cosa che mi irrita è se qualcuno viene qui a linkare un sito dicendo “quest’altro corso è meglio”, ma salvo evitare questi sgarbi ( + parolacce e infrazioni al copyright), non applico alcuna regola… come vedi non modero nemmeno i commenti.

    1. マーイラ (maaira) è Màila, con l’accento sulla prima A… spero di averci preso, visto che è un bel nome, ma particolare^^;;
      オロンゾ invece è “oronzo” e la fortuna è che si trascrive in modo identico e molto semplice.

    1. ガエターノ (gaetaano) ha una “doppia a”, cioè un allungamento della A perché è una A larga e accentata e così suona più lunga ai giapponesi.
      ミリアム cioè miriamu invece è Miriam, ovviamente. Il suono “u” finale nel kana “mu” c’è, ma non si sente granché.

    1. Nome e cognome vanno scritti in katakana, è indispensabile per far capire la pronuncia a un giapponese. I kanji si possono usare come “gioco personale”, ma comunque solo se nome o cognome sono parole traducibili in giapponese e in qualche modo suonano come nomi (nel tuo caso “massimo” è traducibile, si dice 最高 saikoo, ma non è un nome né un cognome giapponese e i giapponesi non capirebbero che stai dicendo un nome). Quindi lasciando perdere il gioco, ti scrivo direttamente 2 modi per trascrivere il tuo nome e cognome in katakana.
      Massimo Scanu sarà
      マッスィモ・スカヌ
      MAsSUiMO – SUKANU (considera che le U in giapponese non si sentono quasi)
      ッ crea la S doppia. スィ con ス “su” scritto di dimensioni normali e una ィ (i) piccolina crea il suono “si” che i giapponesi non hanno.
      Questa trascrizione rende bene il suono del tuo nome, ma non è ufficiale, è nata america e si è diffusa.
      La trascrizione ufficiale giapponese (a cui i giapponesi stessi non badano molto, ma mi pare il caso di essere precisi) darebbe invece:
      マッシモ・スカヌ (masshimo-sukanu)

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