Risposte e lezioni extra

Creo qui un elenco di domande poste dagli utenti, la cui risposta mi è sembrata di interesse generale… Così ogni volta che salteranno fuori degli argomenti più importanti scriverò un articolo invece di rispondere e lo linkerò in questo indice.
Per fare la vostra domanda potete commentare nella pagina “Domande”, come sempre.

A questi articoli stile “domanda e risposta” aggiungerò anche delle “lezioni extra, delle brevi lezioncine al di fuori del corso di giapponese (almeno per adesso). Queste “lezioni extra” saranno argomenti (più o meno) avanzati che, per un motivo o per l’altro, penso valga la pena affrontare… anche perché così gli studenti che sono già più avanti con gli studi non corrono il rischio di annoiarsi! (;; ^__^)

Domande

  1. Le forme negative -nai desu e -masen… che differenza c’è?
  2. Il passato di un aggettivo + desu è cortese… e il passato di un verbo con desu?
    (Seconda parte del precedente post)
  3. Le traduzioni possibili per “yahari”, “yappari”, “yappa”, “yappashi”
  4. Le forme no desu (ndesu) e no da (nda)… a cosa servono?
  5. Differenza tra i verbi “in coppia”: 開く aku e 開ける akeru, 開く hiraku e 開ける hirakeru
  6. Ripasso su verbi godan, ichidan e verbi che fanno eccezione
  7. Il verbo avere in giapponese
  8. Vocaboli – Wakaru
  9. Ripasso sulla forma esortativa/volitiva: -mashou(ka) / -(yo)u (ka)
  10. Vocaboli – Chiuso, Aperto …and everything in between!
  11. Parole con o senza kanji – Quando usare i kanji e quando no?
  12. Parole con o senza kana – Quando l’hiragana dovrebbe esserci e non c’è
  13. La differenza tra tema e soggetto
  14. 日本語学校 Nihongo gakkou – Le scuole di Giapponese in Giappone (1)
  15. 日本語学校 Nihongo gakkou – Le scuole di Giapponese in Giappone (2)

FAQ

Lezioni extra

  1. Ringraziare (ma non solo): L’uso di doumo
  2. Ringraziare: arigatou gozaimasu (e gozaimashita… e sumimasen!)
  3. Le forme in -to, -tara, -ba, -nara e -no nara… ci sono troppi “se”!
  4. -sou desu, differenza con l’altro sou desu e somiglianze con -you desu
  5. -you desu e -mitai… cosa c’è di diverso?
  6. Gli usi di -rashii: somiglianze con soudesu e confronto con -you desu
  7. Anomalie temporali: 前 mae, 後 ato e 時 toki
  8. Gli strani ている (forma in -te + iru) e gli ancor più strani てある (forma in -te + aru)
  9. Onomatopee giapponesi (articoli di Tenshi): primasecondaterza parte
  10. Le alternative a no (nel senso di の !)
  11. Nuovi vocaboli – Kabe-don
  12. Il tempo: anni-mesi-giorni, ore-minuti-secondi, chiedere e dire l’ora

10 thoughts on “Risposte e lezioni extra

  1. Pingback: Nuova pagina (sotto Domande) | Studiare (da) Giapponese

  2. In queste lezioni extra ci sono proprio tutti gli argomenti su cui ho più difficoltà, non vedo l’ora di leggerle XD anche se non commento spesso seguo il tuo blog e lo trovo sempre molto interessante, complimenti =)
    Alessia

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  3. L’uso di tara (=quando) è più limitato… Puoi costruire solo queste due frasi:
    tsuitara renraku suru = una volta arrivato, ti chiamerò
    tsuitara renraku shita = una volta arrivato (lo) chiamai

    NB ovviamente se consideriamo la sfumatura di “se” possiamo aggiungere altro, come “sensou kara modottara, kekkon shiyou / kekkon shite ne”. Ma a questo punto il parallelo con toki si indebolisce perché toki implica solo un “quando” e lo usi se sei sicura che l’azione avverrà (“quando arrivi chiamami” è ok, ma “quando sopravvivi, chiamami” è strana, no?).
    Ignoriamo tutto ciò e guardiamo solo alle due frasi citate sopra e vediamo un confronto con possibili forme simili con toki.

    L’uso di toki ti dà più libertà perché toki può essere preceduto da passato o dal presente/futuro…
    shuppatsu shita toki renraku suru = una volta partito (ti) contatterò
    shuppatsu shita toki renraku shita = una volta partito (ti) ho contattato
    shuppatsu suru toki renraku suru = al momento di partire (ti) contatterò
    shuppatsu suru toki renraku shita = al momento di partire (ti) ho contattato

    NB toki è diverso da toki ni. “toki ni” dà il momento preciso dell’azione che segue. Es. tsuita toki ni xxxx = nel momento in cui sono arrivato è successo xxxx
    NB2 ovviamente posso avere anche -teiru toki, ma indicherà uno stato persistente. Es. tsukarete’ru toki = quando sei/sono stanco…

    A parte ciò bisogna ricordare la “natura ipotetica” di -tara. Di fatti “tara” non implica il momento in cui un’azione si compie, ma considera la possibilità che questa si compia.
    Per questo frasi con “-tara, mou (+passato)” sono più comuni della controparte “-ta toki mou (+passato)”.
    La frase con tara implica che quando la possibilità X si è concretizzata, ormai (=mou)… ecc. Mentre -ta toki ci dice che una volta avvenuta l’azione X ormai… ecc.
    Insomma nel secondo caso le azioni della secondaria e della principale appaiono più “slegate” (e ciò stona in frasi con quel “mou”), il legame tra loro è solo temporale …mentre come ben saprai dietro “tara” c’è anche un “se”, quindi se non arrivo non ti contatto… le due cose sono legate strettamente, mentre con toki dico solo che l’azione Y avverrà nel momento X (con X = compimento dell’azione Z).
    Ad esempio, dopo che sono arrivato era ormai troppo tardi
    …è un po’ strana, no? Questa sarebbe una frase con “toki, mou”.
    La frase vuole tara perché si supponeva che arrivassi (in tempo), ma quando sono arrivato era troppo tardi.
    Prendiamo un caso in cui i due eventi sono slegati per forza.
    Quando l’ho sentito, non ci potevo credere.
    Non si supponeva che lo sentissi, ma quando l’azione “sentire” si è verificata, allora è accaduta l’azione “non potevo crederci”.
    …e guarda caso (basta verificare con google) questa frase è più comune con l’uso di toki che non con tara.

    Visto che di recente l’ho fatto notare a qualcun altro e visto che siamo su questioni di fine lana caprina di un’altra lingua, guarderei un attimo all’italiano… “cortesemente” e “per cortesia” usati con il parlante come soggetto, sono quasi sempre scortesi (dipende anche dal verbo che segue: “chiedere” ad esempio è meglio di “sapere”). E’ l’altra persona che deve fare una cortesia, un favore.
    Potrebbe cortesemente indicarmi la via per… Questa frase è cortese
    Posso cortesemente sapere quando… Questa è “scortese” o perlomeno denota un tono di fredda cortesia, di norma “ostile”, e/o l’idea che qualcosa ci sia -finalmente- dovuto.
    Come piccola riprova si può pensare alla frase “Te lo chiedo per cortesia…” è detto tra due che hanno litigato o stanno per litigare …o è detto in un contesto del tutto amichevole?
    So che paio uno rompiscatole a fare questi discorsi, ma simili frasi a un prof dell’università sono un modo di abbassarsi il voto all’esame, quindi spero che consigli del genere tornino utili a chiunque dovesse leggere.

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  4. Pingback: Domande – La forma in -mashou (ka) | Studiare (da) Giapponese

    • Con il secondo annunci quel che ti appresti a fare, con il primo anche, ma lo fai in modo indiretto, esprimendo quel che vorresti fare. E’ un modo per non mettere l’ascoltatore di fronte a un dato di fatto (quel che vuoi fare) inteso come un fatto imminente, inevitabile. Pensa di usare le due espressioni da insegnante di una classe:
      korekara tesuto wo hajimemasu = Adesso facciamo un test.
      korekara tesuto wo hajimetai to omoimasu = Adesso vorrei fare un test
      Un po’ come se dicessi, insomma, preparatevi psicologicamente perché oggi c’è un test. Insomma, sei meno brusco a dir così.

      shoukai shitai to omoimasu è una formula che spesso trovi nei discorsi, presentazioni ecc.
      Non usi shoukai shitai to omoimasu quando vuoi presentare una persona a un’altra. Se vuoi dire “vorrei presentarle una persona” dirai qualcos’altro (come yuujin wo shoukai sasete itadakemasen ka = mi permette di presentarle un amico?).
      Se metti il nome di una persona seguito da (1) sarà per dire “Permettetemi di/Vorrei parlarvi di Tizio Caio”, usando una diversa sfumatura di shoukai suru, che non vuol dire solo presentare, ma anche il parlare in dettaglio di qualcosa. Questo perché sarà appunto detto in un discorso, di norma, e non è che in una situazione del genere tiri in mezzo di colpo qualcuno dalla folla dicendo “Vorrei presentarvi Tizio Caio”… (oddio, non che non possa capitare).

      Mah, lasciamo perdere che mi gira la testa a pensare a vari contesti… restiamo alla grammatica.
      Riassumo.
      In un caso (2) usi un futuro che suona come il futuro inglese “I’m going to + verb”. Esprimi la tua intenzione e suona come imminente. Nell’altro caso usi un’espressione che suona come “Vorrei (presentare/parlare diffusamente di)…”.
      Questo perché shitai e shitai desu sono forme molto dirette, troppo assertive per la maggior parte dei contesti… ovviamente si usano, ma nelle opportune situazioni in cui puoi/vuoi liberamente/decisamente affermare la tua volontà. In quanto assertive della tua volontà sono difficili da usare in contesti in cui è richiesta maggior cortesia (come p.e. parlare a un pubblico).
      Shoukai shitai to omoimasu, infine, è una forma che senti spesso nei discorsi (uno in piedi davanti a una platea di qualche natura).

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