6.Il negativo e la forma “piana” del verbo essere

Questa lezione affronterà la forma negativa del verbo essere espresso in modo cortese (ricordate? Stiamo parlando di desu!). A seguire parleremo della forma “piana” (affermativa e negativa), dove per “piana” intendo “non-cortese”, ovvero la forma più colloquiale del discorso, che uso con amici e familiari… e che fa “cambiare” il verbo essere (degli altri verbi ne riparleremo più avanti, ma tranquilli che sarà più facile di così!^.^). Ora veniamo a noi con…

La forma negativa di desu (negativo cortese)

Ricordate la frase vista tempo fa? No? Riscriviamola…

watashi wa gakusei desu.
わたし がくせいです

La traduzione della nostra frase era “io sono una studentessa“. Se non ricordate i vari elementi della frase, correte a rivederli alla lezione 3.Tema e predicato nominale, prima di continuare! ^_-

Ora “complichiamo” la nostra frase: introduciamo il negativo.

watashi wa sensei ja-nai desu.
わたし せんせいじゃないです

io non sono un’ insegnante“… sarà la nostra traduzione. Diciamo però subito che quel “janai” che abbiamo aggiunto a desu, non significa “non”. In genere si studierebbe un’altra forma per il verbo essere al negativo, ma ci obbligherebbe a introdurre altri concetti e non voglio. Vediamo di fare chiarezza per punti per capire cosa abbiamo davanti.

  1. ja-nai è il verbo essere al negativo (“non è”), ma in una forma non-cortese (spesso detta piana). A breve vedremo come e quando usare questa forma.
  2. A seguire però abbiamo desu: qui non significa più “è”, ma come spesso succede serve a rendere cortese una forma che di suo non è cortese.
    Per esempio l’aggettivo “divertente” si dice “tanoshii”, ma se voglio esprimermi in modo cortese, perché non parlo con un familiare o un amico, dico “tanoshii desu”).
    N.B. Qualcuno tra voi potrebbe aver visto un’altra forma cortese al posto di janai desu… Non dannatevi l’anima: ci ritorneremo e spiegherò il perché della mia scelta.
  3. ja-nai è contrazione di de wa nai, in kana ではない …come vedete c’è inserita in mezzo la particella del tema: la si considera parte della forma verbale, ma la sua origine è proprio questa, perciò si scrive は , ma pronuncia wa (come il tema).

La forma piana (o non-cortese)

Veniamo al contesto “non cortese” (situazioni in cui siete con familiari, amici…).

  1. Il verbo essere cambia: da です “desu”, passa a だ “da”.
  2. I pronomi possono restare gli stessi o cambiare, ma non sono legati direttamente alla forma del verbo:
    • i ragazzi hanno una possibilità in più, l’uso di 俺(おれ) “ore”, più “brusco” di “boku” (che vi ricordo è 僕 , in kana: ぼく), ma normale in questi contesti. Il discorso a seguire non è necessario, diciamo che è per i più curiosi (e spiega la frase in corsivo qui sopra).
      Anche boku + da va bene, l’uso di boku + da/desu è però, spesso, particolare e diverso in base all’età (ho dedicato alla “mitologia di boku“, un articolo a parte).
      Vi accorgerete poi che gli uomini, specie in contesti lavorativi (specie quando hanno un ruolo di peso) usano anche watashi + da (es. un manager che parla ai suoi sottoposti) oltre al classico watashi + desu. Talvolta usano perfino “ore” insieme a desu (specie i kouhai che pur essendo buoni amici di un proprio senpai vogliono dimostrare rispetto), che è probabilmente il modo di fare più inusuale.
    • Le ragazze volendo possono usare “atashi” invece di “watashi” (considerato più “carino”… ma attenzione a non far figure da gatta morta :-P)… Questo però non significa che “atashi” non sia mai abbinato alla forma cortese. Incidentalmente è anche il pronome preferito dai gay duri e puri, che non si curano delle apparenze (perché usare questo pronome, per un uomo/ragazzo, è come dichiarare la propria omosessualità).

Le ragazze, inoltre, tendono a evitare l’uso di “da”: in contesti colloquiali/non-cortesi preferiscono sottintendere il “da”, preferendo non usare niente o concludere la frase con qualche particella che rende il tono della frase… ma sono finezze che vedremo molto più in là^^ Per ora accontentiamoci di uno schemino riassuntivo.

Affermativa Negativa
Cortese 私/僕は~です 私/僕は~じゃないです
Piana 私/俺は~だ 私/俺は~じゃない

Tenete ben presente che è bene impariate a riconoscere “ad occhio” i kanji dei pronomi, ma non siete obbligati ad usarli (anzi, in linea di principio non andrebbero usati, ma in genere lo fanno tutti -.-”).

Per oggi mi fermo qui… Mata nee! (Alla prossima!)

8 pensieri su “6.Il negativo e la forma “piana” del verbo essere

    • La forma in janai (contrazione di dewa nai, ではない) è la forma piana, come riporto nel titolo, ovvero la forma “non cortese” (che non significa automaticamente “Scortese”).
      Dewaarimasen è la forma cortese “ufficiale”.
      È normalmente contratta ed è raro incontrarla non contratta. Al contrario invece dewa nai si trova nei saggi, nei report e in letteratura, dove di norma è preferita la forma piana… perlopiù dove si parla con autorità o competenza d’una certa materia o tema si preferisce la forma piana e lo stesso vale per la narrazione dei romanzi e gli articoli di giornali (dove si cerca un punto neutrale, un tono oggettivo, più che la cortesia).

      Jaarimasen invece si trova, ma è molto “assertiva”. Se quanto si dice esprime il proprio pensiero, questa forma fa sì che lo si percepisca come “espresso con troppa decisione, con troppa nettezza”, senza lasciar spazio a dubbi o pareri opposti.
      Questo può essere desiderabile in certi contesti e quindi ovviamente la si trova, ma si trovano più spesso altre forme che rendano maggiormente un’idea di sospensione e che comunichino incertezza (anche dove non ci sia).
      Ad esempio non trovo xxxx wa yyyy dewaarimasen, ma piuttosto l’espressione xxxx wa yyyy dewa nai no desu ga… (non è che xxxx non è yyyy ma…).
      Un altro buon esempio è il fatto che si incontri spesso, in luogo di xxxx wa yyyy dewaarimasen, l’espressione xxxx wa yyyy dewa nai ka to omoimasu (qualcosa tipo “mi chiedo se non sia che xxxx non è yyyy”).
      E potremmo fare mille altre esempi.

      Spesso si trova anche la forma cortese alternativa “janai desu” invece di jaarimasen.
      E’ impropria ma decisamente usata.
      Per questa ti rimando a questo post:
      https://studiaregiapponese.wordpress.com/2012/09/11/domande-1/

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  1. Ok, sei riuscito a incasinarmi ben bene le idee 🙂
    Che casino!!!!
    Ho letto anche l’altro post, https://studiaregiapponese.com/2012/06/11/miti-uso-di-boku/, e ci capisco ancora meno 😐
    Colpa mia certamente, le spiegazioni sotto molto dettagliate.
    Volendo semplificare molto, ad uso di uno straniero che in giapponese aspira solo a farsi capire senza offendere nessuno, si può dire che:
    – gli uomini (intendo gli adulti) usano “boku desu” come il nostro Lei, e “boku da” come il Tu. Se l’interlocutore è davvero importante, meglio comunque “watashi desu”.
    – le donne usano sempre “watashi desu”.
    …e così non sbagliamo mai, o perlomeno sbagliamo quel poco che a uno straniero è concesso.
    Dico bene o sto dicendo fesserie?
    Grazie comunque per tutti i tuoi sforzi per far capire i misteri del giapponese.
    C

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    • Qualunque tipico pronome di persona (watashi, boku, ore) può essere trovato con desu o da, a seconda dei casi. Inoltre le donne usano comunque watashi da tra amiche (o desu, a loro discrezione). Alla fine tutto dipende dalla relazione che si ha (o si vuole) con l’altra persona, non c’è una regola sempre applicata; ascoltando tanto giapponese ti rendi conto di certe tendenze, tutto qui.

      La notizia positiva è che
      – si possono fare interi discorsi senza dire io o tu
      – non serve dannarsi l’anima perché ci si abitua: all’inizio non riuscivo a passare a due registri (a volte watashi, a volte ore), per questo preferivo boku che mi evitava scortesie quando mi fossi confuso un attimo… ora mi sono abituato 🙂

      La semplificazione che dici può andare comunque, io trovo sia semplice e quindi utile, ma non è il comportamento più diffuso. Inoltre bisogna chiarirsi sul parallelo con il nostro Tu/Lei, poiché in tantissimi usano il tu troppo spesso in Italia (spero poi ti sia chiaro che boku = io, non tu: stiamo parlando del livello di cortesia nell’esprimersi, non di una traduzione).

      Per uno straniero che va in Giappone, uomo o donna, serve sempre e solo watashi desu, perché non c’è adulto con cui inizierai a parlare usando un linguaggio meno formale (come invece capita a noi). Certo, se ti rivolgessi a un bambino il discorso cambierebbe, ma non è il caso di rivolgere la parola ai bambini se non si vuol rischiare l’arresto.

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  2. Ciao, stavo ripassando ciò che ho precedentemente studiato (qui) per rinfrescare e affermare i concetti appresi, ma mi è sorta una curiosità: quando a fine post, scrivi “Tenete ben presente che è bene impariate a riconoscere “ad occhio” i kanji dei pronomi, ma non siete obbligati ad usarli (anzi, in linea di principio non andrebbero usati, ma in genere lo fanno tutti -.-”).”; credo che non sia necessario saperlo, ma perché non andrebbero usati?

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    • Perché il giapponese cerca di evitare i pronomi in quanto rivolgersi in modo così diretto a una persona non è esattamente cortese
      Ad esempio anche parlando direttamente con una persona non si dirà E tu cosa fai? o espressioni del genere, usando il pronome tu o il lei (E lei cosa fa?) …si preferirà utilizzare direttamente il nome o il cognome della persona in questione come se parlassi di lui in terza persona (Marco dove va? …anche se lo sto chiedendo direttamente a Marco)
      O ancora non dico per esempio “ti accompagno” utilizzando questo “ti” che è sostanzialmente come dire “tu”. …utilizzerò invece una forma verbale particolare che rende l’idea che faccio un favore a quella persona, senza utilizzare un’espressione che coinvolge il pronome (“tu”, “ti”, “per te” ecc)
      Questa ovviamente è una regola abbastanza generale e poi le persone si esprimono tutte un po’ come gli pare meglio, ma se il contesto è un minimo cortese le persone non ripetono io io io tu tu tu lui lui lui eccetera

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