Miti – Niente mazegaki!?

Una delle prime cose che vi verrà insegnata ad un corso di giapponese è “non mischiate kanji e kana”, ovvero niente 混ぜ書き (mazegaki da mazeru, mischiare, e kaki, scrittura).

Ma andiamo con ordine o la stessa parola mazegaki vi manderà in confusione, visto che è fatta di kanji e kana^^;; Allarghiamo anche il discorso a un po’ tutte le principali (false) regole che vengono date in un corso, su come si formano le parole e sui kanji.

Attenzione! Per proseguire il discorso serve sapere cosa sono le pronunce on e kun. Se non vi ricordate cosa sono, leggete questo mio articolo o controllate wikipedia.

Le false regole che di norma vengono propinate (regola più, regola meno) ai poveri, ignari studenti di giapponese sono le 4 che trovate qui sotto.

1. Solo le pronunce kun’yomi (di origine giapponese) sono seguite da kana

Anche dirlo è inutile? Diciamolo lo stesso. Non è vero. Anche le pronunce on’yomi (pronuncia d’origine cinese) sono seguite da kana. Ad esempio 信じる (shinjiru, credere) è dato da un pronuncia on (cioè la pronuncia “shin” del kanji è una on’yomi) e dall’okurigana “jiru”. Forse che i verbi con -jiru e -zuru sono un’eccezione? Sì e no.
E’ vero che jiru e zuru derivano da “suru”, ma shinjiru costituisce una parola unica e così altri verbi simili (come 信ずる, 感じる e 感ずる, 応じる e 応ずる, 案じる e 案ずる). Non solo, pur avendo l’originale verbo “suru” posso avere comunque una parola unica.

I verbi in suru in effetti sono spesso scritti in 2 forme. Es.: X wo koi suru = X ni koi wo suru …da che dedurremmo che “koi suru” non è una parola unica (sembra logico, visto che posso dire koi wo suru), ma sbaglieremmo. Pur non soffermandoci su simili argomenti di fine linguistica, possiamo semplicemente notare che ho altri verbi in suru che non possono avere le stesse due forme. Ad esempio non posso scrivere “X ni ai wo suru”, ma soltanto “X wo ai suru”. Dunque, se non posso dire “ai wo suru”, allora “ai” non è sostantivo nella mia frase… cos’è se non parte del verbo? Ho la parola unica “aisuru”.
Se ancora non bastasse possiamo notare che ci sono pronunce on che si legano al verbo suru, come 罰する (bassuru) o 渇する (kassuru), laddove le pronunce “corrette” dei kanji sarebbero batsu e katsu, rispettivamente. Parole del genere vanno per forza considerate parole uniche (come posso dividere in due “bassuru”?).
Ma diciamo che qui si tratta di unire suru a un sostantivo, in un modo o nell’altro, e restiamo scettici sulla possibilità che una pronuncia on sia seguita da okurigana.
Come ci spieghiamo allora la parola 力む rikimu? “riki” è una pronuncia on (per quanto non proprio comune) del kanji di 力 chikara, nessun dubbio su questo.
…e insomma, è il caso di rassegnarsi: come vedete la pronuncia on a volte è seguita da dell’okurigana, checché ne dicano gli insegnanti^^.

L’altro errore presente in questa regola sta in quel “le kun’yomi sono seguite da kana”. I kanji possono essere anche preceduti da kana, ma si tratta di mazegaki…

2. Niente mazegaki!

Il mazegaki, per quanto poco apprezzato, è (era?) ufficialmente indicato come LA soluzione da adottare quando un kanji è “jouyougai”, cioè “esterno alla tabella ufficiale dei jouyou kanji indicati dal ministero”.
Ad es. fino a prima della recente riforma, se dovevo scrivere kanpeki, cioè “perfetto”, scrivevo 完ぺき o 完ペキ ma non, almeno ufficialmente 完璧. Tuttavia esempi più banali per kanji comuni (!) sono sotto gli occhi di tutti. Il primissimo esempio da fare p certamente il prefisso onorifico 御 , letto di norma “o-” o “go-” (ha anche altre pronunce, una kun, “on-“, e una on, “gyo”; più una irregolare, “mi”). Che si pronunci “o” come in お茶 (ocha, tè) o “go” come in ご両親 (goryoushin, genitori), si scrive comunque in kana.

Ci sono anche altri prefissi, che non troverete praticamente mai in kana… ad esempio il bu+, o meglio, ぶっ di ぶっ飛ばす (buttobasu) e ぶっ殺す (bukkorosu), che in effetti viene dal verbo 打つ utsu. Oppure il prefisso do- che “intensifica”, “enfatizza” e che spesso trovo… in katakana!! (es. do-hentai! ド変態!= pervertito schifoso!)

Be’, sarà solo per i prefissi… no! Prendete certi nomi propri e vedrete che sono un mix di hiragana e kanji… ad esempio posso avere あや子 o アヤ子 (per Ayako) e anche ユー子 (Yuuko). Lo stesso vale per i cognomi, come Ichinose, che scrivo 一瀬 (ノ è katakana)

Bene, posso avere kana, hiragana e perfino katakana, all’inizio e alla fine di una parola… ma non in mezzo! Buuu… falsa regola numero 3!

3. Niente kana in mezzo a una parola (salvo verbi composti e ausiliari)

Non solo con il mazegaki capita assai di frequente… prendiamo per esempio 朝ご飯 (asagohan, colazione)… ma anche se NON consideriamo la possibilità del mazegaki, capita ugualmente molto spesso. 真っ赤 (makka, tutto rosso/a), ど真ん中 (do-mannaka, precisamente al centro), 引っ越し (hikkoshi, trasloco), ecc. Anche se come vedete si tratta perlopiù di variazioni di tipo fonetico (ma+aka = makka, ma+naka = mannaka, hiki+koshi = hikkoshi …ecc.).

La parentesi del titolo è il caso banale, che vale solo per le pronunce kun’yomi… o meglio, siamo più precisi: vale per verbi con okurigana, es. 食べ物 tabemono, cose da mangiare; 作り方 tsukurikata, metodo di preparazione; 書き終わる kakiowaru, finire di scrivere, ecc.

O almeno queste sono le scritture ufficiali, poi non è così raro trovare parole che, pur se pronunciate normalmente, omettono la scrittura del kana! Ad esempio, ora non mi viene molto in mente, ma dato che nel momento in cui scrivo questa correzione (7/7) è il giorno di Tanabata, considerate il fatto che 織姫 Orihime, si può trovare scritto anche 織り姫 .
Il fenomeno dell’omissione del kana al centro della parola – comunque abbastanza raro – non si limita ai verbi composti, include le particelle. La linea ferroviaria Yamanote, a Tokyo, in kanji è scritta 山手線 (Yamanote-sen). Come vedete i primi due kanji sono “yama” e “te”, dunque, dov’è finito il “no”? Il kana è stato omesso.
Capita anche in alcuni cognomi, ad esempio Inoue si scrive di norma 井上 …ma il primo kanji ha pronuncia “i” e il secondo “ue”… anche qui è “no” è stato omesso. Questo perché in passato le parole erano spesso unite come fossero parole composte, lasciando al lettore di inserire, in caso servisse, la posposizione, e/o creando a tutti gli effetti delle parole composte. Ma a volte, ad esempio in certi cognomi, è accaduto l’opposto: a differenza del caso di Inoue si è voluto esplicitare la particella… spesso la si ritrova in katakana, come in 一ノ瀬 Ichinose, ma non sempre… il libro cime tempestose, ad esempio, in giapponese è tradotto come  嵐が丘 Arashigaoka (ga = no in un giapponese un po’ antiquato, come in 我が家 wagaya o 我が国 wagakuni). A volte però non ho né hiragana né katakana… o meglio, ho un simbolo che pare katakana, ma non lo è, come nel nome della cittadina di 関ヶ原 Sekigahara, teatro di una grande battaglia. Attenzione che esiste le scrittura meno comune 関が原 così come esiste la scrittura, più rara, 嵐ヶ丘 per il precedente nome.

…e ora l’ultima falsa regola da sfatare.

4. Niente parole in katakana e kanji

Per la verità abbiamo già visto che non è vero, con do-hentai, ad esempio… ma visto che lì si trattava di un prefisso, diciamo che non fa testo. Be’, abbiamo però visto il nome Yuuko… ma visto che si trattava di un nome proprio, ignoriamo anche questo (idem per il cognome 一ノ瀬 Ichinose). Potremmo allora citare parole come 合コン (goukon, appuntamento di gruppo) o 口コミ (kuchikomi, passaparola), ma ignoriamole, dato che comunque si tratta di parole risultate da abbreviazioni (ormai sono parole a sé stanti, ma è vero che in origine erano parole separate, es. kuchi+communication).

Resta pur sempre un ultimo baluardo di resistenza …tra i ninja! Le mitiche kunoichi (ninja donne) infatti sono くノ一 (ku-no-ichi).
La teoria più accreditata ritiene che i tre simboli siano i tratti del kanji di 女 onna (donna), nell’ordine in cui sono tracciati, ma, teorie a parte, ciò non toglie che la corretta scrittura della parola kunoichi è un misto di hiragana-katakana-kanji!!

La prossima volta sfateremo qualche altro mito…

Un pensiero su “Miti – Niente mazegaki!?

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