N5 in sintesi – Chiedere e proporre: ~masenka

~ませんか (-masen ka)

☑ 意味:

ren’youkei+ませんか si può usare per invitare qualcuno a fare qualcosa (insieme, in genere, ma il “focus”, soggetto del verbo, resta l’ascoltatore). Con quest’uso tradurrò di solito con un condizionale… es.: Non faresti… (una certa cosa)?
È chiaro che una frase del genere, come in italiano, può intendere “non faresti questa cosa… con me?” e quindi ne ottengo una proposta, ma non c’è solo questo caso: molto dipende dal soggetto della frase, come vedremo negli esempi, ma non solo.

A chi fa il JLPT N5 interessa soprattutto l’uso di questa forma per proporre in modo educato di fare qualcosa insieme. Ci sono altri usi, che vedremo di seguito… potete evitarli se volete, ma non rimandarli troppo perché per il livello N4 vanno sicuramente saputi.
Comunque, secondo me sono abbastanza intuitivi, per cui vi consiglio davvero di dargli una letta perlomeno… fate sempre in tempo a non concentrarvici troppo^^

Ah, occhio… a fine post c’è un paragone tra -mashou ka e -masen ka! (-_^)

☑ 例文:

  1. Okinawa ni ikimasen ka?
    Perché non andiamo ad Okinawa?/Non verresti ad Okinawa (con me)?
  2. issho ni tabe ni ikimasen ka?
    Non verresti a mangiare con me?
  3. eiga demo mi ni ikimasen ka?
    Perché, per esempio, non andiamo a vedere un film…?
  4. pan wa, arimasen ka?
    E il pane, non c’è?
  5. atarashii futon wa, irimasen ka?
    Un nuovo futon, non ti serve?
  6. satou wo itadakemasen ka? (itadaku non si usa riferito agli altri)
    Non potrei avere dello zucchero?
  7. ikki ni samukunatte kimashita ne. mina-san, kaze hiitemasen ka?
    Si è fatto di colpo molto freddo, eh? Non vi sarete presi un colpo di freddo, vero?

☑ 注意:

  • La traduzione alla fine è sempre, più o meno, una di quelle viste con la frase (1). Le frasi 2 e 3 sono un po’ più difficili, tanto per non farvi annoiare.
  • La frase 4 ci ricorda che -masen ka non deve servire solo per proporre qualcosa, vediamo (anche nella frase 5) che può servire da banale domanda. Ma tenete presente che se faccio una domanda perché “stupito dalla situazione”, in quanto mi aspettavo il contrario di quel che vedo e “chiedo una spiegazione”, allora entra in gioco la forma in no desu. Quindi se mi aspetto che qualcuno vada via con gli altri gli chiederò “anata wa, ikanai-n-desu ka” invece di “anata wa, ikimasen ka”, è più appropriato.
  • Nemmeno la frase 6 è una proposta. È piuttosto una semplice domanda. L’uso del verbo cortese itadaku, ricevere (qui alla forma potenziale, poter ricevere), ci dice che il soggetto di itadaku è la persona che parla: itadaku equivale a “ricevere umilmente” e non lo riferisco mai alla persona con cui parlo.
    Letteralmente ho “Non posso ricevere dello zucchero?” e quindi, come avrete capito, chiedo banalmente qualcosa, non faccio una proposta. Anche in questo caso in italiano si usa il condizionale: “Non potrei avere dello zucchero?”
    Piccola curiosità! “itadakemasen” è un verbo cortese e saprete che posso rendere cortesi i verbi con forma piana + desu: “itadakenai desu”. Posso farlo anche qui, ma in questo caso avrò: itadakemasen ka → itadakenai deshou ka
    …sparisce il -masen ka e mi appoggio a desu nella sua forma esortativa (qui usata in senso dubitativo… e quindi la traduzione “Non potrei avere delle zucchero?” risulta davvero perfetta).
  • La frase 7 testimonia un ulteriore uso di questa forma, quello di fare una “congettura” a cui non crediamo o non vogliamo credere… Non sarai ammalato (vero?)?!
    Anche in questo caso posso conservare la forma negativa in italiano, ma come vedete ho usato il futuro:
    Non avrete preso un colpo di freddo?! / Non sarai malato?

Torniamo per finire all’idea del chiedere/proporre.
Punto primo, oltre a -mashou ka e -masen ka si può aggiungere un terzo modo di proporre qualcosa, alquanto banale: l’uso della semplice domanda.
Ad esempio ho un pacchetto di ポテチ (potechi, da potato chips), cioè di “patatine”, mi giro verso un amico porgendole e dico “Taberu?” (Vuoi?/Ti vanno? …ovvio che non traduco “Le mangi?” perché in italiano suonerebbe del tutto ridicolo). L’equivalente in forma cortese sarà ovviamente “Tabemasu ka?”. Dal conteso capisco che il soggetto è “tu”.
Se è ora di avviarci verso casa potrò dire al mio amico “Jaa, ikimasu ka”, con un tono interrogativo e un po’ esclamativo, intenderò “Be’, si va (a casa)?”. Dal contesto capisco che il soggetto è “noi”: “Andiamo (a casa)?”.
Se dicessi “Jaa, ikimashou ka?” il senso sarebbe lo stesso… ma con “ikimasen ka” suonerebbe strano, perché sarebbe una vera e propria domanda in cui la decisione sta all’altra persona, ma io voglio andare a casa, penso sia il caso… o sarei stato zitto, no?

Di seguito trovate due grafici che ho preparato per confrontare -mashou ka e -masen ka. È molto importante cogliere le differenze: sono spesso usati per proporre qualcosa, ma a parte il fatto che -masen ka è più educato, è importante cogliere “cosa c’è dietro”… così non chiederete al vostro boss se potete avere delle vacanze con un “yasumi itadakimashou ka” , che vi farebbe probabilmente cacciare (perché suona come un goffo “mi prendo delle vacanze, va’!” o “prendiamoci delle vacanze!”).

La freccia e il punto rosso indicano il “baricentro dell’azione”. Se è più vicina ad “io” è perché l’azione coinvolge di più “io” rispetto a “tu”.
Rende anche il grado di decisione nell’azione, spostato su “io” o su “tu”. Quando si tratta palesemente di creare una qualche proposta, in sostanza ho:
– Con l’ishikei (mashou ka): io agisco così… ti va bene?
– Con la domanda negativa (masen ka): agisci/agiresti così… con me?

mashou ka
Faccio questa cosa (con te), ok?
N.B. Il sotto-testo è il seguente: l’idea è mia e l’azione è più mia che tua, sono molto coinvolto dall’azione. Ti va bene questa azione?
Con questa spiegazione possiamo “unificare” i due casi visti, per esempio “ikou ka” (andiamo?) e “tetsudaimashou ka” (Ti aiuto?). Entrambe sono proposte, ma nel primo caso il soggetto è “noi”, nel secondo sono solo “io” che mi “candido”, mi propongo per fare qualcosa.
Un terzo uso è quello di esortare a fare qualcosa. In pratica vorrei dare un ordine, ma fingo di partecipare anch’io, in modo che l’ordine non suoni troppo brusco.

masen ka
Fai/Faresti questa cosa (con me)?
NB Anche qui vediamo il sotto-testo. L’idea può essere mia (o posso stare davvero domandando qualcosa; vd. note). L’azione è più tua che mia (il soggetto del verbo è “tu”). Ti va l’idea di fare quest’azione (con me)?

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9 pensieri su “N5 in sintesi – Chiedere e proporre: ~masenka

  1. Scusa Kaze, ma ora che mi sono rimesso a studiare, ho letto questo post e credo che ci siano i numeri spostati, o meglio la 6 è la traduzione della 5, la 7 dovrebbe essere la 6 e la 8 la 7.
    Non so se mi sono fatto capire, è un po un giro di numeri.

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  2. Questo argomento su “chiedere e proporre” mi sta risultando molto difficile da capire >.<
    In altra parole il “masen ka” è un pò come dire, “a me piacerebbe fare questo (con te), ti va di farlo (con me)?” e l’altro poi se vuole accetta altrimenti rifiuta.
    Mentre il “mashou ka” è più come dire “dai, facciamo questo!” incitando l’altro a farlo con te e dandogli quindi meno spazio di scelta, (ma comunque se l’altro non vuole può rifiutare).
    E’ giusto così o ho capito male?

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    • In parole povere X-masen ka è “NON ti andrebbe di fare X?”
      Mentre “X-mashou ka” + “Dai, facciamo X!” come hai ben detto anche tu.

      Da un punto di vista “psicologico” il primo riguarda più che altro l’altra persona, quello con cui sto parlando, mentre -mashou ka coinvolge più che altro me che parlo, ma non solo. E’ una questione di “equilibri” in un certo senso.

      -mashou viene spesso tradotto “Let’s… !” (ganbarimashou! = mettiamocela tutta!), ma in effetti può essere usato con un soggetto diverso da “noi”: il soggetto reale della frase può essere sia “io” che “tu”; in questi due casi si finisce per usare -mashou perché suona più cortese.

      Ci sarebbero un paio di esempi ottimi, ma richiedono che tu abbia fatto le espressioni in -te kureru e -te ageru, siccome non credo sia questo il caso, dobbiamo lasciar perdere purtroppo. Prova a prendere per fede il tutto e nel caso ignora tutta la seconda parte, il primo paragrafo è abbastanza.

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      • Infatti, ancora non ho studiato quelle espressioni, comunque dovrei aver capito.
        Però mi chiedevo, se voglio, ad esempio, invitare qualcuno a cenare insieme, l’espressione più adatta dovrebbe essere “isshoni bangohan wo tabemasen ka” che tradotta sarebbe “perchè non ceniamo insieme?”. Ma come in italiano esiste la forma “Ceniamo insieme?” in giapponese si può dire “isshoni bangohan wo tabemasu ka”? o per invitare qualcuno a fare qualcosa va usata obbligatoriamente la forma negativa?

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        • Si può usare …tabemasu ka?
          Ma è il più diretto. Si sente più spesso in forma piana, proprio perché così diretto: issho ni taberu?
          Secondo per cortesia è …tabemashou ka?
          Il più cortese è …tabemasen ka?

          …o così dovrebbe essere. Ed è effettivamente così con altri verbi. Un invito a mangiare fuori (e altri tipi di inviti “sociali”), invece, sarà fatto con un’espressione molto meno diretta.
          A-san, o-shokuji, go-issho ni ikaga desu ka?
          o
          go-issho ni o-shokuji demo ikaga desu ka?
          Appena più informale, da evitare con i superiori, c’è …go-issho shimasen ka?
          Risulta inadatto con chi ci è superiore nella scala sociale perché “indaga” sull’agire del superiore, è come chiedere quali saranno le sue azioni dato che usa un verbo… Tipo “fai X? o fai Y?”; mentre ikaga desu ka chiede cosa ne pensa (come il nostro “Che ne direbbe di…?”).

          In un contesto meno formale, invece, per invitare una ragazza potresti dire
          yokattara, shokuji demo dou desu ka
          yokattara, ocha demo dou desu ka
          lett.: “(Se ti va bene/ti fa piacere,) che ne pensi di un pasto/del tè o altro?”
          Nella stessa situazione, per capirci, noi italiani avremmo detto magari
          Che ne diresti di uscire insieme e andarci a prendere un caffè? O magari a pranzo/cena?

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