Libri (in italiano) per lo studio del giapponese (4)

È passato del tempo dall’ultimo post per cui iniziamo con un riepilogo dei nostri articoli sui libri di giapponese in italiano!

0. Un’introduzione alla lingua e l’aiuto necessario per imparare hiragana e katakana
.1. Corso (il libro di testo, generalmente in 2 o 3 volumi)
2. Grammatica di giapponese
3. Dizionari di vocaboli (Vocabolari giapponesi-italiano e italiano-giapponese)
4. Dizionario di kanji
5. Eserciziari (per ora solo quelli de Il giapponese a fumetti, vd. punto 1)
6. Materiale utile per scrivere in giapponese

4. Dizionari di kanji (o meglio 字典 jiten)

Ok, veniamo ora ad occuparci delle recensioni dei dizionari di kanji in italiano. Innanzitutto scommetto che molti di voi saranno curiosi di sapere cos’è un “dizionario di kanji”, sbaglio?

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Errori comuni (2) – Tra il sì e il no c’è di mezzo il boh!

Tra le prime parole che si imparano studiando una lingua, ci sono certamente i modi di dire “sì” e “no”… ma il giapponese non è una lingua qualsiasi ed è facilissimo perdersi tra un sì e un no, tra un sì che vuol dire no e un no che vuol dire sì… Oggi cercheremo di mettere ordine nel mare di confusione che circonda queste apparentemente semplici paroline.

Punto primo: avrete sentito dire che “sì” si dice “hai” e “no” si dice “iie”… bene, dimenticatevelo.

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Errori comuni (1) – Le pronunce giapponesi più difficili

Ci sono alcuni suoni in giapponese che hanno una pronuncia effettivamente difficile e danno parecchio da penare a più di uno studente… Anche se non so se qualcuno si pesti la lingua come nell’immagine qui sopra. Tutto ciò, nonostante i suoni del giapponese siano per la gran parte incredibilmente simili a quelli dell’italiano! Ebbene sì, noi italiani siamo molto avvantaggiati quando si tratta dello studio del giapponese.

Non ci credete? Provate a pensare alle vocali: le cinque vocali giapponesi sono presenti pari pari in italiano. Le vocali dell’inglese sono per noi MOLTO più difficili! E pensate se aveste avuto il pallino del cinese, che fatica! Già solo il numero di vocali: sono ben 7… o addirittura 36, a seconda delle interpretazioni! Σ(@д @) …è un numero impressionante, no?

Ad ogni modo, anche se siamo avvantaggiati, una lingua straniera resta pur sempre una lingua straniera e gli errori sono inevitabili. Ho pensato quindi di raccogliere in una rubrica gli errori più ricorrenti per aiutare ad evitarli in futuro …partendo oggi con i suoni che vengono più spesso sbagliati dagli studenti che stanno imparando il giapponese.

Eccovi dunque i suoni del giapponese con la pronuncia più difficile per noi italiani… *rullo-di-tamburi* Si tratta di:

  1. H
  2. F
  3. R
  4. I ed U
  5. E ed O
  6. S e Z
  7. W e Y

Qualcuno di questi punti vi sarà sicuramente familiare, ma sono scuro che qualche altro punto vi lascerà perplessi: “Eeeh?! Non sarà che finora ho sempre sbagliato?!”. Ebbene sì, carissimi, non vi nego che c’è davvero questa possibilità. Ma andiamo con ordine.

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Miti dello studio – Studiare o no i radicali dei kanji?

Quando si affronta seriamente lo studio dei kanji, ci si scontra con il concetto di “radicale” e si leggono commenti (apparentemente) molto ragionevoli e fermissimi nell’affermarne l’importanza per lo studio dei caratteri giapponesi… fino alla fatidica frase “Devi imparare il radicale (ufficiale) di ogni kanji”, che per me è lì a fianco a “È necessario imparare il giusto ordine dei tratti di (kana e) kanji” sul podio delle boiate (nell’insegnamento del giapponese).

Il fatto è che certi “dogmi” vengono tramandati dai professori universitari ai loro studenti, che poi scrivono su internet e, in virtù della faticaccia che devono fare a scuola, si sentono adatti a pontificare sul tema. I giapponesi stessi la pensano allo stesso modo, ma hanno una tradizione in quanto a “non mettere in discussione il sistema” (scolastico o no).

E allora? Chi sei tu per dire che tutti gli altri hanno torto? …direte ragionevolmente voi.

Non che non capisca l’obiezione, ma lasciatemi dire solo un’altra cosa prima di tacciarmi di presunzione. Nessuno, né prof né studenti né i vostri amici giapponesi, NESSUNO dice mai perché tutto ciò sarebbe importantissimo.

Dell’ordine dei tratti nello scrivere i kanji ho già parlato nell’articolo La forma dei kanji: calligrafia, ordine e numero dei tratti, dei radicali parleremo oggi ovviamente, cercando di spiegare qual’è la verità alla base della leggenda… ovvero cosa è importante e cosa no. Ma andiamo con ordine e partiamo da cosa sono in effetti questi “radicali”.

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FAQ – Che livello provo al prossimo JLPT?

Siamo a Maggio, fra pochissimo saranno disponibili i moduli per l’esame di giapponese, il temuto JLPT, e la domanda nella testa di molti sarà presto “Che livello del JLPT faccio quest’anno?”.

Sembra una cosa di poco conto ma non lo è. Certo, affrontare l’esame vero e proprio è un’altra cosa, ma anche scegliere il livello giusto può lasciare dei dubbi. Provo a saltare un livello? E se non ce la faccio? Avrò studiato per niente?

Chiariamo subito che “aver studiato per niente” (l’idea di “fallire”) è un assurdo, non esiste. Se vi ricordate ne abbiamo parlato in La paura di imparare.

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Miti dello studio – Imparare con le app

Una delle domande che più spesso leggo nei commenti o via mail è se sia possibile o no imparare una lingua con un’app. C’è chi segnala app in particolare (Babbel, Busuu, DuoLingo, Obenkyo, JA sensei ecc.) e chi invece vuole solo sapere se vale la pena mettercisi… Oggi proveremo a dare una risposta a questi dubbi.

“Ci sono decine e decine di app!” “No, sono solo due (o tre)”

Tutti vi sarete accorti della tendenza di Hollywood negli ultimi anni a fare remake, prendere storie già scritte (spesso fumetti) e ripresentarle condite di effetti speciali. A volte i risultati sono interessanti, ma non sono quasi mai “storie nuove”, questo è innegabile.

Cosa c’entra Hollywood con le app? C’entra, c’entra. La stessa hollywoodiana tendenza si ritrova in un mare di campi diversi. Perché darsi la pena di inventare o perlmeno prefezionare se si può copiare spudoratamente? Ne ho parlato anche citando “il metodo Heisig” di Remembering the kanji, che è ben più antico di Heisig. Un altro esempio illuminante è il “metodo AJATT”, all japanese all the time, che non è altro che una full-immersion e, inutile dirlo, non ha niente di nuovo.

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Miti – Usi il roomaji?! Al rogo! Al rogo!

usare il roomaji come i giapponesi

Ok, forse nessuno pensa di mettere al rogo chi usa il roomaji, ma l’opposizione al roomaji è ancora molto forte, anche se si tratta di un mito che dovrebbe aver fatto il suo tempo e non si capisce come mai sia ancora in circolo. Come in tutti i miti c’è un fondo di verità, ma oggi vedremo come sia sconsigliabile dar retta ai detrattori del roomaji (salvo in un caso). Prima però chiariamo cos’è il roomaji.

1. Cos’è il ローマ字 roomaji?

La parola roomaji deriva dal katakana per “Roma” e dal kanji 字 di “carattere” e indica, ora appare ovvio, i “caratteri romani” …sì, insomma, il nostro alfabeto. Quando noi parliamo di “roomaji”, tuttavia, ci riferiamo alla trascrizione del giapponese con i nostri caratteri (più correttamente dovremmo dire “traslitterazione”, ma sono buono e ve lo risparmio). Ad esempio “mizu” è la trascrizione in roomaji del termine giapponese 水. La stessa parola “roomaji” è la trascrizione in roomaji del termine giapponese ローマ字. Fin qui tutto chiaro, immagino.

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FAQ – La paura di imparare

“La paura di imparare” sembra qualcosa di insensato eppure oggi vi dimostrerò che esiste. Ma andiamo con ordine. Ho ricevuto una mail da un lettore che mi ha autorizzato a pubblicarla per dare una risposta a tutti riguardo alle paure che normalmente bloccano gli studenti. Alcuni passaggi, infatti, mi hanno colpito e convinto del fatto che serve un articolo sulla “paura di non farcela” (che riassume un po’ tutte queste paure), perché la mentalità con cui si affronta la lingua può essere la migliore arma o il più grande pericolo per ogni studente.

Ciao Riccardo,
sono Marco e seguo il tuo blog da qualche giorno. … [complimenti vari] … l’ho scoperto con l’interesse di imparare il giapponese, anche se onestamente devo dire che più informazioni cerco e più mi sento sopraffatto LOL.
Tra hiragana, katakana e kanji l’impresa mi sembra impossibile. Vero che a leggerti sei sempre ottimista e giustamente dici che ognuno ha i suoi tempi e che non si possa sperare di imparare tutto in un mese ma boh… non vorrei fallire miseramente! 😅
Condivido poi la perplessità di un tuo lettore quando dice che dopo aver imparato gli hiragana teme di dimenticarli mentre studia i katakana -.-”
Giusto ieri leggevo che un bambino di 1a elementare impara tutti i kana + 80 kanji […]

Una lingua richiede tempo per essere imparata. Un bambino di prima elementare ha in realtà fatto già anni di ascolto passivo, sa parlicchiare, sa le pronunce dei kanji che incontra anche se non sapeva come scrivere quella parola… E dedica alla lingua varie ore al giorno grazie alla scuola. Quando fa intervallo chiacchiera in giapponese, quando va a comprarsi uno snack lo chiede in giapponese, quando gioca a pallone con gli amici, a baseball o con le carte dei pokemon (o del loro equivalente moderno) – indovinate un po’ – lo fa in giapponese.

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Miti dello studio – L’insegnante madrelingua

kyuuryou nihongo gakkou nihongo kyoushi

Oggi parleremo di un “mito” di molti studenti di giapponese: l’insegnante madrelingua. L’ultima volta che ho trattato di miti dello studio abbiamo parlato della laurea. Ebbene, i non iscritti – ovviamente, direi – tendono a incappare in questo mito, ma è un grosso pericolo anche per gli iscritti a una laurea. Per loro infatti sono tante le “occasioni” per cadere nella trappola: hanno almeno una prof. madrelingua, forse si rivolgono a qualcuno di esterno per migliorare (ci sono sempre, in bacheca o in giro, dei bigliettini di madrelingua che si offrono per ripetizioni) e, infine, spesso desiderano buttarsi in un viaggio studio in Giappone, con insegnanti, ovviamente, madrelingua.

Oggi vedremo pro e contro dell’insegnante madrelingua e cercheremo di capire perché può essere un’idea controproducente. Temo che molti salteranno sulla sedia, come avessero sentito una bestemmia… Fidatevi, però, le cose stanno come dico. Cercherò di fornire quanti più esempi possibile. È ovvio, un esempio è un solo caso e quindi per sua natura parziale, potete solo concedermi la vostra fiducia e credermi quando vi dico che queste cose si sentono continuamente (tanto nella vita reale in Giappone quanto nelle serie tv, anime o drama che siano).

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Miti dello studio – La laurea

laurea, nihongo classPiù volte su questo blog ho detto che una laurea in lingua “non serve”… ma sia chiaro che quando l’ho fatto  – e anche oggi con questo post – denigrare le fatiche di laureati o laureandi non era e non è assolutamente mia intenzione. Quando ho detto che “non serve” l’ho fatto parlandone in base agli obiettivi della persona che mi scriveva.

Oggi voglio esaminare il tema nel complesso, spero in modo chiaro e “definitivo” ^^;; Attenzione però, non si tratterà semplicemente di pesare pro e contro di una laurea in Giapponese e decidere se una laurea è una cosa positiva o no. Una laurea non è utile o inutile di per sé, quindi vedremo piuttosto se è opportuna per voi, dividendo il nostro discorso in due punti: a chi serve una laurea in giapponese e a chi no?

In fondo ciascuno ha una sua natura e dei suoi obiettivi, è ovvio scegliere cosa fare considerando questi punti, no?

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