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Eccomi qui, sempre disponibile per la mia allieva (e collega^^) prediletta ^__^ …lo dico a tutti, lo so, non ci far caso 😛 XD
Scherzi a parte, a proposito di disponibilità, tieni presente che non ho dimenticato la domanda di morau/ageru/kureru… come sai sono impegnato e ritarderò, probabilmente fino a dopo il jlpt. Fatto l’esame sarò sicuramente molto più prolifico e vedrò di mettermi in pari con un mare di cose nella/e settimana/e successiva/e.
Veniamo alle tue domande…
1) il verbo 得る (eru/uru) è il verbo da cui derivano le forme potenziali “brevi” dei verbi godan.
Ad esempio 帰る kaeru, al potenziale può fare “kaerareru” o “kaereru”.
La forma “breve” deriva dalla base in -masu + eru (es. kaeri+eru=kaereru).
Nel verbo che citi tutto ci si vede molto bene perché è uno dei pochi casi (sono solo 2, mi pare) in cui non ho contrazione. あり得る deriva da aru alla base in masu (ren’youkei) e cioè “ari-” e dal verbo eru/uru, unico rimasto della coniugazione nidan (non GOdan o ICHIdan, ma NIdan).
Di queste due letture eru/uru la principale è “eru” per 2 motivi.
(a) Il negativo è Enai, non “unai”, il passato “eta”, non “uta”…
(b) perché “eru” è comunque più usato di “uru”, per esempio “arieru” è colloquiale, mentre “ariuru” è più letterario.
Per arrivare alla tua domanda, l’idea che “arie” o “arienai” siano dei passati è così stupida che direi di segnarcela per quando dovremo ricordare quanto sono terribili certi corsi che si trovano in rete…
A questo punto direi che sia il 99% dei corsi …inizio a temere. Specie se si considera che perfino i più insospettabili e popolari hanno vari errori. Come quello di Valentina Bignami su giapponegiappone (ricordo che Diego mi aveva riportato degli sbagli e avevo controllato) o quello di advena su animeclick, che era, per quel poco che avevo letto, un altro disastro.
Comunque… un passato finisce sempre in -ta o non è un passato
A meno che si tratti di una frase coordinata/secondaria: (kare wa) tabete shuppatsu shita = ha mangiato ed è partito, dove “tabete” prende il suo tempo dal verbo della principale.
Ma è sempre un discorso che riguarda la traduzione italiana…il passato giapponese è in -ta: “tabeTA”, “tabemashiTA”, “tabenakatTA”, “tabemasen deshiTA”
Piccola curiosità già citata, forse…
Viceversa, una cosa che finisce in -ta può NON essere un passato, ma un imperativo… è una cosa che si incontra davvero di rado però (tabeta! tabeta! = Mangia! Mangia!).
2) “nai” è il negativo di “aru” ed è l’unico negativo irregolare… difatti non c’entra nulla con “aru” ed è addirittura un aggettivo. Più irregolare di così…
Ah, tra parentesi, a volte si sente dire “arazu” e sembra venire da “aru”, ma si scrive 非ず, non c’entra.
Il negativo di “iru” è “inai”, non può sparire la “i” iniziale, perché è la radice. In determinati casi viene sostituita da ori- ma questo perché il verbo 居る si legge sia “iru” che “oru”.
3) L’ultima volta che ho provato a farmi uno specchietto su tutti i modi di dare un ordine mi sono fermato dopo un 20+ forme diverse… fai te^^
Per quel che dicevi, sì, fai confusione. 仮定形 deriva da “katei” che vuol dire “ipotesi”. Questa base, solo per i godan, è uguale alla meireikei, ma la base che chiamo “meireikei” esiste lo stesso come “entità separata” (nb “meirei” = ordine/comando).
La kateikei di kaeru è kaere- e non si usa da sola… p.e. dico “kanojo ga kaereBA, mou nidoto hanasanai” (se torna da me non la lascerò più andare).
Viceversa la meireikei si usa da sola… “Kaere!” = Torna a casa!/Vattene!
Nel caso degli ichidan kateikei e meireikei non sono più uguali. Abbiamo la kateikei, per cui il discorso è molto simile a quello già detto
“MireBA wakaru” = Se (lo) vedi capisci (subito) …se lo dico a qualcuno, “Lo vedo/capisco da me” è il significato inteso quando intendo me stesso come soggetto.
E abbiamo poi la meireikei che “perde il suono in -E”.
Nel caso di “miru” ho “miro” che è il normale imperativo (non dimentichiamoci che è molto “brusco” e quindi non lo usi di norma). Ma abbiamo una seconda forma, “miyo”. Questa forma è più letteraria, la trovi in letteratura, poesie e canzoni.
Ma attenzione! Non va confuso con la forma volitiva (l’ishikei, la falsa base di cui ho parlato nelle lezioni lunghe dell’N5). La forma volitiva o esortativa o “pseudo-futuro” è molto simile, fa “miyou”. Cioè ha un allungamento proprio come per i godan avevo “kaeru” che faceva “kaerou”.
Ulteriore attenzione va prestata per via del fatto che capita che gli allungamenti siano trascurati nel linguaggio colloquiale (non grammaticalmente corretto… io scrivo spesso “mooolto”, ma non è certo corretto, no?). Per fortuna non succede spesso, più che altro se qualcosa è urlato e con le ishikei del verbo essere, darou e deshou (che diventano daro e desho). E’ un fenomeno comune, ricordalo quindi.. spesso vedrai “hontou” come “honto”, ohayo invece di ohayou …e così via.
non ti preoccupare mi avevi anticipato che era lungo (il discorso morau, ageru, kureru ecc) e mi aspetto una vera e propria lezione!!
e poi come ti ho detto ho una tonellata di appunti da sistemare ed è inutile averli presi se poi non li rileggo e non li aggiusto no?!
oggi ho riletto i fogli di MDW che avevo già sottolineato (quindi mi sono limitata a rileggere le sottolineature) ma è vero era molto più incasinato di quello che scrivi ora cmq qualcosina che non ricordavo più c’era…
infatti in Australia un cameriere mentre passavo davanti al ristorante mi ha detto irasshaimase e quasi mi commuovevo perchè non ero mai stata in un ristorante davvero giapponese… qua ci sono solo i falsi-giapponesi (cioè i cinesi che preparano il sushi e altra cucina giapponese).
e mi sono fermata a parlarci e a mangiare e nel frattempo gli ho chiesto se dovevo rispondere qualcosa a irasshaimase perchè mi aveva preso alla sprovvista e lui ha detto di no (non mi ricordavo più che nelle lezioni di mdw l’avevi scritto)
al punto 1 come ti dicevo mi sembrava strano che fosse un passato ma non vedo neanche la possibilità di un errore nella digitazione mah…
anche per quanto riguarda il punto 2. nai inai mi sembrava strano che si perdesse una parte che non poteva essere altro che la radice ma avevo pensato magari c’è una forma informale in cui si usa nai (come non esiste di aru) anche per i viventi e non solo per le cose…
beh infatti orimasu è la forma umile di imasu quindi non mi stupisce che il kanji di iru si legga anche oru, magari c’è anche in irasshaimasu che è la forma onorifica o quello è un altro kanji?
infatti anche sulla forma condizionale mi sono annotata un po’ di cose ma non ce le ho sottomano e cerco di organizzare una buona domanda invece di dirti “spiega il condizionale”!
cmq io mi sono segnata un solo nome per la base in E e un solo nome per la base in O… già così è difficile ricordarli e sto cercando di fare uno schema delle coniugazioni..
ora sono troppo stanca ma riguarderò meglio tutto il discorso…
oyasumi!
おはよございます Ho sfogliato alcune pagine cercando quella adatta alle traduzione dei nomi, ma non sono riuscito a trovarla, se per te non e’ troppo disturbo gradirei sapere come si scrive ” Chiara ” e “Andrea” che a me viene fuori ” キアラ ” ” アンデア ” ma son so’ se va bene? mi scuso x il disturbo e ti ringrazio. すみませんとありがとお
Chiara è scritto giusto (ki a ra)
Andrea invece si scrive アンドレア (a n do re a)
nb ohayoU con l’allungamento in “u” e arigatoU sempre con la “u”, non con la “o”.
ciao, ecco un’altra piccola domandina:
qual è la differenza tra Mirareru e Mieru ho trovato per entrambi “can see”….
ps. (ho controllato i verbi ed effettivamente avevo confuso la meireikei con l’ishikei…bah)
mmmh rileggendo per l’ennesima volta il tuo messaggio di prima (mi ci vuole un po’ per acquisire/capire… scusami) mi è venuta un’idea…
avevi scritto:
“1) il verbo 得る (eru/uru) è il verbo da cui derivano le forme potenziali “brevi” dei verbi godan.”
Miru è ichidan ma magari questo discorso non vale solo per i godan e quindi mieru e mirareru sono la stessa cosa?
Non so dirti l’origine di “mieru”, ma a differenza dei potenziali “brevi” dei godan, “mieru” è considerato un verbo a parte, non “la forma potenziale di miru”.
Al resto rispondo nel prossimo commento
il tuo p.s. mi mette il dubbio che tu non abbia capito (o io non ti ho capito). Da qui non leggo i vecchi messaggi, comunque considera che…
– meireikei e kateikei si confondono con i godan: finiscono con il suono E, ma la kateikei è seguita dalla particella BA, la meireikei sta da sola.
L’ishikei dei godan finisce con il suono O allungato: ganbarOU,
– meireikei e ishikei si confondono con gli ichidan…
L’ishikei si fa con la desinenza YOU, mentre la meireikei ha due forme, ma nessuna delle due è allungata, es. miRO e miYO
…alla fine ho provato a fare una ricerca…. se non comincio a vedere un po’ anche le altre forme verbali le frasi che cerco anche solo di leggere mi risultano parecchio difficili….
http://www.guidetojapanese.org/potential.html
Are 「見える」 and 「聞こえる」 exceptions?
There are two verbs 「見える」 and 「聞こえる」 that mean that something is visible and audible, respectively. When you want to say that you can see or hear something, you’ll want to use these verbs. If however, you wanted to say that you were given the opportunity to see or hear something, you would use the regular potential form. However, in this case, it is more common to use the type of expression as seen in example (3).
In pratica quindi QUESTO SITO dice che miru e kiku sono gli unici ad avere questa doppia possibilità?
inoltre dice che con la potenziale non puoi mai usare la particella WO e che quando crei la passiva e la potenziale anche i godan diventano ichidan…
mi ricordo di aver sentito tanti verbi potenziali con una E in mezzo nelle lezioni audio pimsleur (dove ho ricavato un sacco di regole per deduzione) ma magari erano tutti godanche semplicemente finiscono con ERU…
(amo le tue risposte complete ed esaurienti ma non vorrei farti perdere troppo tempo quindi se vuoi confema o smentisci e poi ti faccio altre domande per chiarimenti)
Tra mieru e mirareru e tra kikoeru e kikareru esiste una chiara differenza, che sta nella volontarietà.
Es. con “mieru” la cosa è visibile, è lì e quindi la vedo, punto. Con mirareru io sono in grado di vederla, ma perché c’è la mia volontà nel compiere l’azione di vedere.
L’oggetto visibile, comprabile, utilizzabile, ecc. è soggetto. Dunque yama GA mieru/mirareru. Oppure “ie GA kaeru (da “kau”, comprare)”, pasokon GA tsukaeru (per le forme lunghe leggi il p.s.).
NON devo usare SOLO “ga” però. E’ perfettamente accettato l’uso di WO quando la cosa in questione è complemento oggetto (es.: ie WO kaeru).
La particella “wo” si usa in genere se l’oggetto e il verbo sono un po’ lontani nella frase.
Piccola nota: questa stessa regola si ritrova per le espressioni di volontà della prima persona: ren’youkei + ausiliare “tai”: ie GA/WO kaitai.
Vale lo stesso per la scelta della particella…
hayaku ie ga kaitai (preferisco “ga” se “ie” è vicino al verbo)
ie wo hayaku kaitai (perferisco “wo” se non lo è)
…e anche in questo caso la scelta non è obbligatoria.
Se una differenza va trovata tra l’uso di ga e quello di wo, sta nel fatto che con “ga” il verbo diventa una proprietà della cosa. P.e. “ie ga kaeru” = (lett.:) la casa è comprabile; ie WO kaeru non ha questa sfumatura ed è più adatta dove è più importante l’idea dell’agire SU quella cosa… ma se non è chiaro lascia stare, è la classica cosa a cui non si bada.
p.s. i potenziali brevi dei godan (es. arukeru da aruku, camminare) etimologicamente originano da ren’youkei + eru (lo vedi con 有り得る arieru), ma si parla in genere di “forma potenziale” e non si cita “l’ausiliare 得る eru” (è solo la sua origine).
Le forme “lunghe”, es. arukareru, si ottengono dalla mizenkei + l’ausiliare “reru”. Tuttavia non sono più usate se non in ambito letterario. Arukareru si usa come forma passiva* o come forma attiva onorifica*, di solito non si usa per fare il potenziale, si preferisce la “forma breve”.
* per gli asterischi vedi l’ultimo paragrafo
Per i verbi ichidan esiste solo “la forma lunga”, per così dire, cioè mizenkei + ausiliare “rareru”.
La mizenkei di taberu è “tabenai” senza “nai”, quindi tabe-. Aggiungo rareru e ho taberareru come forma potenziale comunemente usata (nb è uguale a forma passiva di taberu e forma attiva onorifica).
All’apparenza esiste una “forma breve” per gli ichidan, ma SOLO nel linguaggio colloquiale: es. tabereru è usato ma scorretto.
* forma potenziale “lunga” dei godan, forma potenziale degli ichidan, forma passiva e forma attiva onorifica sono tutte identiche. Inoltre TUTTE queste forme e aggiungiamo i verbi mieru e kikoeru, sono coniugate come ichidan.
P.e. aruku è godan, ma se scrivo arukareru e ne voglio fare la te-kei scrivo arukareTE.
Qualcuno di voi sa complessivamente quanto dura l’esame jplt?
Cioè… l’esame in sè lo so, ho letto sul sito apposito la durata di ciascuna sessione ma vorrei sapere quanto durano più o meno gli intervalli tra una sessione e l’altra (se ce ne sono)… lo chiedo per capire complessivamente la durata di tutto (sapete.. per fini logistici… treni di ritorno…ecc..)
Qualcuno ha un’idea?
interessa anche a me sta cosa.
Mi sembra giusto condividere.
Ho chiesto informazioni all’istituto giapponese e mi hanno detto che l’N5 è il più breve e dovrebbe finire tutto per le 15.30 (salvo imprevisti) mentre l’N1 che è l’esame più lungo di tutti dovrebbe terminare in tutto per le 16.30 (sempre salvo imprevisti)
Quindi più o meno gli orari sono questi 🙂
Almeno per chi fa l’esame a Roma.
(non so se vale lo stesso anche per le altre due sedi)
io lo farò a Milano, c’è qualcun’altro che lo fa a Milano?
Ciao, posso dire che i 2 precedenti che ho fatto a Milano hanno rispettato nei tempi questo schema: http://www.jlpt.jp/e/guideline/testsections.html. Poi devi aggiungere i tempi (lunghi) per l’accredito e i vari preliminari, e 5-10 minuti d’intervallo fra le sessioni. Per quanto rigurda l’N5 abbiamo finito dopo le 15,30, mentre l’N4 erano quasi le 16,00
Ciao Alberto, presumo che ti stia preparando per N3 ? io il 2 dicembre sarò a Milano per N5.
Mi stavo preparando al N3. Perchè fantozzianamente in quel periodo sarò via per lavoro, e quindi niente esame.Glab, tanto lavoro per nulla. Sarà per il 2013, magari nella sessione di luglio a Parigi….
こんにちは、Massimoさん。私は篠根克典(Shinone Katsunori)です。日本の一番北の北海道という所で、リンゴを栽培している農家です。
遠くからの友達申請が来て、どんな人かな?と思っていました。日本語を勉強しているんですね。私はイタリア語は出来ませんが、英語ならば少し分かります。
私の所は北海道の中でも寒い地方です。朝は氷点下5℃くらい。もっと寒くなって2月には、氷点下20℃になります。 Da quello che mi scrive ho capito che vive in hokaido e fa l’agricoltore di mele, parla un po l’inglese ma non conosce l’italiano e fa tanto freddo li.solo non riesco a capire bene se mi sta dicendo che lui ha studiato giapponese o perchè lo sto studiando io
Dice “Stai studiando giapponese, eh…? Io non capisco l’italiano, ma…” ecc. Non chiede perché lo studi, ma potresti provare a dirlo nella prossima lettera… ma ti avverto che “sono un appassionato di anime” potrebbe dare una brutta impressione… io preferivo dire che “leggo manga,, sì, ma perché sono utili per lo studio del giapponese” (XD), così sono “giustificato” se odia gli otaku, ma se l’altra persona è appassionata, sa comunque che conosco l’argomento.
Ah, alla fine dice che al mattino ci sono -5°C e che in febbraio arrivano a -20°C
((((;゚Д゚))))ガクガクブルブル
grazie per la conferma, in fondo anche noi qui l’anno scorso abbiamo toccato i -15
@kaze, ora sono troppo inpegnato a ripassare tutti gli appunti e la lista dei vocaboli per N5, ma la prossima settimana vorrei chiederti spiegazioni più che altro per la forma che ha usato, sicuramente sara argomento avanzato, ma 日本の一番北の北海道という所で ho fatto fatica a collocare i vari pezzi, ho capito cosa mi stava dicendo ma faccio fatica grammaticalmente a posizionare il tutto.
Ora ti saluto il 2 DIC. è vicino non so se lo passo l’esame ma sara una bella esperienza, il prossimo anno c’è la faro senz’altro mi serviva più tempo per memorizzare i vocaboli, le tue lezioni di grammatica mi hanno aiutato tanto e sara il mio punto di forza, grazie ancora.
Il fatto dei -5/-20 mi ha decisamente colpito (sapevo che l’Hokkaido è freddo ma questo punto…!!!) se non l’avessi sottolineato tu l’avrei fatto io!!!
In ogni caso strano che il maggior freddo si raggiunga a febbraio… a Modena negli ultimi anni ha sempre nevicato solo in febbraio…. fino al 2002 però solo fine dicembre/inizio gennaio ed è questo il periodo che anche tutt’ora direi più freddo… (in ogni caso la neve è indice di un freddo minore perchè se si va sottozero di solito non nevica!)
c’è così tanta gente in Giappone che odia gli otaku? mi sembra sempre incredibile tutto ciò…
ps. effettivamente 日本の一番北の北海道という所で è una costruzione particolare per noi italiani…
io so poco anche la grammatica italiana ma queste frasi con tanti complementi di specificazione a catena per me sono sempre strani…
quindi kaze risponderà sicuramente meglio di me ma se posso permettermi di fare un commento da studentessa…. come avrai capito anche tu dice:
日本の(DEL GIAPPONE),
一番北の(IL PIù A NORD),
北海道という(CHIAMATO HOKKAIDO),
所(POSTO/LUOGO),
(il で immagino che ci sia perchè dopo dice che fa il coltivatore ecc. quindi un’azione svolta IN un luogo…)
Ciao Tenshi, si avevo capito questo, solo come hai detto tu, tutti quei complementi di specificazione mi hanno messo difficolta, ma più di tutti iu il verbo dire messo li in mezzo, sapevo che alcune costruzioni con il verbo dire ma con to hanno la sfumatura tipo si dice o si è detto, ma la tua traduzione con “chiamato” suona meglio in italiano.
sì dopo che ne hai visti un po’ si capiscono meglio… ogni volta che c’è TOIU, TOIIMASU, tomoushimasu (mousu è la forma umile di iu) e via dicendo si traduce con “si dice”/”è chiamato”/”significa” ecc.
sai come dice sempre Kaze non puoi usare sempre la stessa traduzione… sembra che le parole abbiano diverse traduzioni in realtà spesso sono diverse sfumature dello stesso significato (di dice = viene detto no?! quindi un posto che viene detto hokkaido, logicamente per noi suona meglio è chiamato hokkaido…)
tra l’altro queste forme sono usate anche per presentarsi: (hajimemashite,) Tenshi to iimasu. (yoroshiku onegai shimasu)
Grazie e ti faccio gli auguri per domenica
In bocca al lupo a tutti voi che provate l’esame!
E’ la prima volta che vedo dei commenti che vanno a capo in questo modo, è successo qualcosa?
Crepi il lupo…
p.s. credo che wordpress stia facendo qualche tentativo di giustificare i commenti. Come non gli riesca, non lo so… speriamo che sistemino però perché è fastidioso vedere le parole spezzate a caso…
WORDPRESS SA che questo è un blog di giapponese e va a capo come i giapponesi!!! 😉
The big brother… all over again!
”実の”は”義理の”をつかことができる名刺にしか使わないと思います。
例えば、実の父親、義理の父親、養父。
”本当の”より、”本物の”のほうがよかったかもしれません。
Scusami ma questa volta sono io che non ho capito questo messaggio sulla differenza tra HONTOU e JITSU…
Ho letto kawaii 様な kowaii 様な e secondo me significa ‘in qualche modo carino e in qualche modo spaventoso’ più o meno… Allora ho pensato per dire ‘carino e spaventoso’: ‘kawaikute kowaii’ giusto? E per dire ‘spaventosamente carino’? Kowaiku kawaii? Mi ricordo che gli aggettivi in i hanno l’avverbio in ku o sbaglio?
(Se nn viene fuori il mio account e’ perché scrivo dall’iPod )
Alla prima domanda… jitsu e hontou significano vero, ma il discorso cambia se sono usati come “pseudo-aggettivi” (cioè come sono aggettivi in italiano, ma in giapponese non lo sono, prendono semplicemente の e quella degli “aggettivi in -no” è una classe che ci siamo inventati noi stranieri per comodità).
Nel caso di “hontou no” hai “vero” in senso generico.
Per esempio dico “hontou no kimochi” (nb. ホント “honto”, senza allungamento, è colloquiale per hontou 本当)
http://www.youtube.com/watch?v=mYdlf5tNWkg
Tuttavia “jitsu no” si usa solo, che io sappia, come opposto di “giri no” (è quel che dice nel breve brano), in riferimento a un parente. Un parente che è tale “giri no”, cioè “per obbligo” è ben diverso da un VERO parente (jitsu no).
Ad esempio “jitsu no chichi” = vero padre (biologico/all’anagrafe)
….mentre “giri no chichi” = patrigno.
Seconda domanda…
mitai you na, mitakunai you na…
E’ una classica espressione che significa “lo voglio vedere E non lo voglio vedere”, cioè non so bene cosa voglio, se vederlo o no, ho dei sentimenti confusi a riguardo… noi diremmo qualcosa tipo “vorrei vederlo… ma ho paura di farlo”.
L’uso di “you na” nel tuo caso è lo stesso… sempre “idiomatico”. Tipo: “non saprei dire se è carinissimo… o dà i brividi!”
p.s. “spaventosamente carino” credo si avvicini a “carino da far paura”. In questo caso troviamo un’espressione terribilmente simile all’italiano:
kowai-gurai kawaii
Mi pare di aver sentito anche “kowai hodo…”. In teoria kurai e hodo sono spesso interscambiabili, ma così, a muzzo, in questo caso kowai hodo kawaii mi suona più come tanto carino quanto pauroso. Sbagierò… è il giorno dell’esame, nel caso chiedo venia.
p.p.s. kowai e kawaii si pronunciano con pochissima enfasi sulla w. Sembrano quasi kooai (qui la w quasi scompare) e KAuAII (è una lunga A durante la quale per un attimo porti in dentro il labbro inferiore a coprire i denti di sotto… Ne viene fuori una “U larga”, a metà tra A e “U normale”… come mi dispiace non poterlo pronunciare a voce^^;;;;;;
p.p.p.s. kawaikute kowai o kowakute kawaii per correlarli è giusto. Aggettivi in -i fanno l’avverbio in -ku, pure è giusto.
Il mio amico yoshi (il marito di kaori) ha scritto su facebook “booling kara no yakiniku”… è ovvio che dopo il booling è andato a mangiare lo yakiniku (alla fine si capisce anche dalle immagini che ha postato lol) però c’è sempre quel no in posizioni strane (sembra quasi quasi quando facevo i temi che non sapendo dove andavano le virgole ogni tanto ne mettevo una a caso qua e là giusto per mettercele!!!) ha un qualche senso?
fin’ora ho letto che alla fine della frase è enfatico e che dopo i verbi alla forma base crea un sostantivo… devo essere sincera devo ancora studiare bene il tuo articolo sul no-desu (più tardi lo rileggo bene) in ogni caso mi ricordo che chiede ulteriori chiarimenti o fa una richiesta cortese…
la domanda che ho in testa da qualche giorno di farti è:
nel vocabolario dei nomi su rikaisama ci sono sempre delle lettere tra parentesi, quando c’è (m) o (f) immagino che siano nomi propri femminili e maschili, a volte c’è scritto “place name” e pure è chiaro ma a volte anche (g), (s) e altre lettere… tu sai dove trovo una legenda del significato di queste lettere?
ashita kara ganbarimashou
Impegnamoci a partire da domani
kore kara mo yoroshiku ne
Anche da questo (momento in poi), yoroshiku.
Spero si capisca quindi che “kara” ha anche questa accezione temporale oltre all’accezione di “provenienza” (es. Tokyo kara Osaka made = Da Tokyo fino a Osaka). In pratica prende l’idea di provenienza, “a partire da” e la riferisce a un tempo, es. “ashita”, quindi “a partire da domani” o “da domani”.
Il bowling ha la stessa idea dietro, “a partire da bowling”, i.e. “da dopo il bowling”…
Fin qui la spiegazione che va incontro a tutti gli utenti… Il tuo problema però è il “no”.
Il no a fine frase ha più d’un senso, ma come il no che sostantiva un verbo o un aggettivo… va dopo un verbo o un aggettivo! ^^;; Qui hai particella + no.
Cosa sai di questa particella? La prima cosa che si impara è che crea un complemento di specificazione, la seconda cosa è che “qualifica” ciò che lo segue.
Hontou no kimochi = i veri sentimenti
In pratica NO correla kimochi a hontou, ci dice come sono questi sentimenti… insomma, in breve, li qualifica. Hontou è un caso un po’ a parte in realtà… prendiamo un esempio più banale…
gaikoku no kata = una persona straniera (detto in modo molto cortese)
gaikoku = paese straniero, kata = persona
“gaikoku no” a volte viene presentato come “aggettivo in -no”, ma non indica una vera classe di aggettivi, è un termine comodo per noi occidentali perché traduciamo questi “complementi di specificazione” come fossero aggettivi.
Se anche questo punto è ben chiaro, passiamo oltre… ultimo passo.
Se avessi una frase tipo…
Mirano made densha ga kuru
Tradurresti “il treno viene/arriva fino a Milano” (se non addirittura “i treni arrivano fino a Milano” …e quindi non vanno oltre?! °_°).
Vediamo la stessa frase con anche il “no” e capiamo subito perché serve e non si può togliere se voglio dire in realtà quanto segue…
Mirano made no desha ga kuru
il discorso cambia. Ora “Mirano made” qualifica “densha”, è un suo “aggettivo” in un certo senso! …dunque? Dunque stavolta tradurrò
“Arriva il treno (che va) fino a Milano”
o anche
“Arriva il treno per Milano” (a dire il vero c’è un’espressione più adatta per dire “per Milano”, ma mi serviva un esempio decente e non ho molta fantasia…).
Insomma, “nome1 + particella + no + nome2” è una costruzione in cui “nome2” viene in qualche modo qualificato, definito meglio da “nome1 + particella”.
Haha kara no tegami = una lettera da parte di mia madre
Pensa poi a quando diciamo “una lettera di mio fratello”… Cosa intendiamo? Che è indirizzata a lui o che è scritta da lui?
Se scrivo “ani he no tegami” (è per lui) oppure “ani kara no tegami” (è da parte sua), il dubbio non si pone più… ecco perché non è il caso di dire solo “ani no tegami”, un’espressione che mi dice solo che la lettera appartiene a mio fratello.
Sono antiquato… avrei dovuto fare un esempio con delle email… Va be’.
venendo alla frase del bowling… è “uno yakiniku post-bowling” …purtroppo non mi viene altro modo per dirla creando l’aggettivo, come dicevamo.
Però in altri casi è più facile…
bangohan kara no sanpo = una passeggiata (nel) dopo-cena.
Per i codici guarda qui:
http://www.physics.ucla.edu/~grosenth/m_dict.html#RESULTS
e qui trovi un elenco più preciso di quel che non riguarda i nomi:
http://www.romajidesu.com/content/dictionary_code.html
Bellissima spiegazione, questa lezione per me è stata un ripasso in più un ulteriore acrescimento.
Anche oggi che è festa dai sempre il massimo aiuto a chi ha bisogno, Buona festa Kaze e goditi i mercatini di natale (obei o bei) spero di aver scritto bene, ciao.
Sottoscrivo, le tue spiegazioni piene di esempi sono sempre chiarissime, penso che con tutti i post che ho salvato nella cartella “commenti dal blog” ci posso fare un libro.
Grazie per tutto, come al solito.
Grazie delle belle parole ragazzi ^___^ Mi avete fatto venire in mente che forse è il caso di ricavarne un post… magari organizzando meglio la risposta, che è ancora un po’ disordinata, direi…^^;;
Sensei, sarebbe possibile conoscere l’espressione più adatta per dire “per Milano”? Grazie in anticipo per il tuo impegno.
Certo ^__^
“Mirano made no” è particolarmente usata se indico anche la partenza… in questo modo:
“Torino kara Mirano made no densha”
“Il treno da Torino a Milano”
Si trova usato comunque “xxxx made no” anche se non indico il luogo di partenza, ma è più “tecnico”, più preciso, l’uso dell’espressione 行きの che si legge in genere “-iki no” o anche “yuki no”.
Es.: ミラノ行きの電車 mirano-iki no densha
Letteralmente il treno “(che va) per Milano”.
Ovviamente posso fare anche una vera relativa:
ミラノへ行く電車 mirano he iku densha
il treno che va a Milano
(^__^)/°”
説明をありがとう ( ´ ▽ ` )ノ
Buongiorno!
Ho un dubbio che mi perseguita da un paio di giorni, magari è una domanda idiota, ma la faccio lo stesso. Nella costruzione と思う, mi capita di trovare sia sostantivo + と思う, che sostantivo + だ+と思う. Che differenza c’è tra le due forme? Ho guardato un po’ in giro e le opinioni sono tante…
Grazie mille,
Elisa
Qui dipende molto dalla frase e sarebbe bene che mi proponessi sempre una frase (e, se esiste, un contesto) quando domandi, perché le tue domande sono di solito un gradino sopra quelle di altri utenti e per aiutarti come si deve ho bisogno di sapere quel che stai facendo…
Veniamo al caso particolare…
Se da un lato “da” sparisce spesso nel linguaggio colloquiale, c’è la possibilità che questa “sparizione” non abbia nulla a che fare con il tipo di linguaggio.
Guardiamo dunque alla grammatica del tutto corretta e prendiamo questa parte di frase:
…sostantivo +(だ)と思う。
Se il “da” c’è o non c’è dipende dal resto della frase.
泣きたいのはあいつだと思う。
Quello che vuole piangere penso che sia lui.
今日の俺を今までの俺と思うなよ
Kyou no ore wo ima made no ore to omou na yo
Non pensare al me stesso di oggi come al me stesso di ieri (lett.: il me stesso di fino ad adesso)
Qui non ho più un’interrogativa indiretta (nelle quali devo avere sostantivo + da + to omou). Qui ho il verbo omou che regge un complemento oggetto e spiega come pensa al complemento oggetto.
È simile alla costruzione con mieru e altri verbi… Es.:
xxxx wo yyyy ni mieru (nb la particella “wo” è corretta anche se ti avranno detto che con mieru e i potenziali ci va “ga”… specie se non si trova a diretto contatto con il verbo, ma più lontano).
Gli aggettivi in -na e i sostantivi messi nella posizione di yyyy prendono “ni”, mentre gli aggettivi in -i diventano avverbi in -ku.
Lo stesso vale per omou… “xxxx wo kanashiku omou” significa che penso a qualcosa con tristezza, i.e. come ad una cosa triste, no? Non è un avverbio che descrive il modo in cui penso… cioè non sto dicendo “penso tristemente”, ma che penso ad una data cosa xxxx come ad una cosa triste, i.e. con tristezza.
Come per mieru, se invece di kanashii avessi un aggettivo in -na avrei yyyy NI, ma nel caso dei sostantivi il discorso cambia, perché così vuole il verbo “omou” (ogni verbo regge la posposizione che preferisce, come in italiano, no?).
Ah! Ecco un altro esempio, molto simpatico, preso dal web…
なぜ俺は俺を俺と思うのか naze ore wa ore wo ore to omou no ka
cioè “Perché io (wa) penso a me stesso (wo) come a “me stesso” (to)?
Il testo prosegue 他の者を俺と思うても差支えなかろうに。俺とは一体何だ?
hoka no mono wo ore to omoute mo sashitsukaenai darou ni. ore to wa ittai nan da?
(nb omoute = omotte, darou ni = darou …”ni” è enfatico)
Sarà perché pensare ad altri come a me stesso sarebbe un problema no? E questo “me stesso” cosa accidenti sarebbe?
Se invece guardiamo la cosa da un punto di vista del linguaggio colloquiale (che all’inizio avevo scartato), sottintendere “da” o no in due frasi altrimenti identiche, appunto, è solo questione di linguaggio colloquiale…
shizuka to omou e shizuka da to omou sono la stessa cosa… ma solo la seconda è grammaticalmente precisa (è un po’ come parlare usando o no il congiuntivo e dire “penso che è” invece di “penso che sia”, come sarebbe corretto fare).
Fammi sapere se è tutto ok, se hai ancora dei dubbi postami le frasi “incriminate” e le vediamo nel dettaglio ^__^
Grazie infinite per la spiegazione, come sempre ti ho rubato un sacco di tempo!
Ammetto di essermi spiegata male; il mio era un dubbio astratto e sono partita in quarta con la domanda, senza rifletterci bene (gomen ne!). Intendevo proprio la costruzione と思う per dire “Penso che…”, “Credo che…”.
Prendo come esempio una delle frasi di sopra:
泣きたいのはあいつだと思う。
Tutto ok, è grammaticalmente corretta. Spesso però (più nel parlato che nello scritto e per questo mi viene da pensare che sia una questione di colloquialità) una frase come questa si trova senza il “da”: 泣きたいのはあいつと思う。
Altro esempio:
これでおしまいだと思う。
これでおしまいと思う。
“Credo che con questo abbiamo finito”.
Guardando in rete, ho trovato un intervento su Okwave con una spiegazione piuttosto estesa. Qui si dice che in generale le frasi senza il “da” sono più colloquiali e naturali, mentre è meglio usare il “da” quando si parla di fatti generici o si vuole essere più corretti…
Personalmente mi viene spontaneo usare “da” (per qualche motivo mi suona meglio 一人で海外旅行するのが大切な経験だと思う。rispetto a 一人で海外旅行するのが大切な経験と思う。), ma non so se sono io o se c’è una regola sotto. Tu che ne pensi?
PS: bellino “Perchè penso a me stesso come a me stesso?”!
Peccato, mi piaceva pensare che fosse l’altro il punto della domanda^^;;
Va be’, sì, è colloquiale… in qualche misura scorretto, come ho già detto a fine commento.
Ah, lo si può anche vedere come discorso diretto “mal riportato”… ovviamente nel parlato non si nota e quindi ometto il “da” e stop.
Però quando uno va a scrivere la frase del parlato nella lingua scritta e scrive
これでおしまいと思う。
invece di
「これでおしまい」と思う。
in teoria commette solo un errore sull’uso delle “virgolette”, diciamo.
Lo so che come spiegazione sembra buttata lì, ma se pensi a quanti scrivono “ke” invece di “che” penso che l’uso del discorso diretto giapponese, in modo “non tipograficamente corretto”, sia l’ultima delle “stranezze” e l’ultimo dei problemi^^;;
Peraltro il modo di riportare un discorso è terribilmente libero in realtà. Per esempio si trova:
彼女はやっと話した。これでおしまい、と。
La ragazza finalmente parlò. Con questo è la fine… disse.
Ok, spero che renda bene “perché non val la pena preoccuparsene”… ma tieni presente quell’uso di omou di cui ti parlavo perché fa spesso strani scherzi… te ne accorgi spesso perché c’è を, come negli esempi che facevo…
Ah, attenta a questo “wo” con “omou” perché va a finire dove non te lo aspetti!
boku wa ani ga neko WO suki to omou.
Per quel che mi riguarda penso che a mio fratello piacciano i gatti.
Esatto, “wo” invece di “ga” (anche ga sarebbe corretto, pur essendoci un altro “ga” nella frase!)
(nb: ani GA è diverso da ani WA, la frase sopra è una frase “che commenta” sul tema, “boku”.
Invece la frase…
ani wa neko wo suki to omou.
A mio fratello piacciono i gatti, penso.
…è una frase col tema nella subordinata del discorso indiretto… e ciò va bene perché “wa” non va nelle subordinate, è vero, ma ciò non vale per il discorso indiretto dove “ga” e “wa” sono distinti come nelle principali
Perché non ho usato come frase d’esempio questa seconda frase, più semplice?
Perché volevo citare la storia del doppio “ga”… Come vedi le perdite di tempo me le vado a cercare, non preoccuparti^^).
Ahah, non volevo deluderti!
La differenza tra commentare sul tema e avere un tema in una subordinata la conoscevo già, ma hai fatto bene a parlare del wo, perchè quello tendo a sbagliarlo a volte. Nella frase sopra, boku wa ani ga neko WO suki to omou, avrei sicuramente usato il ga, anche se due ga in fila non suonano benissimo…
Come ogni volta, grazie delle spiegazioni! Ormai quando ho un dubbio o una domanda vengo qui, perchè non conosco nessun altro che possa rispondere in modo così completo. Spesso mi accorgo di essermi intortata su una cosa da poco e mi basta un punto di vista diverso o una spiegazione nuova per capirlo (come これでおしまいと思う come un discorso senza virgolette, qui mi hai aperto un mondo!^^).
Grazie ancora e buona giornata!
Per conferma ti basta cercare una frase che finisca in “いいなあと思います” hai 13 milioni di risultati per questa precisa frase… in pratica le virgolette sono davvero un optional al di fuori dei libri.
Ormai è sera… del giorno dopo(!)^^ …ma comunque “buona giornata” anche a te ^__^
EDIT:
p.s. discorso inutile sui “GA multipli”
Se non sbaglio possono esserci perfino 3 ga di fila! Ricordo di aver letto qualcosa su un handbook di linguistica… forse era o no accettato su base regionale/dialettale, non ricordo bene… Ma è ovvio che se dici “sono io quello che pensa che al proprio fratello maggiore piacciono i gatti” allora avrai:
boku GA ani GA neko GA/WO suki to omoimasu
…anche se, sì, a questo punto diventa un mistero il perché uno non abbia pensato a sistemarla decentemente:
ani wa neko ga suki to iu koto wo boku ga omoimasu.
o riducendo al minimo le modifiche
ani wa neko ga suki to, boku ga omoimasu
..ma con “wa” il discorso cambia e per chiunque ne abbia parlato nel contesto il soggetto era mio fratello e non il proprio fratello come sopra.
È una piccola sottigliezza introdotta dal GA di “boku ga”, niente di che, ma mi pareva interessante.