Siete spiazzati, spaesati, non sapete come cavarvela, ecc.?

Forse posso aiutarvi, però prima controllate l’elenco qui sotto!

✔ Avete una domanda da fare, di lingua o cultura?

  1. Controllate l’indice delle Lezioni e le Domande comuni (FAQ). N.B.: Tra le domande più comuni sono comprese…
  2. Cercate una parola chiave nella casella di ricerca. Forse c’è un post che ne parla già!
  3. Avete trovato un articolo in tema, ma non la vostra risposta? Chiedete nei commenti a quel post!
  4. Avete cercato ma non si trova niente?
    Domandina breve? C’è il gruppo Facebook, Imparare il Giapponese
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971 thoughts on “Domande

  1. Ciao 🙂 volevo chiedere una cosa sui numeri!! Se io devo scrivere tipo 19201, scrivo じゅうく万二百一 ?? O devo scrivere DiecimilaNovemilaDuecentouno 一万九千二百一 ?? Mi son persa a sto punto perchè sul mio libro ho solo un esempio che scrive 21325 VentimilaMille325 ma non vorrei sbagliare >.< Grazie!!

    1. juukyuuman significa 19 decine di migliaia e cioè 190 mila.
      Se vuoi dire 19 mila dovrai dire ichiman (cioè 10 mila) e poi aggiungere le migliaia: juuman kyuusen ichiman kyuusen.
      Venendo al tuo caso hai ichiman kyuusen nihyaku ichi.
      Mentre 21325 è niman (is)sen sanbyaku nijuu go.

      NB se devi dire 10 mila devi SEMPRE dire “ichi-man” (e non solo “man”)
      se devi dire mille puoi dire issen o sen (ma dire solo “sen” è più comune di issen)
      se devi dire 100 devi SEMPRE dire solo “hyaku”, mai “ichihyaku” o “ippyaku” (sì, può pure capitare di trovare scritto 一百 ma lasciamo perdere le particolari situazioni in cui lo troverai, di norma non si sente e basta^^)

  2. Ciao avrei una domanda ( xD ). Non sò se ti ricordi , io mi trovo a Tokyo a frequentare un corso di 6 mesi , partendo dal livello base . Oggi abbiamo imparato parecchie frasi , ma non riesco a capire una cosa. Che funzione ha la particella NI !?! Ti metto una frase per farti capire. ” かばんはよこにごみばくかあります”. La frase se non vado errato vuol dire che vicino alla borsa c’è un cestino della spazzatura. Nel tuo sito ho trovato argomenti dove trattavi diverse particelle ” to ” mo ” wa ” ya ” ecc.. ma non ho trovato NI puoi spiegarmi che funzione dovrebbe avere ? Grazie in anticipo!

  3. Ciao! Certo che mi ricordo! ^__^
    Se scrivi tutto in hiragana ti conviene spezzare la frase in base alle parole, altrimenti è proprio difficile da leggere… a parte il fatto che hai commesso degli errori, ma visto che stai studiando lì, ti lascio il compito a casa di provare ad accorgertene XD

    Vengo al tuo dubbio, più che legittimo.
    Purtroppo la spiegazione è lunga e temo che ti scoraggerà, ma se impari poco per volta, seguendo il tuo corso, vedrai che andrà bene.
    Hai chiesto però la particella NI e, perché no?, vediamola tutta!

    I tre più importanti usi del NI sono il complemento di tempo, quello di luogo/esistenza e quello di termine.
    Complemento di tempo
    “Ci vado alle 3” è “sanji NI ikimasu”
    “La biblioteca apre alle 3” è “Toshokan wa sanji NI akimasu”
    Attenzione! Se vuoi dire “in tre ore sono da te” o “lavoro (per) 10 ore al giorno” o “leggo per un’ora e poi esco” o “è chiuso da due giorni
    …con tutti questi altri complementi di tempo, non uso “ni”. Uso NI solo se dico il tempo preciso in cui avviene l’azione.

    Complemento di stato in luogo/esistenza
    Il complemento di luogo (es. lavoro in fabbrica) di norma si fa con DE (ie de tabemasu = mangio a casa)
    Si usa “ni” quando indico il luogo in cui qualcosa esiste/si trova. Ciò significa che sostanzialmente uso “ni” con i verbi aru e iru (non solo, a dire il vero, e ci sono delle eccezioni, ma non credo che le vedrai prima di un paio d’anni di studio).
    Ore wa kimi no soba ni itai
    Io al tuo fianco voglio stare
    = Io voglio stare al tuo fianco
    A! Koko ni atta-n-da! = Ah! E’ qui che era! (lett.: Si trovava qui!)
    Kono heya ni wa kotatsu ga arimasu = In questa stanza c’è un kotatsu

    Come variante a quest’ultimo tipo di frase esiste la costruzione di possesso che è molto simile (ed è simile al dativo di possesso latino: la cosa X è a me = io ho la cosa X), solo che al posto di indicare un luogo come nella costruzione precedente, indico una persona; così quella persona possiede il soggetto della frase giapponese.
    Ore (ni) wa pasokon ga arimasu = Io ho un computer (pc)
    Nel caso del possesso, chi nella frase italiana possiede/ha qualcosa o qualcuno, si indica con ni wa o solo con wa (in questo caso “io”, che ho un pc, diventa “ore ni wa” o “ore wa” nella frase giapponese).
    Ore ni wa kodomo ga hitori arimasu/imasu = Io ho un figlio
    Nel caso del possesso se il soggetto della frase giapponese (quello con GA, insomma) è una persona (in questo caso ho “kodomo”) non importa se uso arimasu o imasu. Di norma infatti userei arimasu se il soggetto è inanimato, imasu se il soggetto è animato (persona o animale), ma con il possesso non conta: kodomo (figlio/bambino) è soggetto, ma posso usare arimasu. L’opposto non è vero, quindi non posso usare “imasu” con un soggetto inanimato.

    Per concludere “i 3 casi principali”, abbiamo il complemento di termine (es. quando dai qualcosa a qualcuno)
    Sore wa boku ni kuremasu ka? = Quello lo dai a me?
    Sensei ni tanomimashou ka? = Chiediamo (questo favore) alla sensei?
    Sensei ni kikimasen ka? = Non lo domandi alla sensei?

    Infine, caso un po’ particolare se ho “ni” con il verbo “naru” (diventare)
    Sensei ni narimasu = Diventerò un’insegnante
    Vale per sostantivi (come “sensei”) e aggettivi in -na:
    Shiawase ni narimasu = Diventerò felice!
    Ci sarebbe anche “xxx ni suru” (quando si sceglie la cosa xxx, ci si decide “per la cosa xxx”), ma non lo troverai spesso e solo fra un po’, sorvoliamo.

    Queste sono le cose ESSENZIALI.

    Altri casi particolari e importanti riguardano…
    il verbo wakaru
    Es. neko ni mo wakarimasu = lo capisce anche un gatto!
    Perché la cosa compresa di norma vuole il GA! Il soggetto di wakaru non è la persona che capisce (indicata da wa o ni), ma ciò che è capito. Insomma il verbo wakaru significa in effetti “essere comprensibile”, non “capire”.
    …e poi ci sono tutti i verbi potenziali, ma li farai fra un po’ e lasciamo perdere.

    Poi ovviamente esistono vari altri casi, a seconda dei verbi e delle espressioni.
    Ad esempio dico che “lavoro in un posto” usando DE se uso il verbo hataraku (per “lavorare”), ma uso NI se uso il verbo tsutomeru (anche tsutomeru vuol dire “lavorare”).
    Posso dire che vivo in un posto usando NI, preferibilmente, o DE (se uso il verbo sumu: “sunde imasu” = vivo/abito).
    Insomma, dipende anche da che particella regge il verbo di norma. Per esempio il verbo giapponese per “sposare”, diciamo che non esiste, “kekkon suru” equivale al nostro “sposarSI”. Infatti come “sposarsi” regge la preposizione “con”, così “kekkon suru” regge la particella “to”. Nulla di strano, insomma, diversi verbi reggono diverse preposizioni in italiano e allo stesso modo si comportano i verbi giapponesi.

    Inoltre posso usare espressioni come “…..koto ni suru”, “…koto ni naru”, “…you ni suru”, ecc. ma le vedrai fra un bel po’.

    1. Sei stato gentilissimo , finalmente ho fatto più chiarezza nella mia mente! Ascolto il tuo consiglio e la prossima volta metterò degli spazi quando scriverò l’hiragana xD. Per quanto riguarda agli errori , ci saranno al 100% . Il metodo che usano qui per spiegare le cose è un pò ” strano ” . Ti faccio un esempio: Il giorno prima ci spiegano ” kore , Sore , Are ” ( cosa che già sapevo ) e facevano frasi con ” Kore pen ” Sore pen ” Are pen “. Questa cosa mi ha lasciato un pò stranito . Il giorno dopo ci spiegano ” Kono ” Sono ” Ano ” . Cioè da quello che ho capito prima ci spiegano le frase basilare per farci dare una idea , e dopo la compongono in maniera esatta. Spero che mi sono spiegato bene xD. Detto questo ti ringrazio ancora! Amo questo sito!

  4. Figurati, non ho fatto molto ^__^ E sono contentissimo che il sito ti piaccia.
    Forse volevi fare un riferimento generico ad un tipo di frasi, ma per sicurezza lo specifico.
    Non dico mai “kore pen” (e nemmeno gli altri).
    Al limite dico “kore wa pen desu” = questa è una penna
    “kore/sore/are” sono equivalenti a sostantivi. Se non sono da soli sono sempre seguiti da una particella o da un verbo.
    Al contrario, “kono/sono/ano” sono sempre seguiti da un sostantivo e mai da particelle o verbi (salvo quando uso “kono!” come esclamazione, che equivale a “questo birichino/furbetto/piccolo disgraziato!”, sottintende cioè un sostantivo).
    Quindi una frase con “kono” è:
    “kono pen wa kuroi desu” = questa penna è nera
    o
    “kono pen wa boku no desu” = questa penna è mia

    Magari era già tutto chiaro, ma tanto per sicurezza l’ho detto…

    Alla prossima (^_^)/°”

  5. Ciao Riccardo, su uno dei video che ci sono su you tube riguardo al teremoto del giappone(del dopo terremoto), ce nè uno dove il brano musicale ha nel testo cantato una buona parte delle frasi che finiscono con : masen ka.
    2 earth quake japan: http://www.youtube.com/watch?v=qs1OtxwLEz4
    questo è il link al video dove si trova il brano; puoi dirmi gentilmente che tipo di frasi vengono ripetute per avere sempre questo finale?
    日本では放送できない 報道できない 震災の裏側 2 earth quake japan
    (questa è l’intestazione del video in lingua giapponese.

    1. masen è la desinenza negativa cortese di un verbo qualunque, mentre “ka” è una particella che equivale al nostro punto di domanda (si pronuncia esplicitamente e nel contempo dà intonazione interrogativa alla domanda).
      Ciò che finisce in masen ka di norma equivale a proporre qualcosa (es. sore wo tabemasen ka = Quello non lo mangi?) o suggerire una domanda (es. Non è che ultimamente stai…?).
      Ad esempio dice “namida wo wasurete imasen ka?” cioè “non ti stai dimenticando delle lacrime?” a suggerire che sì, te ne stai dimenticando e ciò non va bene.

      Più avanti passerà a vere domande, meno retoriche, chiedendo con i verbi espressi in “-masu ka” (domande alla forma affermativa) sempre come monito però: kazoku, daijini shite imasu ka. arigatou to itte imasu ka? = stai avendo cura della tua famiglia? Dici/ti ricordi di dire sempre “grazie”
      ecc.

  6. L’altra domanda…………a ricordarsela………..
    eccola, ora ricordo, c’è un video di Angela Aki che viene cantato dentro una scuola(elementare credo), lo avevo trovato e sentito già in precedenza in una versione dove lo cantava sul tetto di un palazzo ed era molto bello, volevo vedere cosa ci fosse di diverso in questa versione.
    Beh, molti dei ragazzini/ragazzine presenti sono scoppiati a piangere, di cosa parla il testo? perchè le parole della canzone hanno scatenato il pianto?
    Accidenti che fastidio non riuscire a cogliere il senso di quello che viene detto in un’altra lingua!
    http://www.youtube.com/watch?v=0oUTEoGm9y0&feature=related
    手紙 ~拝啓 十五の君へ~2

    P.S. ci sono due link in questi messaggi ma sono link che ho prelevato da You tube. Gia altre volte avevo fatto questa operazione senza problemi, pensi possa essere dipeso da questo?

  7. Ho visto 2 minuti e 40 e stavano già lì a piangere come fontane. Il testo di per sè è semplicissimo, quindi non ho dubbi… se non sul perché piangano.
    Il fatto è che non fa piangere affatto questo testo. E’ una canzone sui ragazzi e sull’adolescenza-quanto-è-difficile su “nessuno mi può capire quindi non provo a spiegarmi”, mi pare di finire sconfitto, ma non devo piangere, ecc. e menate del genere da cui i più sono passati e guariti. Comunque di certo non è nulla per cui piangere come fontane, specie se si è solo ragazzi. Mi pare più una canzone scritta da un adulto che ripensa con nostalgia all’adolescenza, che non una canzone che pensa a cosa provano gli adolescenti.
    Quel che mi riesce di pensare è una trovata mediatica, tanto per la cantante, quanto per gli studenti che se piangono vengono inquadrati.
    Volendo pensare meno cinicamente… non so, il grande stress a cui sono sottoposti i ragazzi giapponesi è la causa?
    Oppure nella scuola c’era stato un episodio di bullismo e questo era un modo di farla finire a tarallucci e vino? Non te lo so dire purtroppo… fatto sta che se tu leggessi il testo al massimo tireresti un sospiro pensieroso… mentre il 15enne medio italiano chiuderebbe il video dopo 10 secondi pensando “seee, che due balle, va…”.

    Btw, a me la canzone piace, eh, sia chiaro… adoro Angela Aki da This Love, ma non capisco quei bambini, tutto lì^^
    Ecco this love:

  8. Ok, alzo la mano come si fa a scuola e chiedo un aiutino.

    Ho questo discorso qui (lo scrivo in roomaji perchè in questo pc non ho caratteri o altro e ho difficoltà):

    Lui: Demo.. Obake deru kamo yo ( però… potrebbe apparire un fantasma…)
    Lei: Kowaku nakanai zo (non piango impaurita, per la paura, in poco “non ho paura”)

    Poi lei continua:

    “Sonna Higenjitsuteki na mou shinjite nai shi” (e poi… neppure ci credo in cose come queste(sonna) che non esistono (non reali, higenjitsuteki)….).

    Ora.. volevo sapere innanzitutto se, almeno in qualche modo, sono riuscita a tradurre bene o capire il discorso. Poi quello di cui vorrei aiuto è “higenjitsuteki na”…. o almeno quel “na”

    è un aggettivo in -na? (Se è un aggettivo cosa qualifica?) O.o
    Oppure è enfatico?

    1. Quando puoi aggiungi un video al tuo tentativo di traduzione, così, nel caso, ho modo di controllare…
      P.e. queste dovrebbero essere le vere frasi:
      kowaku nanka nai zo = Non è che ho paura, eh!/Non ho affatto paura! (dipende un po’ dal tono più o meno convinto)
      Se fosse “nakanai zo” allora significherebbe “ho paura e (quindi) non piango, eh!” …che non ha molto senso.
      Al più poteva essere kowakute mo nakanai zo… ma serve quel “mo”.

      Sonna higenjitsuteki na mon shinjite’nai shi
      Non credo mica a qualcosa di così irreale (come i fantasmi)!
      “mon” = “mono”, non “mou”, serve un sostantivo dopo un aggettivo con na.
      Ah… sì, il suffisso -teki crea aggettivi in -na.
      Kagaku = scienza
      Kagakuteki na mono = una cosa scientifica
      Higakuteki na mono = una cosa per nulla scientifica (i.e. unscientific)
      Il suffisso -teki di solito equivale al nostro -ico.
      Es. dramma diventa drammatico, no?
      Lo stesso aggiungendo -teki, come visto con scienza e scientifico.
      Ovviamente qualifica “mono”, che non avevi colto e da qui il tuo dubbio^^

      1. lo stavo guardando senza sottotitoli al pc… però ho trovato il video su youtube così posso linkartelo, è questo qui al minuto 18.28

        http://www.youtube.com/watch?v=Y2yUTJBqllY (qui però ci sono i sottotitoli)

        Per quel mono (mon) non avevo colto mi sa, ecco perchè non riuscivo a capire l’aggettivo, perchè non trovavo la cosa qualificata dall’aggettivo quindi li da solo mi stonava e non capivo. Per questo dubbio tolto quindi, grazie 🙂

        Ad ogni modo se puoi, guarda il video così posso chiarire anche il nanka/nakanai zo…

        ( devo esercitarmi di più nell’ascolto, devo esercitarmi di più nell’ascolto, devo esercitarmi di più nell’ascolto :°( )

  9. Visto… avevo ragione: kowaku nanka nai zo
    Incidentalmente è il semplice negativo di “kowai”, kowakunai.
    Forse non l’hai mai incontrato, ma questo è “spezzabile”. …ti ricordo che il giapponese sfugge un po’ al concetto di parola, chiaramente definita non avendo gli spazi e formando molte forme con aggiunte di desinenze che perlopiù chiamano “ausiliari”, non “desinenze” (se fossero desinenze sarebbero parte della parola, l’ausiliare non lo è).
    Insomma è abbastanza comune trovare ad esempio
    kowaku wa nai
    Che equivale al nostro “Paura non ne ho…” e/o è un semplice rafforzativo a seconda della sfumatura per quel wa.

    “nanka” si sostituisce a “wa” quando voglio dire “qualcosa/uno di simile a”
    Es. “watashi nanka de ii no” = andrà bene una come me (per questa cosa)?
    La sfumatura di seno è questa, ma qui va inserita nell’aggettivo oppure possiamo vederlo come fosse “una cosa come la paura non ce l’ho” oppure, in modo più schifosamente letterale “una cosa come essere spaventata… non lo sono”.
    Ovviamente questo per spiegare il senso di nanka, poi tradurrai tipo “G-Guarda che non ho affatto paura!” (quel “guarda” è una sfumatura dovuta alla particella “zo”).
    Oppure se il discorso fosse stato diverso (lui non cita la paura, quindi non può andare) potevamo tradurre “P-Paura? Guarda che non ne ho!” …appunto, in questo particolare caso non ci va, ma tieni presente questa costruzione perché spesso funziona bene in italiano.

    1. Non ho mai incontrato un caso simile, non conoscevo, lo ammetto. Era una cosa mai incontrata quella del kowakunai “spezzabile”. Kowaku e poi “nai” dopo. E’ possibile davvero trovare casi in cui qualcosa come “wa” (in questo caso sostituito da “nanka” si possa inserire in “mezzo a un aggettivo spezzato”?
      Pensavo che wa o altri rafforzativi andassero a fine frase, non in mezzo (che so.. “tsukareta wa!” o cose così…)

      Incredibile. Però non avendo spazi tra le parole come da noi che mettiamo spazi proprio perchè ogni parola ha la sua “forma” e quella è… a quanto pare è possibile. Grazie per questo, davvero
      non sapevo e sono felice di averlo imparato!

      Per quanto riguarda la traduzione di kowaku nanka nai zo, più o meno avevo intuito il significato o quello che lei voleva dire anche un pò dal modo e dall’espressione ma non avevo compreso che fosse “nanka” e che si sostituiva al “wa”. Però non conoscendo la possibilità del “wa” tra kowaku e nai ovviamente non avevo capito che poteva essere un “nanka” che sostituiva il “wa”.

      Spero di non essermi io stessa “incastrata” nel mio stesso ragionamento, però grazie ancora di avermi chiarito il dubbio 🙂
      Ora è tutto chiaro 🙂

      1. Attenzione però che il “wa” finale per cui fai l’esempio è わ
        Mentre il wa che si frappone tra la radice dell’aggettivo e il nai è tematico: は
        Avrei dovuto specificarlo prima, ma non ci ho pensato e ho scritto in roomaji^^

        Ci sono varie particelle che possono sostituirsi a wa (quello del tema) e dare sfumature più o meno nette.
        Conosci “mo” e ora “nanka”, altre possibili sono “tte”, “nara”, “ttara”, “to wa”, “to ieba”… Tuttavia le ultime sono sostitute del “classico” wa tematico e con il discorso del kowaku-nai non c’entrano^^

        1. Si certo! 🙂 Quello del わ/ は lo ricordo. Già studiato la differenza tra quando si usa un kana rispetto ad un altro. Anche perchè se non ricordo male una volta credo (agli inizi) ho fatto l’errore di scambiarli ma poi (credo in una delle tue lezioni forse?) ho letto per bene la differenza apparte che in diversi libri l’ho letto molte volte perciò lo ricordo ^-^
          Conosco le particelle mo (ora anche nanka) ma anche nara to ieba e tte e le sfumature che danno alla frase, le altre due non le ho ben approfondite, comunque non sapevo che si potessero sostituire a “wa” 🙂

  10. http://imageshack.us/photo/my-images/16/esempiodizionariokanji.jpg/
    Dunque, la domanda è:
    sul dizionario dei kanji ho la pronuncia ON(grassetto maiuscolo) e KUN(grassetto minuscolo), è corretto che ci sia più di una pronuncia dell’uno e dell’altro?
    forse devo tenere presente solo quello ON di cui ci sono gli esempi?
    Di quello KUN ci sono tante varianti ma come negli esempi che tu stesso mi hai fatto, variano a seconda di quello che affianco al kanji principale.
    Nel kanji 17, superiore, ci sono diverse parole in grassetto minuscolo, sono tutte letture KUN? come mi devo regolare per non diventare matto con le varie letture?

    Altra cosa, il simbolo della ripetizione che tu mi hai indicato(sul primo kanji, persona) come lo dovrei leggere-se devo farlo- come per lo tsu piccolo mi indica un raddoppio di ciò che precede? Dagli esempi che ho non mi sembra.
    es. 人 persona (ひと)人々gente(ひとびと); 日 giorno(ひ) 日々ogni giorno(ひび)
    Perdonami ma non mi è chiaro.

    Non mi dire che ho nuovamente sbagliato luogo per la domanda! Ti prego!
    Oramai ho il terrore ogni volta che faccio domande specifiche.

  11. volevo chiederti ma in giapponese quanti modi ci sono per dire no?
    io conoscevo solo iie, ma vedendo alcuni anime, sentivo dire scusami se la pronuncia no è perfetta : chi go chi go. grazie sempre della tua disponibbilita

  12. @ Diego (1):
    Sulle pronunce, sì, certo, leggi il mio articolo sulle pronunce innanzitutto http://studiaregiapponese.wordpress.com/2011/08/30/pronunce-kanji/ e magari quello su wikipedia che parla di kanji (scritto in parte da me).
    Per spiegare il perché possiamo dire banalmente che un kanji importato dalla Cina in epoche diverse (ricordiamo che la lingua cambia e quello che per un secolo si pronunciava shuu, il secolo dopo si pronuncia shou) e da regioni diverse (con dialetti diversi) presentava suoni diversi al suo arrivo in Giappone…
    Oppure due kanji si trovavano ad avere la stessa identica pronuncia anche se in cinese non l’avevano perché i giapponesi hanno una lingua foneticamente povera, quindi non riconoscono molti suoni che per noi sono diversi (per esempio “shi” e “si”) figuriamoci se riconoscono i diversi toni della lingua cinese (che scrive “ma” con 5 diversi kanji, ciascuno dei quali pronunciato in modo lievemente diverso dagli altri).

    Per quel che riguarda le pronunce kun… derivano dalla lingua giapponese di allora.
    I giapponesi presero i kanji cinesi e gli “incollarono addosso” le parole della lingua giapponese orale. Se però due parole esprimevano un concetto simile (come “sopra” e “parte superiore”) allora il kanji finiva per avere più d’una pronuncia kun (per esempio al kanji di “ue”, sopra, hanno attributi anche le parole “kami”, “agaru”, “noboru”…).
    Al contrario du diversi kanji possono avere la stessa pronuncia kun.
    Mettiamo che una stessa parola giapponese servisse ad esprimere due cose diverse… come la parola italiana “attaccare”, che indica sia “attaccare il nemico” che “attaccare un quadro”…. Semplicemente attribuirono quella parola a due kanji diversi, così il kanji spiegava la sfumatura.
    Un po’ come se noi sostituissimo la A di “attaccare” con il kanji di “violenza” in un caso e quello di “essere appeso” nell’altro. …be’, spero renda l’idea.

    Per le pronunce da imparare… ti conviene usare i miei elenchi di kanji per anno scolastico dove le pronunce sono selezionate.
    E non imparare gli esempi… vedo lì scritto “kamihanki” …peccato che la gente dica “ichigakki”. Kamikawa (la parte del fiume (=kawa) che sta più a monte) era un esempio più decente, dato che si incontra.
    Allo stesso modo mi chiedo perché metta mille esempi con uwa, quando bastava uwagi, giacca… che scrive con il kanji sbagliato! Uwagi è 上着, mentre 上衣 esiste, ma è talmente meno comune che l’ime per scrivere in giapponese non lo considera un’opzione (se digiti uwagi, tra i kanji possibili non c’è 上衣!!)

    Lo so che il kanji 17 è terribile, ma è uno dei 3-4 kanji peggiori che ci siano per numero di pronunce! Non scoraggiarti… e cerca tra i kanji del 1° anno per vedere le pronunce importanti.

    Lo tsu piccolo indica la ripetizione del suono consonanti seguente.
    Quel simbolo indica la ripetizione dell’intera pronuncia del kanji precedente.
    Hito dovrebbe diventare hitohito, ma non “suona bene”, così per motivi eufonetici si è preferito hitobito. Allo stesso modo hi diventa hibi e non hihi.
    La sonorizzazione che si ha in questi casi (da H a B) non si limita a questi casi di ripetizioni del kanji.
    P.e. tabi=viaggio, hito=persona… tabi+hito=tabiBito(viaggiatore).
    Non succede sempre quando ripeto un kanji, né quando accosto un certo kanji, come hito, ad un altro… ed una regola (per sapere quando succede questo fenomeno di sonorizzazione) non esiste purtroppo.
    Semplicemente quando impari la parola “viaggiatore”, scopri che si pronuncia tabibito e non tabihito. Non è diverso dall’imparare che regime ha l’accento sulla “i” e non sulla prima “e”.

  13. @ Diego (2a parte):
    Certo che è corretto il luogo… il problema è se fai domande entro un articolo che non c’entra con la domanda, ma se usi la pagina per le domande, dov’è il problema?
    Cmq non sei certo tu che devi preoccuparti…
    C’è gente che mi manda domande per mail, quando invece ho scritto di non farlo… Gente che chiacchiera del più e del meno in articoli specifici, quando gli ho pure segnalato la chat…
    Non avevo mai capito cosa fosse tenere ordinato un forum o un blog prima di doverne gestire uno. Un blog ha successo per gran parte perché le ricerche via google e la consultazione degli utenti sono facilitate dall’avere lo “stesso argomento” (un gran numero di “parole chiave” che possono essere cercate su google) all’interno della stessa pagina. Pur non considerando che “è casa mia e voglio tenerlo ordinato” e ignorando pure una banalità come “my blog, my rules”, resta il fatto che non è che uno fa il fiscale perché si diverte a rompere le scatole.

  14. @ Massimo-kun:
    Molti modi…^^
    Quel che hai sentito era probabilmente “chigau”, a volte è ripetuto: chigau, chigau!
    Letteralmente significa “è diverso” (cioè “le cose stanno diversamente” ovvero “ti sbagli”). Dunque non è proprio “no”.
    E ironicamente, poiché in realtà i giapponesi pensano che rispondere “no” sia maleducato, è spesso usato… dopo sì.
    Più che “hai” a volte troppo “forte”, si usa spesso “ee” per dire sì, quindi potrai sentire cose tipo: “ee, chigaimasu” (come a dire… “sì… (capisco, ma) non è proprio così come dice lei).
    Pazzesco cosa non fanno pur di non dirti un chiaro “no”.

    In contesti più colloquiali ovviamente è diverso.
    “No” si dice “iie” oppure, nel linguaggio maschile colloquiale “iiya” o “iya”.
    Anche questi ripetuti, più o meno “deformati”: ie ie oppure iya iya.
    Esiste anche una parola, scritta con il kanji di “kirai” (detestabile, odioso) ma in questo caso letta “iya” e a volte “deformata” in “ya”. Quando è (in genere) da sola equivale a un “no, non voglio”. Es.: Andiamo a… / Ti va se… / che ne dici se…?
    Risposta: Iya da! (Ya da!)
    Non c’entra con l’altro “iya” perché quello è solo maschile, mentre anche una donna, per esempio, aggredita, griderà “Iyaaaa!”.
    C’è infine anche una specie di muttering (non ricordo la parola italiana) un suono quasi solo nasale: u-un.
    Poi ci sono espressioni positive usate per rifiutare o dire “no grazie” in modo cortese (NON colloquiale), ma sono appunto “positive” (tipo “Bene”)… Sembra strano, ma non sono diverse dal nostro “sto a posto così”, “sto bene così” (espressioni che uso per rifiutare qualcosa che mi viene offerto, no?)
    Ne ho parlato in questo commento:
    http://studiaregiapponese.wordpress.com/2012/05/12/jlpt-livello-n5-grammatica-kuu-mono-ga-nai/comment-page-1/#comment-2691

  15. ciao, questa volta ti scrivo per una traduzione più qualche chiarimento…

    io sono riuscita a creare una traduzione approssimativa guardando molte parole sul dizionario (pur conoscendo i kanji è difficile vedendoli tutti insieme creare le parole composte 🙁 forse serve esperienza e tanta lettura…) ti chiedo se ho capito il senso generale della frase e se vuoi commentare ulteriormente la traduzione… se serve…

    日本語って難しいね。日本語上手な外国人って相当すごい。イタリアの友達は漢字も600語以上覚えたって。。相当やわ~

    il giapponese è difficile non è vero?!
    per uno straniero essere bravo in giapponese è una cosa incredibile/fantastica.
    la mia amica italiana ricorda già più di 600 kanji.

    che cosa sono:
    – って (dopo nihongo, dopo gaikokujin e dopo oboeta)
    – やわ (il “wa” alla fine forse è quello carino per le femmine ma anche lo “ya” precedente non ho capito…) queste cose sono difficili da trovare…
    – 相当 l’ho interpretato come estremamente o considerevole… sbaglio?

    grazie!

  16. 日本語って難しいね。日本語上手な外国人って相当すごい。イタリアの友達は漢字も600語以上覚えたって。。相当やわ~
    La traduzione è corretta, almeno nel senso. Diciamo che la parte “peggiore” è la seconda frase che in effetti è “gli stranieri bravi col giapponese sono proprio incredibili!”
    Il senso era lo stesso, ma il soggetto è gli stranieri.
    tte è equivalente alla particella del tema, は
    In effetti è contrazione di una serie di espressioni che, accomunate dal senso, sono spesso ridotte a questo semplice “tte”.
    In genere ti diranno che significa “to iu”, ma in realtà contrae varie espressioni. Una di queste è “to iu koto wa” …che dovrebbe servire a sostantivare i verbi e renderli tema della frase (non “io leggo”, ma “il leggere”). Nella lingua colloquiale sostituisce spesso la particella wa del tema (per varie ragioni: suona come sospensiva, introduce una pausa spezzando la struttura della frase, spesso si usa (con “sa”) per “cercare conferma” nell’ascoltatore del fatto che segue il tuo discorso… es. di solito trovi cose tipo “Nihongo tte saa… muzukashi yo nee…”).

    Il terzo “tte” invece è contrazione di “to itte ita” (to itte’ta) o, se in forma sospensiva “to itte”… comunque la traduzione è la stessa “Ha detto/Dice che…”

    yawa è “ya” = “da”, il verbo essere, ma in kansai-ben (il dialetto di Osaka e dintorni) seguito da “wa” particella femminile che corrisponde a “yo” (attribuisce una sfumatura di senso che va dal “sai che…” a “guarda che…” a “devi sentire questa…”. In pratica comunica una certa “foga” nel cercare di trasmettere un messaggio, una voglia che quel che è detto venga recepito appieno… spesso lo traduciamo solo aggiungendo un punto esclamativo, ma è riduttivo). Yo è utilizzabile da tutti, ma “wa” e il più forte “wa yo” sono solo femminili (inoltre se traduci “wa yo” con “Guarda che…” non sbagli quasi mai^^).

    Soutou 相当 invece equivale a “totemo” (colloquiale: tottemo).
    L’uso (anche eccessivo) che ne fa, insieme all’uso ripetuto di tte, al dialettale ya, a sugoi e, ovviamente alla forma piana indicano un contesto molto colloquiale.
    In pratica questa parla un po’ come se dicesse:
    Miii… il giapponese fa paura, eh? Cioè, tipo, gli stranieri che lo parlano… ma che roba sono?! Mi diceva un’amica italiana che sa tipo più di 600 kanji!! Da panico, no?!

    Sì, ok, è un dialogo aggiornato allo slang di 10 anni fa, ma sono dell’81, quindi questo è il mio limite^^

  17. @Riccardo
    Grazie, ora è più chiaro, sto cercando tra il materiale che ho(compresi i vari minna no nihongo)per capire cosa è corretto e cosa no, non voglio disturbarti in continuazione per stupidaggini.
    Ora mi concentrerò sui tuoi kanji, quando ricorderò bene il tutto ne riparleremo.
    (ottimo anche il ripasso dell’Hiragana che mi ritrovo a fare).

    1. Non era affatto una stupidaggine! Questa domanda mi ha dato l’occasione di migliorare moltissimo un post importante come quello sulle pronunce che ha praticamente raddoppiato di lunghezza e ora credo sia davvero chiarissimo (o almeno lo spero).
      Fammi sapere quando hai problemi con lo studio, mi piace aiutare chi si applica ^_^

  18. @Riccardo
    grazie del tuo aiuto ora mi è molto più chiaro alcuni discorsi giapponesi.
    Se io ho un file audio in formato MP3 posso mandartelo per Ameil ?
    delle volte ci sono delle parole che io non capisco ma proprio a livello di fonetica,
    poi una volta memorizzata il mio udito riesce in futuro a riconoscerla.
    Purtroppo io non ho un gran orecchio nel sentire le sfumature

    1. Scusa, ma preferisco di no… un tempo non mi fissavo limiti nell’aiutare, ma si sa che quando uno dà il dito… insomma, è finita che la gente mi chiedeva di tradurgli intere canzoni, video, special di anime…
      Ovvio, che magari tu non lo faresti, ma il prossimo potrebbe dire “perché a lui sì e a me no?!” incavolarsi e riempirmi di spam il blog (non invento nulla, è successo su un paio di forum che frequentavo^^).

      All’inizio nessuno ha orecchio, comunque… io ho vecchi fogliettini in cui annotavo parole particolari che sentivo negli anime, nelle canzoni, ecc.
      Be’ sono quasi tutte sbagliate in modo ridicolo^^
      Ci si fa l’abitudine e, man mano che impari parole, poi le riconosci quando le senti.
      Non scoraggiarti e insisti (-_^)

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