Cultura – Piccolo dibattito improvvisato

Ho trovato un buono spunto di discussione in un commento di Akarui 85. Nella risposta non ho potuto fare a meno di esprimersi nel mio solito modo… “poco incline ai mezzi termini”, temo.Spero che Akarui non me ne voglia, anche perché non era certo in discorso diretto a lei in particolare, era solo un’occasione di dire la mia sul tema… ehi, in fondo questo è un blog, no?! ♪~(´ε` )

Ovviamente i pareri di chiunque sono più che bene accetti. D’altronde non detengo alcuna Verità Assoluta …solo delle opinioni espresse in modo molto testardo! ((((;゚Д゚))))

Di seguito c’è il commento di Akarui (qui il link)… e qui sotto trovate la mia risposta.

3 anni fa ho deciso di studiare giapponese, ed è stato un amore folle, fin da subito. Purtroppo però, difficoltà e soddisfazioni a parte, mi sono dovuta scontrare con uno scoglio che mi sembrava ancora più insuperabile della lingua stessa: i giapponesi. Già -.- Io che se potessi, andrei in giro in kimono come nulla fosse, non dimenticherò mai la gioia provata comunicando per la prima volta con dei giapponesi, o cantando canzoni a memoria in giapponese..ho incominciato ad avere paura di non riuscire ad andare più avanti con questa lingua meravigliosa e che ho sempre amato per colpa di un aspetto dei giapponesi che penso non capirò mai. Giovani, ragazzini, harajuko girls etc a parte, che scappano un pò dai dettami della cultura classica, sono gli adulti giapponesi ad inquietarmi. Il loro modello di vita: l’uomo che lavora dovunque la sua azienda gli dica di spostarsi, la sera sempre straordinari e sempre con i colleghi per pub. La donna, se non si sposa prima dei 25 anni viene vista male, nel lavoro non conta nulla e deve occuparsi figli e della casa, mentre il marito fa la sua vita, e se fa tutto senza fare tante storie, allora è una brava donna. Fin dalla tenera età insegnano ai bambini che l’insuccesso è un disonore, e a non mostrare mai i loro veri sentimenti per evitare che il prossimo si senta in imbarazzo per noi e quindi arrecargli un disturbo. Un altro modo di dire Grazie in giapponese è infatti Scusami.
E’ questo che mi inquieta davvero: nascondere i propri sentimenti. La morte della spontaneità, della schiettezza, delle litigate costruttive, di un pianto liberatorio che dopo ti senti più felice. No, loro si tengono tutto dentro. Perchè io devo imparare una lingua straniera tanto complessa per parlare con delle persone che pensano che soffocare le loro emozioni sia giusto?
Forse è solo la notte prima del JLPT4, e sono un pò triste perchè so che ho poche possibilità di passarlo..ma non mi arrendo..e vado avanti.. Il Giappone è troppo dentro di me. E’ un amore contrastato che ho paura che possa finire. Chi di voi ha mai avuto una crisi di valori tipo questa? Scusate per lo sfogo. Questo sito è bellissimo. Grazie/Scusatemi ancora.

Ci sono due atteggiamenti che proprio non capisco.
Uno è quello d’amare il Giappone alla follia, chiudendo gli occhi di fronte ad ogni aspetto negativo, l’altro è quello di odiarlo (o “temerlo”, nel tuo caso, Akarui) per gli aspetti negativi dimenticando il resto.

Ognuna delle cose che citi, esiste. Ma non riguarda “i giapponesi”, riguarda “ALCUNI giapponesi”. Io non ho mai sopportato gli italiani arroganti, quelli che saltano la fila, quelli che credono che per loro le regole non valgano, quelli caciaroni, quelli che non pagano le tasse… ma non ho smesso per questo di studiare l’italiano! (XD)

Scherzi a parte, la logica conclusione è che …SO che ci sono anche italiani ben diversi. 60 milioni di persone non sono, non possono essere tutte uguali.
Lo stesso vale per i 128 milioni di giapponesi.

Citi i salaryman dediti al lavoro fino all’inverosimile, che fanno turni massacranti… Tanto per cominciare non vale per chiunque. Solo per i cosiddetti キャリア (kyaria) parola derivante dall’inglese “career” (carriera). I non-career, cioè quelli che preferiscono una carriera priva di rapidi avanzamenti, non sono tenuti a orari assurdi e massacranti… escono alle 5 o alle 5 e 30 di pomeriggio.
Non solo… parli dei salaryman come degli “adulti giapponesi”… ma esistono sicuramente più commercianti che salaryman… e ti assicuro che quel mondo è ben diverso dall’azienda.
Il mondo delle aziende giapponesi è completamente a parte… con comportamenti che derivano dalla cultura dei samurai. Puoi vivere una vita in Giappone e non averci a che fare.

Citi poi le donne e il ruolo a loro riservato…
Primo errore… pensare che le donne non hanno peso. Anche per vecchie tradizioni, in realtà è la donna che gestisce il denaro in casa… il marito salaryman si spacca la schiena a inchini e poi lei gli passa una paghetta e ne controlla le spese. Davvero vogliamo dire che non è considerata?
E questo, comunque, nel caso in cui lei non lavori.

È di 10 anni fa ormai la serie tv “At home dad”, con il famoso Hiroshi Abe. Una serie tv (drama) che parla d’un fenomeno che allora era emergente… quello dell’uomo a casa che bada ai figli mentre la moglie lavora. A mio parere qui è ancora del tutto impensabile: lavorano entrambi ed è comunque LA MOGLIE che pensa alla casa e ai figli… possiamo fare i superiori, ma la realtà generale è questa. Per non parlare poi degli stipendi più bassi, a parità di mansione, o delle condizioni lavorative.

Altri punti che citavi… si sposano giovani. Vero, ma vale anche gli uomini. Qui pensare a un figlio prima dei 35 anni, e di un lavoro davvero stabile, è rischioso se non assurdo. In Giappone la situazione non è questa e le famiglie nascono prima, con genitori, grazie al cielo, più giovani.
Esiste il detto che “la donna è come la torta di Natale: dopo il 25 è difficile da dare via” …ma è solo una battuta sessista, come ne esistono anche da noi. Non significa che tutto il Giappone sia così… E poi devi considerare che sono diversi per cultura anche i limiti di ciò che si considera, per esempio, sessismo. Ciò che è irritante, sbagliato, giusto, gentile… da parte di un uomo giapponese, è diverso se visto con gli occhi di una occidentale o di una giapponese.

Misurare con il proprio metro (e generalizzare) è un primo esempio di “razzismo” (senza offesa), una sorta di inevitabile tara che ci portiamo dietro. Certo, ci sono degli assoluti, non ci si può aspettare che “la donna debba obbedire e che se non lo fa l’uomo le possa schiacciare la testa sotto il calcagno” (tra parentesi è una citazione dalla Bibbia, cultura occidentale).

Infine i bambini…
I bambini giapponesi crescono con vari modelli diversi da famiglia a famiglia.
Ci sono quelli terribilmente viziati… ci sono i ragazzi di Akihabara, le gothic loli di Harajuku e le gals di Shibuya… ci sono gli hikikomori… ma ci sono anche i ragazzi che lavorano part-time nei konbini (giovanissimi, non hai idea di quanta gente giovane riesci a veder lavorare in Giappone… nel supermercato vicino casa mia ci sono 2 cassiere giovani… su 60 casse!)… e poi ci sono i ragazzi che escono dal doposcuola alle 11 di sera e quelli che stanno a casa ad ammazzarsi di videogame, quelli che partecipano ai club sportivi e quelli del kitakubu (“il club del ritorno a casa” = non fanno nulla)… e ci sono quelli che aiutano la famiglia nella fattoria in Hokkaido magari spalando letame.

Spero si capisca dove voglio arrivare: non puoi per odio verso una categoria, ignorare o “passar sopra” all’esistenza delle altre… dicevi “Harajuku girls a parte…”, perché a parte?!
Se ti piacciono le Harajuku girls, pensa a quel lato del Giappone e prosegui con lo studio! Segui LA tua passione e basta: non serve farti piacere tutto il Giappone, anzi, non devi fartelo piacere o cadresti nell’errore “opposto” che citavo all’inizio^^.

A parte il fatto che conoscere una lingua è qualcosa che fai per te e che puoi fare senza avere mai a che fare con dei giapponesi… solo perché (magari, sparo a caso) ti piacciono i film o le canzoni giapponesi… A parte questo fatto, giudicare nel complesso i giapponesi, per sentito dire, per stereotipi validi magari 10 anni fa… o validi ancora adesso, ma pur sempre stereotipi… non ha alcun senso. E’ alla stregua di “in Italia la mafia è diffusa, quindi l’italiano non mi piace perché sono tutti mafiosi”.

Finisco con “l’apertura delle persone”… ci sono le persone chiuse …e quelle aperte. Certamente i giapponesi sono meno inclini di norma al contatto fisico e ai gesti espansivi …ma falli bere un attimo e poi ne riparliamo (๑´ڡ`๑)
Certo, molti sono imbrigliati dalle regole sociali e da un’idea inflessibile del rispetto delle regole (anche non sociali, ma “legali”) che a noi sfugge, ma va provato che ciò sia un male… E comunque il fatto che molti siano imbrigliati da queste regole (dal NOSTRO punto di vista perché per loro è solo il GIUSTO modo di comportarsi) non significa che lo siano tutti… ci saranno MILIONI di persone che saranno assolutamente in sintonia con le tue idee… in genere sono proprio quelle che viaggiano all’estero e hanno più slancio verso gli stranieri… e quindi sono anche quelle che hai più chances di conoscere!

Dunque la mia domanda è: sei sicura che non valga la pena di imparare il Giapponese per colpa dell’oscura entità nota come “i giapponesi”? Non potrebbe valere la pena d’impararlo per Maiko, la tua futura migliore amica… o per Takeshi, il tuo bellissimo prossimo ragazzo, o per… per…
Ma serve davvero una ragione? Io ho iniziato per leggere i manga in originale e ormai dei manga mi importa molto poco perché tolgono tempo al giapponese…

Vorrei invitarvi a dire la vostra (senza schierarvi per me o Akarui)…

Per quale ragione studiate giapponese e/o  perché avete cominciato?
Cosa vi frena e cosa vi spinge nel vostro studio?

26 pensieri su “Cultura – Piccolo dibattito improvvisato

  1. Stavo per rispondere al commento sull’altro post appena l’avevo letto, poi ho visto in risposta questo articolo.
    Volevo subito commentare con “Ma che buffo, gli stessi discorisi li sento sugli italiani pensa te!”.
    Oddio, stessa cosa, sull’ambito lavorativo proprio no, però all’estero mi dicono di come “mi piace tanto l’opera/ il mare/ i monumenti/la cucina…” però… “Gli italiani però sono (tutti) razzisti, ignoranti, maschilisti e scansafatiche. Per di più hanno (tutti) votato adoranti Berlusconi??”. Vi giuro che è un discorso “medio”, non detto da 4 gatti ignoranti, anzi.
    E quando spieghi che non sono tutti così ti rispondono -si ok, ma saranno 4 gatti- NO! Non saranno la grandissima maggioranza, è chiaro che le persone descritte all’inzio ce ne sono, e tante (se no Berlusconi al tempo come sarebbe riuscito a salire al potere se nessuno lo avesse apprezzato?), ma insomma, ne ho viste di persone che pensavano diversamente, non saranno la netta maggioranza, ma nemmeno una minoranza irrisoria.
    Devo ammettere però che anch’io in passato mi chiedevo “Ok, non tutti i giapponesi saranno come ci raccontano, ci sono quelli che la pensano diversamente, ma quanti sono? Sono 4 gatti derisi da un’intera popolazione che vengono considerati come reietti sociali/pecore nere? Oppure sono un gruppo di persone di una certa consistenza, che hanno una certa rilevanza?”.
    Io ho trovato una mezza risposta ma sarei curiosa di sapere se voi siete riusciti a trovarla e in che modo!

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