N5 in sintesi – Chiedere e proporre: ~mashou ka

~ましょうか (-mashou ka)

☑ 意味: ren’youkei-ましょうか ; mashou è l’ishikei, forma esortativa/volitiva dell’ausiliare ます (-masu) che crea la forma cortese. Detto in parole povere, se “ikou” è l’ishikei di “iku”, allora “ikimashou” è l’ishikei di “ikimasu” e la forma cortese esortativa/volitiva di “iku” (行く).
Queste ed altre informazioni sull’ishikei si possono trovare nel post dedicato a questa forma la scorsa volta.

Con questa lezione però concentriamo la nostra attenzione su un particolare uso di questa forma… e da qui il titolo in -mashou ka. Lo scopo di questa forma, in sostanza, è quello di proporre qualcosa. Perlopiù si tratta (di proporre) di fare qualcosa in due, ma non sempre (vedi la 1ª nota, più giù). Come abbiamo spiegato la scorsa volta, invece, la caratteristica principale dell’ishikei è data dall’idea di partecipazione del parlante (vedi lo schema proposto nel prossimo post, quando vedremo il confronto con -masen ka).

☑ 例文:

  1. Tetsudaimashou ka
    Le do una mano?
  2. Jaa, ikimashou ka
    Be’, andiamo?

☑ 注意:

  • Quanto al soggetto, se si è in 2 oppure no, vi accorgerete che questa forma può essere usata sia quando il soggetto è “io” (il parlante), sia quando il soggetto è “noi” (parlante e ascoltatore), sia quando il soggetto è “tu” (l’ascoltatore)… quest’ultimo caso ci pare assurdo, ma diviene ragionevole se pensiamo alle difficoltà dei giapponesi nel formulare imperativi diretti: una forma che esorta l’ascoltatore e finge che il parlante sia partecipe dell’azione suona molto meno “imperativa”.
    È questo il motivo per cui un giapponese (o un inglese poco esperto) che traduce dal giapponese all’inglese, si ritrova continuamente a scrivere frasi con “Let’s…”. Per esempio potremmo avere, “Let’s enjoy a refreshing drink!” (slogan davvero molto “giapponese”), laddove un inglese scriverebbe semplicemente “Enjoy…”.
    Il motivo è che quel “Let’s…” è la “traduzione ufficiale”, quella che tipicamente ritrovate sui testi scolastici… Ma sull’etichetta/pubblicità d’una bibita vedrò scritto “Goditi una bibita dissetante” e non “Godiamoci…”, che dà i brividi… fa pensare che il pubblicitario ti verrà a casa, prenderà una bibita dal frigo e ti si siederà affianco, sul divano, sorridendoti come solo un maniaco omicida (o Steve Buscemi) potrebbe mai fare.
  • Il “ka” non deve per forza esser presente, basta un tono interrogativo per rendere la stessa cosa (specie se il registro è colloquiale: come sempre nel parlato informale si tende a far cadere “ka” e ad usare solo il tono… non è “d’obbligo”, ma succede spesso).
    Se però uso una particella interrogativa, allora uso “ka” e non, per esempio, la particella “no” (o perlomeno io non l’ho MAI sentito usare).
  • Per l’uso di “no deshou ka” vi rimando all’ultimo punto di questo articolo su no desu.

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