N5 in sintesi – Gli usi della te-kei (1): la posizione nella frase

Gli usi della ~て形 (o テ形) te-kei o “forma in -te”

La forma in -te ha numerosi usi. Cominciamo a vedere qual è la posizione del verbo/aggettivo posto alla forma in -te all’interno dell’intero periodo.

Innanzitutto un piccolo ripasso di italiano, poi, quando ci saremo chiariti sui termini, vedremo di iniziare con l’argomento “forma in -te”, individuando due casi e vari sotto-casi da affrontare.

Un periodo può essere composto da più proposizioni ( = più frasi) e comprende perlomeno una frase principale, quella frase senza la quale tutte le altre frasi (coordinate e subordinate) non hanno senso, sempre che siano presenti ovviamente. Si prenda ad esempio questo periodo:Mi sono arrampicato sull’albero (principale) e ho rimesso a posto il nido (coordinata) che hai visto a terra stamattina (subordinata).

La principale è la frase che può essere “stare su da sola”, cioè se anche tolgo tutto il resto ha comunque senso.
Le coordinate si legano alla principale con una virgola, un punto e virgola e a volte il due punti; oppure le si può legare alla principale con una congiunzione come “e”, “o”, “ma”, ecc. La sostanza però è la stessa: tolto ciò che lega una coordinata alla principale la frase avrebbe senso pur se presa da sola. Se dico “io vado, ma torno subito”, la principale è “io vado”, la coordinata è “ma torno subito”, però se togliessi “ma” quel che resta avrebbe senso anche da solo (posso dire infatti solo “torno subito”, no?
Le subordinate sono di moltissimi tipi e ci appaiono molto diverse tra loro. Ad esempio sopra abbiamo visto una subordinata relativa:
…che hai visto a terra stamattina.
Ci è subito evidente che con o senza il “che” iniziale questa frase da sola non ha senso ed è proprio questa una caratteristica comune alle subordinate. Per i nostri scopi ci accontentiamo di questa definizione, anche se imperfetta a dire il vero. Tenete però presente come le subordinate siano sempre logicamente legate a qualcosa nella frase a cui si riferiscono. Ad esempio la relativa appena vista con il suo “che” si riferisce a “nido” nella frase prima. Nel caso di una causale, come “perché era caduto”, la frase esprime la causa di qualcosa che era detto nella frase prima, e così via…

Se questo piccolo ripasso vi è stato sufficiente, procediamo (tutt’al più potete sempre chiedere nei commenti, no? ^__^).


Quelli che trovate sotto sono i casi che ci interessano a proposito di questo importante argomento dell’N5, l’ultimo così ampio.

I casi che considereremo (nell’arco di vari post, forse 5-6) sono qui di seguito. Ecco come saranno suddivisi.

Una prima suddivisione è data dalla posizione del verbo alla te-kei: (A) nella principale o comunque a fine periodo e (B) in una coordinata o subordinata.
I vari “sotto-casi” sono una distinzione necessaria dovuta a “ciò che segue” la nostra forma in -te.

Per ciascun caso vi propongo alcuni esempi; non basteranno di certo, diciamo che serviranno poi da tabella riassuntiva.
Non preoccupatevi se non capite nulla per ora! Date solo una letta, poi tratteremo i vari punti nel dettaglio, come vi dicevo.

A) Il verbo della frase principale può essere posto alla forma in -te e concludere il periodo da solo (1a) o essere seguito da qualche particella (1b) o ausiliare (1c e 2).
Abbiamo tre sotto-casi:
  1. il verbo alla forma in -te corrisponde a un imperativo. Esempi:
    a) kocchi ni kite = vieni da questa parte / (lib.) avvicinati
    b) mata kite ne = torna di nuovo, ok? / (lib.) torna a trovarmi
    c) sugu ni kite kudasai = vieni subito per favore
  2. il verbo alla forma in -te è seguito da un ausiliare (il caso precedente sarebbe incluso in questo, ma spiegherò meglio più avanti) che ci dice tempo e modo della principale.
    Gli ausiliari di cui ci occuperemo sono solo due, ma sono i più importanti, iru e aru. Esempi:
    a) inu ga kocchi ni hashitte imasu = un cane mi sta correndo incontro;
    densha wa hashitte imasu = il treno corre/è in funzione
    b) boku wa kekkon shite imasu = io sono sposato (è la mia condizione);
    basu wa kite imasu = il bus è arrivato (ed è ancora qui)
    c) doa ga aite imasu = la porta è aperta (tuttora);
    doa ga akete arimasu ≈ la porta è stata aperta (da chi?) e lo è ancora.
    In frasi come queste due il soggetto è sempre inanimato.
    doa wo akete arimasu ≈ la porta è stata aperta (in genere da me/dal parlante) e l’ho lasciata così (o il parlante l’ha lasciata così).
    Casi particolari e argomenti avanzati saranno trattati a parte.
  3. il verbo alla forma in -te conclude la frase dando un tono “sospensivo”, meno deciso. Si tratta di un argomento avanzato cui accenniamo solo (ne riparlerò nella rubrica dei miti da sfatare) ricollegabile al caso B1 che trovate sotto. Es.:
    Sore wa mou, hoshikute hoshikute (sottinteso: shikata nakatta)
    E a quel punto lo volevo, lo volevo… (così tanto che non sapevo che fare)
B) La forma in -te può però essere usata per un verbo che nella frase giapponese precede il verbo della principale e allora avrò altri tre casi:
  1. il verbo alla forma in -te è il verbo di una coordinata (ho un nesso logico e temporale tra le due frasi, coordinata e principale: l’azione del verbo alla te-kei avviene prima del verbo alla principale);
  2. il verbo alla forma in -te è il verbo di una subordinata (causale o modale);
  3. il verbo alla forma in -te è seguito da una particella e crea una subordinata e/o una qualche costruzione particolare che vedremo a parte. Ad esempio ci sono la forma -te kara = dopo che…, ma anche le espressioni di divieto (-te wa ikenai), d’obbligo(-nakute wa ikenai) e di permesso/concessione(-te mo ii desu ka/-te mo ii desu).

Punto in comune sta nel fatto che stavolta non è “a occhio” che deduciamo il modo e il tempo a cui porre (in italiano) il  verbo alla forma in -te: modo e tempo ci vengono dettati obbligatoriamente dal verbo della frase principale.
In breve ciò serve a ricordarvi che la forma in -te non ha ad esempio una forma passata e se il verbo della principale è al passato è solo questo fatto che ci dice il tempo con cui tradurre il verbo alla te-kei.

Come vedete questo secondo punto (B) non è particolarmente esteso, perché non ha senso trattarlo adesso in quanto richiederebbe troppi esempi e dettagli.

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