Domande e Risposte

Le domande degli utenti a cui ho risposto con un articolo sono ormai molte e non si trovano più tutte qui. Alcune sono nella pagina sui vocaboli, molte tra le domande frequenti. L’intera pagina qui sotto è stata trasferita nella pagina del Corso di Giapponese, quel che trovate qui sotto non è aggiornato.

Per fare la vostra domanda potete commentare nella pagina “Domande”, come sempre.

NB L’INDICE QUI SOTTO  NON È AGGIORNATO! La versione aggiornata è qui.


Domande

  1. Le forme negative -nai desu e -masen… che differenza c’è?
  2. Il passato di un aggettivo + desu è cortese… e il passato di un verbo con desu?
    (Seconda parte del precedente post)
  3. La formazione dei composti: come “nascono” le parole giapponesi?
  4. Le forme no desu (ndesu) e no da (nda)… a cosa servono?
  5. Ripasso su verbi godan, ichidan e verbi che fanno eccezione
  6. Il verbo avere in giapponese
  7. Ripasso sulla forma esortativa/volitiva: -mashou(ka) / -(yo)u (ka)
  8. 日本語学校 Nihongo gakkou – Le scuole di Giapponese in Giappone (1)
  9. 日本語学校 Nihongo gakkou – Le scuole di Giapponese in Giappone (2)

FAQ → Le domande frequenti si trovano nella pagina delle FAQ

Lezioni extra

  1. Anomalie temporali: 時 toki前 mae – 後 ato
  2. La coordinazione degli aggettivi (Miti da sfatare)
  3. Aggettivi giapponesi al passato o al presente?
  4. Le forme imperative – la forma in -te con o senza kudasai
  5. Le forme imperative – il VERO imperativo
  6. Gli strani ている (forma in -te + iru) e gli ancor più strani てある (forma in -te + aru)
  7. Le forme in -to, -tara, -ba, -nara e -no nara… ci sono troppi “se”!
  8. -sou desu, differenza con l’altro sou desu e somiglianze con -you desu
  9. -you desu e -mitai… cosa c’è di diverso?
  10. Gli usi di -rashii: somiglianze con soudesu e confronto con -you desu
  11. Onomatopee giapponesi (articoli di Tenshi): primasecondaterza parte
  12. Le alternative a no (nel senso di の !)

16 pensieri su “Domande e Risposte

  1. In queste lezioni extra ci sono proprio tutti gli argomenti su cui ho più difficoltà, non vedo l’ora di leggerle😄 anche se non commento spesso seguo il tuo blog e lo trovo sempre molto interessante, complimenti =)
    Alessia

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  2. L’uso di tara (=quando) è più limitato… Puoi costruire solo queste due frasi:
    tsuitara renraku suru = una volta arrivato, ti chiamerò
    tsuitara renraku shita = una volta arrivato (lo) chiamai

    NB ovviamente se consideriamo la sfumatura di “se” possiamo aggiungere altro, come “sensou kara modottara, kekkon shiyou / kekkon shite ne”. Ma a questo punto il parallelo con toki si indebolisce perché toki implica solo un “quando” e lo usi se sei sicura che l’azione avverrà (“quando arrivi chiamami” è ok, ma “quando sopravvivi, chiamami” è strana, no?).
    Ignoriamo tutto ciò e guardiamo solo alle due frasi citate sopra e vediamo un confronto con possibili forme simili con toki.

    L’uso di toki ti dà più libertà perché toki può essere preceduto da passato o dal presente/futuro…
    shuppatsu shita toki renraku suru = una volta partito (ti) contatterò
    shuppatsu shita toki renraku shita = una volta partito (ti) ho contattato
    shuppatsu suru toki renraku suru = al momento di partire (ti) contatterò
    shuppatsu suru toki renraku shita = al momento di partire (ti) ho contattato

    NB toki è diverso da toki ni. “toki ni” dà il momento preciso dell’azione che segue. Es. tsuita toki ni xxxx = nel momento in cui sono arrivato è successo xxxx
    NB2 ovviamente posso avere anche -teiru toki, ma indicherà uno stato persistente. Es. tsukarete’ru toki = quando sei/sono stanco…

    A parte ciò bisogna ricordare la “natura ipotetica” di -tara. Di fatti “tara” non implica il momento in cui un’azione si compie, ma considera la possibilità che questa si compia.
    Per questo frasi con “-tara, mou (+passato)” sono più comuni della controparte “-ta toki mou (+passato)”.
    La frase con tara implica che quando la possibilità X si è concretizzata, ormai (=mou)… ecc. Mentre -ta toki ci dice che una volta avvenuta l’azione X ormai… ecc.
    Insomma nel secondo caso le azioni della secondaria e della principale appaiono più “slegate” (e ciò stona in frasi con quel “mou”), il legame tra loro è solo temporale …mentre come ben saprai dietro “tara” c’è anche un “se”, quindi se non arrivo non ti contatto… le due cose sono legate strettamente, mentre con toki dico solo che l’azione Y avverrà nel momento X (con X = compimento dell’azione Z).
    Ad esempio, dopo che sono arrivato era ormai troppo tardi
    …è un po’ strana, no? Questa sarebbe una frase con “toki, mou”.
    La frase vuole tara perché si supponeva che arrivassi (in tempo), ma quando sono arrivato era troppo tardi.
    Prendiamo un caso in cui i due eventi sono slegati per forza.
    Quando l’ho sentito, non ci potevo credere.
    Non si supponeva che lo sentissi, ma quando l’azione “sentire” si è verificata, allora è accaduta l’azione “non potevo crederci”.
    …e guarda caso (basta verificare con google) questa frase è più comune con l’uso di toki che non con tara.

    Visto che di recente l’ho fatto notare a qualcun altro e visto che siamo su questioni di fine lana caprina di un’altra lingua, guarderei un attimo all’italiano… “cortesemente” e “per cortesia” usati con il parlante come soggetto, sono quasi sempre scortesi (dipende anche dal verbo che segue: “chiedere” ad esempio è meglio di “sapere”). E’ l’altra persona che deve fare una cortesia, un favore.
    Potrebbe cortesemente indicarmi la via per… Questa frase è cortese
    Posso cortesemente sapere quando… Questa è “scortese” o perlomeno denota un tono di fredda cortesia, di norma “ostile”, e/o l’idea che qualcosa ci sia -finalmente- dovuto.
    Come piccola riprova si può pensare alla frase “Te lo chiedo per cortesia…” è detto tra due che hanno litigato o stanno per litigare …o è detto in un contesto del tutto amichevole?
    So che paio uno rompiscatole a fare questi discorsi, ma simili frasi a un prof dell’università sono un modo di abbassarsi il voto all’esame, quindi spero che consigli del genere tornino utili a chiunque dovesse leggere.

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    • Con il secondo annunci quel che ti appresti a fare, con il primo anche, ma lo fai in modo indiretto, esprimendo quel che vorresti fare. E’ un modo per non mettere l’ascoltatore di fronte a un dato di fatto (quel che vuoi fare) inteso come un fatto imminente, inevitabile. Pensa di usare le due espressioni da insegnante di una classe:
      korekara tesuto wo hajimemasu = Adesso facciamo un test.
      korekara tesuto wo hajimetai to omoimasu = Adesso vorrei fare un test
      Un po’ come se dicessi, insomma, preparatevi psicologicamente perché oggi c’è un test. Insomma, sei meno brusco a dir così.

      shoukai shitai to omoimasu è una formula che spesso trovi nei discorsi, presentazioni ecc.
      Non usi shoukai shitai to omoimasu quando vuoi presentare una persona a un’altra. Se vuoi dire “vorrei presentarle una persona” dirai qualcos’altro (come yuujin wo shoukai sasete itadakemasen ka = mi permette di presentarle un amico?).
      Se metti il nome di una persona seguito da (1) sarà per dire “Permettetemi di/Vorrei parlarvi di Tizio Caio”, usando una diversa sfumatura di shoukai suru, che non vuol dire solo presentare, ma anche il parlare in dettaglio di qualcosa. Questo perché sarà appunto detto in un discorso, di norma, e non è che in una situazione del genere tiri in mezzo di colpo qualcuno dalla folla dicendo “Vorrei presentarvi Tizio Caio”… (oddio, non che non possa capitare).

      Mah, lasciamo perdere che mi gira la testa a pensare a vari contesti… restiamo alla grammatica.
      Riassumo.
      In un caso (2) usi un futuro che suona come il futuro inglese “I’m going to + verb”. Esprimi la tua intenzione e suona come imminente. Nell’altro caso usi un’espressione che suona come “Vorrei (presentare/parlare diffusamente di)…”.
      Questo perché shitai e shitai desu sono forme molto dirette, troppo assertive per la maggior parte dei contesti… ovviamente si usano, ma nelle opportune situazioni in cui puoi/vuoi liberamente/decisamente affermare la tua volontà. In quanto assertive della tua volontà sono difficili da usare in contesti in cui è richiesta maggior cortesia (come p.e. parlare a un pubblico).
      Shoukai shitai to omoimasu, infine, è una forma che senti spesso nei discorsi (uno in piedi davanti a una platea di qualche natura).

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  3. Ciao, vorrei sapere ideogramma con cui si scrive kintsugi e se conserva lo stesso significato sia in orizzontale che verticale. Non conosco la lingua giapponese ma visto il significato della parola vorrei tatuarla, ma non vorrei commettere errori. grazie

    Paola

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  4. Buongiorno.Ho un dubbio(uno fra i tanti)sui kosoado(se c’è una lezione apposta mi scusi,non l’ho trovata…).Dunque:DONO. Ho letto che ha due costruzioni,come dore,che sono(riporto le traduzioni che c’erano):
    1. dono hon ga anata no desu ka (letteralmente:questo libro è il tuo?)
    2. anata no hon wa,dono desu ka? (letteralmente: per quanto riguarda il tuo libro,è questo?)
    Io credo di aver capito le costruzioni,ma mi spiazzano le traduzioni.Io avrei tradotto
    1.quale libro è il tuo?
    2.riguardo al tuo libro,qual è? (che poi,in questo caso,non avrei dovuto usare dore?)
    Sbaglio?Dica la verità…non ho capito un tubo di “dono” e compagnia bella?
    Grazie mille!!!

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  5. Non sono due costruzioni per il kosoado, sono due costruzioni possibili in generale per esprimere la stessa cosa, che si basano sull’esistenza, in frasi del genere, di un tema e di una nuova informazione… messa così è difficile, ma poi ti farò degli esempi… Purtroppo non è proprio un argomento da risolvere in un commento, ma ci proviamo.

    Ora partiamo dalle tue frasi
    1. dono hon ga anata no desu ka (letteralmente:quale libro è il tuo?)
    2. anata no wa,dono hon desu ka? (letteralmente: per quanto riguarda il tuo, quale libro è?)
    Notare che la seconda è cambiata e nella traduzione abbiamo dono = quale
    Dono fa parte del “set” del kosoado kono, sono, ano, dono …che subito dopo ha sempre bisogno di un sostantivo, non si scappa! Quindi kono hon, sono hon, ano hon, dono hon …vanno tutti bene “dono desu ka” non lo puoi dire!
    Puoi dire però dore desu ka (es. anata no hon wa dore desu ka = per quanto riguarda il tuo libro, qual è?), perché anche dore significa “quale”, ma quando dopo NON hai un sostantivo.

    Torniamo alle due frasi in questione…
    Non abbiamo fatto altro che invertire la posizione di “anata no” e di “dono hon”. Inoltre abbiamo scambiato wa e ga. Perché il punto chiave della domanda, che è sempre quello con il pronome interrogativo, vuole essere indicato con GA (dono hon GA anata no desu ka) …a meno che, ovviamente, non finisca vicino a “desu”, allora il “ga” deve scomparire (anata no wa dono hon (ga) desu ka).

    Vediamo delle frasi più semplici, con relative risposte
    1′) dare ga hannin desu ka = Chi è il colpevole?
    2′) hannin wa dare desu ka = Il colpevole, chi è?
    Notiamo innanzitutto che anche se abbiamo tradotto diversamente… sono la stessa cosa.
    Proviamo a rispondere:
    1′) dare ga hannin desu ka = Chi è il colpevole?
    Takeshi ga hannin desu = E’ Takeshi il colpevole
    Nota come domanda e risposta hanno la stessa struttura: X ga Y desu (ka)
    2′) hannin wa dare desu ka = Il colpevole, chi è?
    hannin wa Takeshi desu = Il colpevole è Takeshi
    Anche qui, stessa struttura per domanda e risposta: Y wa X desu (ka)

    Tutto chiaro? Come vedi non riguarda il kosoado (nelle risposte non hai né kosoado né un pronome interrogativo), molte spesso vale “X ga Y desu” = “Y wa X desu”, tutto qui.

    Nelle tue frasi hai semplicemente X = dono hon, Y = anata no
    Viene fuori una frase inutilmente complessa… che francamente non avrebbero dovuto spiegarti prima di farti vedere le frasi che ti ho mostrato io qui sopra… Cattivo insegnante o cattivo libro, scusa se mi permetto. Purtroppo in fatto di libri non c’è molta scelta… e anche i buoni insegnanti sono rari.

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