Dopo l’hiragana, prima del katakana

UPDATED – Ora che abbiamo affrontato l’hiragana, prima di passare al katakana vorrei rivedessimo alcuni concetti importanti, in modo da non doverli inseguire… ehm… riproporre quando faremo gli esercizi sul katakana.
Intanto vi faccio presente il post pubblicato da poco su hiragana e ordine dei tratti che, a prescindere dall’ordine dei tratti, è una tabella e un utile esercizio. Poi vi invito a scaricare questi pdf, quelli che preferite, per esercitarvi a scrivere…
– l’hiragana: happyfu-fu.com, guidetojapanese.com
– il katakana: happyfu-fu.com, guidetojapanese.com
…perché, già che ci siamo, ci portiamo avanti^^ Quest’altro li presenta entrambi.
A fine post, invece, c’è l’anticipazione di un argomento nuovo, ma abbastanza facile …e poi comunque lo rivedremo presto, tranquilli -_^ Ora però, partiamo col ripasso!!

Innanzitutto la pronuncia dei suoni giapponesi e lo tsu-piccolo (cioè “come fare le doppie”), quindi gli allungamenti. Con il katakana la questione allungamenti è molto più semplice di quanto non fosse con l’hiragana! Niente “o” che raddoppiano usando la “u”, né “e” che raddoppiano usando la “i”! Scrivendo in giapponese (in katakana) metto una lineetta per indicare che la vocale del kana precedente viene “allungata” (cioè dura il doppio). Per esempio in katakana scrivo ケーキ (che in roomaji sarà “keeki”, dall’inglese “cake”, torta). Scrivendo in roomaji una parola che in giapponese scriverei usando il katakana (p.e. una parola straniera, come la nostra “cake”… ehm… torta), non mi faccio grossi problemi. Come avete visto un secondo fa per “keeki”, semplicemente raddoppio la vocale, qualunque vocale. Ok, ma come faccio in pratica? Molto semplicemente ne scrivo due! Esempi: gitaa (guitar), hiitaa (heater), kuuraa (cooler), keeki (cake), koohii (coffee).

Per la verità trascrivendo il katakana in roomaji secondo il metodo Hepburn, ho l’alternativa “lettere con sopra il trattino”, come l’avevo per l’hiragana. Ci sono delle differenze, però, tra trascrizione dall’hiragana e dal katakana. Nel caso dell’hiragana potevo trascriverlo in roomaji usando caratteri come ā, ū, ō ed usare anche la ē, ma solo per parole come ねえ o ねえさん , altrimenti scrivevo “ei”. Inoltre la i lunga era indicata ii. Col katakana posso usare tranquillamente ā, ī, ū, ē, ō (se la parola che trascrivo è d’origine straniera). È così, ufficialmente, che si indicano nel roomaji gli allungamenti di hiragana e katakana, ma poco importa perché io non userò mai queste “vocali con trattino” (e non consiglio a voi di farlo).

Oltre a ciò, tornando all’argomento principale, dovete ovviamente aver ben chiaro cosa sono il nigori e il maru e quindi come sonorizzare un kana e quali kana sono sonorizzabili e quali no… ricordatevi che K → G, che S → Z, che T → D e che H → P → B (dove la P si ottiene con il maru, la B col nigori). Se tutto ciò non vi è chiaro, riguardate le lezioni-esercizi che vi ho appena linkato.

Ultima cosa che è bene ripassare sono i “suoni contratti” (o complessi), gli youon, quelli ottenuti scrivendo i kana di ya, yu, yo in piccolo dopo un kana che “termina” col suono “i”. Ad esempio きゃ ぎゃ きゅ みょ りょ Attenzione a non farvi ingannare dalle dimensioni del kana, a volte sembrano grandi ma non lo sono, cercate di far caso alla leggera differenza d’altezza: りょ りよ Ricordate poi che i suoni contratti possono essere allungati, nell’hiragana come nel katakana, ma ciò avverrà in modo diverso: scrivo しょう in hiragana e ショー in katakana, la pronuncia sarà la stessa, ma in roomaji trascrivo “shou”, nel primo caso, e “shoo” nel secondo caso.

Infine, e questa è una novità valida (quasi) solo per il katakana, tenete presente che esistono dei suoni solo stranieri (finalmente) riconosciuti dal giapponese… suoni che quindi hanno trovato una loro rappresentazione. Ovviamente, trattandosi di suoni stranieri queste rappresentazioni esistono solo in katakana… “esisterebbero” solo in katakana, in realtà, per rendere certe onomatopee o per scelta stilistica si trovano di fatto utilizzati anche in hiragana (li incontrerete principalmente nei manga). Di seguito trovate una tabella che elenca questi suoni solo stranieri e vi mostra come sono resi con il katakana… ovviamente per ora non vi dirà nulla, ma dovrete tornare a vederla man mano che studierete nuove -gyou (righe) del katakana (per ingrandirla cliccateci o apritela in una nuova scheda).

Come vedete la maggior parte usa delle piccole vocali scritte a destra di un kana che, invece, è scritto in grande. Il suono di questo kana in genere termina in “u” o al più “i”, mi ci sono alcune eccezioni. Le vedete al centro dell’immagine, sono quelle il cui kana scritto in grande, è テ o ト (te o to) o la loro rispettiva “versione nigorizzata” (de e do).
Per scrivere con l’IME queste piccole vocali dovete far precedere la vocale da una L. Quindi se con l’IME digitate “deli” ottenete ディ , che va letto “di”.
Cercherò di creare un elenco di parole appositamente per studiare questi particolari suoni, perché ormai sono ampiamente utilizzati, (anche se alcuni lo sono molto più di altri).

Chi volesse approfondire questi ultimi due argomenti può leggere questo post su Jappop.
Se volete passare direttamente allo studio del katakana potete andare all’indice delle lezioni e del materiale disponibile sul katakana, oppure saltare direttamente alla prima lezione, sulla A-gyou.

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Informazioni su 風当たり

Laureato in Scienza dei Materiali si è presto accorto che lo studio delle lingue era la sua vera vocazione. A guidarlo, la passione per il Giappone e un vero e proprio amore per per la Cina (in più d'un senso). Insegnante di giapponese, traduttore, studioso instancabile di lingua e cultura Giapponese, viaggiatore per passione, coltiva anche sogni da fotografo e scrittore. E poi?! - direte voi. Be', ovvio: "Fisico, filosofo eccellente, musico, spadaccino, rimatore, del ciel viaggiatore, amante, non per sé, molto eloquente" ...nonché appassionato di Rostand e del suo Cyrano.

15 thoughts on “Dopo l’hiragana, prima del katakana

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  12. Inutile dire che hai assolutamente ragione. Per birthday esiste più d’una scrittura possibile e pur essendo quello il disegno ho fatto un discorso pensando ad un’altra scrittura.
    Ti riporto un’immagine dimostrativa che poi linko anche nel post:
    birthday no kakikata

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