Siete spiazzati, spaesati, non sapete come cavarvela, ecc.?

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  1. Controllate l’indice delle Lezioni e le Domande comuni (FAQ). N.B.: Tra le domande più comuni sono comprese…
  2. Cercate una parola chiave nella casella di ricerca. Forse c’è un post che ne parla già!
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971 thoughts on “Domande

  1. @ Lucka:
    Sai che ti rispondo io, no problema, ma fammi sempre una o due domande alla volta se puoi^^

    Le forme piane predicative sono i normali verbi (es. 食べる taberu, non “tabemasu”). Le trovi trattate nella parte sul jlpt. Al massimo il libro può averti citato le relative e, come sai, ho trattato anche quella nella sezione di grammatica del jlpt.

    LA “forma narimasu” non esiste. Come dici bene è il verbo “diventare”.
    Si costruisce con “ni” (con “to” nel linguaggio più letterario).
    Sensei ni narimasu = diventerò un insegnante (ho messo “io” come soggetto della frase, ma può essere chi vuoi… anche “diventerà un’insegnante” ve bene, chiaro)
    Se narimasu deve seguire un aggettivo, es. “diventare felice”, tutto dipende dall’aggettivo.
    Gli aggettivi in -na usano (sempre) la forma avverbiale, cioè invece di “na” usano “ni”. Faccio due esempi, uno con “shiawase na” (felice) e uno con “kirei na” (bella/o, pulito)
    Shiawase ni narimasu = diventerò felice
    Kirei ni narimasu = diventerò bella/diventerà pulito
    Gli aggettivi in -i usano la loro forma avverbiale, cioè perdono la -i e aggiungono -ku. Se prendo ookii = grande, o chiisai = piccolo, avrò:
    ookiku narimasu = diventerà grande
    chiisaku narimasu = diventerà piccolo

    La forma in -tai si fa prendendo la base in -masu di un verbo e aggiungendo “tai”.
    Esempio con taberu –> tabemasu –> tabe- –> tabeTAI (io voglio mangiare)
    Esempio con nomu –> nomimasu –> nomi- –> nomiTAI (io voglio bere)
    Il soggetto di queste forme è sempre la persona che parla (anche se vuol dire “noi vogliamo mangiare”… in teoria, poi in realtà spesso si modifica un po’ di solito.
    L’unica eccezione si ha con le domande. Se devo chiedere a qualcuno “Vuoi mangiare?” (o “volete mangiare?”) posso dire “Tabetai desu ka” (d’altronde chiedersi “voglio mangiare?” non sarebbe molto furbo).
    Come puoi forse capire da quel “tabetai DESU ka” (dato che “desu” non segue i verbi… non dico mai taberu desu) e dalla “i” di tabeta-i, l’ausiliare -tai trasforma il verbo in un aggettivo in -i. Quindi NON voglio mangiare si fa scrivendo tabetaKUNAI (desu). Il passato, volevo mangiare, si fa scrivendo tabetaKATTA.
    Proprio come gli aggettivi in -i, es. ookii fa ookiKUNAI e ookiKATTA

    Una particolarità molto stramba è che in giapponese ciò che “voglio mangiare” può essere indicato con を come succederebbe di solito (りんごをたべる –> りんごをたべたい) ma anche con が (GA)! Es. りんごが食べたい perché tabetai non è più un vero verbo, ricordi? E’ più un aggettivo, è come se dicessi che la mela è “desiderabile da mangiare”.
    Quando uso wo e quando uso ga?
    In genere se quel che voglio mangiare è scritto attaccato al verbo, uso GA, altrimenti uso più spesso WO, ma non c’è un vero obbligo.
    Se l’oggetto che voglio mangiare è scritto con GA, la persona che vuole mangiare con che particella si indica?
    Di solito non si indica perché è quasi sempre “io” (o “tu” nelle domande).
    Se proprio serve indicare la persona che vuole mangiare si usa WA o, in casi speciali GA (anche se mi ritrovo a scrivere watashi GA ringo GA tabetai, lo posso fare, anche se è meglio scrivere ringo WO watashi GA tabetai = Sono io che voglio mangiare la mela!)

    Ad ogni modo, se il soggetto in italiano è tu (non nelle domande tipo “vuoi mangiare?”), lui, lei, voi (non nelle domande) o loro …non uso questa forma.
    Cioè la posso pure usare, ma non da sola (devo dire cose come “mi sembra che Gianni voglia mangiare”) oppure va modificata da -tai in -tagaru.
    Le cose però si fanno molto complesse e le vedremo un’altra volta.

    ATTENZIONE! Il verbo “volere” da solo non esiste in giapponese.
    Se “voglio un nuovo orologio” o “voglio che Gianni faccia in fretta” uso delle particolari costruzioni (e non c’entrano con -tai).

    La forma “no desu / n desu” (esistono anche “no da” e “n da”) è abbastanza complessa e inutile al tuo livello, non so perché il libro la presenti ora, mi sembra una cavolata.
    Comunque, prima di nodesu trovi il verbo alla forma piana (taberu e MAI tabemasu). Il risultato è quello di creare una forma “esplicativa”… cioè suona come se dessi una spiegazione.
    D: Perché questa torta è qui?
    R: kimatteru janaika. Tabetai ndesu yo = E’ ovvio no? La voglio mangiare!
    La stessa forma nelle domande, invece di dare una spiegazione serve a chiedere una spiegazione.
    koko ni atta keeki wo tabeta n desu ka ? = Hai mangiato la torta che era qui?

    Altro caso in cui si usa si ha se ti sei appena accorto di qualcosa (nelle affermazioni e nelle domande).
    Aa! reizouko ni keeki ga atta nda! Moraì! (con l’accento sulla “i”, è da “moraimasu”)
    Ah! ma c’era una torta nel frigo! …Mia!

    1. Si, scusa.
      Pensavo che avessi di già qualcosa a riguardo su questi argomenti e cosi li ho chiesti subito.
      La prossima volta puoi anche fare a pezzi e non tutto di fila.
      Grazie mille ^_^
      Adesso mi metto a leggere.

  2. @ Diego:
    Sono espressioni abbastanza complesse il cui senso varia un po’ in base al tono più o meno di domanda (per colpa di quel “ne” suonano sempre un po’ come una domanda, ma a volte meno a volte di più… di solito parlo di tono discendente o ascendente, non proprio di tono interrogativo).
    Dunque ti faccio un po’ di casi.

    Se desu yo ne è tutto ciò che dice il parlante (cioè prima di desu non c’è nulla), allora vale quanto segue.

    Il primo (desu yo ne) si ricollega fortemente a quanto appena detto, a intendere che mi aspettavo fosse così.
    A: Posso fare x?
    B: Non puoi
    A: Desu yo ne…
    Non abbiamo un equivalente italiano… potremmo dire che è una cosa tipo “mi pare giusto…”, “non poteva essere diversamente (stupido io che ho chiesto)”, “eh, sì, giusto…”, o ancora “eh… mi pareva…”.
    Direi che in questo caso non suonerà molto come una domanda… non alle orecchie di un italiano almeno.

    Se invece il tizio faceva una frase che finiva in desu yo ne, allora il discorso cambia e la traduzione diventa un convinto “vero?”
    Es. katta n desu yo ne = L’hai comprato, vero?!

    “Sou desu yo ne” aggiunge “sou” = così. Questo “sou” è un termine che si riferisce a quanto appena detto, dal parlante o no.
    Può quindi equivalere al precedente, ma non sempre, a volte può essere tradotto letteralmente “E’ così, vero?!” (insomma può equivalere al secondo caso visto per desu yo ne, la differenza è che risulta una frase indipendente, che segue un punto, per capirci).

  3. Ciao…
    sento la necessità di farti una domanda, perché non capisco una cosa grammaticale. Riguarda l’uso di ごう e ごんな. So che hanno una posizione diversa all’interno della frase (il primo va messo prima di です; il secondo prima di un sostantivo). Ma non capisco la differenza nell’interpretazione del significato. Quando uso uno e quando l’altro?
    grazie mille!! 🙂

    1. Hai scritto Gou e Gonna, ma suppongo ti riferissi a Kou e Konna. Se è così, no problema, è una cosa abbastanza rapida.
      La differenza è innanzitutto grammaticale e di significato e solo di conseguenza si riflette sulla posizione.
      kou è avverbiale, mentre konna è aggettivo.
      In pratica kou significa “così”, mentre “konna” significa “di questo genere”.
      Posso dire “konna mono” (una roba simile) o “konna koto” (una cosa/un fatto di questo genere), ma non posso dire kou koto né kou mono.
      Però visto kou è avverbio, precede i verbi senza bisogno di particelle.
      kou desu = è così/è in questo modo

      Piccola curiosità
      “kou iu” (con “iu” = verbo “dire”) e konna in linea di massima si equivalgono.
      es.: kou iu koto = konna koto, kou iu mono = konna mono

        1. Stesso discorso, ma alla “versione” interrogativa.
          dou = in che modo/come
          donna = quale genere di / che tipo di
          Discorso un po’ diverso per “dou iu koto(?)”, da solo, e “donna koto”.
          il primo crea un po’ una frase fatta… significa “Che vorrebbe dire?! ” nel senso di “Che storia è questa?!
          donna koto na n-desu ka invece ha un significato “normale”, non è una frase fatta… significherà “che tipo di cosa è?”
          A volte lo si usa in modo quasi identico a “nan no” (dove “nan” è il kanji di “nani” letto “nan”).
          Così in buona sostanza donna hanashi?! = nan no hanashi?! = Di che parlate?!

        2. Grazie mille!!! troppo gentile…
          Ora è molto più chiaro… hanno due accezioni abbastanza differenti!
          bene…
          Scusa ancora per la svista!

  4. Ciao, ho una curiosità e non sono riuscita a trovare niente… non so se avevi già scritto qualcosa nel blog ma ormai mi sembra di aver già letto tutto e non mi sembra di aver trovato qualcosa su questo:
    Volevo sapere come si classificano i kanji…

    – Io so che i jouyou sono quelli di uso comune e all’interno di questi ci sono i kyouiku (insegnati nei 6 anni di elementari mi sembra?) ci sono altre sottocategorie dei jouyou?
    – poi i jinmeiyou sono usati per i nomi propri (ma non fanno parte dei jouyou o almeno non tutti vero? quindi si può considerare un’altra categoria?)
    – shinjitai sono le forme attuali dei kanji diciamo semplificate perchè quelli cinesi o quelli di molti anni fa erano diversi.
    Fin qua ho capito tutto bene?

    Inoltre tu hai postato finora i primi 6 gradi di jouyou e hai detto che gli altri li dovrai mettere tutti insieme (da questo sembrerebbe che non ci siano altre sottocategorie…)
    Però con rikaisama a volte mi dice grado 7 o 9, la maggior parte grado 8… questi a cosa si riferiscono? sono sempre jouyou?

    1. Per qualche ragione nessuno usa il grado 7. I programmi che ho usato, perlomeno, usavano solo grado 8 e 9, talvolta 9 e 10.
      L’idea sarebbe questa. Tutti i jouyou kanji non-kyouiku (cioè 2136 – 1006 kyouiku = 1130 kanji) sono di grado 8. I jinmeiyou sono di grado 9 o, a seconda del programma, di grado 9 e 10. Nel grado 10 vengono riunite le kyuujitai (le vecchie forme) di jouyou kanji che però sono considerate dei jinmeiyou.
      A tal proposito ti consiglio gli articoli relativi scritti su wikipedia.it …li ho scritti io.

      Ad ogni modo la distinzione in “gradi” oltre il 6 è fittizia. Infatti “grade” è il termine per “anno scolastico” e solo i kanji insegnati ai primi 6 anni delle elementari sono rigorosamente divisi in base all’ordine in cui dovrebbero essere insegnati anno per anno.
      I restanti jouyou vanno imparati (quasi?) tutti alle medie. A quel punto lo studio dei kanji diventa responsabilità a tre… della scuola, del libro di testo e dello studente. Quindi l’ordine con cui vengono insegnati i kanji varia a seconda del libro scelto dalla scuola… e sta alla scuola insegnare (e con quanta velocità farlo), tutti o meno i jouyou kanji… E sta allo studente che vuole andare in un liceo prestigioso, portarsi avanti con lo studio dei kanji.

      Detta così, sembra che dopo un po’ non abbia più molta importanza lo studio dei kanji. In realtà molti fanno i test di kanji (immagina un jlpt tutto di kanji), detti kanken (kanji kentei shiken o kanji shuujukudo kentei) e le ditte ne tengono conto quando li trovano nei curriculum!

      Shinjitai… genera un po’ di confusione. Diciamo che, noi perlomeno, dovremmo far valere il termine solo per il giapponese. Da un lato esiste il cinese tradizionale e il cinese semplificato. Per molti kanji però i giapponesi non sono stati dietro ai cinesi e le loro shinjitai sono kanji vecchi, tradizionali secondo il cinese moderno.

      Shinjitai è la forma (tai) nuova (shin) di un carattere (ji). Vale per il giapponese, come detto. Una forma antica è una kyuujitai. Si usano i termini spesso un po’ troppo liberamente… Facciamo due esempi.
      Prendiamo un kanji, per esempio 買 di kau e dico che 賣 è la sua kyuujitai, mentre 買 è una shinjitai.
      Dunque diciamo che esiste un dato carattere e questo può avere una kyuujitai. Questa kyuujitai si troverà nei jinmeiyou oppure sarà da considerare “in disuso”, per così dire (in effetti è meglio dire che semplicemente è fuori dagli elenchi ufficiali).
      Se però di un carattere presente nei jouyou dicessi che è una kyuujitai (cioè che la kyuujitai è ufficiale ma che ne “esiste anche una shinjitai… NON ufficiale)”, allora farei un errore.
      Non esistono “shinjitai non ufficiali”, nel senso che si tratta di kanji che non sono approvati e non lo sono stati nemmeno in passato (mentre le kyuujitai in passato erano kanji ufficiali).
      Una “shinjitai non ufficiale” è un ryakuji (cercalo sulla wiki inglese per vedere degli esempi), cioè un “kanji abbreviato”.
      Ci sono alcuni kanji, “ryakuji”, di cui si fa da molto tempo largo uso. I più erano versione semplificate di alcuni jinmeiyou, scelte a livello di editoria… Ora però si è posto il problema con i nuovi jouyou. Alcuni jinmeiyou, infatti, che avevano un ryakuji sono entrati nei nuovi jouyou! Es. a 頰 (hoo, hoho) corrispondeva la versione più semplice 頬 …ora però 頰 è ufficialmente un jouyoue, ma su internet tutti usano 頬 perché basandosi sull’editoria, i font sono stati “costruiti” a partire dagli standard voluti dall’editoria… che poi, nemmeno tutta l’editoria… l’asahi shinbun userà un kanji, su un libro troverai l’altro (頰).
      Perché questa assurdità?!?
      Ha senso in realtà… a sinistra del kanji ufficiale appena citato, 頰, hai u radicale che corrisponde alla forma kyuujitai di 来る “kuru”, venire (來). Molti dicono… ma perché se “aggiorni” kuru, non aggiorni anche 頰 che lo “contiene”?
      Ci sono stati aspri dibattiti su cose del genere… Valli a capire ^_^;;;

      p.s. ci sono anche ryakuji che sono usati nella scrittura a mano (non lo shodou) e trovi sempre nella pagina di wiki di prima. Quest sono molto simpatici e …furbi, a volte. Magari ci faccio un articolo se pensi che possa essere interessante.

      1. Grazie mille, ci ragionerò un po’ su. Avevo notato che quasi tutti i Jouyou non kyouiku sono livello 8 ma avendo trovato anche qualche 7 (molto molto raro) o 9 (che però a volte non erano neanche Jouyou, insomma un gran casino) volevo capire meglio…. 😉

        1. Come detto i giapponesi non usano affatto i numeri oltre al 6, mentre gli inglesi si sono inventati questo uso dell’8, ma non ho capito perché l’8, lì dove ho avuto modo di vedere questa classificazione, e non il 7 (ripeto, sui programmi che io ho usato… non metto in dubbio che tu ne abbia visto qualcuno).
          Quindi, appunto, non mi stupirebbe se qualcuno usasse anche il 7, d’altronde è una scelta del tutto arbitraria…! Dunque se ti ricapita di accorgerti di qualche kanji segnato col 7° grado, da qualche parte, segnatene il più possibile, mettili da parte e poi postameli qui, così se scopro cosa hanno in comune magari veniamo a capo di questa stranezza… e capendo questa stranezza, magari capiamo con che criterio dare l’8, il 9 o il 10 (rimettendo alla prova quel che dicevo su 9° e 10° grado mi sembra che i numeri non coincidano più… forse per colpa di un database non aggiornato dopo l’arrivo dei nuovi jouyou) ^.^;;;

  5. Letto e copiato, …………….dici che il mal di testa che mi è venuto dipenda dall’articolo?
    Argomento proprio complicato quello dei kanji, io sto ancora litigandoci, anche perchè ad ognuno di essi è collegato almeno uno o due altri kanji con pronuncia e significato diverso.

    1. Se parli della spiegazione riguardo alla classificazione dei kanji che Kaze-sensei ha fatto per me.. beh direi che è un argomento piuttosto avanzato e che non serva poi così tanto allo scopo di imparare la lingua (scritta o orale che sia). Secondo me è più un fatto di cultura. Mi chiedevo anche, se un giorno usciranno sul blog i restanti Jouyou kanji come saranno organizzati (ricordo che i Jouyou sono quelli di uso comune e quindi fondamentali per la vita quotidiana, se vuoi imparare a leggere e magari anche a scrivere qualcosa). E per questo la mia domanda su eventuali ulteriori classificazioni.
      ps. tra l’altro per noi le parole giapponesi sono piuttosto astratte (quelle nelle lingue europee alla fine somigliano sempre almeno un po’ all’italiano no?!) tra l’altro suonano spesso in modo simile, ma se guardi come è scritto jouyou (常用) e conosci tali kanji (sono di grado 5° e 2°) vedi che significa proprio “di uso comune”. E’ per questo che voglio imparare bene i kanji, semplificano un sacco la lettura (con frasi scritte completamente in hiragana le puoi pronunciare facilmente ma capire cosa significano è davvero un casino!)

      1. Quasi dimenticavo… i restanti jouyou kanji usciranno sicuramente. Non so quando sarà, ma intendo farli uscire.
        Saranno ordinati per frequenza, suddivisi in pagine da 100 kanji.
        Riposterò i kanji dei livelli N5 e N4, poi aggiungerò N3 e N2. Inoltre metterò a parte i kanji che non appartengono ai kyouiku, ma appartengono all’N3 e all’N2, così se uno vuole li fa per primi.
        Quando si tratterà di postare tutti gli N1 (dopo aver finito i jouyou), metterò anche in una pagina a parte i kyouiku kanji che appartengono al livello N1, così da farli per primi, visto che sono ovviamente più importanti.
        Infine creerò un indice che permetta di trovare rapidamente in quale pagina si trova un determinato kanji.
        Il libro dei sogni si conclude così… vedremo cosa riusciremo effettivamente a realizzare^^

    2. Confermo quel che dice tenshi… in gran partenon ti serve tutto ciò… Peraltro ho esagerato, credo che metà di quel che ho scritto sia una tale pignoleria che all’atto pratico non fregherebbe nulla nemmeno a un giapponese. Alla fine se un kanji è una forma antiquata di un kanji “moderno” oppure contiene un radicale che esiste anche in una forma più moderna, allora lo posso chiamare kyuujitai, mentre la forma moderna o la forma che contiene il radicale più moderno, si può chiamare shinjitai. Il resto è guardare il pelo nell’uovo.
      Quel che dicevo poi, a proposito degli standard dell’editoria riguarda appena 3 jouyou kanji e 18 jinmeiyou. Alla fin fine se uno se ne frega vive benissimo lo stesso…

      Detto per inciso, riguardavo ora il messaggio e ho visto che ho scritto un poema! Il fatto è che spesso scrivo dal pannello di amministrazione del blog, che è molto piccolo e quindi non mi rendo ben conto di quanto scrivo… Insomma, scusatemi se ogni tanto faccio poemi inutili^^
      (^_^)/°”

  6. beh per me non è affatto inutile però so che è una curiosità! in generale sono contenta che spieghi tutto bene nel dettaglio (certe volte deve esere un po’ una palla ripetersi però!), sia il 7 che il 9 che il 10 mi sembrano tutti piuttosto rari. da ora comincerò a segnerli quando li incontro e appena ne ho un po’ te lo dico.

    1. Se usi tagaini jisho e fai una ricerca per kanji, vedrai i vari gradi, poi “scuole medie” (8), quindi Used for names 1 e Used for names 2 (rispettivamente 9 e 10)

  7. Domanda!
    Ho letto di un costrutto V + Nakute (mo) ii no (ni) che si traduce con “non devi… non è necessario che…”

    Quindi se io dico ad esempio “ganbaranakute ii no ni” oppure “ganbaranakute mo ii no”, dovrebbe tradursi come “non è necessario insistere/persistere/impegnarsi”….

    ora mi chiedo: e se volessi fare al passato? Cioè: “non era necessario impegnarsi….” posso dire
    ganbarakuta? Esiste una forma -nakuta?

    Lo chiedo perchè nakute è la forma in te di nai… ma nakuta.. esiste? Se no, come si fa al passato? O.o

  8. Dunque.. un terribile errore che i libri fanno è indicarti “costrutti” laddove non esiste nulla di “costruito”, “strano”, “precostituito”, “idiomatico”…

    La forma in “-te mo” è spesso traducibile in italiano con “anche se”.
    Se la porti al negativo “-nakute mo” diventa “anche se non”
    Se ci aggiungi “ii” che come sai significa “bene”, “positivo”, ecc. allora otteniamo
    Nel complesso “(verbo X)nakute mo ii”
    “Anche se non (fai l’azione X) va bene”.
    Poi c’è il “noni”. La maggior parte delle volte indica una locuzione tipo “E pensare che…”, “eppure” o “nonostante…” ed esprime un certo disappunto perché le cose non vanno/sono andate come dovevano. Dunque restiamo con:
    E pensare che va bene anche se non (fai la cosa X)
    o
    E pensare che/Eppure non serve che fai la cosa X…
    …il sottotesto è che l’altra persona STA facendo la cosa X.
    Se voglio metterla al passato e dire che “non serviva che facessi la cosa X” quel che cambia è l’aggettivo “ii” che diventa “yokatta”.
    Non esiste infatti una forma passata della forma in -te. La forma in -te, come sai, il più delle volte coordina e coordina sia il presente che il passato, senza cambiare.
    “jaa, tabete ikimasu” = “be, allora mangio e me ne vado”
    “Sore de kare wa tabete ikimashita” = “E così lui mangiò e se ne andò”

  9. Allora pensavo bene a dubitare di Nakuta.. non mi suonava come passato di nakute, non stava ne in cielo nè in terra.

    Quindi se io traduco la frase “Ganbarakute ii noni con “non serviva che ti impegnassi così tanto”… (in modo molto libero) è corretta?

    Però come mi hai detto, se la forma in -te coordina sia presente che passato, in modo molto libero in una resa in italiano della frase, se la circostanza lo vuole potrei anche tradurla con una sfumatura tipo “non era necessario…/ non serviva che ti impegnassi ….” posso farlo giusto?

    1. No perché “ii” è al presente, quindi è “non serve che ti/si impegni così tanto”. Ti ho scritto sopra che la frase italiana come l’hai scritta ora si traduce con yokatta, cioè “ii” alla forma passata.
      Poi la sfumatura di cui parli alla fine, guarda che non è quella che rende “noni”.
      Quel “non serve” o “non è necessario” equivale a “va bene anche se non”, cioè “-nakute mo ii”.
      Al passato, “non serviva”, sarà “-nakute mo yokatta”.
      Il noni invece è una cosa a parte, che puoi evitare di tradurre se non ti suona nel contesto con cui hai a che fare.
      Di solito equivale a una cosa tipo “(accidenti) e pensare che…” oppure, a seconda del contesto, potresti dire “NONOSTANTE non serva che si impegni così tanto (lo fa lo stesso)”…
      In questo secondo caso (che possiamo definire come la traduzione più letterale), ovviamente è più faticoso adattare a forza un significato… e senza sentire il pezzo originale non è proprio fattibile, ad ogni modo si può quasi di sicuro evitare di tradurre.

  10. @ kaze
    ho un po di domande :
    1 in un libro ho trovato scritto, “Kore kara shinu zo omae”, e lo traduce in “E adesso tu morirai !”
    Ma non è meglio scrivere ” ima” al posto di “kore kara” ?
    2 nani mo nomimasendeshita yo. e lo traduce non ha bevuto niente, non capisco l’inserimento di nani mo, dovrebbe essere quasi una domanda.

  11. Quando usi un pronome interrogativo + も e poi un verbo negativo equivale a niente, nessuno, e cose simili…
    nanimo = niente, daremo = nessuno, dokomo = da nessuna parte…
    Capitano anche con verbi affermativi, ma allora la sfumatura è diversa, ad esempio dokomo significa “ovunque” o “non importa dove”, mentre le parole costruite con 何…も significano “non importa quanti…” o “chissà quanti…” o semplicemente “molti”. Per es. 何年も nan nen mo = molti anni…. con un verbo affermativo subito dopo, con un verbo negativo avrai “NON molti anni”
    Vale per tanti altri pronomi interrogativi… per esempio itsu o ikura… esistono anche itsumo e ikuramo (li trovi anche su un dizionario come tangorin.com o goo).

    kore kara per quanto superfluo (poteva dire shine! = muori! e farla finita^^), sottolinea l’enfasi del momento in quel contesto… Tipo “sono talmente bravo con la spada che so che ti batterò e che ti ucciderò, quindi sappi che stai per morire”.
    “kore kara” alla lettera è “da questo (momento in poi)” e quindi rende il verbo a seguire proprio come fosse un futuro.
    ima shinu è più usato per dire “morire ora” (es. “morire ora o morire tra due giorni, che differenza fa?”) o al contrario per frasi tipo “non morire (per) ora” (ima wa shinu na).
    La differenza generale tra ima e kore kara è che “ima” indica un momento presente, abbastanza preciso, mentre “kore kara” colloca l’azione che segue nel futuro (cioè non è “ora muori”, ma “adesso morirai” o “stai per morire”).
    Direi che “a metà” tra questi due c’è “ima sugu” (lett. “adesso subito”), con cui l’azione che segue è nel futuro, ma lo si può tradurre con “immediatamente”.
    Non so bene come altro esprimere le differenze.
    Con ima lo tradurrei “ora muori/morirai”, ma “ora” è davvero da un momento all’altro… almeno in questo contesto.
    Con l’uso di “kore kara” invece tradurrei “stai per morire” o “ti resta poco da vivere”, ma non si tratta per forza del prossimo secondo. Non so, immagina una telefonata-scherzo o una videocassetta che “predice la tua morte” in stile film horror. Se dicono ima shinu è perché cadi stecchito sul posto, se dicono kore kara è perché morirai nel futuro, nel prossimo minuto, nella prossima ora, giorno, settimana, per il fatto d’aver visto la cassetta (o risposta al telefono)… ma non proprio “adesso”.

    1. Grazie KAZE, sei sempre molto preciso e esaustivo, sembrano cose semplici ma le sfumature possono dare problemi, Grazie davvero, spero che se dovessi aver bisogno di me non so in che modo ma vorrei davvero ringrazziarti, ora torno allo studio, dicembre si avvicina e ho ancora tanta grammatica e kanji da memorizzare.
      P.S uno su internet spiegava che al test danno più punteggio ai test di grammatica, ma se non impari i kanji e le parole non riesci a leggere la frase e quindi non sai come impostare la frase grammmaticalmente, quindi bisogna studiare tutto in egual misura.
      Grazie ancora

  12. Salve, sono capitata per caso su questo blog stamattina, e devo dire, WOW…Tantissimo materiale, risposte esaurienti e in tempi brevissimi…Che miniera d’oro! Forse ne posso approfittare per chiedere, dato che prima o poi vorrei provare a dare l’N5, un consiglio: sto studiando la lingua giapponese da febbraio, grazie al programma Rosetta Stone, lo trovo molto facile ed utile, ma quello che mi chiedevo è, è possibile arrivare attraverso tale programma ad un livello abbastanza elevato da sostenere l’esame? Grazie mille in ogni caso ^.^

  13. Grazie mille dei complimenti al sito! ^___^

    Mi spiace ma ho solo sentito nominare quel programma…
    Posso però dirti che il livello N5 è il più basso e in genere 6 mesi di studio sono sufficienti per passarlo, quindi potresti essere già pronta secondo me.
    Comunque, il corso in sintesi che sto pubblicando, a due articoli a settimana durerà circa 6 mesi… potrai seguire quello se vorrai.

    Se preferisci invece puoi saltare subito alla tabellona che trovi a link qui sotto (devi scendere un po’ per vederla^^) e controllare se sai leggere e tradurre tutte le frasi d’esempio.
    http://studiaregiapponese.wordpress.com/jlpt/n5-grammatica/
    Se le sai puoi provare il mock-test che trovi sul sito ufficiale del jlpt. Se passi quello, passeresti il test vero e proprio (a quanto dicono).
    Ecco il link al sito ufficiale:
    http://www.jlpt.jp/e/samples/forlearners.html
    Mi raccomando, segnati quanti errori fai (e possibilmente in che categoria, reading, listening ecc.) perché alla fine non c’è valutazione complessiva, ti dicono solo giusto/sbagliato dopo ogni domanda.
    (^_^)/°”

  14. @ kaze scusami, se ti importuno troppo.
    volevo chiederti della parola ganbare, che cercando con google mi traduce buona fortuna, mentre sul vocabolario ho trovato ganbaru che mi da come verbo godan tradotto in sforzarsi.
    vedendo l’anime loro lo usano come trad. impegnarsi a far del loro meglio.
    2 la parola yappari che l’anime lo traduce ” come pensavo”

    1. Sono corrette entrambe le cose… è una cosa che amo dei giapponesi… Lì dove noi diciamo “Buona fortuna” o “In bocca al lupo”, per esempio prima di un difficile esame… loro dicono “Impegnati”, “Metticela tutta”.
      Il verbo, come hai notato è “ganbaru”, mentre “ganbare” è l’imperativo… potresti sentire anche “ganbatte (kudasai)” una forma di imperativo più cortese rispetto a ganbare.
      LA traduzione “buona fortuna” però non è sbagliata per il semplice motivo che NOI in quelle situazioni diremmo “buona fortuna” e una traduzione non deve essere qualcosa di letterale, deve adattarsi al contesto… Quindi grammaticalmente ganbare e buona fortuna sono cose diverse, ma talvolta buona fortuna è una buona traduzione (non sempre però eh! A volte vorrà dire letteralmente “impegnati” anche dal nostro punto di vista… scegliere in che modo tradurre è sempre una questione di contesto).

      1. grazie, era qel Re finale che mi confondeva, ora mi segno il verbo e cerco di conporre tutte le basi. Si il contesto dice sempre tutto.
        YAPPARI come avv. ha molte traduzioni ma qual’è quella più usata?

  15. Hai ragione, me ne ero dimenticato…^^;;
    Yappari è un incubo per molti studenti… la cosa migliore è impararlo con l’ascolto, comunque… proprio perché interessa a tutti ho fatto un post. L’ho programmato per domani alle 14:00, spero non ti dispiaccia aspettare^^
    (^__^)/°”

  16. forse sono il più rompiscatole, però vorrei una tua conferma e una siegazione su questa frase.
    nande mo nai, io cosi di primo achito penserei , perche anche no, ma ripensando a una tua precedente spiegazione mo nai lo posso tradurre neanche, perciò perche neanche. ma in un anime me lo traducono con ” niente” in risposta a una domanda.
    A perchi è interessato il 6 novembre esce finalmente dopo un anno nelle sale italiane il film di Goro Mihazaki, la collina dei papaveri.

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