Katakana “strani” o “stranieri”?

villion_s

Nell’immagine sopra trovate la locandina d’un film, ヴィヨンの妻 , viyon no tsuma, ovverosia La moglie di Villon (trama). Domanda più che lecita è: “Perché diavolo c’è il nigori (quei due piccoli trattini che di solito indicano ben altro) sopra il katakana (u)?”.

Esistono suoni che i giapponesi devono sforzarsi di riprodurre (perché è impossibile non avere contatti con altre lingue… e buona parte delle lingue hanno più suoni del giapponese). Non andrà fatto sempre, ma va fatto per vari motivi… e come si può fare? La lingua scritta di un paese rende i suoni della lingua parlata di quel paese, è difficile che la si possa usare per suoni di altre lingue…

In Italiano ad esempio possiamo scrivere correttamente Versailles, anche se il suono è particolare, la scrittura non è un problema… ma pensate alla parola Français (ovvero il francese). Dobbiamo ricorrere alla ç, la “c con cediglia”, nonostante il nostro alfabeto e quello francese siano sostanzialmente identici.

Di fronte ad alcuni suoni (spesso) si arrendono: un esempio è l’articolo “the” inglese, che è reso con ザ (katakana per “za”); altri suoni, più basilari devono trovare una loro rappresentazione nella lingua scritta. Diversamente potete immaginare che delirio sarebbe creare un libro per insegnare una lingua straniera: se è solo il titolo, ザ・ワルド za warudo (the world) può pure andare, ma all’interno bisogna cambiare un po’ passo o l’impresa diviene impossibile per chiunque.

Non si può creare un testo giapponese che spieghi come pronunciare in giapponese delle parole italiane… senza usare la lettera V (i giapponesi non hanno il suono V e in genere lo “confondono” con B, per cui molte parole straniere che contengono il suono V, quando sono trascritte in katakana presentano il suono B in corrispondenza della lettera V).

Sembra che “recentemente” si sia capito che non è il caso di insistere ancora – esagero apposta – e così alcuni suoni hanno trovato una loro rappresentazione, inserita nel katakana.

Tuttavia ci sono vari anime in circolazione che testimoniano come i giapponesi non abbiano ancora digerito tutto ciò. Ad esempio mi è capitato di leggere manga (idem per qualche light novel) in cui il suono V era indicato con una rappresentazione moderna, ma di rendermi conto che l’audio dell’anime presentava il suono B.

Questo avviene perché i giapponesi faticano non solo a riprodurre un suono che non è nella loro lingua, ma anche perché possono non rendersi conto della differenza; così come i cinesi – e lo riscontro in mia moglie mentre le insegno italiano – non distinguono tra la R e la L, se non sono enfatizzate nel pronunciarle, e trovano difficoltà a riprodurre il suono R… cosa che, detto per inciso, trovo molto kawaii (ma io sono di parte).

Si tratta pur sempre d’un cambiamento che può essere solo graduale. Non si può obbligare le persone che ormai da tempo usano una certa parola a scriverla in tutt’altro modo.

Dunque, ad esempio, la parola “violino” è resa in giapponese a partire dall’inglese “violin” (pronuncia: vaiolin) ed ha due trascrizioni, una classica, バイオリン baiorin, e una più moderna, ヴァイオリン vaiorin.

Similmente バンプ (banpu) traduce sia “vamp” che “bump”, perché per loro il suono è lo stesso. Tuttavia esiste la scrittura ヴァンプ per “vamp”.

Le cuffie per ascoltare la musica in inglese si chiamano earphone(s), imitandone il suono i giapponesi hanno coniato la parola イヤホン (iyahon). Si trova anche la parola イヤフォン (iyafon), che usa una nuova scrittura per il suono “FO”, ma è meno usata della precedente (4 milioni di risultati su google per iyafon, contro i 26 milioni di iyahon)… a riprova del fatto che è difficile (impossibile? inutile? sbagliato?) strappare alla lingua giapponese delle parole – o perlomeno una loro particolare scrittura – specie quando queste sono ormai radicate nella cultura e nel quotidiano di un intero popolo.

Tuttavia per parole relativamente nuove… si può fare, no? Un esempio interessante, poiché presenta un bel contrasto, ci è dato dalla parola “caffé”. La bevanda è コーヒー koohii, dal’inglese coffe (a dire il vero è un termine in uso da così tanto che ha anche i suoi kanji, 珈琲 ), ma il locale è detto カフェ kafe, dal francese café (e, tanto per completezza, anche qui posso usare i kanji di prima aggiungendo quello di “negozio”: 珈琲店).

Perché? Perché in Giappone l’uso della parola café per indicare un simile locale è più recente dell’introduzione di queste “particolari scritture” per la resa dei suoni stranieri.

Lo stesso possiamo dire per l’immagine a inizio post. Dato che nessuno in Giappone conosce Villon (la mia insegnante non conosceva Molière, figuriamoci Villon), la scrittura presente nella locandina del film a inizio post è più che lecita e soprattutto chiarisce correttamente il suono in questione (farebbe un po’ ridere La moglie di Billion, no?^^).

Direi che è tutto qui. Per concludere, sotto trovate l’elenco (preso da wikipedia) delle rappresentazioni date a particolari suoni stranieri. Mi raccomando di non considerarle tutte o, ancora peggio, imparare tutto a memoria: siate ragionevoli, vedete voi cosa può essere utile e/o semplice da ricordare.

Tanto per cominciare le rappresentazioni ufficiali sono solo quelle arancioni e azzurre (ma anche le prime due in violetto si incontrano), poi scordatevi quelle con sfondo beige e le scritture in grigio nell’ultima riga.

suoni strniaeri

Cliccate sull’immagine per ingrandirla e/o usate questo link per una diversa versione, ridotta, della tabella (buona in particolare, direi, per la stampa… ma ignorate le caselle con qualcosa scritto in rosso: sono kana obsoleti).

Come sempre, buono studio ^___^

2 pensieri su “Katakana “strani” o “stranieri”?

  1. oh, finalmente ho capito. Ogni volta che mi ritrovavo davanti ヴ stavo mezz’ora a dire ‘ma che caspita ci fa il nigori sulla ‘u’ ?’ per poi rendermi finalmente conto che la parola in questione poteva essere scritta anche con バ e gli altri kana della serie ‘b’.
    Grazie mille per la tua chiarezza come sempre, in effetti sarebbe una buona cosa se cominciassero a distinguere tra il suono ‘b’ e il suono ‘v’, capisco che anche il beta greco si sia trasformato in ‘v’ nel corso del tempo, ma nella stragrande maggioranza delle lingue occidentali questo non è ancora successo (e aggiungerei un per fortuna) quindi per evitare ulteriori confusioni ben vengano le nuove grafie 😉
    spero che prima o poi riescano a sostituire anche le parole straniere più radicate, compreso il tremendo (a mio modestissimo parere) コーヒー ^-^

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