N5 in sintesi – Gli usi della te-kei (2): l’imperativo

Gli usi della ~て形 (o テ形) te-kei o “forma in -te”

L’imperativo

imperativo in -te

Come detto, la forma in -te ha numerosi usi. Uno di questi è l’imperativo, quella forma verbale che uso per dare dei comandi. Ad esempio se prendessi un politico – di cui non faremo il nome – e lo buttassi giù da un palazzo gridandogli “Adesso sbatti le ali e vola!” avrei usato ben due imperativi.

Prima di vedere la te-kei usata come imperativo, riprendiamo un attimo l’imperativo… “quello vero”.

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N5 in sintesi – Gli usi della te-kei (1): la posizione nella frase

Gli usi della ~て形 (o テ形) te-kei o “forma in -te”

La forma in -te ha numerosi usi. Cominciamo a vedere qual è la posizione del verbo/aggettivo posto alla forma in -te all’interno dell’intero periodo.

Innanzitutto un piccolo ripasso di italiano, poi, quando ci saremo chiariti sui termini, vedremo di iniziare con l’argomento “forma in -te”, individuando due casi e vari sotto-casi da affrontare.

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N5 in sintesi – La forma in -te: negativo, passato e forma cortese

~て形 te-kei (forma in -te) – particolarità

La scorsa volta abbiamo iniziato a trattare la te-kei, て形 (o テ形), o “forma in -te”. Dobbiamo finire gli argomenti lasciati indietro, cioè la forma negativa, il passato e la forma cortese…

Siete pronti? Perché sappiate che sono in arrivo varie sorprese. La te-kei è così, non finisce mai di stupire XD

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N5 in sintesi – La forma in -te: come si costruisce

~て形 (o テ形) te-kei o “forma in -te”

La te-kei, て形 (o テ形), o “forma in -te” è detta così perché appunto finisce in -te. Come detto è molto simile al passato (che difatti si indica spesso come ta-kei, た形 o タ形), anzi è identica ma finisce in E invece che in A.

La te-kei è una forma semplice e comoda (ne parleremo vedendo le sue caratteristiche), però è una forma “problematica” per gli studenti, dato che ha davvero molti usi e questi usi sono anche molto “lontani” tra loro.

Certi testi la riportano come forma conjunctive (congiuntiva, ma nel senso che congiunge) e altri testi, italiani, la citano come “gerundio”. DIMENTICATE queste definizioni infelici, se le avete già viste, chiamatela con il suo nome perché vedrete che i suoi usi sono molti e queste definizioni sono molto limitanti (un po’ come quando chiamano “base negativa” la mizenkei …che però si usa anche per fare il passivo e il potenziale affermativi).

Come dicevo, i suoi usi li vedremo un’altra volta… oggi vediamo in breve come si forma.

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N5 in sintesi – Ripasso sugli aggettivi

Gli aggettivi in -i e gli aggettivi in -na

Agli aggettivi ho dedicato due lezioni nel corso “non in sintesi”, quello che trovate a questo indirizzo (con vari argomenti grammaticali trattati in modo ampio e completo). Tuttavia ho pensato potesse essere utile un ripasso per vedere le principali forme, invece di una semplice lezione sul passato, come programmavo di fare.

aoi hana

Come distinguere gli aggettivi e cosa hanno in comune

Sembra fin troppo ovvio dire che gli aggettivi in -i finiscono in -i, quelli in -na finiscono in na. Come vedremo, però, non sempre il “na” è presente (è una “particella”, non è parte dell’aggettivo) così posso incorrere in dei “tranelli” e finire per credere magari che kirei e kirai siano aggettivi in -i.

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N5 in sintesi – Il passato alla forma piana

~た e だった (-ta e datta)

☑ 意味:
La forma passata è quella che rappresenta una situazione in cui l’azione è del tutto conclusa, compiuta, passata appunto (a volte si dice “perfetta” o “perfettiva”).
Già la volta scorsa abbiamo affrontato l’argomento per la forma cortese, molto semplice da costruire, oggi vedremo la forma piana.

Affronteremo il tutto per bene, fin nei dettagli. Vedremo come si forma il passato e poi le varie eccezioni.

Perché tanta attenzione a questa forma, tutto sommato, “banale”? …direte voi.

Perché un’altra forma verbale giapponese – importantissima! – si crea in modo identico a questa… a parte il fatto che usa il suono “e”.
Parlo, ovviamente, della て形 (o テ形) te-kei o “forma in -te”, che appunto finisce in -te invece che con il suono “a” del passato …e difatti il passato si indica spesso come た形 (o タ形), ta-kei, oltre che come 過去形 kako-kei, forma passata.

La te-kei però è una forma “problematica” per gli studenti, dato che ha davvero molti usi molto diversi. Dunque preferisco affrontare qui il problema di come formare te-kei e ta-kei in modo da non dover più affrontare la cosa quando vedremo i vari usi della te-kei.

Ma adesso dedichiamoci completamente alla forma passata piana (o ta-kei). Partiamo dalla forma affermativa, poi, prima delle frasi d’esempio, vedremo la negativa.

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N5 in sintesi – Il passato alla forma cortese

でした e ~ました (deshita e -mashita)

☑ 意味:
La forma passata è quella che rappresenta una situazione in cui l’azione è del tutto conclusa, compiuta, passata appunto (a volte si dice “perfetta” o “perfettiva”).

でした (pronuncia desh-tà) è il passato affermativo cortese del verbo essere
~ました (pronuncia màsh-ta) è il passato dell’ausiliare verbale ~ます e serve a fare la forma passata affermativa cortese dei verbi; segue la ren’youkei, proprio come -masu.

Le corrispondenti forme negative sono le seguenti:
◆ じゃありませんでした per il verbo essere
(Nota: じゃ è contrazione di では, scritto deha ma letto dewa)
◆ ~ませんでした per gli altri verbi

Conoscendo la forma negativa piana del verbo essere, janai (de wa nai), e sapendo che “nai” è la forma negativa piana del verbo aru (che alla forma cortese fa arimasu e arimasen), dovreste essere in grado di capire facilmente come mai la forma passata cortese e negativa del verbo essere finisca come i “normali verbi”, in -masen deshita.

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Domande (3) – La forma in “no desu”

Su richiesta di Lucka e Tenshi

La forma in のです “no desu” spesso contratta in “n-desu” è una forma abbastanza complessa, nel senso che è difficile da capire perché non ha un vero corrispettivo italiano e spesso non viene tradotta. Come prima cosa, però, specifichiamo che del のです esiste anche la forma piana, esistono cioè anche le rispettive forme colloquiali “no da” e “n-da”.

Vedremo innanzitutto come si usa nella frase, cioè come si lega a ciò che la precede e a ciò che, eventualmente, la segue (e dico “eventualmente” perché in genere è a fine frase). Proseguendo il discorso vedremo a cosa serve e come si usa.

  1. Come si costruisce una frase in “no desu”?
  2. Abbreviazioni di のです …non c’è solo んです!
  3. Cosa significa “aggiungere のです” a una frase? – Significati e usi di のです
    1. Fornire una spiegazione
    2. Cercare una spiegazione
    3. Trarre una conclusione o accorgersi di qualcosa
    4. Dare un ordine
  4. Coniugare のです …cosa vuol dire e perché farlo

N5 in sintesi – Jaarimasen/janai(desu), il negativo del verbo essere

じゃありません・じゃないです/じゃない
(jaarimasen, janai desu/janai)

☑ 意味: verbo essere (come copula!) alla forma negativa cortese; “janai desu” è meno formale di “jaarimasen”. La corrispettiva forma piana è semplicemente “janai”.

☑ 例文:

  1. boku wa sensei janai desu (un po’ meno formale e più comune)
    boku wa sensei jaarimasen (più formale e quindi meno comune)
    Io non sono un insegnante
  2. sou de wa arimasen!
    Non è assolutamente così!

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N5 in sintesi – desu e da, il verbo essere (come copula)

です/だ (desu/da)

☑ 意味: verbo essere (come copula!); sono, sei, è, siamo, siete, sono.
だ (da) ha lo stesso significato, ma risulta più colloquiale/maschile/brusco

☑ 例文:

  1. ooi! boku da! Takeshi da!
    Eeehi! Sono io! Sono Takeshi!
  2. watashi wa gakusei desu
    Io sono una studentessa
  3. ore wa yankii da zo
    (ehi! guarda che) io sono un teppista!
  4. anata wa yasashii (desu) ne…
    Sei gentile, sai…?
  5. kono heya wa shizuka (desu/da) ne
    Questa stanza è tranquilla/silenziosa, eh?

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